SI COMBATTE L'INQUINAMENTO ?!?


ECOMAFIE

83 REATI AMBIENTALI AL GIORNO: 3 OGNI ORA

Sparisce nel nulla una montagna di rifiuti speciali alta poco meno di 2000 metri, Cosa nostra entra a pieno titolo nella gestione del ciclo dei rifiuti, emerge la multifunzionalità del clan dei Casalesi, capace di spaziare dal ciclo del cemento a quello dell'immondizia, dall'agricoltura al racket degli animali. E' così che la Campania si piazza al primo posto nella classifica delle illegalità contenuta nel rapporto Ecomafia 2008, il documento annuale di Legambiente. In primo piano il problema rifiuti: "Aumentano i reati, le persone denunciate, i sequestri e i clan: nel 2007 tutti i numeri dell'illegalità ambientale in Italia - si legge - crescono in maniera preoccupante. In particolare gli incendi boschivi dolosi e gli illeciti accertati nei cicli del cemento e dei rifiuti".

La classifica. Al secondo posto dopo la Campania, nella classifica, c'è la Calabria. Nelle due regioni si concentra il 30% degli illeciti registrati in tutta Italia. Al terzo posto la Puglia, seguita da Lazio e Sicilia. La prima regione del Nord come numero di infrazioni è la Liguria. Alla dimensione globale dell'ecomafia è dedicata un'ampia sezione del rapporto: dall'Italia escono rifiuti verso Hong Kong, la Tunisia, il Pakistan, il Senegal, la Cina, e, invece, entrano dalla Croazia, dalla Serbia, dall'Albania.

83 reati al giorno. Il bilancio del 2007 è di 83 reati contro l'ambiente al giorno, oltre 3 reati ogni ora. Gli illeciti accertati dalle forze dell'ordine nel corso del 2007 sono stati oltre 30mila, il 27,3% in più rispetto al 2006; le persone denunciate poco più di 22mila, con un incremento del 9,7%; i sequestri effettuati oltre novemila (+19% rispetto al 2006).

Illegalità nel ciclo rifiuti. Per illegalità nel ciclo dell'immondizia è sempre in testa la Campania. Lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, spesso di provenienza extraregionale, si somma alla gestione commissariale di quelli urbani. Un balzo in avanti per il Veneto, al secondo posto (era sesto lo scorso anno) il che conferma lo spostamento verso nord del baricentro di questi traffici, non solo come zona di procacciamento degli scarti industriali smaltiti illegalmente nelle regioni centrali e meridionali d'Italia, ma anche come sito finale. La Puglia si mantiene al terzo posto e il foggiano si conferma una terra dove si scaricano illegalmente, nei terreni agricoli, i rifiuti prodotti dal centro-nord, scorie sempre più spesso spacciate per compost.

Un sistema ecocriminale. "Le ecomafie gestiscono nel nostro Paese un vero e proprio sistema eco-criminale, flessibile e diversificato, al quale dobbiamo contrapporne uno legale ed eco-sostenibile - commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - rilanciamo la proposta di introdurre i delitti contro l'ambiente nel Codice penale, per punire chi avvelena l'aria che respiriamo, inquina l'acqua, saccheggia il territorio, minaccia la nostra salute, penalizza le imprese pulite. Esistono proposte di legge condivise e un quadro di riferimento comunitario sostanzialmente definito. Servono la volontà politica e il tempo per farlo, due condizioni che ci auguriamo siano soddisfatte in questa legislatura".

Il fatto positivo. Qualcosa di positivo si registra. Il fatturato dell'ecomafia indica un'inversione di tendenza. Diminuisce il giro d'affari relativo sia alla gestione illecita dei rifiuti, sia all'abusivismo edilizio (meno 1,4 miliardi di euro nel primo caso; circa 136 milioni di euro in meno per il mattone illegale). Una contrazione da attribuire all'efficacia dell'attività di prevenzione e repressione delle forze dell'ordine, in particolare dal Comando tutela ambiente dei Carabinieri e dal Corpo forestale.

