
PINEROLO
Pinerolo (TO) – 27 GEN 2008: proteste per le cartelle pazze della tassa rifiuti.
Una nuova tegola ha colpito l'Ufficio banca dati proprio alla vigilia della sua chiusura definitiva, prevista per il 31 dicembre, con gran sollievo - immaginiamo, - dei pinerolesi. Per tutta la settimana di fronte agli sportelli della sede di via Cravero si sono formate code di cittadini che chiedevano spiegazioni. Tutta gente per nulla sconvolta dalle rivelazioni del sen. Malan sulle presunte irregolarità di affidamento dell'appalto per lo svolgimento del servizio banca dati, ma preoccupata invece dei forti aumenti contenuti nelle cartelle per il pagamento dell'imposta sui rifiuti (Tarsu), giunte nei giorni scorsi via posta dall'Equitalia (l'ex-Uniriscossioni).
Un classico caso di cartelle pazze. È successo che per un errore un numero imprecisato di bollettini contenevano un calcolo errato della tariffa.
In particolare non si è tenuto conto delle riduzioni a cui molti utenti hanno diritto. Ci riferiamo agli sconti riservati ai "single", ovvero a coloro che vivono da soli (pari al 30 per cento) e agli utenti che abitano a parecchia distanza dal più vicino cassonetto (pari al 70 per cento). Potete immaginare la faccia di coloro che si sono ritrovati una bolletta a volte quasi raddoppiata. Non dimentichiamo, poi, che la fascia degli utenti single è rappresentata soprattutto da anziani particolarmente sensibili a questo tipo di problemi.
«È vero ci sono stati degli errori di cui ci scusiamo - afferma Fabrizio Sandro, responsabile dell'Ufficio di via Cravero -. Purtroppo, nel mettere a ruolo le cartelle della Tarsu, incrociando i nostri dati con quelli messi a disposizione del Comune sono scomparsi gli sconti, comunque non in tutti i casi». Il consiglio quindi è di controllare attentamente i bollettini e in caso di anomalie recarsi all'Ufficio tributi in municipio oppure alla Banca dati di via Cravero, ricordando però che in quest'ultimo caso l'Ufficio chiuderà definitivamente i battenti a fine anno, avendo esaurito il proprio incarico. «Gli utenti non si devono allarmare e nemmeno precipitarsi in Comune sobbarcandosi lunghe code - avvertono dall'Ufficio tributi del Comune -: infatti la Tarsu può essere pagata tranquillamente oltre la scadenza della prima rata e quindi c'è tutto il tempo per venire qui e chiedere il ricalcolo della bolletta».
Un errore che non ci voleva, in primo luogo per la perdita di tempo a cui vengono costretti i cittadini, e poi nel momento in cui infuria la polemica innescata dall'opposizione e mentre si sta introducendo il nuovo metodo di raccolta rifiuti.
http://www.ecodelchisone.it/articoli/articolo.asp?ID=24673

SUSA
TAV, scontri e pestaggi. La polizia aggredisce
i presidianti
.
Pubblichiamo il racconto di una notte di violenza ingiustificabile. I fatti DOVRANNO essere chiariti!
Susa.(TO) 6 Dic. 2005. "... Telefono all'amico assediato: racconta che sono circondati nel prato.
Alle 3.30 è partito il blitz: le forze dell'ordine hanno svegliato a calci e manganellate sulla tenda chi dormiva nella tenda. Il vicequestore Sanna, in preda a delirio da coca o amfetamine, sale su una ruspa e sprona il macchinista contro la barricata con la gente sopra, urlando gli uomini "ammazzateli tutti".
Alle quattro la chiamata: "sono a Venaus, stanno picchiandoci tutti a sangue".
Sono le 5 e qualche centinaio di persone si assiepa davanti ai militari in assetto antisommossa. Lontane le urla strazianti dei presidianti. Telefono all'amico assediato: spiega che sono circondati nel prato di fronte al presidio, dove sono finiti dopo un'inseguimento con i manganelli alzati. I presenti mi raccontano che alle 3.30 è partito il blitz: le forze dell'ordine hanno svegliato a calci e manganellate chi dormiva in tenda.
