I RODIGINI O ROVIGOTI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?

di Antonio Giangrande

(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).


PUBBLICA SICUREZZA

Poliziotti, tre anni a chi dormiva.

Da un’inchiesta de “L’Espresso”. Condanne pesanti a Rovigo per 22 agenti di Pubblica Sicurezza beccati grazie al Gps: in teoria erano in servizio, invece ronfavano beatamente nelle loro auto, parcheggiate nelle zone più tranquille della città. 

Come nella commedia di Woody Allen "Il Dormiglione", 22 agenti della Polizia di Stato della questura di Rovigo si era ibernati durante le ore di servizio. Al momento di prendere servizio cadevano in letargo, in un lungo sonno notturno. Forse i sedili delle Volanti non erano comodi letti, ma ci si adattava piuttosto che sorvegliare le strade buie e fredde della città. Intanto, il servizio di pattuglia per le strade di Rovigo era sospeso fino alle luci dell'alba. E non era uno sporadico abbiocco di uno sparuto numero di poliziotti, ma una dormita collettiva durata mesi e mesi, tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008. Tutti assegnati alle Volanti. Il giudice, Mirko Stifano, ha infatti usato la mano pesante: 22 condannati con pene da nove mesi a tre anni e sette mesi. Le accuse vanno dalla truffa al falso in atto pubblico.  Una sola assoluzione, per l'agente in sala operativa che avrebbe, secondo il pm Ciro Savino, coperto due colleghi. Un problema di sicurezza poiché in servizio esterno c'erano 30 agenti e 22 sono stati beccati a dormire. Gli avvocati degli agenti hanno annunciato appello e respingono ogni accusa: i loro assistiti avrebbero solo fatto piccole soste per fare pipì o bere un caffè per tenersi svegli. Pare che gli agenti siano stati incastrati dall'occhio del satellite, cioè spiati con gps delle auto di servizio. Tenevano le radio collegate con la centrale, che registrava con il gps le posizioni delle auto, mentre gli agenti schiacciavano un sonnellino.  E il satellite ha documentato le soste delle auto fuori dalle zone di competenza e rientri immotivati in questura nel cuore della notte. Il gps ha registrato, inoltre, che le Volanti si trovavano in aree cittadini più tranquille, o in un cantiere dell'Anas lungo la statale 16, dove i poliziotti sostavano a volte più di tre ore. Oltre a ciò, nelle schede degli obiettivi controllati non veniva segnato nulla, oppure perlustrati luoghi che non potevano essere raggiunti, poiché l'auto era ferma da tutt'altra parte. Per incastrare i poliziotti dormiglioni sono state utilizzate intercettazioni ambientali e le "cimici" nascoste nelle volanti, che hanno registrato i dialoghi fra gli agenti con gli spostamenti sospetti.  L'inchiesta era partita quasi per caso, da una vicenda che vedeva implicato un poliziotto che avrebbe chiesto soldi per evitare controlli in un locale trasformato in un market della cocaina. L'accusa si rivelò falsa, ma intanto era partita una seconda inchiesta interna alla questura sulle lunghe assenze delle volanti nel pattugliamento della città. Poliziotti che controllavano, dunque, altri poliziotti. Gli agenti condannati sono stati da tempo trasferiti presso altre questure. Non è un fatto nuovo quello di dormire in servizio. Due anni fa furono le Iene a svelare i sonnellini notturni nelle vie di Roma di poliziotti e vigili urbani, dal Vaticano all'ambasciata americana, dal Parlamento alla Fontana di Trevi. Venivano svegliati da Giulio Golia delle Iene che portava ai dormiglioni una Moka piena di caffè.


PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Il palazzo dei fannulloni. Da “Il Resto del Carlino”  e “Il Gazzettino” del 20 luglio 2011.

