ITALIANI:

 POPOLO DI CODARDI O DI COLLUSI ???


"ROBA NOSTRA"

Calabria, Lucania, Roma, Milano. La nuova Tangentopoli italiana.

Nessuno, grazie anche a questo libro di Carlo Vulpio, inviato del Corriere della Sera, potrà più dire di non aver saputo.

Vulpio, inviato del Corriere della Sera è uno tra quelli che ha seguito passo passo le inchieste della procura di Catanzaro portate avanti dal Pm Luigi De Magistris. Le ha seguite così da vicino che è stato incriminato assieme al Pm e ad altri giornalisti per associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa. Lui, in particolare, per concorso morale. Capi d’accusa mai ipotizzati da quando esiste la Repubblica. Ma torniamo al libro.

Vulpio parte da una premessa che poi è l’intuizione dalla quale partono le inchieste Why Not e Poseidon, le due sottratte a De Magistris: dimenticate Tangentopoli, o almeno quella delle mazzette, quelle dei soldi sporchi che passano di mano in mano, e che magari alla fine finiscono in un cesso. Storia vecchia.

Oggi la nuova Tangentopoli si basa su fondi pubblici, soprattutto europei, che non arrivano in Italia e poi vengono spartiti, ma hanno già il timbro di appartenenza quando partono da Bruxelles. Chi prova a scoperchiare questo sistema politicamente tacito e trasversale è proprio il Pm campano, che con perfetta coscienza va incontro alla “profezia Chiaravalloti” (ex presidente della regione Calabria, premiato con la presidenza dell’Authority) intercettato mentre parla con la segretaria: “Lo dobbiamo ammazzare… no… gli facciamo le cause civili per il risarcimento danni e affidiamo la gestione alla camorra… Vedrai, passerà i suoi anni a difendersi”.

Il libro è un’ottima chiave di lettura per capire su cosa davvero stava indagando De Magistris prima di essere esautorato d’ufficio, e soprattutto perché fosse fisiologica una simile fine per quelle inchieste: fare luce su questi traffici di denaro pubblico avrebbe significato far saltare i piani alti della politica e della magistratura.

Vulpio ricompone pazientemente ogni singolo tassello di un puzzle che alla fine sviluppa uno scenario da golpe: magistrati che fanno parte di comitati d’affari e acquistano proprietà da costruttori che nel frattempo stanno indagando, tecnici e funzionari che collaborano con il Pm (Gioacchino Genchi, il mago delle tecnologie investigative, il maresciallo Pasquale Zacheo, insostituibile archivio vivente, il prototipo del Bellodi di Sciascia) vengono trasferiti e viene loro revocato l’incarico, il tutto in un habitat in cui la massoneria ha gli uomini giusti nei posti strategici.

Grande spazio, naturalmente, all’inchiesta regina, Why not, che ruota attorno all’uomo del destino, Antonino Saladino, amico di tutti, di tutti quelli che stanno al potere, si intende. Vulpio non dimentica di occuparsi di Toghe Lucane, l’unica inchiesta rimasta in mano a De Magistris (ma c’è tempo anche per quella), che indaga su un comitato d'affari di politici, magistrati, avvocati, imprenditorie funzionari che avrebbe gestito grosse operazioni economiche in Basilicata.

Nel libro vengono raccontati degli episodi che a prima vista non c’entrano nulla con la storia giudiziaria che si dipana tra Lucania, una volta Felix oggi Appetix, e la Calabria. Come quella dei “fidanzatini di Policoro”, in Basilicata, apparentemente morti in un incidente poi diventato duplice omicidio, causato forse dalla paura che la ragazza raccontasse di festini hard a base di coca ai quali partecipavano magistrati e politici.

Anzi, ormai è più che un sospetto.

Pagine e pagine dedicate alla “collega ideale” di Luigi De Magistris, Clementina Forleo, l’unica scesa veramente in campo per difendere il collega dalla canea che lo stava delegittimando. E l’unica, che assieme a De Magistris sta difendendo l’autonomia della magistratura, mentre altri colleghi sono sazi e soddisfatti del tacito accordo Mastelliano che accontenta tutti con posti al Ministero e favori amichevoli.

