
Antonio Giangrande, nato e cresciuto in Italia. Nato perdente, figlio di gente povera ed onesta. Ogni suo tentativo di cambiare le sorti dei propri simili è fallito. Denunciare gli abusi e le omissioni perpetrate contro i più deboli, informare i cittadini della realtà taciuta e proporre norme di intervento legislativo si è scontrato con il radicato sistema di potere, che prende forza dalla codardia e dalla collusione degli italiani, pronti a chiedere aiuto, ma poco inclini a darlo.
Unico risultato concreto conseguito è l’indifferenza e la ritorsione, con l’impedimento alla professione forense e al lavoro, l’insabbiamento delle sue denunce e la persecuzione calunniosa per reati inesistenti, ostacolandone la difesa.
Presidente nazionale della “ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE”, riconosciuta dal Ministero dell’Interno. Con sito web: www.webalice.it/giangrande.antonio
Nato ad Avetrana (TA) il 02/06/63, diplomato ragioniere e perito commerciale nel 1992, a 29 anni, sostenendo, in unica sessione, gli esami di maturità da privatista per tutti i 5 anni di corso presso l’ Istituto Tecnico Statale “Einaudi” di Manduria (TA), laureato alla Università Statale di Milano alla Facoltà di Giurisprudenza nel 1996, superando i 26 esami accademici in soli 2 anni: già abilitato al patrocinio legale nei procedimenti giudiziari penali, civili, amministrativi e tributari; già guardia giurata particolare; già investigatore privato; già imprenditore commerciale.
Coniugato con Cosima Petarra, nata ad Erchie (BR) l’8/05/64, con cui ha due figli:
Mirko, nato a Manduria il 26/01/85, diplomato ragioniere, perito commerciale e programmatore nel 2002 in 4 anni, anziché in cinque e doppia laurea, a 20 anni, in Scienze Giuridiche nel 2005, a 22 anni, e in Magistrale in Giurisprudenza, nel 2007;
Tamara, nata a Manduria il 16/08/86, diplomata ragioniera, perito commerciale e programmatore nel 2005.
Il dr. Antonio Giangrande:
Nel 1978 a 16 anni è costretto ad emigrare in Germania perché, figlio di indigenti, non può studiare, né lavorare in loco, in quanto gli amministratori e i politici del sud, malversando i contributi della Cassa per il Mezzogiorno, hanno impedito lo sviluppo economico e sociale del territorio. Inoltre non gli è stato concesso di entrare nell'arma dei Carabinieri dal comandante della locale stazione, il quale ha dato delle informazioni negative sul suo conto, sol perché si lamentava del fatto che andassero a lavare gratis le loro auto di servizio, mentre lavorava all'autolavaggio del padre.
Rientrato in Italia, nel 1984 ad un anno dall’apertura è costretto a chiudere la sua macelleria a causa di richieste estorsive.
Nel 1990 è costretto a rinunciare a svolgere l'attività di fruttivendolo e di coltivatore diretto per le richieste estorsive, estese fin anche a danno del suocero, che abitualmente lavorava da solo in campagna.
Nel marzo del 1991 è costretto a licenziarsi da un’impresa di costruzioni, con mansioni di guardia giurata particolare per vigilare su un cantiere. Il servizio era isolato e senza ricetrasmittente. Il tentativo del racket di far saltare gli automezzi fallisce per un suo intervento, a cui seguì un conflitto a fuoco. La denuncia è rimasta lettera morta. Dopo giorni, nelle vicinanze del cantiere uccisero un pregiudicato per regolamento di conti. Nessuno si preoccupò della sua incolumità, né come vigilante, né come possibile testimone da proteggere. Nel novembre dello stesso anno, cessa la sua attività di imprenditore. A quota 12 della marina di Manduria (TA), incendiano il ristorante stagionale, condotto con il fratello. Tale atto era da ricondurre alla sua attività di Guardia Giurata. Il ristorante non fu ricostruito per impedimento dell’autorità amministrativa. Nel giorno dell’incendio era alle visite mediche per il concorso pubblico per agente di polizia indetto dal Ministero degli Interni. Qualche giorno prima aveva partecipato al concorso indetto dal Ministero della Giustizia per autista dei veicoli blindati a tutela dei Magistrati. In entrambi i concorsi, entrò vincente, avendone i titoli, uscì perdente. Le prove preliminari superate con i voti più alti, costituzione fisica da paracadutista, dove ha svolto il servizio militare, patenti dalla A alla B-C-D-E e il CAP, disoccupazione con moglie e due figli a carico, non bastarono. Quell’anno la mafia aveva mostrato le due facce della stessa medaglia.
Nel 1992 partecipa a Milano al concorso ATM per autista dei veicoli pubblici: escluso.
Nel 1997 partecipa al concorso pubblico indetto dal Ministero della Giustizia come Uditore Giudiziario: escluso.
Dal 1998 partecipa al concorso pubblico indetto dal Ministero della Giustizia per l’abilitazione forense, affinché, dopo anni di studi e di disoccupazione, potesse intraprendere l’attività di avvocato e lavorare. I Magistrati e gli Avvocati non lo abilitano, perché da sempre ha denunciato l’impedimento giudiziario al diritto di difesa dei non abbienti e il concorso forense truccato, in cui si abilitano i raccomandati, oltre che denunciare abusi ed omissioni della classe forense e giudiziaria.
Partecipa nel 1998 al Concorso di Comandante dei vigili Urbani di Manduria (TA). Lo vince chi ha indetto e regolato il concorso.
Partecipa nel 1999 al concorso per nomina di Giudice di Pace di Manduria, indetto dal Ministero di Grazia e Giustizia: la domanda presso il Consiglio Superiore della Magistratura rimane lettera morta.
Nel 2006 non è iscritto come sub agente assicurativo nella sezione “E” degli intermediari assicurativi, in quanto le agenzie di Manduria, pur collaborando con loro da 10 anni, condizionavano l’iscrizione, data alla loro facoltà, al mono mandato esclusivo, pur avendo le tariffe più alte.
Nel 2007 non può più svolgere l’attività di studio di infortunistica stradale perché le norme sull’indennizzo diretto impediscono la remunerazione per l’assistenza e la consulenza.