I ROMANI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ??


MAGISTROPOLI

CONSULENZE GIURIDICHE A CECCHI GORI. SOSPESO MAGISTRATO DI ROMA

Luisanna Figliolia avrebbe ottenuto dall'ex presidente della Fiorentina soggiorni gratis al mare o a Londra ed elargizioni di vario tipo in cambio dei suoi "consigli"

ROMA – 17 LUGLIO 2008 - La sezione disciplinare del Csm ha sospeso dalle funzioni e dallo stipendio il gip di Roma Luisanna Figliolia, accusata dai pm di Perugia di aver ottenuto elargizioni da Vittorio Cecchi Gori in cambio di una sorta di consulenza giuridica. Il "tribunale delle toghe" ha anche disposto il suo collocamento fuori ruolo, accogliendo le richieste che erano state formulate dal ministro della Giustizia Angelino Alfano e del procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli.

Figliolia era già stata sospesa, ma per due mesi, dal gip di Perugia il 2 luglio scorso.

Secondo l'inchiesta penale a suo carico, in cui sono ipotizzati i reati di concussione e abuso d'ufficio il magistrato romano avrebbe ottenuto da Cecchi Gori soggiorni gratis al mare o a Londra ed elargizioni di vario tipo (dal pagamento di una festa di compleanno a un contratto per il marito) in cambio di suoi "consigli".

http://unionesarda.ilsole24ore.com/mondo/?contentId=33537

INSABBIAMENTI E RITORSIONI

Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02084

Atto n. 4-02084
Pubblicato il 31 maggio 2007
Seduta n. 159

CORONELLA - Al Ministro della giustizia. -

Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:

il 18 luglio 2006, l’on. Francesco Cafarelli ha denunciato ai Titolari dell’azione disciplinare una grave e circostanziata serie di fatti dei quali si sarebbe reso protagonista, nell’esercizio delle pregresse funzioni di magistrato della Procura di Roma, il dott. Giancarlo Armati, attuale Procuratore generale della Corte d’appello di Perugia;

l’on. Cafarelli, nell’evocare i singolari svolgimenti di un processo da lui subito nella cosiddetto stagione di “tangentopoli”, insieme all’allora Ministro dei lavori pubblici Giovanni Prandini, processo conclusosi poi definitivamente con pronuncia liberatoria a favore di tutti gli imputati, ha precisato che la fonte d’accusa, tal Romualdo Di Corato, imprenditore legato agli appalti ANAS, aveva ottenuto dal magistrato inquirente – il citato dr. Armati, appunto – un inspiegabile trattamento di scandaloso favore. Addirittura, si legge nell’esposto, nel corso dell’esame cui il Di Corato era stato sottoposto l’11 febbraio 1993, l’Armati, anziché invitarlo alla nomina di un difensore quale indagato per corruzione, gli aveva attribuito del tutto arbitrariamente la qualità di persona offesa da una presunta concussione. Nessuna indagine – prosegue l’on. Cafarelli – fu mai svolta dal dr. Armati a carico del Di Corato, nonostante le numerose prove della falsità delle dichiarazioni che egli aveva reso nei confronti di tutte le persone poi prosciolte;

a distanza di anni – soggiunge ancora l’on. Cafarelli – è stata acquisita la costernante spiegazione delle “ragioni” che avevano ispirato il comportamento dell’Armati nei confronti del Di Corato: i due - al tempo dell’indagine - erano legati da intensi rapporti d’indole inequivocabilmente corruttiva;

la prova del mercimonio è contenuta nella drammatica denuncia presentata al Procuratore della Repubblica di Roma il 30 giugno 2006 dal dott. Federico Armati, alto funzionario del Ministero dell'interno, contro il padre Giancarlo nel contesto il sindacato parlamentare, il dott. Federico Armati afferma testualmente: “Posso dichiarare con certezza che negli anni 1989, 1990, 1991,1992 e 1993, mio padre, il dr. Giancarlo Armati, all’epoca sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma riceveva in modo continuato regali di valore rilevante dal sig. Di Corato Romualdo, pugliese di Trani, titolare di un'importante impresa di costruzioni di autostrade. Tra i regali di cui ho diretta conoscenza ricordo un orologio di platino marca Cartier mod. Pasha con cinturino in pelle marrone, un orologio d’oro marca Piaget, gemelli da camicia in oro e smalto nero con diamante di Bulgari, servizio completo di posate da tavola di argento massiccio del gioielliere Buccellati, un prezioso servizio da tavola di porcellana, un servizio di bicchieri di cristallo Baccarat, una coppia di preziosi candelabri d’argento d’epoca con incisione alla base, un servizio di bicchieri-coppe in oro zecchino (…) giacche, maglioni ci cachemire, calzini di cachemire, camicie ed altro, provenienti, per la maggior parte, dai negozi di Roma, Ravasi di via del Babbuino ed Hermes di via Condotti”;

con successiva denuncia del 26 luglio 2006, il dr. Federico Armati ha riferito di essere stato oggetto – a causa della sua iniziativa – di pesantissime intimidazioni persino in ambito familiare, con l’esplicito avvertimento di uno strettissimo congiunto, qualificatosi “messaggero”: “se non ritiri la denuncia sarai rovinato, sarai distrutto”,

si chiede di sapere se sia a conoscenza di quali iniziative siano state intraprese e se e quali provvedimenti siano stati adottati, nell'ambito di propria competenza, dal Ministro in indirizzo, dal Procuratore generale della Corte di cassazione e dal Consiglio superiore della magistratura, anche in via interdittiva, a tutela del prestigio dell’ordine giudiziario e della delicatissima funzione del Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Perugia.

ARRESTATI MAGISTRATO DI CASSAZIONE E DEL CONSIGLIO DI STATO

PERUGIA - 8 maggio 2007 - Due magistrati - uno in servizio presso la Cassazione, l'altro al Consiglio di Stato - sono stati arrestati questa sera, su ordine del gip di Perugia, insieme a due costruttori del capoluogo umbro. A carico dei quattro verrebbero ipotizzati i reati di associazione per delinquere e corruzione in atti giudiziari. I provvedimenti sono stati eseguiti in serata, tra Perugia e Roma. Uno degli arrestati è il costruttore perugino Leonardo Giombini; l'altro imprenditote è Carlo Gradassi.

Il terzo destinatario è il sostituto procuratore generale della Cassazione Vincenzo Maccarone; e poi c'è il consigliere di Stato Lanfranco Balucani. Per tutti il gip ha disposto il divieto di incontro con i difensori. Dopo l'arresto Giombini è stato condotto per accertamenti in ospedale, e quindi portato al carcere di Perugia. E, a quanto sembra, l'inchiesta ruoterebbe proprio intorno alla figura di Giombini.

Il costruttore venne arrestato, sempre dalla Guardia di finanza, il 29 maggio dell'anno scorso, per un presunto giro di fatture per operazioni inesistenti per più di nove milioni di euro. Tornò libero dopo 71 giorni di carcere, ma nel provvedimento con il quale fu autorizzato a uscire dal carcere il gip aveva sottolineato che il quadro indiziario emerso era comunque "ampiamente confermato".

Al centro della nuova fase dell'inchiesta perugina ci sarebbero alcuni aspetti dell'attività dei due magistrati e i loro presunti rapporti con Giombini. Accertamenti che al momento sono coperti dal massimo riserbo. Intanto domani, davanti al tribunale del riesame di Perugia, è in programma l'udienza nella quale verrà esaminato il provvedimento con il quale gli stessi giudici avevano confermato il sequestro preventivo di parte delle azioni della Giombini costruzioni, disposto dal gip su richiesta della Procura. Decisione poi annullata con rinvio dalla Cassazione, che aveva accolto un'istanza dei difensori del costruttore.

http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/cronaca/perugia-arresti/perugia-arresti/perugia-arresti.html

INDAGATO MARTELLINO, IL GIUDICE DEL CALCIO.

Sotto inchiesta a Napoli i rapporti con Moggi. E’ rappresentante italiano a Eurogiustizia.

L’accusa: abuso d’ufficio. E’ presidente della CAF. Deve processare i protagonisti di calciopoli.

ROMA - 13 GIUGNO 2006 — È arrivata a toccare i vertici della giustizia sportiva l’inchiesta sul calcio truccato: sotto indagine c’è ora Cesare Martellino, magistrato e presidente della Caf, la commissione d’appello federale che di qui a qualche settimana sarà chiamata a giudicare i protagonisti dello scandalo. E tra le finalità dell’associazione per delinquere disegnata dalla Procura di Napoli c’è pure il «condizionamento » delle decisioni della Caf.

Sulla base di intercettazioni, interrogatori e altri accertamenti gli inquirenti hanno aperto un nuovo fascicolo in cui ipotizzano il reato di abuso d’ufficio a carico di Martellino, già pubblico ministero a Roma (si occupò anche del delitto dell’Olgiata), poi procuratore a Terni e adesso rappresentante italiano a Eurojust, l’organo di coordinamento tra le magistrature europee. L’indagine riguarda una vicenda scaturita dalla decisione presa dalla Caf il 13 dicembre del 2004, quando accolse un ricorso della Juventus ribaltando un verdetto della Commissione tesseramenti. Vicenda di cui l’ex direttore generale bianconero Luciano Moggi parlò al telefono con l’allora vice- presidente della Federazione gioco calcio Innocenzo Mazzini e con Francesco Ghirelli, che della Figc era segretario, tutti inquisiti per associazione a delinquere.

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/06_Giugno/13/bianconi.shtml

Bnl, indagato a Perugia il giudice Toro

ROMA 2 GEN. 2006 - Indagati a Perugia per rivelazione di segreto d'ufficio il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e il presidente dimissionario di Unipol Giovanni Consorte. I giudici stanno indagando sulla scalata a Bnl.
A Toro e a Consorte dovrebbe essere stato consegnato in tempi brevissimi un invito a comparire. Il loro interrogatorio davanti ai pm di Perugia sarebbe in programma la prossima settimana.

Appena la notizia è diventata di dominio pubblico, il procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, ha riaffermato la sua piena fiducia a Toro: "Ho seguito personalmente con il collega lo sviluppo delle indagini. Non ci sono state lacune. Una cosa sono i fatti, una cosa le chiacchiere. Non è detto che per il provvedimento, sempre che ci sia, Toro debba lasciare la direzione dell'indagine".