Il ciclo illegale del cemento. Cresce il numero d'infrazioni (7.978, +13% rispetto al 2006), quello delle persone denunciate (10.074) e dei sequestri (2.240). Quanto all'abusivismo edilizio, le stime del Cresme parlano per il 2007 di 28mila case costruite illegalmente contro le 30mila del 2006 e le 32mila del 2005. L'impegno a non promulgare mai più condoni edilizi, insieme a qualche demolizione, ha ridotto la pressione del mattone selvaggio.

In aumento gli incendi boschivi. Sono 225mila gli ettari di boschi e foreste andati in fumo, 18 le persone uccise dalle fiamme, 7 milioni e mezzo le tonnellate di Co2 rilasciate nell'aria: questo il bilancio degli oltre 10mila incendi dell'estate 2007 nel nostro Paese, quasi sempre di natura dolosa.

Estorsioni e furti di bestiame. Anche l'agricoltura è da tempo una delle frontiere per lo sviluppo dei traffici illeciti. Numerosi i casi di estorsione, ma si torna anche a parlare di abigeato, il furto di bestiame, che alimenta oggi una filiera illegale di macellazione e commercio di carni prive di controlli. Secondo le stime della Cia, la Confederazione italiana agricoltura, il giro d'affari delle cosche nel settore agricolo si attesta sui 15 miliardi di euro, con oltre cento reati al giorno.

Stabile il racket degli animali. Nessuna variazione di rilievo in questo settore, stimato dalla Lav nel 2007 intorno ai 3 miliardi di euro, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna esotica e protetta, macellazione clandestina.

Archeomafia. Calano i furti: dai 1212 casi del 2006 si passa ai 1085 del 2007, con una flessione del 10,5%. Importanti i risultati nell'attività di repressione dei traffici illeciti di opere d'arte. Il Lazio, con 166 furti subiti, supera il Piemonte, tradizionalmente in pole position per numero di furti al patrimonio culturale.

http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambiente/ecomafia-legambiente/ecomafia-legambiente/ecomafia-legambiente.html


INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Nelle otto maggiori città italiane l'inquinamento atmosferico urbano è stato responsabile nell'anno 2000 di 3.472 decessi, 4.597 ricoveri ospedalieri, decine di migliaia di casi di disturbi bronchiali e asmatici ogni anno, 10 morti al giorno per smog.

I dati, che vennero discussi da Legambiente e Oms nel corso di un seminario su "Inquinamento urbano e salute in Italia e in Europa: dall'evidenza dei dati all'urgenza delle politiche", appaiono drammaticamente gravi.

Lo studio del Centro Europeo Ambiente e Salute dell'Oms mette infatti in evidenza l'impatto sulla salute dei cittadini delle alte concentrazioni di inquinanti nell'aria delle città italiane calcolando le morti, i ricoveri ospedalieri ed i casi di malattia imputabili alle concentrazioni medie di PM10 (la frazione respirabile delle polveri che grazie al piccolo diametro può arrivare sino alle vie più profonde portandosi dietro sostanze altamente inquinanti e spesso cancerogene come il benzoapirene.

L'attuale normativa europea che si pone così all'avanguardia in Italia e in Europa, stabilisce provvedimenti di limitazione della circolazione quando il limite di attenzione di 50 microgrammi per metro cubo di polveri giornalieri viene superato per più giorni di seguito, e il blocco totale della circolazione in caso di superamento del livello di allarme pari a 100 microgrammi per metro cubo.

Per quanto riguarda la media annuale, invece, la normativa europea fissa un limite di 40 microgrammi per metrocubo che si prevede di portare ad uno standard (entro il 2010) di 20m g/m3. L'impatto dell'inquinamento da PM10 sulla salute dei residenti stimato nelle 8 maggiori città italiane, ha rivelato che nella popolazione di oltre trenta anni, il 4.7% di tutti i decessi osservati nel 1998, pari a 3.472 casi, è attribuibile al PM10 in eccesso di 30m g/m3. Se ne desume che riducendo il PM10 ad una media di 30m g/m3 si potrebbero prevenire circa 3.500 morti all'anno soltanto nelle otto città più grandi.