Il vicequestore Sanna, salito su una ruspa sprona il macchinista contro la barricata con la gente sopra, urlando agli uomini "ammazzateli tutti" (registrato con un telefonino, spero che quell'uomo possa pagare per quello che ha fatto). Quando siamo lì gli assediati sono in due gruppi in due prati, stretti e colpiti ripetutamente da manganellate e calci, a difendersi con le mani in alto.
Le ambulanze dopo parecchio tempo finalmente permettono di soccorrere i feriti. Giornalisti manco a dirlo assenti, la RAI arriva verso le 5.30 ed è subito bloccata dalla polizia. Un signore, conosciuto al presidio passando insieme mezza giornata di pulitura dei prati dai rifiuti di plastica dispersi nell'ambiente nella manifestazione del 30, una delle persone più pacifiche che abbia mai conosciuto, è stato duramente colpito in testa ed alla nuca.
Dopo poco il cordone della polizia si stringe di colpo contro di noi per fare passare i mezzi di rinforzo per massacrare ancora i 50 poveracci ostaggi nei prati. Non ci muoviamo e stiamo con le mani in alto. Botte, botte, botte, rabbia infinita. Pensionati iniziano a lanciare sassi, tanti colpiscono a calci il pullman. Le botte aumentano, poi passati i mezzi si fermano.
Arrivano gli assediati, rilasciati. Il terrore è nei loro occhi, l'amico sragiona, ha paura e vuole scappare, gli occhi sbarrati, e quasi tutti hanno preso botte. La gente è sempre più inferocita, gli sms girano per tutta la valle. Un signore con il cappello da alpino colpito nella carica si contorce a terra, dopo un bel po' la polizia lascia passare i barellieri ma non l'ambulanza, lontana.
Nella giornata si susseguiranno le voci di un coma, ma per conoscenze appuriamo che non è vero. In molti abbandoniamo Venaus, tutte le fabbriche, le scuole, i negozi sono in sciopero. Si organizzano i blocchi: autostrada a Venaus: arrestati tutti subito. Bussoleno strade e ferrovia Susa autostrada S. giorio autostrada Avigliana ferrovia Almese autostrada.
Noi andiamo a Bussoleno.
C'è gente che prepara barricate, la polizia arriva, poi si ritira, poi arriva dall'altra parte. Qui c'è una barricata, arrivano armati fino ai denti, si fermano dietro alla barricata. Iniziano a sradicarla. Qualcuno butta palle di neve, poi due copertoni, poi la carica su donne, uomini, vecchi con le mani alzate.
Chi ha la macchina fotografica viene colpito all'apparecchio e poi alla testa. Una coppia di ragazzi sui 35 anni (lui e lei) rimangono in mezzo, pestati da 4 poliziotti. Tutti accorrono, gridano, le prendono. Botte, botte, botte.
Arrivano notizie dagli amici di pestaggi violenti a San Giorio, Avigliana (voce di un morto, da confermare), Susa, ad Almese con i parroci in testa. Arriva notizia che pensionati a San Giorio stanno facendo barricate sull'autostrada abbattendo alberi e guardrail. Hanno bisogno di aiuto, moltissimi accorrono.
Tutta la valle è mobilitata. Ora (16.28) sono qui per far sapere al mondo ciò che sta accadendo, amici sono a San Giorio, dove mi dicono che continuano le cariche ed i pestaggi sulla popolazione inerme, migliaia di persone.
VERGOGNA!
http://www.mountwild.it/mw/news/displaynews.php?idnews=89
Dopo il blitz notturno con cui Polizia e carabinieri hanno rimosso il presidio di Venaus contro la Tav in Valle di Susa, è il momento delle polemiche.
Antonio Ferrentino, presidente della Comunita' Montana Bassa Valle Susa e tra i protagonisti della protesta anti Tav, chiama in causa il governo e accusa: "Il ministero dell' Interno ha delle precise responsabilità nel blitz avvenuto nella notte. La sua violenza è stata inaudita. La gente inerte, sotto le tende, e' stata presa a manganellate, senza alcun preavviso".
Sul piano politico, si schierano con i manifestanti i sindaci della Valle di Susa, la Cgil, Rifondazione comunista, i Verdi, che chiedono al governo di riferire in Parlamento sull'accaduto.
