

I VERONESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
SANITOPOLI IN VENETO
Da Verona una operazione della Guardia di finanza che si è estesa in tutta Italia. Viaggi, impianti stereo e pc, ma anche vini pregiati.
Bufera sui medici per i regali. 70 indagati, 3000 nel mirino.
Glaxo sotto accusa, accertamenti in ospedali istituti e aziende sanitarie locali.
dal nostro inviato ROBERTO BIANCHIN
VERONA – 12 feb. 2003 - Anche quando non era Natale c'erano dei bei regali, viaggi, libri, computer, impianti stereo, per quei medici che prescrivevano ai loro pazienti i farmaci di quella nota casa farmaceutica invece di quelli delle aziende concorrenti. Troppi regali, troppe ricette con quel marchio, quello della Glaxo, una delle più importanti multinazionali di prodotti farmaceutici, hanno insospettito gli inquirenti che hanno incominciato ad indagare. E' nata così l'"Operazione Giove" condotta dal Nucleo di polizia tributaria del Veneto della Guardia di Finanza, su disposizione del procuratore capo di Verona Guido Papalia e del suo sostituto Antonio Condorelli, che ha portato a indagare in tutta Italia per "corruzione e comparaggio" una settantina di persone, tra cui trenta medici e quaranta informatori farmaceutici della Glaxo.
Ma le persone coinvolte a vario titolo nell'inchiesta, sono quasi tremila in molte regioni: oltre a medici e informatori, farmacisti, operatori sanitari, dirigenti di aziende, istituti ed enti ospedalieri. Sono stati perquisiti centinaia di studi medici e di uffici in varie città e sequestrati migliaia di documenti, di computer e floppy disk.
La Glaxo, dove venerdì scorso gli uomini della Finanza hanno sequestrato pacchi di documenti negli uffici del reparto commerciale, è sospettata di aver fatto dei costosi regali ai medici che preferivano i suoi farmaci: viaggi-premio in svariate località esotiche, con prevalenza ai Caraibi, spacciati come "congressi scientifici" e "aggiornamenti culturali", settimane bianche in note località sciistiche presentate come "corsi di formazione professionale", e vari regali tra cui libri e vini di pregio, impianti stereo e persino personal computer da cinquemila euro. "Sono circa tremila le posizioni sotto accertamento - spiega il procuratore Papalia - si tratta di persone che possono aver avuto dei vantaggi da parte dell'azienda farmaceutica".
"Per il reato di corruzione - aggiunge il magistrato - stiamo procedendo nei confronti di alcune decine di informatori farmaceutici della Glaxo, mentre per altre decine di medici l'ipotesi di reato è quella di comparaggio". Un reato, quest'ultimo, che prevede l'arresto fino ad un anno, e che, secondo il codice penale, punisce "quella pratica per cui medici, farmacisti e altri operatori sanitari accettano denaro, premi e donazioni varie in cambio della prescrizione di farmaci". Una pratica molto in uso, nonostante che sia proibita dallo stesso Ordine dei medici.
Parallela a questa indagine penale ne è scattata anche un'altra, amministrativa, da parte della sezione di Venezia della Corte dei Conti. Perché se i medici hanno prescritto alcuni prodotti farmaceutici a dei cittadini assistiti dal sistema sanitario nazionale, preferendoli ad altri di costo inferiore anche se con le stesse caratteristiche, è possibile che ci sia stato un danno per le casse dello Stato. La Finanza parla infatti di un'indagine "tributaria e giudiziaria in materia di spesa sanitaria". Al centro dell'inchiesta c'è il colosso farmaceutico "Glaxo Smith Kline Spa" nato dalla fusione di due aziende inglesi, due sedi in Italia, a Verona e a Parma, 2100 dipendenti nel nostro paese e un fatturato di 450 milioni di euro. Non è la prima volta che l'azienda, presieduta da Gian Pietro Leoni, che è anche il presidente di Farmindustria, l'associazione che raccoglie le maggiori aziende farmaceutiche italiane, incappa in una inchiesta del genere. Era già successo l'anno scorso, in Germania. Ma alla Glaxo si dicono "sconcertati e sorpresi". "Siamo un'azienda leader, e facciamo da sempre informazione scientifica e aggiornamento dei medici - spiega il direttore medico della casa farmaceutica Giuseppe Recchia - non abbiamo proprio nulla da rimproverarci".
http://www.repubblica.it/online/cronaca/regalimedici/regalimedici/regalimedici.html
SANZIONI AMMINISTRATIVE TRUCCATE IN VENETO
L'inchiesta I pm di Verona spengono 4 impianti. Da Trento a Perugia proteste per il T-Red
«Giallo corto», rivolta anti semafori DAL NOSTRO INVIATO
ILLASI (Verona) - 26 gen. 2006 — In un minuto, duecento multe. A leggerlo così, nero su bianco, fa già il suo bell'effetto. Se poi si viene a cercare il semaforo «incriminato », e invece che a un incrocio metropolitano ci si trova sperduti tra le colline veronesi, vigne e ville del Settecento, vita che scorre a ritmo rallentato, il dubbio sorge (quasi) spontaneo.