Si aggiungono inoltre stime di migliaia di ricoveri per cause respiratorie e cardiovascolari, e decine di migliaia di casi di bronchite acuta e asma fra i bambini al di sotto dei quindici anni, che potrebbero essere evitati riducendo le concentrazioni medie di PM10 a 30m g/m3. "La salute pubblica va salvaguardata con ogni mezzo, dichiarò durante il convegno il presidente uscente nazionale di Legambiente Ermete Realacci, "Amministratori e sindaci dovrebbero impegnarsi in maniera decisiva affinché quello dell'inquinamento non sia più il principale male delle nostre città. Migliorare la mobilità, rendere più veloci i percorsi degli autobus proteggendo le corsie preferenziali, sostenere l'uso di mezzi alternativi: dal car-sharing all'auto in multiproprietà, fino alla sperimentazione di veicoli alimentati con tecnologie più moderne e ecocompatibili, sono tutti possibili interventi per contenere l'inquinamento atmosferico e per ottenere importanti ricadute in termini di salute e di costi sociali. In merito si potrebbe dare la parola ai cittadini con i referendum consultivi in tema di traffico e mobilità".

"I nostri dati", spiegava Roberto Bertollini, direttore del Centro Europeo Ambiente e Salute dell'OMS, "dimostrano la gravità dell'inquinamento atmosferico nelle città italiane. Questo studio non considera che una parte del problema (alcuni effetti delle polveri fini) e fornisce verosimilmente una sottostima, ma è ormai evidente che migliaia di cittadini italiani di tutte le età che vivono nelle grandi città si ammalano e muoiono a causa dell'inquinamento urbano che si somma e moltiplica gli effetti di altri fattori di rischio per la salute. Decine di migliaia di attacchi d'asma e casi di bronchite acuta nei bambini sono evitabili.

E sfortunatamente il problema è condiviso dalle città italiane con altre metropoli europee, come dimostrato da un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet ed effettuato con la stessa metodologia da noi impiegata in Italia. Occorre promuovere politiche di contenimento delle emissioni che coinvolgano i cittadini, e che mirino ad una effettiva e duratura riduzione dell'inquinamento atmosferico che nelle città italiane è principalmente e per gran parte dell'anno associato al traffico veicolare". I benefici potenzialmente raggiungibili dipendono naturalmente da quanto si riducono le concentrazioni. Con abbassamenti più o meno accentuati, i benefici sarebbero in proporzione. Ad esempio per la mortalità (ma analoghe considerazioni valgono per tutti gli esiti sanitari) riducendo l'inquinamento a 40m g/m_ sarebbe possibile evitare circa 2000 morti; riducendolo a 30m g/m sarebbe possibile evitarne circa 3500; riducendo l'inquinamento a 20m g/m_ sarebbe possibile evitare circa 5500 morti.

Uno studio condotto nel 2000 in Austria, Francia e Svizzera sui costi sanitari dell'inquinamento atmosferico ha evidenziato che il numero dei casi di bronchite acuta nei bambini attribuibili all'inquinamento atmosferico (PM10 in totale) sono ben 543.300, di cui 300.000 dovuti proprio allo smog generato dal traffico veicolare. Dei 37.800 ricoveri ospedalieri determinati dall'inquinamento atmosferico, ben 25.000 sono dovuti ai veleni prodotti dal traffico, così come 162.000 casi di attacchi di asma nei bambini (sul totale di 300.900).

Su 30.5 milioni di giorni lavorativi ridotti a causa di malattie respiratorie, ben 16 milioni sono generati dall'inquinamento da traffico, mentre per la mortalità nei tre paesi, lo studio fornisce oltre 40.500 casi di cui 21.000 attribuibili sempre allo smog da traffico. Nei tre Paesi l'inquinamento atmosferico riconducibile al traffico veicolare produce costi per 27 miliardi di Euro l'anno, pari a 360 Euro pro capite.

http://www.miw.it/Inquinamentodatraffico2.htm


INQUINAMENTO DELLE ACQUE

Contaminazione dell’acqua causata dall’immissione di sostanze quali prodotti chimici e scarichi industriali e urbani, che ne alterano la qualità compromettendone gli abituali usi.

