
SELEZIONE NATURALE, CON IL TRUCCO !!!
NEPOTISMO ???
SCRITTO DA FRANCESCO COSSIGA SU LIBERO DEL 10 GIUGNO 2008
Signor Presidente,
mi permetto di scriverLe questa lettera aperta, da ex-capo dello Stato a Capo
dello Stato in carica: e so bene quanto siano limitati i poteri del cosiddetto
Supremo Magistrato della Repubblica, anche e soprattutto nella sua funzione
ormai soltanto, per dirla alla francese, "di tribuna e messaggio". Le scrivo
rivolgendomi soprattutto al presidente del Consiglio Superiore della
Magistratura, oltre che all'ex-presidente della Camera dei Deputati.
Una lobby forte nella politica debole. La Magistratura, a ben vedere infatti, si tratta, secondo il nostro ordinamento, di una categoria speciale di funzionari dello Stato, nominati per concorso - concorso che spesso è soltanto una forma di cooptazione familiare o clientelare. Siamo di fronte a una categoria molto ben pagata e in buona parte con assai poca voglia di lavorare e di rendere giustizia ai cittadini, cosa che risponderebbe alle proprie funzioni, e invece carica di molta e disordinata voglia di fare politica!
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=22061&Itemid=9
SCRITTO DA LUIGI DE MAGISTRIS SU L'ESPRESSO DEL 24 GENNAIO 2008
Il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato (che ha subito anche due attentati durante l'espletamento delle funzioni), da mio padre magistrato (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalità organizzata e corruzione).
Sono magistrato.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Dico-addio-alla-casta-dei-giudici/1977232&ref=hpsp
SCRITTO DA LINDA D'ANCONA SU LA REPUBBLICA NAPOLI DEL 2 FEBBRAIO 2007
Peraltro, il fenomeno delle cariche pubbliche che si tramandano di padre in figlio non è nuovo, ma non per questo non deve essere oggetto di una riflessione seria e rigorosa, oltre che di una presa di distanza nei confronti di chiunque si renda responsabile di violare le regole dell´imparzialità e del buon andamento delle amministrazioni pubbliche, per avvantaggiare un proprio familiare. Insomma, il fatto che il fenomeno sia diffuso, e antico quasi quanto il mondo, non può indurci a quell´atteggiamento di rassegnazione e di lasciar fare, che sembra aver preso piede nella nostra collettività.
Per quanto riguarda poi la magistratura, non nego che vi siano figli e parenti di magistrati in magistratura. Confido pertanto nel fatto che, in futuro, daremo ai nostri figli un esempio di rigore e di coerenza, chiedendo chiarezza e verità in questo ambito, senza scandalizzarci se qualcuno solleva un problema reale – che esiste e non si può negare – e soprattutto senza atteggiamenti di difesa corporativa.
Sono magistrato, componente dell´esecutivo di Magistratura democratica.
http://www.napolionline.org/content/view/6683/114/
SCRITTO DA ANNALISA PANTALEO SU AMBIENTE E DIRITTO.
Quella dell’intreccio familiare all’interno dei palazzi di giustizia è una situazione che fa venir meno l’indipendenza, l’autonomia e la terzietà del giudice. In particolare, l’art. 111, primo comma, Cost. stabilisce che la giurisdizione si attua mediante un giusto processo regolato dalla legge, la Costituzione impone, quindi, al giudice di essere terzo. Ma come si fa ad essere imparziali quando delicate questioni di giustizia potrebbero essere trattate e risolte nel corso di una riunione familiare come il pranzo della domenica o una gita fuori porta o una partita a carte?