Carlo Vulpio racconta i fatti inediti delle devastazioni alle proprietà della famiglia Forleo in Puglia mentre Clementina si occupava di scalate a Milano: la villa demolita, il raccolto dato alle fiamme, e ultimo, lo strano incidente in cui morirono i suoi genitori.

Cose che il giudice, che secondo il Csm soffre di vittimismo, non ha mai raccontato.

E’ un libro pieno di circostanze, di date e di fatti, che si legge come un romanzo ma ha la struttura della migliore inchiesta giornalistica.

Quella che emerge è una nazione senza scrupoli, che lucra su ogni fonte di guadagno fregandosene delle leggi, della salute della gente e del territorio. Scorie tossiche nelle campagne, rigassificatori a un chilometro dai templi di Agrigento, la decadenza dei Sassi di Matera beneficiari di finanziamenti per la tutela di milioni di euro. L’annientamento di due giudici e dei loro tecnici, avviato e pianificato con precisione maniacale da politici e colleghi, e approvato senza batter ciglio da un Consiglio Superiore della Magistratura che anziché proteggerli dagli attacchi, li consegna agli sciacalli per voce di Letizia Vacca (non me ne voglia il bovino): “due cattivi magistrati”.

Il “non sapevo” oggi non è più tollerato, perché se un giorno De Magistris sarà punito dal Csm nonostante la Procura di Salerno dice che contro di lui è in atto un complotto, se la Forleo perderà la funzione di Gip per aver fatto scoprire all’Italia gli alpinisti della sinistra, questo avverrà di fronte ad una nazione cosciente, che forse allora reagirà. Ignorantia legis non excusat.

http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=13788


IL CAPO DELLA POLIZIA, ANTONIO MANGANELLI:

ITALIA TERRA DI INDULTO QUOTIDIANO E INCERTEZZA DELLA PENA

La certezza della pena non esiste più. Ci troviamo in una situazione di «indulto quotidiano», in cui tutti parlano ma nessuno fa. Il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, non usa mezzi termini per definire lo stato della certezza della pena in Italia.

NON SI E' FATTO NULLA - «Viviamo una situazione di indulto quotidiano - dice alle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato - di cui tutti parlano. Ma su cui non si è fatto nulla negli ultimi anni».

La pena, aggiunge Manganelli, «oggi è quando di più incerto esiste in Italia»; un qualcosa che rende «assolutamente inutile» la risposta dello Stato e «vanifica» gli sforzi di polizia e magistratura. «Non gioco a fare il giurista - prosegue il capo della Polizia - nè voglio entrare nelle prerogative del Parlamento, ma quella che abbiamo oggi è una situazione vergognosa».

CRIMINALITA' E CLANDESTINITA' - «La criminalità diffusa in Italia ha un segmento di fascia delinquenziale ben identificato che si chiama immigrazione clandestina» ha aggiunto il capo della polizia. «Il 30 per cento degli autori di reato di criminalità diffusa sono immigrati clandestini - ha spiegato ancora Manganelli - ma questa media nazionale del 30 per cento va disaggregata». Così, ha proseguito il capo della polizia, si scopre, che se al Sud i reati commessi da clandestini incidono relativamente poco («i reati compiuti da irregolari si attesta intorno al 30 per cento»), al Nord e in particolare nel Nord est «si toccano picchi del 60-70 per cento». La maggior parte degli immigrati clandestini, sottolinea poi Manganelli, entra in Italia non attraverso gli sbarchi ma con un visto turistico. «Solo il 10 per cento dei clandestini entra nel nostro Paese attraverso gli sbarchi a Lampedusa- dice il capo della polizia- mentre il 65-70 per cento arriva regolarmente e poi si intrattiene irregolarmente». E conclude: «Il 70 per cento di quei crimini commessi nel Nord est da irregolari è compiuta proprio da chi arriva con visto turistico e poi rimane clandestinamente sul nostro territorio». Per contrastare la clandestinità, riflette Manganelli, «occorre quindi non solo il contrasto all'ingresso, ma il controllo della permanenza sul territorio dei clandestini».