L'inchiesta è quella riguardante l'intercettazione telefonica fatta a Milano dalla Procura di Roma di una conversazione tra Giovanni Consorte e il presidente del tribunale di sorveglianza del capoluogo lombardo Francesco Castellano. Nel colloquio quest'ultimo, in sostanza, assicura al primo di potergli fornire informazioni circa l'indagine romana sulla scalata di Unipol a Bnl in cui Consorte e il suo ex vice Ivano Sacchetti sono indagati per aggiotaggio, manipolazione del mercato e ostacolo all'autorità di vigilanza. Venerdì scorso i pm di Perugia avevano sentito come indagato Castellano.

Della vicenda si sta occupando anche il Csm: il 9 gennaio prossimo è prevista la convocazione della prima commissione. Il relatore, Francesco Menditto, dovrebbe formulare le proposte per quanto riguarda la posizione di Castellano ma è presumibile che alla luce degli ultimi sviluppi venga esaminata la posizione di Toro.

http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/economia/banche29/cosind/cosind.html

INCHIESTA TRIBUNALE FALLIMENTARE DI ROMA. Si indaghi anche sulla gestione del crack Cirio

COMUNICATO STAMPA DELL’INTESA DEI CONSUMATORI

INCHIESTA TRIBUNALE FALLIMENTARE DI ROMA: INTESACONSUMATORI CHIEDE SE ANCHE LA NOMINA DEI COMMISSARI cirio, A SUO TEMPO CONTESTATI, SIA STATA INFICIATA DA RAPPORTI ALLEGRI E DISINVOLTI DEI GIUDICI INDAGATI. INTESACONSUMATORI CHIEDE PER QUALE RAGIONE I COMMISSARI cirio NOMINATI DAL DR. VITALONE, A 18 MESI DI DISTANZA, NON HANNO AVVIATO ALCUNA AZIONE REVOCATORIA CONTRO LE BANCHE, PER RECUPERARE 725 MILIONI DI EURO DEI BOND EMESSI DA RISTORNARE AI RISPARMIATORI

ROMA 14 DIC. 2004 - Nell’ambito degli accertamenti su presunte irregolarità avvenute nella sezione fallimentare del Tribunale di Roma, che hanno visto coinvolti alcuni giudici accusati di aver “pilotato” alcuni fallimenti e che vede una procedura di trasferimento d’ ufficio per incompatibilità, avviata nei confronti del giudice Pierluigi Baccarini, arrestato la scorsa settimana per corruzione in atti giudiziari su iniziativa della magistratura perugina, e del giudice Vincenzo Vitalone, indagato a sua volta nel capoluogo umbro, Intesaconsumatori - che a suo tempo protestò per la nomina dei commissari del crack cirio da parte del Giudice Vitalone - chiede se anche quelle nomine furono “pilotate” e/o inficiate da metodi disinvolti nella gestione dei fallimenti.

Poiché anche il CSM starebbe indagando sui fallimenti pilotati da parte del Tribunale fallimentare di Roma, specie su criteri e modalità di assegnazione dei fallimenti, Intesaconsumatori chiede di allargare l’indagine anche al crack cirio, la cui nomina dei commissari venne contestata non soltanto da Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, ma anche da parte di forze economiche che criticarono una scelta apparentemente “pilotata” da parte di commissari, che a 18 mesi di distanza non hanno neppure esercitato le giuste azioni revocatorie contro le banche coinvolte nello scandalo cirio che ha bruciato i sudati risparmi di una vita, per far rientrare almeno 725 milioni di euro nelle disponibilità del fallimento da ristornare a 35.000 risparmiatori.

http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=2382&Ricerca=cirio

I TRE PROCESSI SU TOGHE SPORCHE

Previti e il processo Imi-Sir. Il collegamento tra il processo Imi-Sir e il caso Previti scoppia il 17 maggio 1996. Viene arrestato, per la seconda volta, l'avvocato Attilio Pacifico, assieme al suo collega Giovanni Acampora, e viene indagato anche Cesare Previti. L'accusa del pool ai tre avvocati romani è di aver pilotato il processo in favore della Sir di Rovelli, in modo da ottenere una sentenza di condanna dell'Imi con il conseguente pagamento della penale economica. La causa Imi-Sir era durata 12 anni, con tre gradi di giudizio e circa 50 magistrati coinvolti, e aveva contrapposto l'imprenditore Nino Rovelli e l'Istituto mobiliare italiano.
Nel 1992 la Cassazione aveva condannato l'Imi a pagare a Rovelli 972 miliardi come risarcimento per non aver rispettato alcuni accordi finanziari che avrebbero permesso alla Sir di sopravvivere. Il pool scopre, sui conti svizzeri dei tre avvocati romani, che nel 1994 la famiglia Rovelli ha versato 67 miliardi (13 ad Acampora, 33 a Pacifico, 21 a Previti). Per il pool si tratta del "prezzo" della corruzione di alcuni magistrati (Renato Squillante, Filippo Verde e Cesare Metta).

Il processo sul "Lodo Mondadori". Riguarda un pacchetto di azioni in mano alla famiglia Formenton che passarono alla Fininvest grazie ad una sentenza della Corte d'Appello che, secondo l'accusa, sarebbe stata anch'essa "aggiustata". La vicenda del lodo arbitrale sul contratto Cir-Formenton inizia nel 1989, quando tre arbitri vengono incaricati di dirimere la controversia tra Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton che riguardava la vendita alla Cir da parte di Formenton di 13milioni e 700mila azioni Amef contro 6 milioni e 350mila azioni ordinarie Mondadori.
Il lodo arbitrale fu favorevole alla Cir: Silvio Berlusconi prese la presidenza di Mondadori e De Benedetti conquistò il controllo del 50,3% del capitale ordinario Mondadori. Il 24 gennaio 1991, però, la Corte d'Appello di Roma, presieduta dal giudice Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini, dichiarò che l'intero accordo, e quindi il lodo arbitrale, era da considerarsi nullo.

La vicenda Sme. La vicenda risale al 1985, quando la cordata Iar, formata tra gli altri da Silvio Berlusconi, Michele Ferrero e Pietro Barilla, scese in campo su sollecitazione dell'allora premier Bettino Craxi per contrastare la vendita del colosso pubblico, già firmata dal presidente dell'Iri Romano Prodi, a De Benedetti. La stessa Iri rifiutò di dare corso alla cessione della Sme, e venne citata davanti ai giudici dallo stesso De Benedetti.
Il ricorso fu respinto con una sentenza del 23 giugno 1986, firmata dal giudice Filippo Verde. Quest'ultimo, subito dopo che la Cassazione rese definitiva la decisione di primo grado, avrebbe ricevuto, secondo i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo, 200 milioni. Altri 100 milioni sarebbero toccati al collega Renato Squillante, mentre tramiti del passaggio di denaro sarebbero stati gli avvocati Cesare Previti e Attilio Pacifico. Su questa vicenda il processo è in corso. Oltre a Previti, è imputato anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

http://www.repubblica.it/online/politica/dossiepreviti/schedauno/schedauno.html


AVVOCATOPOLI

TRUFFA ALLA TELECOM E AL COMUNE DI ROMA

ROMA – 28 APR 2008 - Due arrestati, un avvocato e un ex dipendente Telecom, trasferiti in carcere, cinque avvocati agli arresti domiciliari e 40 denunciati in stato di libertà, tra i quali 10 avvocati e due dirigenti Telecom e una ex funzionaria del Comune di Roma del II dipartimento "sgravi e rimborsi", andata in pensione nel 2006 e madre di uno degli avvocati e moglie di un ex giudice di pace.

E' il risultato dell'operazione "Easy Money" compiuta dal compartimento Polizia Stradale Lazio che ha impegnato 70 agenti. I due arrestati sono Simone Fazzari, avvocato romano di 30 anni e Charlye Ghezzi, libico di 40 anni, ex dipendente Telecom. L'organizzazione secondo l'accusa era composta prevalentemente da avvocati e promossa dall'avvocato Fazzari per compiere truffe ai danni della Telecom per otto milioni di euro e del Comune di Roma per due milioni e mezzo, grazie alla presunta connivenza dell'impiegato Telecom Ghezzi e dell'ex funzionaria del Comune di Roma.

Vari erano i "modus operandi" per truffare la Telecom Italia: l'organizzazione o creava delle false sentenze in cui la Telecom veniva condannata o si impegna pagare a società collegate all'organizzazione ingenti somme di denaro; oppure la pratica veniva trattata dall'Ufficio legale Telecom di Roma, dove era impiegato Ghezzi, il quale emetteva mandati di pagamento su conti correnti intestati società di comodo o a persone collegate all'organizzazione. Un altro sistema era il pagamento di fatture da parte della Telecom per prestazioni mai effettuate da presunti avvocati che non erano iscritti nell'albo legali esterni della Telecom.

Sulla truffa ai danni del Comune era tutto basato sulla restituzione della tassa Invim, relativa alla vendita di immobili da parte di persone fisiche o società non più in vigore e sostituita dall'Ici. Creato un falso decreto di liquidazione e consegnato alla funzionaria, quest'ultima "istruiva" la pratica. ANSA 2008-04-28 13:24

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_69759263.html

SINISTRI TRUFFA NEL LAZIO

ROMA - 10 OTTOBRE 2007 - I carabinieri del nucleo operativo della capitale hanno scoperto una maxitruffa nei confronti delle assicurazioni da circa 15 milioni di euro. A capo dell’organizzazione un avvocato romano di 36 anni Giovanni Candioli. Tra queste, compare anche il fratello del professionista, Alessandro Candioli anche lui avvocato e un altro loro parente, Salvatore Candioli, medico di 34 anni.

Questa operazione denominata Lothar 4, rappresenta la quarta tranche di un’inchiesta cominciata all’inizio del 2004 dopo il suicidio di un avvocato romano: il legale si sparò un colpo alla testa a Villa Borghese.

I carabinieri vollero vederci chiaro e andarono a perquisire la sua abitazione dove trovarono tutte pratiche relative ad incidenti «inventati».