Ad avviso di chi scrive, queste forme di clientelismo e nepotismo giudiziario danneggiano, in primo luogo, l’organizzazione della giustizia intesa come coordinamento di persone e di mezzi.
http://www.ambientediritto.it/dottrina/Dottrina%202004/trasferimento_magistrati.htm
SCRITTO DA IL DIARIO DEL DEL 22 MARZO 2005
Nel 1990 un avvocato mi ha raccontato il percorso per diventare giudici in Italia: quasi solo i figli di magistrati o di certe “caste” sociale entrano nella scuola di magistrati. La famiglia è decisiva nella carriera e se non hanno una famiglia favorevole non studiano per giudici perché non ha futuro professionale. Ho pensato che cosi inizia la selezione di persone poco intelligenti: fra 100 se possano trovare più intelligenti che fra 10. In tutte altre professione di gran responsabilità, gran prestigio e grandi guadagni possano concorrere i migliori di tutti cittadini. Nella magistratura non hanno bisogno di essere dei migliori ma di fare parte di quelle 10% di famiglie che favoriscono la carriera.
http://berlusconi-prodi.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=442828
CONCORSI GIUDIZIARI TRUCCATI ??
ROMA – 6 gennaio 2008 - Verbi sbagliati, errori di grammatica e di ortografia. Un disastro per gli esaminatori che sono inorriditi di fronte a lacune da scuola dell'obbligo e incapacità di coniugare i verbi secondo regole elementari, e hanno respinto oltre il 90 per cento dei candidati aspiranti giudici. Al punto che, nonostante il numero da record dei partecipanti al concorso per l'accesso in magistratura (43mila domande), alla fine sono rimasti scoperti una sessantina dei 380 posti da assegnare.
Una situazione che ha preoccupato la categoria e ha gettato ombre sulla formazione scolastica, universitaria e non solo, visto che la maggior parte dei candidati non era costituita da semplici neo-laureati, ma da avvocati, giudici onorari, funzionari della pubblica amministrazione, titolari di dottorati di ricerca e di specializzazioni giuridiche.
Questi i drammatici risultati registrati all'ultimo concorso che si è concluso con l'immissione in servizio di 322 nuove toghe, 58 in meno dei posti da coprire. Un risultato a dir poco inaspettato tenuto conto del vero e proprio boom di domande di partecipazione che c'era stato, senza precedenti nella storia della magistratura. Dell'esercito dei 43mila, ne sono stati ammessi alle prove scritte 18mila. Oltre 6mila candidati si sono effettivamente presentati e poco più di 4mila hanno consegnato tutte e due le prove scritte, il doppio dei precedenti concorsi.
Ma nonostante il dato così elevato, gli ammessi agli orali sono stati appena 342, pari all'8,53%. E una ventina di loro alla fine non è riuscita a tagliare il traguardo finale: i vincitori, proclamati dalla Commissione di esami, sono infatti stati 319 e altri 3 - che pur non avendo riportato alcuna insufficienza, non avevano raggiunto la votazione minima prevista - sono stati dichiarati tali con un provvedimento del ministro della Giustizia Mastella.
Dati preoccupanti che hanno indotto uno dei componenti della commissione d'esame, il giudice della Corte d'appello di Palermo Matteo Frasca, a esprimere "non poche perplessità sul livello medio di preparazione dei partecipanti", in un intervento pubblicato sul sito del Movimento per la Giustizia. E le lacune riscontrate non sono solo giuridiche : "La conoscenza della lingua italiana è una pre-condizione per partecipare al concorso, ma alcuni candidati non ce l'avevano" racconta il magistrato. "Ci siamo trovati a fare la disarmante constatazione che in alcune prove c'erano errori di grammatica e di ortografia, oltre che di forma espositiva, testimonianze evidenti di una mancanza formativa, che non è emendabile".
NOTA BENE: PER DARE UNA PARVENZA DI LEGALITA' E DIMOSTRARE CHE IL CONCORSO PER DIVENTARE MAGISTRATO E' L'UNICO A NON ESSERE TRUCCATO, SI ARRIVA AD INFANGARE LA REPUTAZIONE DI 43 MILA CANDIDATI, LAUREATI E GIA' VINCITORI DI ALTRI CONCORSI PUBBLICI.
SECONDO LA CREDENZA I MAGISTRATI SONO GLI UNICI UNTI DAL SIGNORE: I RARI ONESTI E COLTI IN UNA ITALIA FATTA DI IGNORANTI E DI CRIMINALI.
PECCATO CHE QUESTO SITO CONTENGA VERITA' CHE DIMOSTRANO IL CONTRARIO.
I CITTADINI HANNO BISOGNO DI MAGISTRATI GIURISTI E NON MAGISTRATI PSEUDO LETTERATI.