Benvenuti a Illasi, 5mila abitanti a 20 chilometri dall'Arena. Dopo mesi di ricorsi e automobilisti in rivolta, da Perugia a Settimo Torinese, la frontiera della lotta anti T-Red — i semafori con telecamera che «inchioda » chi passa col rosso — si è spostata in questo piccolo comune dell'hinterland veronese. Giovedì la procura scaligera ha sequestrato 4 semafori (due qui, due nel comune limitrofo di Colognola) ed emesso altrettanti avvisi di garanzia a carico di sindaco, capo dei vigili e rappresentanti delle due ditte responsabili di impianti e notifiche. Le ipotesi di reato: falso e truffa.
Quasi diecimila multe da ottobre 2006 a settembre 2007, e il sospetto che dietro a quei verbali emessi a velocità record non ci fosse la mano di un ufficiale in carne ed ossa, bensì il software di un computer. Non solo: «Pare che il lasso di tempo intercorrente tra accensione e spegnimento del giallo non fosse a norma», commenta cauto il procuratore capo di Verona, Guido Papalia. Mario Zampedri, vicepresidente forzista del consiglio provinciale, adotta toni lievemente più drastici: «Non si può tollerare che le amministrazioni mettano su strada delle trappole per fare cassetta ».
C'è lui, del resto, dietro una lotta iniziata il 17 maggio con una lettera al prefetto e proseguita con uno scontro col comandante dei vigili «che si era rifiutato di darmi la documentazione completa; allora ho presentato un esposto ai carabinieri ».
Era il 30 novembre. L'inchiesta, coordinata dal pm Valeria Ardito, è nata da lì.
A Illasi, nei saloni deserti del Comune, si respira aria di complotto, del resto l'avviso di garanzia è arrivato al sindaco Giuseppe Trabucchi, centrosinistra («Solo speculazioni politiche — dichiara al Corriere del Veneto —, da noi gli incidenti sono notevolmente diminuiti»), e non al suo omologo di Colognola, schieramento opposto. «Ma lì i due semafori sequestrati rispettavano i limiti del "giallo" definiti dal Cnr, 4 secondi per chi va a 50 km/h», taglia corto Salvatore Gueli, comandante dei carabinieri di San Bonifacio. Insomma, per Illasi c'è il rischio dell'«aggravante»: tempi ritoccati per moltiplicare multe e introiti. A vantaggio anche delle ditte, che intascavano circa 20 euro a contravvenzione.
Il «giallo corto», incubo degli automobilisti e gallina dalle uova d'oro per molte amministrazioni comunali (a Como, nel 2006, un unico semaforo emise 896 multe in 8 giorni, per un totale di 130mila euro), ha dunque colpito ancora. Risale a pochi mesi fa il caso di Segrate, periferia di Milano: anche lì, 4 incroci e 40mila multe in 7 mesi, per 4 sequestri e altrettanti avvisi di garanzia. Nel Lodigiano il comitato «Semafolle » è riuscito a far sparire i solerti «occhi» del T-Red dagli incroci incriminati. E ancora, Settimo Torinese con 25mila multe in 5 mesi (su 50mila abitanti), Perugia visitata dalle Iene dopo diecimila ricorsi al giudice di pace, i Comuni del Trentino che mettono a riposo i semafori «intelligenti» (il rosso scatta con una velocità superiore ai limiti)... Nella guerra delle multe, i trattati di pace sembrano ancora lontani. Gabriela Jacomella
http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_26/Jacomella_2726470a-cbf8-11dc-91ff-0003ba99c667.shtml
VERONA – 24 GEN. 2008 – SEQUESTRATI I SEMAFORI TRUFFA
Mario Zampedri, vice presidente consiglio provinciale di Verona: sono truffe ai cittadini e sono tarati a 4 secondi, invece di 6.
Ci sono Avvisi di garanzia: alcuni amministratori dell’unione dei comuni di Verona est, dirigenti dela polizia locale e della società che gestisce i semafori.
A seguito della presentazione al Prefetto di Verona di circa 7000 firme di protesta raccolte da Mario Zampedri, che riveste anche il ruolo di vice-Presidente del Consiglio Provinciale di Verona, firme presentate unitamente ad una lettera con la quale si contesta la legalità dei semafori installati nella val d’Illasi, alcuni dei quali dotati anche di sensore per la rilevazione della velocità oltre che delle attrezzature T-Red, lo stesso Prefetto di Verona ha chiesto chiarimenti in merito al Ministero dei Trasporti. Chiarimenti che sono arrivati in data 29 ottobre 2007 con parere n° 0098945.
http://giallofastidio.net/?cat=39
AVVOCATOPOLI IN VENETO
TRUFFE NEL VENETO
Ciao Antonio,
una signora è venuta da me a chiedere aiuto per un fatto increscioso che gli è accaduto.