Alcuni dei principali inquinanti idrici sono: le acque di scarico contenenti materiali organici che per decomporsi assorbono grandi quantità di ossigeno; parassiti e batteri; i fertilizzanti e tutte le sostanze che favoriscono una crescita eccessiva di alghe e piante acquatiche; i pesticidi e svariate sostanze chimiche organiche (residui industriali, tensioattivi contenuti nei detersivi, sottoprodotti della decomposizione dei composti organici); il petrolio e i suoi derivati; metalli, sali minerali e composti chimici inorganici; sabbie e detriti dilavati dai terreni agricoli, dai suoli spogli di vegetazione, da cave, sedi stradali e cantieri; sostanze o scorie radioattive provenienti dalle miniere di uranio e torio e dagli impianti di trasformazione di questi metalli, dalle centrali nucleari, dalle industrie e dai laboratori medici e di ricerca che fanno uso di materiali radioattivi.

Anche il calore liberato nei fiumi dagli impianti industriali e dalle centrali elettriche attraverso le acque di raffreddamento può essere considerato un inquinante, in quanto provoca alterazioni della temperatura che possono compromettere l’equilibrio ecologico degli ecosistemi acquatici e causare la morte degli organismi meno resistenti, accrescere la sensibilità di tutti gli organismi alle sostanze tossiche, ridurre la capacità di autodepurazione delle acque, aumentare la solubilità delle sostanze tossiche e favorire lo sviluppo di parassiti.

Le sostanze contaminanti contenute nell’acqua inquinata possono provocare innumerevoli danni alla salute dell’uomo e all’equilibrio degli ecosistemi. La presenza di nitrati (sali dell’acido nitrico) nell’acqua potabile, ad esempio, provoca una particolare condizione patologica nei bambini che in alcuni casi può condurre alla morte. Il cadmio presente in certi fanghi usati come fertilizzanti può essere assorbito dalle colture e giungere all’uomo attraverso le reti alimentari; se assunto in dosi elevate, può provocare forti diarree e danneggiare fegato e reni. Tra gli inquinanti più nocivi per l’uomo vi sono alcuni metalli pesanti, come il mercurio, l’arsenico, il piombo e il cromo.

Gli ecosistemi lacustri sono particolarmente sensibili all’inquinamento. L’eccessivo apporto di fertilizzanti dilavati dai terreni agricoli può avviare un processo di eutrofizzazione, cioè di crescita smodata della flora acquatica. La grande quantità di alghe e di piante acquatiche che si viene a formare deturpa il paesaggio, ma soprattutto, quando si decompone, consuma l’ossigeno disciolto nell’acqua, rende asfittici gli strati più profondi del lago e produce odori sgradevoli. Sul fondo del bacino si accumulano sedimenti di varia natura e nelle acque avvengono reazioni chimiche che mutano l’equilibrio e la composizione dell’ecosistema (quando le acque sono molto calcaree si ha, ad esempio, la precipitazione di carbonato di calcio). Un’altra fonte di inquinamento idrico è costituita dalle cosiddette piogge acide, che hanno già provocato la scomparsa di ogni forma di vita da molti laghi dell’Europa settentrionale e orientale e del Nord America.

Gli inquinanti delle acque provengono soprattutto dagli scarichi urbani e industriali, dai processi di percolazione, dai terreni agricoli e dalle aziende zootecniche.

Le acque di scarico urbane e industriali rappresentano una delle fonti principali di inquinamento idrico. Finora l’obiettivo primario dei programmi di smaltimento degli scarichi urbani è stato quello di ridurre la concentrazione delle sostanze solide in sospensione, dei materiali organici, dei composti inorganici disciolti (soprattutto quelli contenenti fosforo e azoto) e dei batteri nocivi presenti nei liquami immessi negli impianti di depurazione, per potere, poi, scaricare le acque depurate nell’ambiente. Da qualche tempo, tuttavia, una maggiore attenzione viene rivolta anche al delicato problema del trattamento e dello smaltimento dei fanghi che si producono nei processi di depurazione.