«Uè, non starete mica reccistrand?». Il procuratore schizza in piedi come un tarantolato.
Si accorge che le telecamere sono accese. Sbarra gli occhi, s’abbottona la giacca, s’aggiusta gli occhiali: «Ma scusate! Maronna mia, mi fate un fegato così!».
Pensi alla figura storica del magistrato e ti viene in mente l’austero signore con la toga e il parruccone in testa, il codice in una mano e la bilancia nell’altra, quello che affronta il suo delicato ufficio con riserbo, che decide sulla vita delle persone, che dosa le parole, quasi le sussurra.
Poi accendi la tv e vedi Mariano Maffei: «Uè, mò ve lo do io il comunicato! Maronna... Mò querelo tutti!».
E allora pensi: ho sbagliato canale? Sono
sintonizzato sul telegiornale, o su un classico della commedia all’italiana?
No perché i requisiti ci sono tutti: brevilineo, fronte aggrondata, gli scatti
d’ira improvvisi, e poi quella mistura lessicale di termini giuridici con
badilate di dialetto.
Dobbiamo concludere che il procuratore di Santa Maria Capua Vetere non è solo un magistrato: è un caratterista fatto e finito. Di più: è l’icona di un tipo italiano. Certo: spesso l’apparenza inganna, ma in questo caso l’apparenza travolge. Direi quasi emoziona. Come ti può emozionare uno sketch di Nino Taranto o il Sarchiapone di Walter Chiari. Con una piccola differenza: quella è finzione, mentre questa è realtà. E la realtà è fatta di arresti, manette, reputazioni e vite rovinate.
Mai se lo sarebbe aspettato, a 70 anni suonati, di cui 44 in magistratura, di diventare l’uomo del momento. E pensare che gli mancavano dieci giorni alla pensione, tant’è che lo stress si fa sentire: «Ho tre bypass di cui uno otturato, e un’embolia all’occhio sinistro». Pare che un occhio, giudiziariamente parlando, l’abbia chiuso pure col nipote, il presidente della Provincia di Caserta De Franciscis. L’avete letto sul Giornale: due pesi e due misure. Ma lui ribatte a modo suo: «Parente, non parente, i’ nun rispondo, pecché ci sta ’a polemica».
Fateci caso: neanche il più grande sceneggiatore di Carosello avrebbe potuto scrivere una frase così. E il punto è proprio questo: Maffei è il magistrato che non t’aspetti, è troppo bello per essere vero. Non a caso il video della sua conferenza stampa inaugurale è già cult. Su You Tube ha toccato quota sedicimila visitatori. C’è pure la parodia musicale, il «Mariano-Rap», con le invettive a tempo di musica: «Uè, mò facciamo l’interrogatorio!».
Che sia già diventato un idolo postmoderno, è dunque indiscutibile.
Che poi sia pure un procuratore senza macchia, non possiamo dimostrarlo. Mastella, che certo non gli vuole bene, si limita a definirlo «macchietta»: uno che su Repubblica ha parlato con la delicatezza d’un elefante in una cristalleria.
Clemente? «Lo querelo». La riforma giudiziaria? «L’hanno approvata con la fiducia, è un sistema dittatoriale, o Dio Santo, il mio fegato si fa così!». Capito? «Sistema dittatoriale».
Alla faccia del reciproco rispetto tra poteri dello Stato. Ma con lui te ne devi fare una ragione: ogni sillaba ti disarma, e non sai se ridere o piangere.
Al pensiero d’averlo come compaesano, ti tieni la pancia dalle risate.
Poi pensi che potresti averlo come accusatore in tribunale. E lì non ridi più.
Federico Novella http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=235247
Legislatura 14 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05120
Atto n. 4-05120
Pubblicato il 30 luglio 2003
Seduta n. 455
MEDURI, BEVILACQUA, SUDANO, CONTESTABILE, GENTILE, RAGNO, AZZOLLINI, CIRAMI, EUFEMI, CASTAGNETTI, MORSELLI, GUBERT, GRILLOTTI, BATTAGLIA ANTONIO, PERUZZOTTI, FERRARA, ULIVI, BONGIORNO, MENARDI, MUGNAI.
