
CIVITAVECCHIA
L’ex Procuratore capo del Tribunale di Civitavecchia Antonio Albano è stato rinviato a giudizio dal Gip del Tribunale di Perugia per l’accusa di corruzione in atti giudiziari.
L’udienza preliminare si è svolta ieri l’altro nel capoluogo umbro, dove il dibattimento inizierà il 18 gennaio. Albano fu indagato perché, secondo l’accusa, avrebbe facilitato il dissequestro del cantiere della società Ceim, in via Terme di Traiano (dove ora c’è il centro commerciale Le Terme) in cambio di una consulenza di lavoro che il costruttore Pietro Mezzaroma aveva fatto fare alla figlia del magistrato, Cristina, anche lei indagata.
La storia, che risale al 1993, venne nuovamente alla ribalta prima nel 1996 e poi nell’estate ’97, quando si venne a conoscenza di una nuova indagine della Procura di Perugia su alcuni magistrati romani, iniziata con l’arresto del tributarista Sergio Melpignano. Nell’autunno del ’96 ai magistrati umbri l’ex-sindaco Piero De Angelis inviò un esposto di 18 pagine, sempre in merito all’attività dell’allora Procuratore capo.
Il magistrato, ora a Bologna, ha sempre negato un qualsiasi collegamento tra l’inchiesta che lo vede imputato e la vicenda delle cosiddette ”toghe sporche”, così come del resto ha sempre rifiutato l’accusa di corruzione nei suoi confronti. «Mia figlia quel lavoro lo ottenne grazie a sue amicizie» disse l’estate scorsa, quando scrisse una una lunga lettera inviata al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia e, per conoscenza, al Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Roma, in cui rappresentava il proprio «rammarico personale per l'assurdo e distorto collegamento che viene fatto del mio nome con altre situazioni ed altri indagati che neppure conosco e completamente ignoro».
Albano chiedeva quindi al collega di Perugia di adoperarsi affinché tale collegamento fosse smentito «perchè possa ristabilirsi il senso della verità e della giustizia, le quali se possono essere ignorate dalla stampa, appartengono di sicuro all'ufficio da lei diretto».
Eppure, nonostante la fiducia nei colleghi, si è giunti all’udienza preliminare dell’altro ieri, terminata intorno alle 20 e 30, con il pm che ha appunto chiesto il rinvio a giudizio per l’ex-procuratore, difeso dall’avvocato Sandro Lungarini. «Da parte nostra - spiega il legale - abbiamo fatto richiesta del non luogo a procedere. Il giudice ha invece ritenuto che fosse necessario andare nell’aula di tribunale. E’ comunque una prassi normale - minimizza l’avvocato civitavecchiese - adesso prepareremo la difesa. Chi chiameremo a testimoniare? E’ ancora troppo presto per dirlo, credo che sceglieremo i nostri testimoni a ridosso del dibattimento».
IL MESSAGGERO ON LINE Mercoledì 1 luglio 1998
http://www.associttadini.org/cofiri/Rinviato%20a%20giudizio%20l'ex%20procuratore%20Albano.htm