Nei moderni depuratori i liquami passano attraverso tre fasi distinte di trattamento. La prima, detta trattamento primario, comprende una serie di processi fisici o meccanici di rimozione dei detriti più grossolani, di sedimentazione delle particelle in sospensione e di separazione delle sostanze oleose. Nella seconda fase, detta trattamento secondario, si ossida la materia organica dispersa nei liquami per mezzo di fanghi attivi o filtri biologici. La terza fase, il trattamento terziario, ha lo scopo di rimuovere i fertilizzanti per mezzo di processi chimico-fisici, come l’assorbimento su carbone attivo. In ogni fase vengono prodotte notevoli quantità di fanghi, il cui trattamento e smaltimento assorbe il 25-50% dei costi di impianto e di esercizio di un comune depuratore.

Gli scarichi industriali contengono una grande varietà di inquinanti e la loro composizione varia a seconda del tipo di processo produttivo. Il loro impatto sull’ambiente è complesso: spesso le sostanze tossiche contenute in questi scarichi rinforzano reciprocamente i propri effetti dannosi e quindi il danno complessivo risulta maggiore della somma dei singoli effetti. La concentrazione di inquinanti può essere ridotta limitandone la produzione all’origine, sottoponendo il materiale a trattamento preventivo prima di scaricarlo nella rete fognaria o depurando completamente gli scarichi presso lo stesso impianto industriale, recuperando, eventualmente, le sostanze che possono essere reintrodotte nei processi produttivi.

I fertilizzanti chimici usati in agricoltura e i liquami prodotti dagli allevamenti sono ricchi di sostanze organiche (contenenti soprattutto azoto e fosforo) che, dilavate dalla pioggia, vanno a riversarsi nelle falde acquifere o nei corpi idrici superficiali. A queste sostanze si aggiungono spesso detriti più o meno grossolani che si depositano sul fondo dei bacini. Pur contenendo spesso organismi patogeni, i liquami di origine animale vengono scaricati a volte direttamente sul terreno e da qui sono trasportati dall’acqua piovana nei fiumi, nei laghi e nelle falde sotterranee. In questo caso, per limitare l’impatto degli inquinanti si possono adottare semplici soluzioni, come l’uso di bacini di decantazione o di vasche per la depurazione dei liquami.

L’inquinamento del mare è dovuto alle immissioni accidentali o intenzionali di petrolio e oli combustibili, all’apporto di sostanze inquinanti trasportate dai corsi d’acqua e agli scarichi degli insediamenti costieri. Questi ultimi, in particolare, contengono ogni sorta di contaminanti (metalli pesanti, sostanze chimiche tossiche, materiale radioattivo, agenti patogeni) e spesso sono all’origine di epidemie di tifo, colera, salmonellosi e altre malattie infettive. Gli inquinanti vengono trasportati dalle correnti marine lungo le coste e in alto mare, a media e lunga distanza. Ovviamente, la contaminazione dei mari varca le frontiere delle acque territoriali dei singoli stati ed è oggetto di trattati internazionali che mirano a limitarne l’entità.

Il petrolio e gli oli combustibili riversati in mare formano sulla superficie dell’acqua pellicole oleose che, impedendo l’assorbimento dell’ossigeno atmosferico, provocano morie di organismi marini. Nel petrolio, inoltre, sono presenti anche idrocarburi aromatici che possono costituire un grave pericolo per la salute dell’uomo, al quale giungono attraverso la catena alimentare marina. La fonte dell’inquinamento, in questo caso, è data dai riversamenti di grandi quantità di greggio dalle petroliere coinvolte in incidenti, dal deliberato rilascio di piccole quantità di derivati del petrolio da navi di vario tipo e dalle perdite di petrolio che si verificano nel corso delle operazioni di trivellazione presso le piattaforme petrolifere marine. Si calcola che per ogni milione di tonnellate di petrolio trasportate via mare, una tonnellata vada dispersa a causa di riversamenti di varia natura.