C’era chi andava a fare la spesa, soprattutto al mercato settimanale del martedì, chi entrava e usciva per più brevi commissioni o per un caffé. Chi invece si faceva timbrare il cartellino e non si vedeva in ufficio se non per qualche ora o chi addirittura usciva immediatamente dopo aver timbrato il cartellino, giustificando l’assenza come ‘missione’. Sono ben 101, su 115, i dipendenti della Regione Veneto della sede di viale della Pace, a Rovigo, che saranno chiamati a rispondere davanti ai giudici, a vario titolo e con diversa responsabilità, di truffa allo Stato e falso in atto pubblico per decine di episodi di presunto assenteismo. La Procura di Rovigo ha infatti chiuso nei giorni scorsi l’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Sabrina Duò, che ha passato al setaccio il comportamento, sul luogo di lavoro, dei dipendenti del palazzo di vetro di Rovigo.

Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, erano partite da alcune segnalazioni e lamentele all’inizio del 2010. Per verificare gli episodi di allontanamento dei dipendenti dal luogo di lavoro le Fiamme Gialle hanno monitorato tramite riprese video e fotografiche gli spostamenti del personale della Regione per diversi mesi. Oltre 170 ore di filmati che avrebbero accertertato che molti dipendenti, in pratica la maggior parte, d’abitudine si allontanavano dall’ufficio più volte nell’orario di lavoro. I finanzieri hanno poi proseguito l’indagine incrociando ai filmati e alle fotografie, una serie di documenti che vanno dai tabulati meccanografici, ai badge magnetici (i cartellini), ai fogli di presenza, agli ordini di uscita e i permessi, svolgendo esami tecnici anche sul materiale informatico, come ad esempio l’hard disk del videoregistratore.

Tutto il materiale era stato formalmente richiesto con decreto del magistrato alla Regione Veneto a luglio dell’anno scorso, quando le indagini già andavano avanti da alcuni mesi, ed era stato acquisito anche grazie alla collaborazione dei dirigenti e degli amministratori di palazzo Balbi a Venezia, come confermato anche dal vicepresidente della Regione Marino Zorzato, in qualità di responsabile delle risorse umane. Un lavoro certosino, quello delle Fiamme Gialle, che ha richiesto tempo ma che alla fine ha portato per ben 101 dipendenti all’accusa di truffa allo Stato e falso in atto pubblico. Due soltanto, nel corso dell’indagine le posizioni archiviate, dato che le indagini erano partite dall’esame di 103 posizioni. Ora toccherà ai giudici valutare la rilevanza di ogni singolo caso e ai dipendenti spiegare i motivi delle assenze, si sia trattato di pochi minuti o di ore, e dell’uso quantomeno disinvolto del cartellino.

Assenze ingiustificate anche di sei ore in una giornata lavorativa di otto. Finte missioni, shopping, visite al mercato settimanale e mille altre occupazioni. Tutto pur di non lavorare. Sono 101, su un totale di 115, i dipendenti assenteisti della sede di Rovigo della Regione Veneto a cui in questi giorni stanno arrivando gli avvisi di chiusura indagini nell'inchiesta della guardia di finanza di Rovigo, coordinata da sostituto procuratore Sabrina Duò, per truffa ai danni dello Stato e falso in atto pubblico.

Un fenomeno di vaste proporzioni che era continuato indisturbato fino alla metà del 2009, quando alcuni colleghi degli indagati, stanchi di sobbarcarsi anche il lavoro altrui, avevano denunciato i comportamenti truffaldini. Così era venuto alla luce un sistema di scambio di badge e di timbrature fatte per altri, con dipendenti che si allontanavano anche più volte nell'orario di ufficio, immediatamente dopo aver registrato l'ingresso e timbrato il cartellino. Oppure personale che si assentava per ore in missioni inesistenti che nessuno aveva autorizzato. Altro che pausa caffè. Presto era stato chiaro che non si trattava di fenomeni isolati, ma di un sistema ben collaudato e ripetuto, cui partecipava la quasi totalità dei dipendenti degli uffici di viale della Pace, dove hanno sede anche il Genio civile e l'Ispettorato per l'agricoltura.