Da allora a giugno del 2004, maggio del 2005 e marzo del 2006, sono state arrestate 85 persone, ne sono state denunciate mille, 50 compagnie assicurative truffate, quattro medici del pronto soccorso arrestati, sette gli ortopedici, tre i radiologi, nove gli avvocati e quattro i carrozzieri. Al momento sono 300 le persone rinviate a giudizio. In tutto si tratta di 1.300 pratiche.

http://lanazione.quotidiano.net/lucca/2007/10/08/40095-truffe_alle_assicurazioni_incidenti_guai.shtml


NOTAIOPOLI

ROMA, TRUFFA DI OLTRE 250 MLN A 'BANCA DI ROMA', ARRESTATO NOTAIO

Sequestrato un immobile di prestigio dalla Guardia di finanza

Roma, 24 gen. 2008 (Apcom) - Un noto notaio romano è stato arrestato nella Capitale con obbligo di dimora per una truffa ai danni della Banca di Roma. Nell'operazione i finanzieri della polizia tributaria di Roma hanno anche sequestrato un immobile di prestigio. Le Fiamme gialle, dopo gli arresti eseguiti nel mese di giugno 2007 nei confronti dell'immobiliarista catanese Fabio Calì e dei suoi complici, hanno continuato nell'attività investigativa scoprendo che il notaio romano Giancarlo Mazza faceva parte dell'organizzazione criminale che aveva messo a segno una truffa di oltre 250 milioni di euro ai danni della Banca di Roma. Il notaio Mazza è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e di interposizione fittizia di beni.

Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Italo Ormanni, unitamente ai sostituti procuratori Diana De Martino e Salvatore Vitello. L'attività investigativa dei finanzieri del Comando provinciale della Capitale ha visto indagate diverse persone, alcune delle quali note alle Forze dell'ordine. Queste persone erano riuscite ad ottenere finanziamenti e affidamenti di denaro da parte della banca di somme considerevoli avvalendosi di specialisti del settore bancario, societario e tributario nonché con la complicità di funzionari dipendenti dell'istituto di credito truffato.

Nel corso delle investigazioni i finanziari hanno concentrato l'attenzione su diverse operazioni finanziarie, bancarie e immobiliari riuscendo a scoprire il meccanismo illecito con cui veniva riciclato il denaro proveniente dalla truffa. A conclusione dell'indagine i militari sono riusciti ad individuare l'intera organizzazione criminale. I proventi dell'attività illecita sono stati poi riempiegati per l'acquisto di beni immobili. Nel corso dell'operazione di questa mattina è stato postosotto sequestro anche un lussuoso appartamento del valore di 3 milioni di euro in via Girolamo Da Carpi a Roma. Nel corso delle indagini erano già stati sequestrati altri immobili sempre nella Capitale in via del Maggiolino e in via Cassia antica per un valore complessivo di oltre 120 milioni di euro.

http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/01_gennaio/24/roma_truffa_di_oltre_250_mln_a_banca_di_roma_arrestato_notaio,13892940.html?pmk=nothpcro


TASSOPOLI: CARTELLE PAZZE

Roma - 9 mag. 2007 - La tragicomica questione delle cartelle pazze, che in questi giorni è diventata emergenza cittadina, dovrà essere risolta in tempi brevi dal primo cittadino.

Senza ricorrere però a soluzioni «immaginifiche». Ne sono convinti il senatore di An, Andrea Augello e il vicepresidente del consiglio comunale di An Vincenzo Piso.

«Il Prefetto di Roma e l’assessore Causi - attacca Augello - oltre a preoccuparsi dei tempi di esame dei ricorsi, dovrebbero ammettere l’esistenza di un pregresso impresentabile rispetto al quale non è chiaro come l’amministrazione intenda assicurare che i cittadini non abbiano a subire provvedimenti vessatori». «Il problema - aggiunge - è che circa il 5% delle 23mila cartelle inviate è sbagliato, si tratta di multe già pagate, di cittadini deceduti, di errori di trascrizione. C’è poi l’altro fenomeno delle contravvenzioni già prescritte, e nonostante ciò iscritte al ruolo e persino computate nelle entrate del bilancio comunale.

È un preciso dovere della pubblica amministrazione rimediare. Non solo ciò non è accaduto, ma centinaia di abitazioni e di auto sono oggi ipotecate per effetto di questo curioso modo di condurre il recupero delle morosità. Credo che il sindaco - conclude Augello - farebbe bene a prendere qualche iniziativa per risolvere questa tragicommedia».

Una questione, quella delle cartelle pazze, che per Piso (An), andrebbe risolta «semplicemente». «Può essere che questa amministrazione - dichiara - oltre a tentare di trovare immaginifiche soluzioni sulle centinaia di migliaia di ricorsi sulle multe che sommergono le istituzioni, non si ponga il problema di cosa non funzioni a monte?. Più di 3 milioni di multe in un anno a Roma è una cosa normale? E se su 100 ricorsi presentati, oltre 70 vengono accolti, vorrà pur dire qualcosa? Devono essere sempre i cittadini a pagare le enormi smagliature tecnico-burocratiche dell’Amministrazione?».

Infine Fabio Sabbatani Schiuma, gruppo Indipendente-Misto, annuncia una proposta di delibera a iniziativa popolare per un condono tombale delle multe. «L’ho depositata in consiglio comunale da tempo, come primo firmatario. Questa emergenza sta creando troppi disagi ai cittadini e il Comune rischia poi di perdere 30 milioni di euro». Per Sabbatani Schiuma «serve comunque un intervento del Governo, ma va ricordato che a Roma vengono elevate circa 5 milioni di multe l’anno e la Prefettura riceve circa 450 mila ricorsi, di cui 270 per contravvenzioni dei vigili. La Prefettura non è in grado di smaltire la mole di lavoro entro i termini che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono già trascorsi».

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=176680


MALASANITA'

OSPEDALE SAN FILIPPO NERI DI ROMA

MALASANITÀ E MALAGIUSTIZIA: DIAGNOSI ERRATA, MALATO CANCRO RICORRE A CORTE EUROPEA

Tribunale Roma: caso prescritto. Il paziente chiede danni a Stato.

Roma, 18 feb. 2008 (Apcom) - Non gli hanno diagnosticato un tumore, scambiato per una comune faringite, ma il processo contro i medici del san Filippo Neri davanti al tribunale di Roma, si è chiuso con una prescrizione. Per questo Roberto Melilli, infermiere, ha deciso di ricorrere alla Corte europea di Strasburgo per chiedere i danni allo Stato italiano.

A raccontare la storia è lo stesso malato, ai microfoni di 'Retesole': "Il Tribunale Penale di Roma, ottava sezione, riunito in udienza alle 9, ha deciso di non dover procedere - per sopraggiunta prescrizione, dopo sette anni di indagine - nei confronti dei primari del San Filippo Neri di Roma, Russo Michele, Platania Andrea, Casalli Nadia, Schiano Maddalena e Verardi Antonella, rinviati a giudizio per concorso in cooperazione in lesioni personali gravissime per imperizia, imprudenza e negligenza". I medici nel 2000 diagnosticarono a Melilli una faringite anziché un linfoma non Hodgkin, come confermato dall'Ospedale Cristo Re alcuni mesi dopo.

"Sono estremamente deluso per l'inettitudine della giustizia", ha commentato la vittima di questo caso di malasanità e malagiustizia, annunciando: "Voglio ricorrere alla Corte Europea di Strasburgo per richiedere i danni allo Stato italiano".

http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/02_febbraio/18/malasanit%C3%80_diagnosi_errata_malato_cancro_ricorre_a_corte_europea,14084778.html?pmk=nothpcro

OSPEDALE UMBERTO I DI ROMA: L'ESPRESSO, UN ANNO DOPO NULLA E' CAMBIATO

(AGI) - Roma, 5 gen. 2008 - Nonostante appelli e promesse nulla e' cambiato al Policlinico Umberto I di Roma. Dodici mesi dopo l'inchiesta, l'Espresso si occupa nuovamente dell'ospedale per tornare a denunciare incuria e sporcizia. Mozziconi di sigaretta abbandonati accanto alla terapia intensiva pediatrica; pazienti seminudi della rianimazione che "continuano a essere spinti in barella lungo lo stesso sotterraneo dello smaltimento rifiuti. E spesso agli stessi orari dei carrelli elettrici che trasportano l'immondizia ai camion. Il personale esce ed entra nei corridoi asettici senza cambiarsi gli zoccoli. Lungo il percorso verso immunologia barelle e carrozzelle vengono trascinate dentro un cunicolo basso da cui pendono cavi elettrici e tubi scrostati.

Nei corridoi di reparto ci sono armadi non chiusi dove e' possibile leggere le cartelle di centinaia di pazienti. Basta aprire a caso qualche porta dei sotterranei e si scoprono rottami, bombole di gas da cucina e di ossigeno arrugginite, vecchi mobili di legno e plastica in locali senza nessun sistema antincendio. E poi i cani randagi. La notte sono loro i padroni del corridoio sotto il reparto di malattie infettive". Il settimanale ricorda il decesso di un neonato il 18 ottobre, la cui concausa - secondo quanto appreso nel corso di alcune audizioni da Achille Serra, commissario per il contrasto alla corruzione - sarebbe "la mancanza del letto d'urgenza, occupato da chi invece non aveva urgenza di essere operato". Infine, il fallimento della Commissione parlamentare di inchiesta su efficacia ed efficienza del SSN che "in 12 mesi non ha prodotto nulla, se non una corposa raccolta di resoconti in cui medici, professori e amministratori locali hanno messo a verbale la loro versione del mondo".

http://it.notizie.yahoo.com/agixml/20080103/tit-ospedale-umberto-i-roma-l-espresso-n-8968993_1.html

Incustoditi i laboratori contagiosi e radioattivi, sporcizia e sigarette ovunque.

Il viaggio choc nell'ospedale più grande d'Italia dell'inviato de 'L'espresso'. Per un mese, travestito da uomo delle pulizie.