- Al Ministro della giustizia. -
Premesso:
che il quotidiano “Il Giornale” del 14 maggio 2003 ha pubblicato il seguente articolo sotto il titolo: “Concorso truccato in magistratura”:
“C’è l’ombra di uno scandalo sull’ultimo concorso in magistratura: il grave sospetto che un membro della Commissione d’esame per uditori giudiziari, un magistrato, abbia commesso scorrettezze per favorire un candidato. O, addirittura, sia stato corrotto. Tutto segreto, per ora. Ma i titolari dell’azione disciplinare, il Procuratore generale della Cassazione e il Ministro della giustizia, sarebbero stati informati per valutare le iniziative di loro competenza.
La Procura di Roma, da parte sua, avrebbe aperto una pratica, subito secretata, per indagare sulla vicenda e accertare quali reati sono ipotizzabili. Anche il Consiglio superiore della magistratura, nella persona del suo vicepresidente, Virginio Rognoni, sarebbe stato messo al corrente. Tanto più perché il magistrato coinvolto, e sarebbe una donna che veste la toga a Napoli, avrebbe già dato le dimissioni dalla Commissione “per motivi di famiglia“.
Così l’organo di autogoverno della magistratura, per la precisione la nona commissione, ha dovuto provvedere con urgenza a nominare il sostituto perché l’esame degli scritti potesse procedere senza interruzione. Anche questa pratica del CSM è stata secretata e questo la dice lunga sulla gravità dell’episodio e sulle ripercussioni che potrebbero esserci: quantomeno una batosta all’immagine di serietà e correttezza di questa fondamentale prova d’accesso dalla quale si esce abilitati ad indossare la toga.
Stiamo parlando del concorso nazionale che si è tenuto a Roma a fine gennaio. Una folla di giovani aspiranti magistrati, più di mille a quanto sembra, ha inizialmente superato i quiz di ammissione e successivamente si è cimentata sulle due prove scritte di diritto. In questi giorni la Commissione, formata prevalentemente da magistrati ma anche da alcuni professori universitari, sta appunto correggendo i temi. E pare che proprio da un compito abbia avuto origine lo scandalo.
Era già stato giudicato non idoneo, ma in una seconda fase sarebbero saltati fuori degli strani fogli aggiuntivi che prima non c’erano. Ecco come sarebbe sorto il sospetto che qualcuno li avesse inseriti per “salvare” il candidato già bocciato, in modo da giustificare una valutazione diversa oppure da consentire un successivo ricorso al TAR. Una volta superata la prova scritta i candidati devono passare anche quella orale, che probabilmente partirà all’inizio dell’estate, ma la strada è spianata.
Sarebbe dunque inquinata la prova di accesso in magistratura? Di scandali per i concorsi da avvocati e da notai se ne ricordano tanti, ma questa volta la cosa sarebbe anche più grave, almeno perché è proprio in questa fase che si selezionano i servitori dello Stato che devono amministrare la giustizia, con indipendenza e imparzialità.