Il pericolo maggiore è rappresentato dagli incidenti che non di rado interessano le superpetroliere. Nel 1978 la petroliera Amoco Cadiz riversò in mare, al largo delle coste francesi, 1,6 milioni di barili di greggio; nel 1979 dal pozzo petrolifero Ixtoc I, nel golfo del Messico, fuoriuscirono 3,3 milioni di barili. I 240.000 barili di greggio riversati dalla Exxon Valdez nella baia di Prince William, nel marzo del 1989, si estesero in tutta l’insenatura formando una macchia oleosa di ben 6770 km² che compromise l’esistenza di molte specie marine e danneggiò gravemente non solo gli ecosistemi locali, ma anche l’attività di pesca nella zona. Viceversa, i 680.000 barili di greggio riversati dalla Braer lungo le coste delle isole Shetland nel gennaio del 1993 furono subito dispersi dal moto ondoso, poiché al momento dell’incidente il mare era in burrasca.

http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761572857/Inquinamento_delle_acque.html

IMPIANTI DI DEPURAZIONE IN ITALIA

Scarsa conoscenza degli impianti, controlli insufficienti, inosservanza della normativa: sono le principali irregolarità emerse dalle acque impure degli impianti di depurazione italiani. La nostra inchiesta non lascia dubbi: la situazione è disomogenea, ma sono comunque troppi i casi limite del servizio idrico. Mentre si spendono inutili miliardi per impianti mai collaudati, la siccità avanza. I depuratori (e quindi la possibilità di reintrodurre l’acqua inquinata nell’ambiente) sono, insieme al risparmio delle risorse idriche, gli unici rimedi efficaci contro la mancanza di acqua. Invece nel nostro Paese il funzionamento degli impianti di depurazione è quanto mai critico.

Lo denuncia anche un’indagine del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri.

Per la nostra indagine ci siamo rivolti alle Arpa, le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente. Purtroppo, le Regioni che hanno collaborato restituendoci il questionario sono solo otto. Di queste non solo abbiamo apprezzato la disponibilità, ma abbiamo avuto modo di verificare l’efficienza. Al contrario, il silenzio di chi non ha risposto rivela la scarsa attenzione di gran parte del Paese alla gestione delle acque e agli impianti di depurazione: mancano conoscenze, che sarebbero indispensabili per una corretta gestione delle acque reflue. Pensiamo che in molte realtà importanti (è il caso di Milano, per esempio, città nota per non aver mai avuto un depuratore…) l’emergenza acqua dovrebbe essere affrontata più seriamente.

http://www.altroconsumo.it/map/show/12100/src/9261.htm


INQUINAMENTO AMBIENTALE

L'inquinamento del suolo non può essere considerato come un fenomeno autonomo:è sempre strettamente collegato all'inquinamento dell'acqua perché è provocato spesso dallo scarico di liquami oppure perché può produrre come contaminazione l'inquinamento della falda acquifera sotterranea.

Nel terreno si verifica il ciclo dell'azoto,molto importante perché tutti i tipi di vita hanno bisogno d'azoto, che è uno dei componenti essenziali della materia vivente. per aumentare la produzione agricola l'uomo, invece,ha introdotto spesso la monocoltura, che ha spezzato gli equilibri biologici ed impoverito la fertilità naturale del terreno, richiedendo l'uso dei diserbanti, insetticidi concimi azotati prodotti dall' industria chimica. un'altra grave causa d'inquinamento del suolo è costituita dalla massa di rifiuti solidi prodotti dalla città(in Italia 0,7Kg al giorno per abitante)e dalle industrie. i rifiuti urbani sono formati da scarti organici alimentari,da carta, materie plastiche, bottiglie di vetro, contenitori metallici ecc. ed anche da fanghi provenienti dagli impianti di depurazione dell'acqua.