ROMA 5 GENNAIO 2008. Quaggiù in pediatria una pausa sigaretta vale più di un bambino. Bisogna camminare fino in fondo al reparto per trovarne la prova. Si arriva davanti a una porta scorrevole con un citofono. Il cartello 'Terapia intensiva' rivela le sofferenze che il vetro smerigliato nasconde. Si sente il pianto dei piccoli pazienti. A volte piangono anche i genitori seduti su una panca di fronte. Ma il corridoio prosegue. Nove passi. Soltanto nove passi dalla porta scorrevole. E si finisce su un pavimento di mozziconi, cicche lasciate a metà, filtri consumati fino all'ultimo tiro di tabacco. Un corridoio è un corridoio. Non ha sbocchi all'aperto. Non ha finestre. Il fumo ristagna. Volteggia. Si affida alla corrente d'aria e lentamente torna indietro attirato dalla temperatura più calda nel reparto. L'odore di nicotina lo senti tra le stanze con i lettini a sbarre e i poster di Topolino, Biancaneve e la Carica dei 101. Lo annusi all'ingresso della grande camera sterile. Forse scivola fin là dentro ogni volta che la porta scorrevole si apre. Fumare in un ospedale con bimbi in pericolo di vita non solo è vietato: è da criminali. Ma in un mese, nessun trasgressore è mai stato rimproverato. Il perché lo si scopre fermandosi qualche ora ad osservare. Chi fuma sono quelli che dovrebbero far rispettare il divieto. Uomini o donne con il camice bianco. Oppure personale sanitario con il completo e la cuffia azzurri, o strumentisti con la mascherina e l'uniforme verde delle sale operatorie. Sanno che non si può e non si deve. Ma chissenefrega. Qualcuno l'ha dichiarato con un pennarello nero sul muro bianco: 'Stiamo in pausa... e si fuma'. E ha pure aggiunto quattro punti esclamativi.

È sorprendente lavorare un mese in ospedale. Questo poi non è un ospedale qualunque. È il Policlinico Umberto I di Roma, il più grande d'Italia, uno dei più grandi al mondo. L'ospedale modello dell'Università La Sapienza che con i suoi professori, assistenti, ricercatori, medici, infermieri, allievi è, o dovrebbe essere, l'eccellenza dello Stato. Invece è l'esempio di come la sanità pubblica si stia suicidando. Non solo per la sporcizia e la carenza di manutenzione grazie ad appalti che nessuno controlla. Ma anche per l'abitudine al degrado che sta inesorabilmente contagiando le persone. A cominciare dagli studenti, il futuro della medicina, costretti a formarsi in una realtà nella quale o ci si rassegna o si scappa.

Con la carenza cronica di personale, non occorre essere assunti per lavorare al Policlinico. Basta indossare una tuta blu e presentarsi vestito come un addetto alle manutenzioni. Oppure come un uomo delle pulizie. In tasca: un metro da falegname, una macchina fotografica digitale e una piccola telecamera nascosta per documentare l'inchiesta. Tutti i giorni, per un mese intero. Con turni dalle 8 alle 15 o dalle 14 alle 21. Nessuno si accorge di nulla, nessuno domanda nulla. Nel 2006 la giunta del governatore Piero Marrazzo chiede informazioni sull'organico a tutti gli ospedali del Lazio per il buco da 10 miliardi lasciato da Francesco Storace. E tra contratti a termine, precari usati oltre ogni limite, cooperative e imprese esterne, l'amministrazione dell'Umberto I deve confessare alla Regione di non conoscere il numero esatto dei dipendenti.

PROVETTE APERTE A TUTTI

L'elenco delle negligenze fotografate e filmate è impressionante. Dal 4 al 29 dicembre il laboratorio di Fisica sanitaria resta più volte incustodito con i frigo e gli armadi aperti nonostante la presenza di sostanze radioattive. Il deposito di colture batteriche e virali del Dipartimento di malattie infettive e tropicali non ha serratura: senza sorveglianza, il congelatore con le provette a rischio contagio è sempre accessibile a chiunque. Per tre giorni nessuno pulisce gli escrementi che la notte di Santo Stefano un cane randagio ha lasciato nel corridoio sfruttato per trasferire i pazienti da un reparto all'altro. Infermieri e portantini spesso fumano anche quando spingono gli infermi su lettighe e carrozzelle. Ogni volta che salgono o scendono dalla rianimazione o dal pronto soccorso o dalle sale operatorie, i ricoverati, anche quelli più gravi, nudi sotto le lenzuola, intubati o con l'ossigeno, seguono lo stesso percorso dell'immondizia. Finiscono così in mezzo ai sacchi neri e agli scatoloni gialli ammassati nel sotterraneo, o in coda ai carrelli della rimozione. E quando gli addetti lavano con getti d'acqua i depositi dei rifiuti, le ruote dei lettini si inzuppano di liquami e trascinano tutto lo sporco in reparto. Verrebbe da sorridere se si pensa che, per legge, perfino le mozzarelle di una pizzeria vanno tenute sempre lontane dalla spazzatura. Basterebbe forse cambiare orario. Almeno rimuovere i rifiuti la sera e non la mattina, quando l'ospedale è in piena attività. Ma questi corridoi sono terra di nessuno. E nessuno decide.

La competenza di professori e direttori si ferma al proprio reparto. La maggior parte di loro non ha nemmeno il tempo di guardar fuori. Impegnati come sono a dividere le giornate tra Policlinico e cliniche private. Perché mai dovrebbero battersi per il datore di lavoro che dà loro sì prestigio, ma con il quale guadagnano meno? Dopo tutto, proprio queste condizioni favoriscono l'esodo dei pazienti verso la sanità privata, o no? Così nessun nome che conta si accorge del disastro. Anche perché i nomi che contano a Roma di solito non si fanno curare al Policlinico. Silvio Berlusconi in persona l'ha dimostrato poche settimane fa volando negli Stati Uniti per un'aritmia cardiaca. Al Policlinico ci va la gente comune. Ed è quella che rischia di più. Ogni anno in Italia la mancanza di igiene in corsia provoca un'ecatombe: tra i 4.500 e i 7 mila morti per infezioni prese durante il ricovero. Per altri 21 mila decessi le infezioni ospedaliere sono una concausa. I pazienti italiani che si ammalano in ospedale oscillano tra i 450 mila e i 700 mila all'anno. E nel 30 per cento dei casi si tratta di contagi sicuramente evitabili. Sono stime molto variabili di anno in anno, raccolte dall'Istituto superiore di sanità.

Le infezioni ospedaliere in Italia nel 2005 riguardavano il 6,7 per cento dei ricoveri. Percentuale in linea con la Francia, superiore alla Germania e inferiore a Svizzera e Regno Unito. In Lombardia nel 2000 erano state il 4,9 per cento. Ma, secondo una ricerca dell'Università La Sapienza e dell'azienda ospedaliera San Camillo di Roma, nel 1999 il Policlinico Umberto I aveva raggiunto il record: 15,2 per cento di infezioni sul totale dei ricoveri. Due volte e mezzo in più della media tra tutti gli ospedali romani. E nessuno ha osato calcolare quante morti abbia provocato tutto questo.

PORTE INCUSTODITE

Il primo giorno di lavoro non si passa dall'ingresso principale. Da lì entrano pazienti e familiari. Un appalto da qualche milione di euro prevede la sorveglianza di guardie private, una sbarra per fermare le auto, un segnale rotondo rosso, bianco e nero con l'avvertimento 'alt-controllo'. Sembra un posto di frontiera talmente gli agenti sono meticolosi nel loro compito. Meglio fare il giro dell'isolato. Camminare fino all'incrocio tra viale Policlinico e viale Regina Elena. C'è una vecchia porta al numero 330 sotto la scritta in rilievo 'Ambulatorio'. Sembra chiusa. Invece da mattina a sera è soltanto accostata. Si apre scricchiolando su una scalinata. In cima, un corridoio buio. Poi un corridoio illuminato. A pochi passa dalla strada, senza nessun controllo, ci si ritrova tra i laboratori del Servizio di fisica sanitaria. Sulle porte blindate il simbolo internazionale giallo e nero del pericolo radioattivo con l'indicazione: 'Dipartimento malattie infettive - laboratorio ricerca - zona sorvegliata'. Per buona parte del pomeriggio però le porte sono aperte e nessuno sorveglia.

Più volte è possibile entrare, girare nei laboratori, guardare nei frigoriferi, richiudere e uscire in strada. Senza mai essere visti. Come il 21 dicembre nel laboratorio di Batteriologia. E il 27 dicembre nel laboratorio di Radioimmunologia e in quello accanto. La porta blindata e il cancello di protezione sono spalancati. Le riprese con la telecamera richiedono una buona mezz'ora. Non passa nessuno.

A saper rovistare, un ladro potrebbe andarsene con flaconi di sostanze usate per le ricerche. Come gli isotopi di iodio, la cui radioattività dura tra gli otto e i 60 giorni. Il lungo corridoio dei laboratori di Fisica sanitaria arriva a una porta tagliafuoco. Al di là il passaggio prosegue verso il centro del Policlinico. Sopra ci sono le camere del Dipartimento malattie infettive. È intitolato a Paolo Tesio, medico assistente morto a 29 anni il 20 gennaio 1911 per 'difterite contratta in reparto', spiega la lapide. Un po' quello che le norme di igiene oggi dovrebbero evitare. Ma qui sotto, anche se è il corridoio centrale dell'ospedale, due dipendenti hanno pensato di usare lo spazio come garage. I loro grossi scooter restano parcheggiati tutto il tempo del turno di lavoro. E quando ripartono, i due accendono il motore e affumicano il locale fino alla rampa che porta in cortile. Sarà per questo che un avviso della direzione del Policlinico vieta a medici e infermieri di passare di qui con i pazienti. Ma questa è anche la via più breve. Così, la mattina e buona parte del pomeriggio, il viavai di carrozzelle e lettighe è continuo. Da questo incrocio di corridoi si scopre presto la propensione di molti a fottersene delle norme di igiene. Anche se riguardano la salute delle persone che accudiscono.

L'elenco delle infrazioni è lungo. Un caso tra i tanti ripreso dalla telecamera, la mattina del 29 dicembre: due infermieri portano un'anziana a uno degli ambulatori di Chirurgia e le fumano addosso per alcune centinaia di metri passando davanti ad almeno una decina di cartelli di divieto.