Accedere alla Commissione d’esame in magistratura è per questo un fatto di prestigio. Basti pensare che proprio a quest’ultima aveva chiesto di partecipare Francesco Saverio Borrelli, appena andato in pensione. Il Csm lo aveva anche nominato, ma poi il “padre” di Tangentopoli ci aveva ripensato e aveva rinunciato per motivi personali. Forse, perché contava di rientrare presto in servizio attivo appellandosi alla nuova legge che estende l’età pensionabile da 70 a 75 anni, senza immaginare che il Csm avrebbe osato sbarrargli il passo”;
che successivamente tutti i maggiori quotidiani nazionali e molti locali, ed anche tanti periodici, si sono occupati di tale gravissimo fatto, e che è stato individuato con nome e cognome il magistrato (una donna) in servizio a Napoli quale autore del broglio accertato;
che per tale episodio il CSM ha deciso di sospendere tale magistrato dalle funzioni e dallo stipendio;
che a fronte di 350 candidati ammessi alle prove orali pare che oltre 120 siano napoletani, i quali sembrano avere particolari attitudini naturali verso le scienze giuridiche e che sembrano essere particolarmente facilitati nel loro cammino anche dalla numerosa presenza nella commissione di esami di magistrati e professori napoletani;
che una luce sinistra grava, quindi, su tutto il concorso, e che nessuno può avere certezza che tutti gli ammessi lo meritassero veramente e tutti gli esclusi fossero veramente non idonei;
che, quindi, grava forte il sospetto che, domani, qualche imbroglione, gratificato indebitamente da esaminatori non irreprensibili, possa diventare giudice di altri uomini, forse più onesti o meno fortunati di lui;
che molti autorevoli giornali, qualcuno addirittura nell’editoriale, hanno invocato l’annullamento del concorso,
si chiede di sapere se, al fine di tranquillizzare tutti i cittadini e per ridare credibilità e fiducia nelle Istituzioni e soprattutto nell’Ordine Giudiziario, da anni al centro di forti polemiche e dure critiche, il Ministro in indirizzo non intenda, come a giudizio dell’interrogante dovrebbe e come da più parti viene richiesto, annullare il concorso in discussione, bandendone uno nuovo ed evitando che dello stesso facciano parte commissari presenti nel concorso di cui si è detto, che agli interroganti, anche sulla base delle notizie di stampa citate, parrebbe viziato da scandali ed imbrogli.
Entro ottobre il Consiglio di Stato dovrà pronunciarsi se annullare il concorso da uditore giudiziario avvenuto nei giorni 20-21-22 maggio 1992 a Roma.
La battaglia giudiziaria è iniziata grazie al durissimo lavoro e costante impegno dell’avvocato Pier Paolo Berardi. Il legale fu dichiarato dalla commissione non idoneo. Ma ritenendo il suo esame buono decise di esaminare tutti gli altri elaborati.
Grazie ai verbali venne a sapere che il 6 ottobre 1992 alle ore 9.40 iniziò la valutazione dei temi dal numero 619 al numero 633. I lavori terminarono alle 12.25, ma considerando una pausa di 20 minuti tra le 11.40 e le 12.00 scoprì che gli esaminatori furono in grado di valutare ogni scritto in soli tre minuti!
Nel 1997, grazie ad un ricorso al Tar, Berardi riuscì a vedere gli esami dei promossi.
Scandalo: temi non finiti, senza votazione, senza timbro, con strane calligrafie…
La massima vergogna si raggiunse quando uno dei candidati non sviluppò il tema assegnato dalla commissione ma un altro, ma venne egualmente promosso!
Un altro candidato invece copiò spudoratamente interi testi, citazioni, anno di pubblicazione e persino le pagine di un manuale. Risultato? Anche lui promosso!
Ci furono anche i creativi, cioè quelli che scrissero una riga in corsivo ed una in stampatello, una colonna sì e una no, un modo semplice per farsi riconoscere dagli esaminatori.
In questi dodici anni ci sono state solo alcune interpellanze parlamentari di Rifondazione Comunista e Alleanza Nazionale, che però non hanno mai portato a qualche soluzione concreta. Tra qualche giorno grazie a Berardi ci sarà giustizia, o almeno si spera.
Sorge spontanea una domanda: com’è possibile che un concorso dal Consiglio Superiore della Magistratura che nomina la commissione la quale è composta da magistrati e professori universitari possa svolgersi in un modo così illegale?
Come possono i cittadini aver fiducia nella giustizia quando le prime illegalità avvengono persino durante i concorsi per uditori giudiziari?
Siamo stanchi di questi continui imbrogli, di irregolarità, chiediamo una sola e semplice cosa: chiarezza e linearità nei concorsi statali! I falsi promossi rischiano il posto e tutte le loro funzioni. Questo potrebbe essere un modo per far capire a noi ragazzi che risultati in qualsiasi campo, da quello universitario a quello economico e sportivo, si ottengono con sacrifici e con impegno continuo e non con le bustarelle e le raccomandazioni! Il penalista Berardi ha dedicato dodici anni della sua vita a questa vicenda… speriamo che finalmente venga fatta giustizia!
http://www.webalice.it/federicobinatti/articoli/fede_giustizia.htm