Ecco la storia:
persone benestanti - tra marito e moglie ci sono 30 anni di differenza.
Il marito si sente male lo portano in ospedale e entra in coma per un errore medico.
La famiglia è in disperazione e proprio per questo motivo delegano un avvocato di seguire l'iter contrattuale di eventuali compratori interessati agli appartamenti che hanno messo in vendita.
L'avvocato non fa nulla e dopo alcuni mesi contatta la signora in questione dicendole che lui si è fatto liquidare una parcella di € 194.000 dall'ordine degli avvocati di Venezia.
Alla signora per poco non gli prende un colpo. Ignara di tutto ciò che è avvenuto alle sue spalle, in un momento drammatico della sua vita, non si rende conto di come abbiano potuto fare una cosa del genere. Il marito, in considerazione dell'età, gli aveva intestato tutto e ora rischia di perdere ogni cosa.
L'avvocato è anche un politico locale e sembra che gli sia consentito ogni cosa.
Cosa si può fare? Come si può agire?
13 Novembre 2007
LIBERO REPORTER WWW.LIBEROREPORTER.IT
Sono Giampaolo Bassi.
Un avvocato del foro di Verona, in un procedimento di separazione personale dei coniugi, per un'unica udienza mi ha chiesto ed ottenuto euro 2.453,17 (lire 4.750.000), senza aver conseguito alcun risultato, a fronte di euro 500,00 percepiti dal suo sostituto per lo stesso mandato, ma che, a differenza, ha conseguito un esito positivo di transazione. Lo stesso primo legale, giudizialmente, forte del suo status di avvocato, ha chiesto ed ottenuto circa euro 13.000 aggiuntivi, per un reintegro di un saldo inesistente, sempre per quel mandato con unica udienza. Euro 15.453,17 per una sola udienza, in cui non si è fatto l’interesse del cliente, è ingiustificabile ed inconcepibile, specie se la controparte ha speso in tutto euro 1.000.
Lo stesso avvocato, in violazione delle norme tributarie e contributive, non ha mai emesso alcuna fattura in favore del suo cliente per le somme percepite, pur reiteratamente richiesta, evadendo IVA E IRPEF, contributi previdenziali forensi e CAP.
Premesso che avevo denunciato dall'inizio il tutto all’ordine Avvocati, ma a tutt’oggi nulla hanno fatto.
Oggi mi accorgo che mi vengono calcolati anche interessi su ciò che ho versato, questa è la giustizia.
Saluti
Data: sabato 2 settembre 2006 10.37
Giampaolo
Bassi
Editore di Radio Universal, La Radio in Diretta http://www.universalradio.it http://www.radiouniversal.eu
POLIZIOTTOPOLI IN VENETO
Caro Presidente
Il giorno Sabato 03/12/ 2005 mattina a Bolzano in C.so Libertà la mia auto parcheggiata in regolare senso di marcia e posta in sosta non vietata è stata ingiustamente sequestrata dalla Polizia Stradale .
Nessuna contravvenzione mi è stata rilasciata ,dopo ore e ore di telefonate ad uffici di forze dell'ordine di Bolzano (Vigili ,Carabinieri ,Polizia ),mi chiama la Polizia sul mio telefono cellulare dicendo che la macchina era stata sequestrata perché ad un albero ubicato vicino alla mia auto gli si stavano spezzando i rami causa neve e secondo il parere del pubblico ufficiale presente al sequestro la mia auto era da asportare perché in pericolo.( ok grazie per l'interessamento ma 180euro di carro attrezzi chi mi li paga? e poi io sono assicurato per furto incendio e danni vandalici ,mi chiedo a cosa serve che pago l' assicurazione).
Quando mi hanno detto (al telefono la Polizia) dove si trovava la mia auto sono andato per ritirarla ma il soccorso stradale non voleva restituirmela fin che non pagavo 180euro .
Le dico che il sequestro non era neanche segnato nel libro dei sequestri delle auto delle forze dell'ordine perché neanche loro all'inizio sapevano dove era la mia auto.
Per tutto il giorno di lunedì 05/12/2005 dalle 08:00 alle 18:00 ho dovuto girare per uffici senza mai avere una risposta sul perché dovevo pagare per riavere la mia auto regolarmente parcheggiata.
La polizia mi ha rilasciato un documento che Vedrà in allegato ,Le dico già da ora che quello che hanno dichiarato non è del tutto vero ,(es. l'albero non era stracarico di neve).
La Ringrazio per avermi ascoltato e consigliato.
Verona 12/12/2005
Cordiali Saluti Roberto Morini da Verona