NELLA STANZA DEI VIRUS

Lo chiamano tunnel anche se non tutto questo corridoio è sotterraneo. I muri sono scrostati dall'umidità. In mezzo scritte e graffiti, qualcuno poco incline al giuramento di Ippocrate invita a 'gasare gli handicappati'. È qui che la mattina del 27 dicembre il pavimento è ricoperto da due grossi escrementi, sembra di cane. Il pomeriggio del 29, ultimo giorno dell'inchiesta, sono ancora lì nonostante il passaggio quotidiano di decine di persone tra medici, infermieri e pazienti. Nessuno segnala o tanto meno protesta con l'impresa di pulizie.

I frigoriferi con le colture di virus e batteri sono più o meno a metà del corridoio successivo, oltre l'indicazione 'malattie tropicali'. Sulla porta del deposito l'insegna internazionale avverte chi entra del 'rischio biologico - pericolo di infezione'. Ma la serratura della porta è scassinata. Dentro, tra i congelatori, quello a 80 gradi sotto zero non è mai chiuso a chiave. Gli altri a volte sì, a volte no. Una sigla identifica ogni provetta. Ce ne sono migliaia. Potrebbero contenere colture di Stafilococco aureo o di Pseudomonas aeruginosa, i ceppi batterici resistenti agli antibiotici e responsabili di metà delle infezioni ospedaliere. Oppure campioni di germi di malattie infettive e tropicali studiate dal Dipartimento. Anche qui, soprattutto di pomeriggio, qualunque malintenzionato potrebbe venire a rubare provette senza essere fermato. La visita a questi congelatori è un appuntamento quotidiano per tutto il mese di lavoro al Policlinico. Un giorno una foto. Un altro giorno una ripresa con la telecamera. Mai un controllo. Tra i pochi infermieri di passaggio, mai nessuno ha avuto l'idea di chiedere chi fossi.

Fuori dal locale frigoriferi, a destra, davanti agli ambulatori del Dipartimento di malattie tropicali, un esempio di come non andrebbero fatte le pulizie in un ospedale. L'addetto, terminato il turno, ha abbandonato il carrello con il sacco mezzo pieno di sporcizia. La scopa non tocca l'acqua da almeno qualche settimana. È ricoperta da uno strato di lanugine, peli, capelli e incrostazioni di polvere. Gli stracci sono stati lasciati a bagno in un liquame nero. E sul pavimento, in un angolo poco visibile, è rimasta una sventagliata di mozziconi di sigaretta. Non è l'episodio di una volta. È così tutti i giorni. Eppure, secondo banalissime ricerche nel Regno Unito, proprio la mancata pulizia dei pavimenti e degli attrezzi per le pulizie è la concausa principale della diffusione di infezioni ospedaliere.

BARELLE TRA I RIFIUTI

Sotto i reparti centrali del grande ospedale universitario l'igiene peggiora. Dal soffitto gocciola un vecchio tubo caldo e corroso. I tecnici della manutenzione l'hanno ovviamente riparato. Ma non hanno sostituito la sezione rotta. Il sistema scelto è molto più creativo. Una canalina lunga una ventina di metri raccoglie l'acqua tiepida e attraverso un'apertura nel muro la porta in cortile sopra un tombino. A valutare dalla quantità di muschio e di cicche di sigarette, il ruscello termale è lì da mesi. Certo, la direzione tecnica del Policlinico non poteva pretendere di più. In fondo questa è l'università di medicina, non di ingegneria idraulica. Per verificare la sensibilità del personale sanitario al rischio di infezioni ospedaliere, basta seguire un infermiere o un portantino mentre spinge una lettiga con qualche malato grave. Tra i più recenti, un caso del 20 dicembre, alle sette di sera. Un dipendente in divisa bianca deve riportare una donna in uno dei padiglioni di Chirurgia.

Lei è coperta da un lenzuolo e da una spalla appare un catetere infilato nella vena succlavia. L'uomo, invece di accompagnarla direttamente in reparto, le fa fare un lungo giro fino a uno dei depositi dell'immondizia con sbalzi di temperatura che, secondo un approssimativo termometro tascabile, passano dai 23 ai 15 gradi in poche decine di metri. Lui va lì perché deve buttare un sacco pieno di flaconi da flebo vuoti. Non si preoccupa che, in questo modo, non solo la paziente respira aria infetta, ma sia le ruote della lettiga sia i suoi zoccoli si impregnano del liquame che ricopre il pavimento. I pericoli di contagio per la sporcizia sotto le suole non sono per niente considerati. Il pomeriggio del 27 dicembre quattro tra infermieri e strumentisti della rianimazione portano in Radiologia un paziente con barella, cateteri e bombola d'ossigeno.

Nel lungo percorso sotterraneo passano davanti a due depositi di rifiuti e a un filare di sacchi neri addossati a un muro. Il pavimento è lurido. Mezz'ora dopo riaccompagnano il malato nel reparto di Terapia intensiva. E due di loro si appartano per fumare una sigaretta. Attenti ai divieti, non lo fanno in corridoio. Si nascondo in un locale abbandonato trasformato in discarica abusiva, dietro un deposito di rifiuti ospedalieri. La discarica è tra il laboratorio di Medicina iperbarica e il 'nuovo complesso operatorio della seconda clinica chirurgica', di fronte al corridoio che dovrebbe rimanere sempre pulito perché porta all'ascensore della rianimazione. Lì dentro ci sono scatoloni di rifiuti ospedalieri rotti, macerie, rottami, immondizia che qualcuno avrebbe dovuto portare altrove. La possibilità di incendio per le cicche di sigaretta è soltanto il più remoto dei mali. Per entrare e uscire dal nascondiglio, i due strumentisti mettono gli zoccoli da reparto dentro il liquido viscido che ricopre il pavimento e sta macerando la pila di scatoloni gialli con la scritta 'Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo'. Spenta la sigaretta, tornano in rianimazione passando accanto ai bancali di legno abbandonati di fronte all'ascensore. E all'ingresso del reparto asettico, non c'è nemmeno il tappeto di carta adesiva per trattenere lo sporco più grossolano.

L'INCROCIO DELLE INFEZIONI

Proprio qui la mattina i percorsi di immondizia e pazienti gravi si intrecciano pericolosamente. A momenti, il corridoio è una lunga coda di lettighe, carrozzine, muletti elettrici, lampeggianti gialli, sacchi neri e dottori che prendono la rincorsa per non sporcarsi i mocassini dentro i rivoli di acqua sporca. A pranzo e a cena al traffico si aggiungono i carrelli con i vassoi di plastica e i pasti preriscaldati che troppo spesso arrivano nelle stanze freddi. Scene così fanno dimenticare i successi nella ricerca conquistati dall'università e le fatiche quotidiane di tutto il personale, sanitario e non.

A pochi metri dalla targa che indica il 'nuovo complesso operatorio della seconda clinica chirurgica', un altro cartello sulla parete è perentorio e lapalissiano davanti all'ingresso di un blocco operatorio. 'È assolutamente vietato', dice, 'lasciare abbandonati rifiuti urbani o assimilabili (vedi sacchi neri e cartoni) in questo spazio'. Provate a indovinare com'è andata durante tutto il mese: nei giorni migliori i sacchi abbandonati proprio sotto il cartello sono uno o due. In altri, anche quattro. Per non contare assi e pezzi di legno. Stesse scene davanti agli ambulatori di Geriatria, dove una porta tagliafuoco nasconde un'altra discarica abusiva con macerie, immondizia e una carrozzella arrugginita.

Alle 17,49 del 21 dicembre due infermiere fumano nella rampa di scale sotto l'astanteria del Pronto soccorso. Tentiamo di far osservare il divieto in ospedale, filmandole con la telecamera nascosta: "Non si potrebbe fumare qua sotto". Loro rispondono candide: "Eh lo sappiamo, ma son le sei". E continuano ad ammorbare l'aria fino all'ultimo millimetro di tabacco.

CARTELLE CLINICHE NEI CORRIDOI

La sera tardi capita di parlare con qualche clochard al riparo dal freddo nelle sale d'attesa deserte. Tre quelli incontrati in un mese. Uno dorme nella palazzina dell'amministrazione. Il secondo cambia spesso luogo per non essere sorpreso. Il terzo si ripara in uno sgabuzzino sotto uno dei padiglioni di Medicina. Le luci restano sempre accese e i locali accessibili anche nei settori non più utilizzati. Come davanti all'ambulatorio di Plasmaferesi terapeutica. Il trasloco, appaltato alla solita ditta esterna, l'hanno fatto talmente in fretta che si sono dimenticati in corridoio qualche migliaio di cartelle cliniche. Arrivano fino al 2002. Ci sono radiografie, ecografie, esami del sangue. Basta andare lì e spulciare. Nomi, cognomi, indirizzi, diagnosi, anamnesi. Si può sapere tutto sulla salute e le abitudini di vita di migliaia di cittadini. L'archivio delle cartelle è incustodito anche negli ambulatori di Clinica oculistica. Non ci sono armadi chiusi a chiave. Le buste con gli esami arrivano fino al 2006 e sono infilate in scatoloni riciclati dalle forniture per l'ospedale. Per consultarle o rubarle, basta aspettare che i medici e gli infermieri finiscano il turno di visite.

Secondo i contratti a disposizione delle organizzazioni sindacali, l'appalto con la società esterna Pultra sas prevede che i quattro piani di Oculistica siano puliti da due persone. Dal 6 novembre, però, uno dei due addetti è in malattia. E nelle stesse ore la collega deve garantire il doppio del lavoro. Tutto a mano. Niente aspirapolvere. Niente macchine. Perché per guadagnare di più le imprese assumono al livello più basso di stipendio e per usare una lucidatrice industriale uno dev'essere promosso almeno operaio specializzato. Il risultato, in questo e in altri reparti, sono scope e stracci che fanno chilometri ogni giorno. Senza mai essere cambiati o lavati tra una stanza e l'altra o tra un ambulatorio e l'altro. In un mese di lavoro non c'è mai stato tempo per spolverare scrivanie, strumenti, scaffali, porte, termosifoni, piastrelle, davanzali. E spesso nemmeno per lavare il pavimento. La sera del 21 dicembre l'addetta alle pulizie ignara di avere di fronte un finto collega trasmette le indicazioni di un caposquadra. La domanda è: "Ce la facciamo a lavare tutto il pavimento prima di finire?". Lei risponde: "No, soltanto per spazzare. Io faccio in bagno". E qui non laviamo? "No, no". Una passata con una scopa piuttosto sporca che ha già fatto il giro di tutti i piani. Soltanto questo per tre sale d'attesa, tre ambulatori e la segreteria aperti tutto il giorno a centinaia di pazienti. Un tocco al battiscopa fa cadere un pezzo di intonaco fradicio di umidità. L'addetta alle pulizie ripete le indicazioni del caposquadra: "Se non è tanto sporco, non si lava sempre". Poi si accorge dell'intonaco caduto: "Mo' lì c'è da lavare perché hai levato la polvere". "Facciamo tutti i pavimenti?". "No, no, va be', tutti no. Ma lì quelle macchiette è meglio che le levi.