CPT - Dal primo gennaio a oggi, «le forze dell'ordine hanno fermato 10.500 immigrati clandestini per i quali è stata avviata la procedura di espulsione: ma solo 2.400 di loro hanno trovato posto nei Centri di permanenza temporanea» ha reso noto Manganelli. «È un dato che io trovo inquietante - ha ammesso Manganelli -, perchè significa che oltre 8 mila clandestini sono stati "perdonati" sul campo essendosi visti consegnare un foglietto su cui c'è scritto "devi andar via", che equivale a niente».
«Noi forze dell'ordine diciamo che l'immigrazione clandestina va contrastata con rigore, ma di fatto rinunciamo già in partenza a qualsiasi possibilità di farlo» ha detto ancora Manganelli. In tutto il 2007 - ha spiegato Manganelli - «gli immigrati clandestini fermati e avviati ad espulsione sono stati 33.897, ma solo 6.366 di loro hanno trovato posto nei Cpt: di fatto, 27 mila sono stati destinatari di un ordine scritto (di allontanamento), naturalmente non accolto nella stragrande maggioranza, se non nella totalità, dei casi».

http://www.corriere.it/politica/08_maggio_29/manganelli_certezza_pena_158021a4-2d66-11dd-913b-00144f02aabc.shtml


LOS ANGELES TIMES:

ITALIA TERRA DI CORRUZIONE E DECADENZA DOVE GLI ELETTORI NON HANNO SCELTA

Impietosa analisi del Belpaese dove regna "una dilagante impunità e uno standard di vita in declino". Critiche a Berlusconi e Veltroni: "Un miliardario che vuole arricchire se stesso e un ex comunista da anni in politica che si presenta come agente del cambiamento". E le elezioni "non cambieranno le cose".

"L'Italia è oggi una terra inondata da corruzione, decadenza economica, noia politica, dilagante impunità e uno standard di vita in declino".

E' l'impietosa analisi che fa del nostro Paese il Los Angeles Times in occasione delle elezioni politiche per la scelta del "62esimo governo in 63 anni". Elezioni nelle quali gli elettori potranno scegliere fra "rei condannati" o "ballerine della tv". Il titolo dell'articolo di Tracy Wilkinson è: "In Italia il crimine paga e vi può far eleggere".

"L'uomo che guida i sondaggi - scrive il quotidiano californiano - è Silvio Berlusconi, un tycoon miliardario che, all'età di 71 anni, diventerebbe primo ministro per la terza volta. Per quanto abbia portato una sorta di stabilità, è ampiamente accusato di governare per arricchire se stesso, il suo impero dei media e i suoi amici. Berlusconi - prosegue il Los Angeles Times - guida una lista di candidati che comprende il suo fisioterapista, un fascista non pentito e numerose donne del centrodestra che, ha detto Berlusconi questa settimana, sono sicuramente più belle delle donne di sinistra. Fra loro vi è una delle voluttuose ballerine normalmente mostrate in abiti succinti sul suo network televisivo".

"Il suo principale avversario è Walter Veltroni - continua il giornale - un popolare sindaco di Roma ed ex comunista che ha cercato di lanciarsi come un agente di cambiamento, malgrado sia da decenni in politica. Guida una coalizione sciolta dai notoriamente frazionati partiti di sinistra e centrosinistra".

Il Los Angeles Times descrive l'Italia - un tempo "leggendaria icona di cultura" - come un Paese dove la gestione di un'impresa "è un'esperienza torbida e frustrante, a meno di non essere la Mafia, oggi il più grande business in Italia".

Un Paese dove "il sistema giudiziario raramente funziona", e "i parlamentari sono i più pagati d'Europa ma, secondo l'opinione di molti, i meno efficaci, una elite che si autoperpetua" e sembra "voler trascinare giù il Paese con sé".