I rifiuti industriali contengono materiali speciali e tossici come scarti o sottoprodotti dei processi di lavorazione chimica o meccanica. per evitare l'inquinamento del suolo, i rifiuti urbani devono essere convogliati nelle discariche controllate, ovvero in aree opportune in cui i rifiuti d'origine organica possano decomporsi. Sarebbe meglio fare una raccolta differenziata dei rifiuti al fine di recuperare e riciclare taluni materiali come la carta e il vetro.

Si alternano strati di rifiuti e stati d'inerte, in modo che in assenza d'aria si realizzi un processo di decomposizione riduttivo con trasformazione finale dei rifiuti.

Le discariche devono essere localizzate in posizioni caratterizzate da grandi spessori di strati impermeabili, e distanti dalle falde acquifere sotterranee. talvolta può essere vantaggioso usufruire di cave abbandonate di pietra, argilla o sabbia, contribuendo cosi anche al recupero delle aree degradate; quando la cava viene riempita con i rifiuti si può procedere al recupero finale, ricoprendo la distanza con uno strato di terreno su cui realizzare prati o boschi. per i rifiuti industriali e' necessario invece adottare sistemi di smaltimento adeguati, evitando ogni pericolo di contatto con le falde acquifere sottostanti.

Le eventuali aree di raccolta devono allora avere fondi resi impermeabile nel tempo con argilla, catrame o cemento. si può ricorrere all'eliminazione dei rifiuti mediante altri metodi: IL COMPOSTAGGIO, cercando di trasformare i rifiuti in composti utilizzabili come concimi LA COMBUSTIONE con semplice incenerimento,oppure con produzione d'idrocarburi liquidi o gassosi.

http://www.afgp.it/elettro2004/inquinamento/terra.htm


INQUINAMENTO ACUSTICO

Nell’annuario dei dati ambientali 2006 l'ISTAT ha rilevato che il 37,8% delle famiglie italiane segnala problemi relativi all'inquinamento acustico. Un dato questo certamente preoccupante, conseguenza, in parte, della scarsa attenzione che, fino ad oggi, è stata riservata alla materia.

Le cause di tale disfatta sono molteplici, a partire da quelle socio-culturali, giacché una qualche sensibilità ai temi ambientali si è diffusa nel nostro Paese solo in tempi abbastanza recenti, allorquando abbiamo potuto “toccare con mano” i danni causati dall’inquinamento. Questo modo di operare ha impedito di avviare una vera e propria programmazione, propedeutica a una politica di prevenzione, affiancata a interventi su singoli e specifici casi come, di regola, è necessario fare.

Quando parliamo di interventi di riduzione del rumore non esistono soluzioni efficaci che siano attuabili dall’oggi al domani. E’ necessario, invece, partire da lontano, per mezzo di direttive atte a regolamentare, ad esempio, lo sviluppo delle aree abitate, a promuovere e incentivare una mobilità sostenibile e razionale, attraverso il graduale passaggio dal trasporto su gomma a quello su ferro, specie per quel che riguarda il traffico delle merci, settore che negli ultimi anni ha conosciuto un elevato tasso di crescita. In altre parole, bisogna avere il coraggio di cambiare, di adottare soluzioni innovative che, oramai da tempo, sono utilizzate in numerosi Paesi europei.

Non basta promulgare nuove leggi per cambiare il modo di agire e di pensare della popolazione, anche perché quelle presenti sono già tante, forse troppe. Piuttosto, si deve passare da una politica del “dire” a una politica del “fare”, attraverso lo sviluppo di idee chiare, muniti di una buona dose di determinazione, nell’interesse di un Paese che è tanto amato dagli italiani, quanto dai numerosi stranieri che, ogni anno, giungono in Italia attirati dall’ospitalità, dalla buona cucina, dai suggestivi paesaggi, dalla cultura e, speriamo presto, dal poter vivere in un ambiente silenzioso.

L’Italia in passato ha saputo sollevarsi da situazioni molto difficili, grazie al lavoro e all’impegno di un popolo generoso. Ci auguriamo che un ulteriore sforzo possa essere compiuto per rendere la nostra vita un tantino migliore, almeno per quel che riguarda il rumore.

http://www.inquinamentoacustico.it/caso_del_mese.htm


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