Poi dev'essere tutto in ordine", dice segnalando le sedie nell'ambulatorio, "per far vedere..., hai capito?". Da sola da due mesi non può fare di più. Anche se il Policlinico ha pagato il servizio di pulizie per avere qui due addetti. Un appalto che nel 2005 è costato 8 milioni 687 mila 681 euro. Eppure il reparto di Oculistica meriterebbe più attenzione. Perché gli occhi sono tra gli organi più esposti alle infezioni ospedaliere. Nel 1998 alcuni pazienti del Policlinico perdono la vista dopo una semplice operazione di cataratta. L'estate del '99 un contagio forse da pseudomonas in una sala parto, in una sala travaglio e nell'unità neonatale provoca 15 casi di enterite necrotizzante tra i neonati. La perizia, ordinata dalla Procura, denuncerà le condizioni che "non garantivano una adeguata igiene": come l'esistenza di "polvere massiva e non rimossa da tempo, pareti imbrattate, pedane sporche, presenza di ruggine e polvere nelle bocchette di areazione".

È il 29 dicembre, ultimo giorno di lavoro al Policlinico. Qualcuno finalmente ha scopato le decine di mozziconi fumati e gettati a ridosso della terapia intensiva di Pediatria. Ma non li ha portati via: li ha semplicemente spinti verso l'angolo del muro insieme con un pacchetto vuoto di Marlboro, cartacce, polvere, un pezzo di legno. Stasera la sala d'attesa del Pronto soccorso è piena di gente, come sempre. Sono costretti ad aspettare i ritmi della sanità pubblica. E ad avere fiducia. Non si chiamano Silvio Berlusconi e nessuno di loro può permettersi un ricovero negli Stati Uniti.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Policlinico-degli-orrori/1468187//0

L´indagine dell´alto commissario anticorruzione ha scoperto reparti senza letti e liste d´attesa senza controlli

"Umberto I tra caos e illeciti"

Le accuse di Serra: chirurghi esterni e degenze troppo lunghe"

ROMA - 30 OTTOBRE 2007 - Interventi effettuati da chirurghi non strutturati, ossia esterni all´Umberto I: se quello di ruolo è assente, a usare il bisturi è il collega di un altro ospedale, con buona pace di chi sta sotto i ferri e nulla sa. Liste di pazienti in attesa di un´operazione o di una visita specialistica appuntati su fogli volanti senza data né ordine cronologico, anziché nell´apposito registro istituito dalla direzione generale che giace mestamente intonso. Degenze più lunghe rispetto ai tempi medi previsti, che sottraggono spazio alle urgenze. Primari di reparto senza letti, o specializzati in una disciplina diversa. «Una disorganizzazione paurosa», ha sintetizzato l´alto commissario anti-corruzione, Achille Serra, illustrando l´esito dell´indagine sul Policlinico avviata un mese fa in cinque dipartimenti a campione, uno di Ginecologia e quattro di Chirurgia.

Un lungo cahier de doléance. Che ha subito fatto gridare allo scandalo il ministro della Salute: «Basta con questa storia dell´Umberto I!» ha tuonato Livia Turco. «Aspetto di sapere qualcosa in più da Serra: per il Policlinico servono interventi drastici e coerenti perché non è possibile che quanto di buono c´è nella sanità del Lazio venga oscurato, periodicamente, dalle vicende dell´ospedale universitario». Professionalità che pure ci sono, ha sottolineato l´alto commissario, mortificate però da «un´assoluta mancanza di attenzione e vigilanza che può portare a illeciti e corruzione». Il più «sconvolgente» dei quali, «già segnalato all´autorità giudiziaria», è la sostituzione in camera operatoria di chirurghi estranei al Policlinico. «Un fenomeno diffuso», spiega Marco Lacommare, tra i più stretti collaboratori di Serra, «dovuto alla coesistenza tra mondo sanitario e universitario, spesso per pure logiche di compiacimento».

Non è l´unica anomalia riscontrata dagli ispettori anti-corruzione. L´altra riguarda le degenze. Nei soli reparti di Chirurgia sono stati rilevati ben 11.500 giorni di "sforamento" rispetto ai tempi medi di ricovero chiesti per ogni singola patologia: «Significa che ben 32 letti sono stati occupati inutilmente per 365 giorni l´anno», conclude Lacommare.

Una delle cause, questa, della «spinta dei pazienti verso altre strutture sanitarie». Magari, ma nessuno lo dice, cliniche private. Ancora. «Su 208 dipartimenti se ne possono eliminare 55», così come previsto dall´atto organizzativo aziendale che il direttore Montaguti presentò a gennaio 2006, tuttora fermo in Regione. Ma il governatore Marrazzo non ci sta: «In questi anni, sull´Umberto I, siamo dovuti correre ai ripari. Sui disavanzi siamo stati i primi a dimostrare che sia l´organizzazione sia la gestione erano carenti. Ora si corre verso decine e decine di milioni di disavanzo e continuo a vedere disservizi. Rifletterò sulle possibilità di un intervento».

Replica che non convince l´opposizione. «Sul Policlinico è indispensabile una commissione d´inchiesta», esige il capogruppo regionale di FI, Alfredo Pallone. «Con l´esecutivo Marrazzo si è andati di male in peggio. L´illegalità diffusa che il centrodestra sostiene da mesi è stata oggi certificata da Serra», stigmatizza il capogruppo dc Fabio Desideri. «Finalmente la verità sta venendo a galla», gongolano il senatore di An Gramazio e il consigliere regionale Luzzi. E se il Codici ha deciso di rivolgersi alla Corte dei Conti e la Cisl propone «la costruzione di un nuovo ospedale da 900 posti», per la Cgil «la diagnosi è condivisa da tutti ma nessuno tenta di curarla». Eppure gli strumenti ci sono: «Un piano di rientro che prevede la riduzione dei posti letto e il contenimento della spesa; la finanziaria regionale 2007 che stabilisce la riduzione dei primariati dal 10 al 20% in tutti gli ospedali». Perciò «il direttore generale non ha alcun bisogno di alcun atto aziendale, sono sufficienti gli strumenti di cui dispone. Semmai c´è da chiedersi perché la Regione non sia ancora intervenuta facendo valere i suoi poteri di controllo».

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Umberto-I-tra-caos-e-illeciti/1851008/6

OSPEDALE SANT'ANDREA DI ROMA: 3 GIORNI DI INUTILE ATTESA PER IL RICOVERO

ROMA -  23 NOV. 2007 - C'erano anche persone in attesa di esser ricoverate da 3 giorni: è quanto anticipato ieri Tuttoggi.info che aveva raccolto la denuncia di Paolo Mascelloni, il re delle star che passano in Umbria, rimasto ferito in un incidente della strada in località Settebagni.

Trasportato al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, Mascelloni, dopo 5 ore di inutile attesa, ha deciso di chiamare la redazione di Striscia La Notizia che ha inviato sul posto quel 'mastino' di Jimmy Ghione.

Il video è a dir poco imbarazzante per il nosocomio capitolino.

Probabile che venga ora aperta una inchiesta. Per la cronaca Mascelloni, che alle 20.00 di ieri ha deciso di abbandonare l'ospedale per rientrare a Spoleto e farsi curare dai sanitari del Santa Maria degli Infermi, è stato dimesso dai medici spoletini intorno alle 1 di questa mattina.

http://www.tuttoggi.info/articolo-1378.php


FINANZIOPOLI

VISCO AL PM: IL GENERALE SPECIALE ? FESTE FARAONICHE E AMICIZIE DISCUTIBILI.

Pubblicati i verbali del viceministro Visco

Pubblicati i verbali dell'interrogatorio del viceministro dell'Economia.

Accuse contro l'ex comandante della Gdf: "Andava in giro sull'aereo di Moggi"

Visco al pm: "Il generale Speciale? Feste faraoniche e amicizie discutibili

ROMA - 20 SET. 2007 - "Speciale (l'ex comandante generale della Guardia di Finanza), andava in giro sull'aereo di Moggi. L'anno scorso ha organizzato una festa della Finanza a Napoli che anche il presidente della Repubblica mi ha chiesto: Ma questi, quanto hanno speso?"

Il 28 giugno il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco fu interrogato al pm di Roma Angelantonio Racanelli sulle presunte pressioni che il deputato avrebbe fatto sull'ex comandante generale della Finanza Roberto Speciale perchè trasferisse alcuni ufficiali incaricati di indagare sul caso Unipol-Bnl.

Ampi stralci di quell'interrogatorio sono stati resi pubblici oggi, a ventiquattro ore dal pronunciamento della Procura che, sul sospetto di tentato abuso d'ufficio e minacce avanzato contro il viceministro, ha chiesto al Gip l’archiviazione per "condotta illegittima ma non illecita".

"Io ero già abbastanza seccato perchè erano state pubblicate pochi giorni prima le cose di Calciopoli - si legge nel verbale dell'interrogatorio di Visco - e risultava che c'era una bella fetta di vertice della Guardia di finanza coinvolta. E in particolare ci stava Speciale che andava in giro con Moggi, sull'aereo di Moggi. Prendeva biglietti per sè il che è praticamente disdicevole per uno che si deve occupare di società, per giunta la Juventus che è una società quotata, e di possibili reati finanziari e nel caso specifico il sig. Moggi.

"Speciale invece di parlarmi di lotta all'evasione fiscale - continuò Visco al pm - parlava dei reparti speciali cioè di incarichi da tutte le parti, di pezzetti della Gdf da sistemare. Insomma, essere presenti era più importante di essere operativi".