Ma il leader dell'Unione romano Prodi incalza il governo:"La decisione del ministero dell'Interno di sgomberare con la forza il cantiere della Tav è un grave errore che produce solo esasperazione in una situazione già critica. La via giusta non può essere che quella del dialogo con la popolazione per superare insieme la situazione di difficoltà".
La denuncia di Ferrentino
"Un mio consigliere di 65 anni che dormiva sotto una
tenda - ha raccontato Ferrentino - è stato colpito. Non si tratta così la gente.
Non avrei mai pensato che potessero arrivare a tanto in uno Stato di diritto.
Bastava un preavviso di dieci minuti per consentire alle persone di
allontanarsi". "Quella di stanotte è stata una decisione politica. Così hanno
incendiato la valle Susa".
Il racconto di un testimone: "Presi
a manganellate"
"Intorno alle 3,30 - racconta il fotografo Alessandro Contaldo, che si trovava
al presidio i Venaus - sono arrivati una trentina di automezzi delle forze dell'
ordine che hanno scaricato un migliaio tra agenti e carabinieri in assetto
antisommossa. E' iniziata subito una carica ed anch'io sono stato colpito da
alcune manganellate".
La protesta dei sindaci
Dopo l' operazione di polizia e carabinieri sono saliti al presidio, a piedi,
anche alcuni sindaci della zona, quelli di Venaus, di Sant'Ambrogio, di San
Didero e di Bruzzolo. "Ci sentiamo traditi - hanno detto - siamo indignati, qui
la gente difendeva solo il proprio territorio. Questo è il fallimento della
democrazia".
Sindaco Venaus: "E' il fallimento
della politica"
Quello che è accaduto nella notte è il fallimento della politica: a sostenerlo
sono i sindaco di Venaus, Nilo Durbiano e il presidente del Consiglio
provinciale, Sergio Vallero. Amareggiato, il primo cittadino dichiara che "la
politica ha fallito per l'enorme presunzione di chi sta a Roma e a Torino" e che
"adesso, in queste condizioni, il dialogo diventa sempre più difficile". "Ha
colpito - prosegue il sindaco - la violenza dell'operazione di sgombero. Hanno
abbattuto le tende, usato i manganelli, ma le nostre ragioni non si abbatteranno
con i manganelli".
Cgil: "No alle azioni violente"
"Così no. Non si possono accettare forzature che comportino il ferimento delle
persone, perché questo impedisce il confronto razionale di opinioni, il dialogo
e la ricerca di soluzioni condivise a cui non c'è alternativa. La Cgil condanna
tutte le forzature e le azioni violente. Fermatevi". E' il commento di Vanna
Lorenzoni, segretaria generale Cgil Torino, ai fatti accaduti nella notte.
Bertinotti: "Fatto di gravità
inaudita"
"Un fatto di gravità inaudita si è verificato in Val di Susa. La Repubblica
italiana mostra alle popolazioni della Valle un volto che contrasta con la sua
ispirazione democratica e con l'anima della Costituzione". Così Fausto
Bertinotti commenta gli ultimi avvenimenti, e la reazione delle Forze
dell'ordine al presidio dei manifestanti contro la Tav.
http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=58399

TORTONA
Dott. Cuva, il P.M. dei sassi dal Cavalcavia.
“Un giorno quel bambino giudicherà gli uomini" diceva sempre la nonna del Dott. Cuva. Una predizione difficilmente realizzabile, all'apparenza, per un ragazzino cresciuto in una tranquilla cittadina. Ma il piccolo Cuva era incredibilmente bravo nel risolvere in breve tempo le marachelle dei compagni di giochi. E aveva un sogno: poter giudicare da grande ogni sorta di mariuolo anche quelli provenienti dai cavalcavia. Con l'andar degli anni la nonna non perse mai occasione di incoraggiare l'interesse che il nipote dimostrava per la giustizia, e come aveva predetto, si iscrisse davvero alla facoltà di giurisprudenza.
Al momento della laurea del giovin signore, lei era già malata di cuore. Ma fu immensamente orgogliosa quando il Dott. Cuva diventò Procuratore della Repubblica a Tortona, e appese la nomina del nipote sopra il letto con tutti gli onori.