"Non aspettatevi che le elezioni di domenica e lunedì cambino le cose", sostiene il quotidiano, secondo il quale gli italiani rispondono all'attuale situazione con "rassegnazione, apatia e impotenza" e gli elettori "sentono di non avere una reale scelta (Adnkronos).

http://www.ilquotidianosiciliano.it/articolo.php?id=17826

FINANCIAL TIMES:

ITALIA, PAESE PEGGIO GOVERNATO D'EUROPA

Un' Italia ormai in ginocchio, con una classe politica "iper-pagata" preda dell' "immobilismo" e del "trasformismo" che sta inesorabilmente perdendo "legittimità"' tra i cittadini stanchi e disillusi. E' un quadro nero della Penisola, il Paese "peggio governato d'Europa", quello che il professor Martin Rhodes traccia oggi nella pagina dei commenti del Financial Times.

http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=77837


CORTE DEI CONTI:

«CORRUZIONE DIFFUSA IN APPALTI, FORNITURE E SANITÀ»

"Profili di patologie emergono nel settore dei lavori pubblici e delle pubbliche forniture, nonché  nella materia sanitaria, fornendo un quadro di corruzione ampiamente diffuso". Lo ha sottolineato Furio Pasqualucci, procuratore generale della Corte dei Conti, nella Relazione all'apertura dell'anno giudiziario della magistratura contabile. Il Pg ha aggiunto che "in particolare l'accertamento del pagamento di tangenti è correlato ad artifici ed irregolarità connesse a fattispecie della più diversa natura quali la dolosa alterazione di procedure contrattuali, i trattamenti preferenziali nel settore degli appalti d'opera, la collusione con le ditte fornitrici, la illecita aggiudicazione, la irregolare esecuzione o l'intenzionale alterazione della regolare esecuzione degli appalti di opere, forniture e servizi". Comportamenti illeciti di cui e' conseguenza "il pagamento di prezzi di gran lunga superiori a quelli di mercato o addirittura il pagamento di corrispettivi per prestazioni mai rese".

http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200802051153-pol-rom1061-art.html

Troppa corruzione in appalti, forniture e sanità. Nella relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2008 il procuratore generale della Corte dei conti Furio Pasqualucci denuncia il «pagamento di tangenti correlato ad artifici e irregolarità connesse a fattispecie della più diversa natura». Aumentano le condanne per danni materiali e all'immagine della Pubblica amministrazione pronunciate dalla Corte dei Conti in seguito al pagamento di tangenti per concussione o corruzione durante la stipula di contratti.

Basta, poi, con sanatorie contabili che «appaiono incuranti dei loro effetti sui bilanci pubblici». Pasqualucci, passa in rassegna i condoni introdotti dalle finanziarie e si sofferma su due sanatorie contenute nel decreto milleproroghe attualmente all'esame della Camera per la conversione in legge: la prima esonera l'Istat dal giudizio di responsabilità per non aver applicato le sanzioni previste in caso di mancata risposta ai questionari da parte delle imprese; l'altra riduce ancora di più le pregresse responsabilità dei concessionari per la riscossione. Quest'ultima misura, meglio conosciuta come condono fiscale, era stata introdotta dalla finanziaria 2005, ed era stata seguita, nel 2006, da un condono erariale che ha permesso di ridurre in modo consistente (dal 10% al 30%) il pagamento delle condanne per danno erariale decise con sentenze di primo grado. «Alle nuove prospettive della responsabilità amministrativo contabile disegnata dal legislatore e all'ampliamento della giurisdizione ai nuovi soggetti gestori di servizi pubblici e destinatari di pubbliche sostanze - fa notare Pasqualucci - fanno stridente contrasto alcune espressioni di recente produzione normativa, che appaiono incuranti dei loro effetti sui bilanci pubblici».

Nel corso degli ultimi anni, sottolinea il procuratore generale della Corte dei conti, c'è stata la richiesta di una azione sempre più ampia e penetrante del giudice contabile contro le molteplici forme di spreco del pubblico denaro. La tutela erariale è stata integrata con nuove tecniche, come ad esempio la «tipicizzazione delle condotte antigiuridiche» cui vengono associate varie forme di reazione dello Stato, dalla nullità dell'atto amministrativo adottato fino a risarcimenti o sanzioni.