Visco poi ricorda durante l'interrogatorio la festa della Finanza a Napoli nel 2006: "Una cosa impressionante una festa in cui si blocca tutta via Caracciolo per tre giorni (il lungomare di Napoli), si fanno marce in costume, con centinaia di ospiti, intrattenimento... Io, con Mosca Moschini (predecessore di Speciale alla guida della Gdf), le feste della Guardia di finanza le facevo nel cortile della caserma qui a Roma. Ricordo in proposito che il presidente della Repubblica in quella occasione mi disse: Ma questi, quanto hanno speso? Era tutta una cosa gonfiata".

Il viceministro entra anche nel merito dell'inchiesta e parla delle ragioni per cui aveva chiesto l'avvicendamento, per altro mai avvenuto, alla Tributaria di Milano. "Io sapevo - dice al pm Visco - che c'era una situazione che non era coerente con la strategia politica del governo nel senso che lì c'era un gruppo di persone che era più dedito ad altro tipo di interessi che non a quello di affrontare le questioni dei reati economico-finanziari. Si erano creati intrecci di amicizie, di interessi che io non conosco dettagliatamente, che potevo intuire e che non mi piacevano e continuano a non piacermi".

E sulla delega per la Guardia di finanza, poi restituita, Visco spiega: "Mi sono prestato a fare questa cosa perchè serviva e dato che il ministro dell'Economia è un mio vecchio amico, e non è un politico, io l'ho fatto per dovere avendo già fatto tutto quello che si poteva fare..."

http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/politica/casogdf-visco/visco-al-pm/visco-al-pm.html

TANGENTI: APPALTI MILITARI; COMINCIATO PROCESSO A ROMA

(ANSA) - ROMA, 16 NOV 2004 - Con il rigetto di alcune eccezioni preliminari delle difese e' cominciato oggi, a Roma, il processo che vede dieci tra imprenditori, mediatori d' affari e militari accusati, a seconda delle singole posizioni, di corruzione e di rivelazione del segreto d' ufficio in merito ad appalti per strutture militari.

In giudizio, davanti alla settima sezione penale del tribunale, ci sono il colonnello della Guardia di Finanza Antonino Sarica, comandante del centro di aviazione della Gdf di Pratica di Mare, il generale dell'Aeronautica Riccardo Tonini, gli imprenditori Stefano Orlando e Enrico Pensini (rispettivamente presidenti della ''Thompson Csf International Italia'' e della ''Siel spa'') e i mediatori Emanuele Nardi, Aldo Morelli, Giovanni Mariani, Carlo Bonetti, Andrea Mettimano e Roberto Cacciarelli.

L'inchiesta, avviata dalla procura di Milano nella primavera del 2001 e successivamente finita a Roma per competenza, ha preso in esame episodi che si sarebbero verificati tra il 2000 e il 2001.

Secondo l'accusa gli imprenditori, dopo esser entrati in contatto con i militari tramite i mediatori, avrebbero offerto somme di denaro per ottenere favori e accomodamenti negli appalti. Al centro dell' inchiesta, la regolarita' nelle forniture di un simulatore di volo e di telecamere termiche per il centro della Gdf a Pratica di Mare e per la ristrutturazione delle basi di Crotone e Otranto.

Nel corso dell' udienza di oggi, le difese hanno sollevato, tra l' altro, alcune nullita' con riferimento ad alcuni dei capi d' imputazione contestati per irregolarita' della notifica degli stessi. Il tribunale ha respinto tutte le eccezioni sollevate e ha poi aggiornato il processo al prossimo 8 febbraio per gli atti introduttivi al dibattimento. (ANSA).

http://www.osservatoriomilitare.it/osservatorio/rassegna/appalti_militari_processo_roma.htm


VIGILOPOLI

Roma, Veltroni licenzia il capo dei vigili: Posteggio abusivo con permesso per disabili

La sua auto personale lasciata in zona rimozione forzata

ROMA – 25 NOVEMBRE 2007 - Il sindaco di Roma Walter Veltroni ha deciso di revocare l'incarico al comandante dei vigili urbani della capitale Giovanni Catanzaro.

La decisione, secondo quanto si apprende in Campidoglio, è stata presa dopo la denuncia pubblicata oggi da "Il Messaggero", secondo cui Catanzaro ha usato un permesso per disabili, perso da un'anziana signora, per parcheggiare la sua autovettura personale in divieto di sosta con rimozione forzata in via della Croce, nel centro di Roma, nella serata di venerdì.

http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/veltroni-licenzia-vigile/veltroni-licenzia-vigile/veltroni-licenzia-vigile.html


POLIZIOTTOPOLI

POLIZIA VIOLENTA

ROMA - 5 APRILE 2007 - «La Battaglia di Roma» titola il Sun pubblicando a tutta pagina la foto di un tifoso del Manchester United con la testa insanguinata. «La Polizia brutale picchia i tifosi del Manchester United» si legge in un articolo: «La polizia italiana non ha mostrato alcuna pietà nel picchiare i tifosi del Manchester United. Gli agenti sono ricorsi a manganelli e lacrimogeni sui tifosi, in una delle più scioccanti scene viste degli ultimi anni». Altrettanto dura l'apertura di un altro tabloid, il Mirror: «Polizia vergogna nella notte del caos». Ma tutta la stampa e i media inglesi riportano notizie della “notte italiana” dei tifosi britannici mettendo sotto accusa le forze dell’ordine: dal Times alla Bbc, dal Guardian all’Indipendent. E scoppia il caso diplomatico e politico e diplomatico.

http://www.unita.it/view.asp?idContent=64931

LA POLIZIA CARICA I PACIFISTI

Roma 3 giugno 2005. Sulla rotaia del tram che va a Trastevere il sangue resterà a lungo, seccato dal sole di giugno. Qualcuno prova a fare ombra su Gualtiero Alunni, stramazzato tra due auto e ferito alla nuca da una manganellata, con una bandiera dei Cobas. Al S. Camillo gli metteranno sette punti ma, ha perso troppo sangue, passerà la notte in ospedale. Alunni, 52 anni, è un assessore municipale di Rifondazione, lo conoscono tutti. Ha le idee chiare e un carattere dolce.

Sono appena passate le 13. La furia di 200 tra agenti e carabinieri in assetto di guerra non è durata molto. Quanto bastava per mandare all'ospedale Alunni, ferire un altro ragazzo e lasciare segni su altre schiene e teste. Manganelli impugnati alla rovescia che fanno più male. Manganelli che sfasciano macchine parcheggiate. Inorridisce il capo di gabinetto di Veltroni, Luca Odevaine, che tenta di avvicinare il responsabile della piazza. Ma in quel momento il funzionario sembra posseduto da uno spirito maligno.

Gli dà del «testa di cazzo», come a chiunque altro gli capiti a tiro. A pochi metri due agenti in borghese, superdotati e ben armati, minacciano pesantemente il vicepresidente del consiglio provinciale, Nando Simeone (Prc), che tiene il tesserino bene in vista mentre cerca di verificare le condizioni di Michele Monopoli, 38 anni, malconcio e ammanettato come un animale in un Ducato della celere. Diranno di averlo fatto solo per identificarlo. Diranno tante cose, perfino che non ci sono state cariche ma solo reazione a insulti e lanci di sassi e bastoni. Tenteranno di far credere che 200 robocop surriscaldati siano stati circondati da un centinaio, tante neerano rimaste, di persone abbigliate come per andare al mare. Un video della questura mostra qualche pacifista indignato che alza la voce. I tg conieranno l'inedita frase di "striscione non autorizzato".

http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o4811


SANITOPOLI

ARRESTATO L’EX DIRETTORE DELLA ASL RM G

ROMA – 10 NOV. 2006 - Ancora un arresto eccellente nell’ambito dell’inchiesta romana sulle Asl: milioni di euro «dirottati» dalle casse della sanità regionale nelle tasche di imprenditori privati e funzionari pubblici e politici compiacenti.

Alla sbarra, ieri mattina, è finito Antonio Palumbo, 63 anni, ex direttore dell’azienda ospedaliera San Filippo Neri e della Asl Rm G, e attualmente a capo dell’ospedaliera «Pugliese Ciaccio» di Catanzaro. I carabinieri di via In Selci l’hanno prelevato all’alba dalla sua casa romana.

Secondo le indagini dei pm Giancarlo Capaldo e Giovanni Bombardieri, Palumbo sarebbe responsabile, in concorso con politici e amministratori pubblici - già arrestati in precedenza - di peculato e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e falsità materiale commessa in atti pubblici.

Lo scopo? Quello di accreditare la Ikt di Giuseppina Adriana Iannuzzi, meglio nota come «Lady Asl» e del marito Andrea Cappelli, presso altre Asl, elevando il budget erogato dalla Regione a valori «stellari» (sette miliardi di vecchie lire) e favorendo il gruppo imprenditoriale nella scalata all’ex Ipab San Michele, la clinica «fantasma» da 200 posti letto a Tor Marancia, ristrutturata coi soldi per il Giubileo e poi non utilizzata. Fatti che stando all’inchiesta si sarebbero svolti dal 1997 al 2005, iniziati nell’«era Badaloni», poi proseguiti secondo un cliché ben collaudato durante la gestione Storace. Palumbo, in particolare, sarebbe stato il mediatore per conto di Lady Asl nella distribuzione delle «mazzette» agli uomini «chiave» nel consiglio di presidenza della Pisana per l’approvazione di delibere «pilotate» e, dunque, favorevoli all’accreditamento della Ikt.

L’ex numero 1 della Asl Rm G, dietro «compenso», si sarebbe occupato di «oliare» Mario Mazzocco, ex manager della Asl Rm A e Bruno Cisbani, ex direttore generale della Asl Rm B, perché usufruissero anche le loro aziende del «servizio» gestito da Iannuzzi-Cappelli. Palumbo, infine, avrebbe avuto un ruolo ben preciso nel far convergere la volontà del consiglio regionale affinché fossero affidati alla Ikt anche 168 posti letto del Policlinico Tor Vergata.