Nel corso dell'inchiesta sono state analizzate a una a una le posizioni dei dipendenti degli uffici rodigini: un lavoro certosino delle fiamme gialle e della Procura che si è concluso nei giorni scorsi e che ha comparato le entrate e le uscite dei dipendenti, con i permessi, le missioni, i timbri di cartellino, le uscite per servizio, i tabulati meccanografici, le badge card e tutto quanto potesse in qualche modo giustificare l'assenza dal posto di lavoro. Il risultato finale è stato quasi un "en plein".

Complessivamente gli accertamenti hanno interessato 103 persone. Solo in due casi gli investigatori hanno accertato la perfetta regolarità e la corrispondenza tra le ore lavorate e quelle registrate con le relative timbrature del cartellino. Per tutti gli altri sono state accertate assenze dal posto di lavoro ingiustificate che vanno da poco più di un quarto d'ora fino a sei su otto ore lavorative. Ora i 101 indagati avranno tempo venti giorni per presentare memorie difensive e chiedere di essere sentiti dal pubblico ministero. Dopo di che il magistrato potrà procedere alle richieste di rinvio a giudizio.

L'inchiesta è stata lunga e articolata. Gli inquirenti, attraverso le riprese video e fotografiche, centinaia e centinaia di ore di filmati, avevano ricostruito i movimenti dei dipendenti. Da quelle riprese le conferme: molti si allontanavano anche più volte nell'orario di ufficio. Tanti appaiono nei filmati mentre rientrano con le borse della spesa: il fenomeno dell'assenteismo raggiungeva le punte massime il martedì e il giovedì, i giorni di mercato in città. Ma evidentemente gli indagati trovavano anche altri modi per impiegare il tempo, visto che le assenze spesso si protraevano per ore.


MAGISTROPOLI

Violante ad Alfano: ispettori in Procura a Rovigo: «Bloccano la centrale».

Alfano dovrebbe mandare gli ispettori ad indagare sui pm di Rovigo, rei, a quanto pare, di aver bloccato la trasformazione della centrale Enel di Porto Tolle a olio combustibile in una a carbone, meno inquinante secondo Luciano Violante. È questo il "consiglio" che l'ex presidente della commissione Antimafia ha dato, durante Cortina Incontra, al Guardasigilli Angelino Alfano. La notizia è riportata oggi sulle pagine del Fatto Quotidiano.

L'articolo di Peter Gomez riporta il ragionamento di Violante il quale, secondo il giornalista, fa intendere come l'organo giudiziario nel caso di Rovigo sia diventato un organo di governo. I magistrati della procura rodigina, spiega Violante, avrebbero «intimidito la commissione impatto ambientale» che avrebbe dovuto dare il via libera agli interventi, con l'emanazione di un decreto nel quale si chiedeva di far avere ai giudici le decisioni che sarebbero state prese al riguardo, presentando, sempre secondo Violante, altro se non «una richiesta di sequestro futuro» (Violante con questo intervento ha citato il suo libro "Magistrati"). E secondo l'ex presidente Antimafia, anche nel momento in cui il problema è passato nelle mani del ministero dell'Ambiente, i pm rodigini avrebbero proseguito sulla stessa strada, domandando al ministro «il provvedimento emesso».

A questo punto però Gomez fa presente che Violante è "animatore e presidente" di Italia Decide, associazione che vede, fra i propri fondatori, proprio Enel spa, la perseguitata dai magistrati di Rovigo. Dopodiché il giornalista riporta la vicenda processuale della centrale di Porto Tolle, dando un perché al presunto "accanimento" dei magistrati contro lo stabilimento concettualizzato da Violante: "mentre si moltiplicavano gli esposti e i ricorsi al Tar dei comitati cittadini (contro la centrale n.d.r) - scrive Gomez -, i pm di Rovigo hanno cercato di capire se installare una centrale a carbone comportasse dei rischi". Questo, riporta sempre il Fatto, anche alla luce della segnalazione, da parte dei consulenti tecnici della procura che hanno esaminato la documentazione, "dell'esposizione da parte di Enel di dati ritenuti non reali che portano a elaborazioni viziate". E sarebbe stato proprio questo, per Gomez, a suscitare la richiesta contestata da Violante dei pm al ministero dell'Ambiente.

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=86900&sez=NORDEST