Pasqualucci ha poi richiamato l'attenzione sull'alto numero di condanne (13 nel 2007) inflitte all'Italia dalla Corte di giustizia Ue per violazioni in larga parte legate direttamente o indirettamente alla mancata applicazione delle normative europee in materia di rifiuti. «Le ripetute violazioni di regole comunitarie da parte del nostro Paese - dice Paqualucci- è segnale che merita la più attenta considerazione e una assunzione precisa di responsabilità per i notevoli danni, patrimoniali e non, che vengono arrecati all'intera collettività».

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/02/corte-conti-appalti-corruzione.shtml?uuid=b102293e-d3d8-11dc-8046-00000e25108c&DocRulesView=Libero


EURISPES:

GLI ITALIANI SFIDUCIATI NON CREDONO NELLE ISTITUZIONI

Il potere "esercita il comando senza obiettivi e senza principi, perde ogni rapporto con la realtà del Paese", diventa autoreferenziale e alla fine forma "una società separata", con una sua lingua, le sue gazzette, i suoi clan, i suoi privilegi. Questa "società separata ha le finestre aperte solo su se stessa", denuncia il Rapporto Italia 2008 dell'Eurispes. In realtà, sottolinea l'Istituto di studi economici e sociali, la politica non c'è più, da almeno quindici anni: è estinta, grazie alla tenacia dei poliburocrati, i burocrati dei due poli, ora quasi tutti in "overdose", sopraffatti dai loro stessi abusi.

http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=77965

L’Italia non crede più nelle istituzioni che dovrebbero guidarla. È questo, in sintesi, quanto emerge dall'annuale sondaggio contenuto nel Rapporto Eurispes 2008. L'istituzione meno credibile in assoluto è il Parlamento nazionale, ma i cittadini del nostro Paese hanno scarsissima fiducia anche nel governo. Meglio classificati in termini di percentuali sono il Presidente della Repubblica e la Chiesa, ma in entrambi i casi si nota un determinato calo di consensi.

I dati Eurispes - Scorrendo i dati Eurispes, il 49,6% degli italiani ha perso fiducia nelle istituzioni. Per il restante 40,7% la credibilità è invariata, solo per il 5,1% è aumentata. La percentuale di chi crede meno nelle istituzioni è più alta tra gli elettori di destra e di centrodestra (rispettivamente 70,5% e 60,9%). Anche gli elettori di sinistra (43,9%) e centrosinistra (39%) si fidano meno. Nel complesso il 75,3% degli intervistati dichiara di avere poca o nessuna fiducia nel Parlamento (rispetto al 2007 si registra un ulteriore calo del 9%); i fiduciosi sono il 19,4% degli intervistati. Solo il 14,1% degli intervistati dichiara di credere nei partiti. Tiene il capo dello Stato (58%), mentre anche la Chiesa scivola sotto il 50%. All’ultimo posto si piazzano i partiti, in cui crede soltanto il 14,1% degli italiani: ben la metà (50,8%) non si fida per niente, il 33,1% poco, il 9,6% abbastanza.

Governo "in crisi"  – E’ il governo a soffrire della crisi di credibilità da parte dei cittadini. Nel 2008 solo una persona su quattro (25,1%) vi ripone fiducia (30,7% nel 2007). Afferma di averne poca il 40,4% degli intervistati, nessuna il 31,1%, abbastanza il 21,8% e molto soltanto il 3,3%. Sono i più giovani (18-24 anni) soprattutto al Sud (85,6%) e nelle Isole (84,5%) a manifestare la maggiore sfiducia nel governo. La situazione risulta leggermente più positiva al Nord (i fiduciosi sono il 26,5%) ed in particolare nel Nord-Est (42,2%).