NETTUNO
TRUFFA AL SERVIZIO SANITARIO, SCOPERTI 400 'FALSI POVERI'
La grande truffa dei ticket: oltre 400 denunciati
Autocertificazioni false per ottenere l' esenzione. Sotto accusa dirigenti, medici e impiegati della Asl H
NETTUNO - 23 NOV. 2004 - Coinvolti in 414 tra Anzio e Nettuno. Per oltre metà medici, infermieri, funzionari dell' Asl RmH, distretto 6. Con loro un centinaio di familiari e altrettanti utenti comuni.
Insomma un record, nel ramo delle truffe al Servizio sanitario pagato con i soldi dei contribuenti. Specialità del piccolo esercito di truffatori del litorale, le esenzioni dal ticket. Ottenute col vecchio metodo della falsa autocertificazione. Ma anche e soprattutto con la novità di disporre agli sportelli Asl di ben sette «addetti all' accettazione» che non solo chiudevano un occhio sulle impegnative falsificate ma contribuivano attivamente al raggiro esentando d' autorità chi non ne aveva alcun diritto. Il raggiro è stato documentato nell' arco degli ultimi due anni, per il periodo anteriore purtroppo le impegnative sono state già distrutte.
Chissà da quanto tempo andava avanti la truffa... In due anni comunque i truffatori hanno messo a punto un danno da 50 mila euro, una media di 11 «impegnative fasulle» a testa, un danno pro-capite nei confronti del servizio sanitario di 400 euro. Ne emerge un intero paese, come la conurbazione Anzio-Nettuno, in cui il singolare sistema in atto era attuato come la cosa più scontata. A scoprire il raggiro denunciando i 414 all' autorità giudiziaria (coordina l' indagine il pm della procura di Velletri Luigi Paoletti) sono state le Fiamme gialle della compagnia di Nettuno guidata dal capitano Vincenzo Di Filippo, sull' onda di un input investigativo promosso dal comandante provinciale, colonnello Giuseppe Zafarana.
I reati ipotizzati sono al momento truffa e abuso d' ufficio. «Abbiamo cominciato con l' incrociare i dati della banca dati dell' Asl con quelli dell' anagrafe tributaria - spiegano le Fiamme gialle - e subito i primi nodi sono giunti al pettine: abbiamo individuato 28 persone che avevano usufruito delle esenzioni senza averne diritto. Ma lo spunto per andare oltre è venuto da alcune annotazioni a matita rintracciate sulle impegnative. Indicavano "dipendente"...».
Il passo successivo è stato informatico. Non bastava più un' indagine a campione, bisognava ricorrere all' elaborazione ex novo di un software di sintesi in grado di affrontare montagne di impegnative degli ultimi due anni. «Abbiamo organizzato un access, insomma un programma di gestione dei database». Grazie alla collaborazione del direttore del VI distretto dell' Asl Rmh, la Finanza ha ottenuto uno stanzone al pianterreno degli Ospedali Riuniti di Anzio in cui raccogliere una massa di impegnative di 6 metri per 5, trenta metri cubi di carta da passare al setaccio. Risultato? Individuati come perni della truffa 3 funzionari dell' Asl, 6 medici, 7 addetti all' accettazione, decine di portantini, decine di infermieri, insomma qualcosa come 220 dipendenti Asl. Più un centinaio di parenti. Più altrettanti compaesani. Tutti dediti al «saccheggio» della sanità pubblica.
Reazioni politiche? «In passato avevamo presentato più interrogazioni su quella Asl, ma la giunta Storace non si è mai degnata di rispondere», attaccano i Ds Giulia Rodano e Tonino d' Annibale. «La prima vittima della truffa è la Regione Lazio», ha ribattuto il capogruppo di Forza Italia Francesco Giro. «Ci costituiremo parte civile», aggiunge l' assessore regionale alla Sanità, Marco Verzaschi. Paolo Brogi 60% DIPENDENTI DELLA ASL Si tratta del gruppo più consistente di indagati: medici, infermieri, impiegati della Asl Rm H, sesto distretto Anzio-Nettuno 6 DOTTORI COINVOLTI La truffa era possibile grazie al coinvolgimento diretto di sei medici della Asl che chiudevano un occhio sulle falsificazioni 30 METRI CUBI DI FALDONI Il materiale sequestrato per arrivare alle 414 denunce ha riempito scatoloni per uno spazio complessivo di 6 metri per 5.