Qualche tempo dopo, il Dott. Cuva, stava interrogando il suo primo inquisito, un imponente esemplare di 136 chilogrammi proveniente dalle langhe piemontesi. Si chiedeva cosa avrebbe detto la nonna vedendolo intimorire un bestione simile. Immaginava il suo viso rugoso incresparsi in un ampio sorriso mentre le ricordava con quale furbizia risolveva le marachelle giovanili. Quando sarebbe andato a trovarla quella sera, le avrebbe parlato del nuovo inquisito. Squillò il telefono. Rispose il segretario. “Dott. Cuva” disse poi “era suo padre. Temo ci siano brutte notizie. Sua nonna se n'è appena andata”.
Il senso di vuoto che lo colse alla morte della nonna lo avrebbe accompagnato per anni. Ma coll'andar del tempo capì che la nonna gli aveva trasmesso una bellissima eredità: la curiosità e la passione per la giustizia, e la convinzione che l'intelligenza e l'immaginazione fossero due dei più validi strumenti giudiziari per risolvere ogni causa. I suoi insegnamenti lo avrebbero guidato nelle decisioni più importanti della sua carriera, fino a quando Paolo Liguori, direttore del telegiornale di “Italia 1” non lo mandò fuori di testa.
In tutte le sue avventure giudiziarie, la nonna era il suo mentore, la sua compagna di cospirazioni. Lui e lei facevano un bel duo; più che un'alleata, la nonna era un'insegnante ingegnosa e meravigliosa. Uno dei principi che gli inculcò, e che ancora oggi segue, è che a ogni problema, per arduo che sia, esiste una soluzione. Come ad esempio manomettere i nastri degli interrogatori per continuare a tenere la gente in carcere. Tutti conoscono l'inchiesta dei sassi dal cavalcavia di Tortona, inchiesta che ha dato notorietà al Procuratore della Repubblica di Tortona dott. Aldo Cuva e che trovo inutile riproporre. Conosciamo come è andata a finire, per lo meno la prima parte. Prima parte che ha decretato il fallimento della giustizia e dell'uomo che l'ha amministrata in quel di Tortona. Il dott. Cuva è stato sospeso e indagato. Interrogato non ha avuto difficoltà ad ammettere i suoi errori. Lo stress e i mass-media gli hanno giocato un brutto tiro come quello che lui ha fatto ai suoi inquisiti, con la differenza che Lui non va in galera, ma alla Corte d'Appello di Genova a fare il Consigliere del reparto addetto alle registrazioni.
Il piano del dott. Cuva è stato veramente diabolico e incivile, pur di raggiungere il suo scopo non avrebbe esitato a chiedere l'ergastolo per tutti gli inquisiti. Ma per fortuna non ha retto psicologicamente, alle prime avvisaglie di raffreddore ha cominciato ad agitarsi follemente contro chi l'ha smascherato, senza capire che non era un gioco ma una questione di vita o di morte.
È mia convinzione che, nei resoconti pubblicati finora, alcuni importantissimi elementi non sono affiorati alla luce del sole. E l'intera vicenda non è così nobile, esemplare e trionfale come all'inizio fu raccontata. La verità abbonda d'intrighi, d'imbrogli, di menzogne, di speranze svanite e di dispiaceri.
Un nuovo Procuratore della Repubblica ha continuato l'inchiesta dei sassi di Tortona chiedendo il rinvio a giudizio di una parte degli inquisiti e prosciogliendone altri. Quindi ha riconosciuto la validità della prima parte dell'inchiesta condotta dal dott. Cuva. Invece di continuarla, non sarebbe stato più giusto iniziare tutto da capo?
Sig. Procuratore, se Lei si trovasse davanti un bel piatto di spaghetti alla carbonara e dopo la prima forchettata si accorgesse che insieme agli spaghetti ci sono una decina di scarafaggi, cosa farebbe? Toglierebbe gli scarafaggi e continuerebbe a mangiare come se niente fosse accaduto o butterebbe via tutto? In questo caso ha buttato gli spaghetti e si è tenuto gli scarafaggi. Un colpo al cerchio e uno alla botte, mentre l'etica comportamentale è rimasta con gli scarafaggi.
Qualcuno ha detto: il dott. Cuva ha sbagliato in buona fede. Anche sua nonna.
Di Vago Rovina
http://www.lagrandepromessa.it/1998/DK570.htm