Fuori dalla politica  - La fiducia degli italiani è stata misurata dall’Eurispes anche in relazione ad altre istituzioni al di fuori dell’ambito prettamente politico. La magistratura raccoglie il 42% di credibilità. Le associazioni di volontariato si sono aggiudicate il primato con ben 71,6% di percentuale. Guadagnano il secondo posto i Carabinieri con 57,4% e la Polizia con il 50,7%. L’istituzione scolastica appare in crisi: ispira, infatti, fiducia solo ad un terzo del campione, il 33%, a fronte del 47,1% del 2007. Ottengono la fiducia di una minoranza del campione le associazioni di imprenditori (23,5%), la Pubblica amministrazione (20%), i sindacati (19,5%).

http://www.skylife.it/html/skylife/tg24/articolo/Gennaio%202008/080121-eurispes-istituzioni-governo-sfiducia-italiani.html

CENSIS:

ITALIA, UNA MUCILLAGINE SOCIALE E UNA POLTIGLIA DI MASSA RASSEGNATA ALL’INEZIA DIFFUSA

"Una mucillagine sociale che inclina continuamente verso il peggio".

Così il Censis descrive la realtà italiana, costituita da una maggioranza che resta "nella vulnerabilità, lasciata a se stessa", "più rassegnata che incarognita", in un'inerzia diffusa "senza chiamata al futuro".

La realtà diventa ogni giorno "poltiglia di massa - spiega il Rapporto sulla situazione sociale del paese - indifferente a fini e obiettivi di futuro, ripiegata su se stessa"; la società è fatta di "coriandoli" che stanno accanto per pura inerzia.

Una minoranza industriale, dinamica e vitale, continua nello sviluppo, attraverso un'offerta di fascia altissima del mercato, produzioni di alto brand, strategie di nicchia, investimenti all'estero; cresce così la voglia di successo degli imprenditori e il loro orgoglio rispetto al mondo di finanza e politica.

Ma "siamo dentro una dinamica evolutiva di pochi e non in uno sviluppo di popolo": "la minoranza industriale va per proprio conto, il governo distribuisce 'tesoretti'", ma lo sviluppo non filtra perché non diventa processo sociale e la società sembra adagiata in un'inerzia diffusa.

Lo sviluppo di una minoranza non ha saputo rilanciare i consumi e la maggioranza si orienta per acquisizioni low cost e su beni durevoli, senza un clima di fiducia.

L'italiano medio dovunque giri lo sguardo sembra pensare di fare esperienza del peggio: nella politica, nella violenza intrafamiliare, nella micro-criminalità e nella criminalità organizzata, nella dipendenza da droga e alcool, nella debole integrazione degli immigrati, nella disfunzione delle burocrazie, nella bassa qualità dei programmi tv.

La minoranza industriale, dinamica e vitale, non ce la fa a trainare tutti, visto che é concentrata sulla conquista di mercati ricchi e lontani, con prodotti a prezzo così alto che non possono scatenare effetto imitativo.

La pur indubbia ripresa - fa notare il Censis - rischia di essere malata se non si immette fiducia nel futuro.

La classe politica, scossa dalla ventata di antipolitica, non può fare da collettore di energie.

Solo delle minoranze "possono trovare la base solida da cui partire" e "sprigionare le energie necessarie per uscire dallo stallo odierno"; si tratta delle minoranze che fanno ricerca e innovazione, giovani che studiano all'estero, professionisti che esplorano nuovi mercati; chi ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita; minoranze che vivono l'immigrazione come integrazione, che credono in un'esperienza religiosa e sono attente alla persona, che hanno scelto di appartenere a gruppi, movimenti, associazioni, sindacati.

Le diverse minoranze dovranno gestire da sole una sfida faticosa, immaginando spazi nuovi di impegni individuali e collettivi: una sfida assolutamente necessaria - per il Censis - per allontanare l'inclinazione al peggio che "fa rasentare l'ignominia intellettuale e un'insanabile noia". (AGI)

http://www.agi.it/economia/notizie/200712071051-eco-rt11028-art.html


CARDINALE BAGNASCO: ITALIA SFILACCIATA

L’Italia è un Paese «sfilacciato», addirittura ridotto «a coriandoli», che ha paura del futuro. È dirompente la radiografia che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, ha fatto ieri pomeriggio aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=235685


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