TIVOLI
Tivoli - 4 gennaio 2008 - Grave emergenza sanitaria.
L'acqua dell'acquedotto è contaminata.
Pensate se un bel giorno uscendo da casa vostra, dopo aver utilizzato per anni l’acqua erogata alle utenze domestiche come di consueto per bere, cucinare e lavarsi, vi trovaste davanti agli occhi una ordinanza che AL FINE DI PREVENIRE EVENTUALI INCONVENIENTI DI NATURA IGIENICO SANITARIA comunicasse a tutti i residenti che L’ACQUA IN DISTRIBUZIONE NON E’ POTABILE COSI’ COME NON LO E’ MAI STATA.
Credo che ognuno di noi rimerebbe piuttosto scosso!
NONOSTANTE DENUNCE PRESENTATE, SINDACO, TRIBUNALE DI TIVOLI, CARABINIERI, NOE, ASL E LE ISTITUZIONI LOCALI TUTTE, NESSUNO HA CHIUSO L'ACQUEDOTTO E SI CONTINUA A FORNIRE ACQUA ALLE ABITAZIONI, CHE NEL FRATTEMPO SONO DIVENTATE CENTINAIA.
QUI DI SEGUITO, LA DOCUMENTAZIONE DELLA ASL DI ROMA, DOVE DICHIARA CHE L'ACQUA NON E' IDONEA AL CONSUMO UMANO.
ANALISI DEL MAGGIO 2005


ASL ROMA F DI RIGNANO FLAMINIO - Inquietante è dir poco! L'acqua distribuita dall'acquedotto è contaminata sino al punto di violare la normativa Europea. Certo che questo può succedere, ma occorre, quando accade, che le Istituzioni, pongano in essere tutte quelle iniziative atte ad arginare il problema ed elevare la popolazione dal pericolo per la propria salute. Non solo questo non è accaduto, ma si autorizza la costruzione in massa di nuove abitazioni. Abbiamo anche informato il Sindaco con una denuncia a Lui rivolta. Il Tiburno, ha pubblicato un' inchiesta su questa scandalosa vicenda. Risultato, giornalista licenziata e articoli sospesi.
ANALISI DI AGOSTO 2005
Il Dott. G. Ronzani, diligentemente
dopo alcuni mesi è tornato a rieffettuare le analisi
dell'acqua. Come si evince dal documento, in questa
occasione le analisi non sono conformi e si dichiara
inconfutabilmente che è stato violato il
D.Lgl. 31/01 per le acque destinate al consumo umano.
Il Dott. Ronzani si è reso onestamente parte
diligente in questa losca vicenda, con la
conclusione che è stato trasferito di sede. Al suo
posto si è insidiato il Dott. Marco Gizzi, il quale
dopo la mia richiesta di conoscenza sullo stato
dell'acqua, si è trincerato rispondendomi "non posso
dire nulla, perchè sussiste il Segreto Istruttorio".
Mi
auguro vivamente che questo sia vero, anche se
sinceramente qualche dubbio mi sorge. Non possiamo
pensare che un Magistrato, imponga il segreto su
atti pertinenti alla salute pubblica. A distanza di
un anno dalle prime analisi, la situazione non è
assolutamente migliorata, ma al contrario, pare
fortemente peggiorata. Questo documento ci è stato
inviato, da dipendenti onesti del Comune di Capena,
su carta intestata del medesimo Comune e allegate vi
erano le succitate analisi. Nonostante il
peggioramento dell'acqua, pare ancora oggi non siano
state presi concreti provvedimenti e lo stato
d'emergenza non è stato dichiarato. Quante persone
si devono sentire male, oppure morire, come è
accaduto a mio fratello che dopo essere stato ospite
per un anno a casa mia, è morto misteriosamente di
cirrosi epatica, senza mai avere bevuto, senza avere
marcatori, senza avere l'AIDS e senza avere il
cancro? La cartella clinica parla chiaro. Le
Istituzioni Internazionali devono prendere atto di
quanto scritto, in quanto anche persone di
nazionalità straniera hanno soggiornato nella zona,
alcune abitazioni sono esposte in siti internet, per
le case vacanza e quindi doveroso da parte mia, che
questa vergognosa vicenda sia resa pubblica in tutta
Europa, al fine di non essere tacciati di complicità
in reati sulla corretta informazione e tutela
sanitaria, vigenti nella Comunità Europea.

ANALISI DI MARZO 2006


http://www.ingiustizie.net/index.html