Il coperchio sul pentolone bollente delle Asl romane era stato scoperto nell’estate 2005 partendo dalle analisi incrociate di fatturazioni emesse e pagamenti realmente effettuati dalle Aziende sanitarie capitoline, in primis Rm B e Rm C. Fondamentali le dichiarazioni di Lady Iannuzzi, già figlia di un «magnate» della sanità americana.

In pochi anni la donna e il marito hanno messo su un «impero» di 7mila assistiti e 550 dipendenti. «Quei funzionari e politici - ha detto agli inquirenti - li conoscevo fin dagli anni ’90».

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=132824

L´ordinanza del gip per gli ultimi arresti. "Simeoni? Era affamato di denaro"

Sanità, le verità di Lady Asl "Tangenti del 60 per cento"

ROMA – 26 LUGLIO 2006 - «Giorgio Simeoni è uno dei più grandi affamati di denaro della storia.

È un uomo che si inchina, ti fa il baciamano e poi ti chiede i soldi come se fossi una slot machine». È solo uno dei passaggi della deposizione di Anna Iannuzzi, detta anche Lady Asl, ai magistrati che indagano sulla truffa della sanità. E il gip Luisanna Figliolia, nel disporre l´arresto delle ultime 19 persone, coinvolte nel business dei corsi di formazione fantasma, ha avuto buon gioco a scrivere nell´ordinanza che Anna Iannuzzi e il marito (entrambi in carcere da mesi) hanno pagato numerose somme di denaro a Giorgio Simeoni (ex assessore regionale, oggi parlamentare di Forza Italia) «in occasione della campagna elettorale».

Nell´ordinanza, in merito ai corsi "fantasma" della formazione professionale, per la cui vicenda i pm Giancarlo Capaldo, Giovanni Bombardieri e Andrea Mosca hanno ipotizzato il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla truffa e al falso, il gip spiega che «presso gli uffici di Simeoni si svolgevano una serie di riunioni alle quali partecipava Giampaolo Scacchi e anche Franco Schina (rispettivamente ex segretario di Simeoni ed ex direttore della Regione Lazio). Gli incontri erano finalizzati a favorire gli imprenditori che sarebbero stati scelti in base alle loro conoscenze con gli indagati». Il gip poi spiega che durante le riunioni «si discuteva la percentuale che doveva essere corrisposta ai destinatari dei finanziamenti». «Scacchi - scrive il Gip - in particolare sulle somme acquisite corrispondeva all´assessore i tre quarti dell´importo indebitamente percepito mentre la quota restante veniva trattenuta dallo stesso Scacchi».

Nell´ordinanza poi si fa esplicito riferimento a una tangente di 600 mila euro pagata da Lady Asl a Scacchi e Simeoni affinchè il direttore generale della Asl Roma B, Cosimo Speziale (anche lui in carcere da mesi nell´ambito della stessa inchiesta) restasse al suo posto «al fine di poter conseguire indebiti guadagni appropriandosi di somme di pertinenza del Servizio sanitario regionale». Il gip spiega che «tutte le somme corrisposte dalla Iannuzzi venivano pagate all´hotel Sheraton». «Nelle diverse occasioni - si legge nell´ordinanza - Lady Asl incaricava il marito di andare a prelevare all´ultimo piano dello Sheraton (l´albergo all´Eur dove Lady Asl aveva una suite-ufficio) il denaro conservato nelle stanze: le somme messe in una busta venivano consegnate dalla Iannuzzi a Simeoni e a Scacchi».

La Iannuzzi è entrata anche nel dettaglio dell´organizzazione dei corsi-truffa: «Erano tangentati tutti al 60 per cento».

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Sanita-le-verita-di-Lady-Asl-Tangenti-del-60-per-cento/1340727

Scandalo nelle Asl romane, arrestato un manager molisano

ROMA 21 GIUGNO 2006 - C'è anche il molisano Mario Mazzocco tra le persone finite nella rete dei magistrati romani che indagano su alcune vicende relative alla gestione di alcune Asl del Lazio. L'inchiesta riguarda prestazioni sanitarie inesistenti pagate milioni di euro che avrebbero determinato un vero e proprio "buco" nelle casse della Regione Lazio. Il gip, nella sua ordinanza di custodia cautelare, parla di una vera e propria associazione per delinquere che avrebbe messo in piedi un meccanismo illegale che ha funzionato dal 1997 al 2005. L'obiettivo era quello di erogare ingenti finanziamenti pubblici ad aziende private in cambio di tangenti. La svolta nelle indagini c'è stata grazie alle rivelazioni di due indagati, i coniugi Cappelli.

L'inchiesta, avviata già nei giorni scorsi, con i nuovi elementi forniti dai due, ha portato all'arresto di altre cinque persone tra cui tre ex direttori generali delle Asl di Roma, Mario Mazzocco (Roma A), Bruno Cisbani (Roma B) e Benedetto Bultrini (Roma C). Arrestati anche due funzionari della Regione Lazio, Carla Daveri Caltabiano (ex dirigente dell'area sistemi di finanziamento) e Riccardo Federici (ex responsabile dell’ufficio legale della Asl Roma B). Dall'inchiesta sarebbe emerso anche che politici avrebbero preteso una tangente del 10 per cento sui finanziamenti concessi dalla Regione alle aziende private. Con le ultime cinque sono arrivate a dodici in totale le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip nell'ambito di questa inchiesta. Le indagini sono condotte dai sostituti procuratori Giancarlo Capaldo e Giovanni Bombardieri.

I coniugi Cappelli sono beneficiari di finanziamenti pubblici ed hanno raccontato ai magistrati di avere pagato nel 2002 una tangente di 80 mila euro a Bultrini, mentre l'ex direttore generale della Asl Roma B Giovanni Cosimo Speziale sarebbe stato sul libro paga dei due imprenditori per una somma di cinquemila euro al mese. Marito e moglie, Andrea Cappelli ed Anna Iannuzzi, sono stati arrestati nei giorni scorsi. Le accuse, in questa seconda tranche, a seconda delle posizioni degli indagati, vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al peculato, alla concussione, fino alla corruzione, al falso, alle false dichiarazioni all’autorità giudiziaria e all’abuso d’ufficio. 

Tra gli arrestati, come detto, c'è Mario Mazzocco, molisano da anni trapiantato a Roma dove è stato direttore generale di una delle principali Asl della capitale. Incarico che ha lasciato nei mesi scorsi per assumere quello di direttore della Asl dell'Aquila. Mazzocco è di Cerro al Volturno, paese dove torna spesso e dove proprio di recente, in occasione delle amministrative, è stato impegnato in prima persona come candidato sindaco anche se ha perso contro l'uscente Antonio Mazzocco.

http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=cronaca&articolo=18927


ASSENTEISMO

Ogni giorno dell´anno, in Campidoglio, mancano all´appello tra il 25 e il 30 per cento dei dipendenti comunali, assenti giustificati per le ragioni più varie: malattie, congedi, aspettative, ferie, permessi sindacali.

ROMA - 21 OTT. 2007 - A snocciolare i dati dell´ultima indagine sugli impiegati capitolini, proprio nel giorno della manifestazione contro il precariato organizzato dalla sinistra radicale, è l´assessore al Personale Lucio D´Ubaldo. Lui, insieme al direttore del Dipartimento, Pietro Barrera, sta mettendo a punto un "pacchetto efficienza" finalizzato a riorganizzare le risorse umane all´interno dell´amministrazione, che entro novembre sarà presentato ai sindacati. «Quando ti accorgi che nei nostri uffici, tutti i giorni, mancano in media 6-7mila persone a fronte di una platea di 25mila assunti e 2mila precari in via di stabilizzazione, ti spieghi come mai la produttività sia tanto bassa», spiega l´assessore D´Ubaldo.

Preoccupato, anche, per alcune norme contenute nella nuova Finanziaria del governo, che bloccano il ricorso indiscriminato ai contratti a tempo determinato e al lavoro interinale, imponendo agli enti locali di tagliare la spesa per il personale e di ridurre gli straordinari del 10%. «Tutto questo ci costringe a un riordino della macchina comunale», dice, «che non può prescindere dall´assunzione di tutti quelli che da anni lavorano per noi ma non sono inseriti in pianta organica». Ovvero: 900 maestre d´asilo, per le quali è stato già elaborato un piano di graduale assorbimento; 500 vigili assunti a termine grazie ai poteri speciali sul traffico assegnati al sindaco Veltroni; 350-400 unità pescate dalle graduatorie di vari concorsi pubblici; 200-250 interinali. Che avranno tutti, tranne quest´ultimo gruppetto, la possibilità di essere stabilizzati. «A rigore di Finanziaria», conclude D´Ubaldo, «gli interinali non possono essere regolarizzati, ma noi speriamo ancora che qualche correzione alla manovra possa offrire una soluzione anche per loro».

http://roma.repubblica.it/dettaglio/Comune-ogni-giorno-settemila-impiegati-assenti/1383140

Così, scartabellando tra le oltre 50 pagine fatte di cifre e grafici, si scopre che anche nel 2006, tra i 24.127 impiegati capitolini, gli agenti della Polizia municipale - per malattie, congedi e aspettative - hanno messo da parte un bel numero di assenze: 38,6 giorni a testa. I più stakanovisti sono negli uffici extra dipartimentali, come gli uffici stampa, e nelle biblioteche: ci si ammala 24,8 giorni all´anno. «Questo dipende dal grado di motivazione - spiegano all´assessorato - Più si lavora con passione, più si è presenti». E gli insegnanti? Non sono entrati in classe per 32,3 giorni.

Ma tornando alla top ten dei più assenti, ecco che in cima - tra gli Uffici Centrali - ci sono i dipendenti del Dipartimento XVI con 39,7, l´Ufficio Politiche del Turismo 39,2 e l´Avvocatura: 38,5 giorni di assenza all´anno. Per ovvie ragioni familiari, anche nel 2006 sono state più spesso le donne degli gli uomini a restare a casa: 36 giornate contro 25.

Giorni di assenza per struttura organizzativa – anno 2006

struttura

Numero gg Assenza

Numero Dipendenti

Media gg Assenza

Dipartimenti

136.384

4.967

27.5

Uffici extradipartimentali

48.572

1.961

24.8

Polizia municipale

231.235

5.989

38.6

Municipi

350.094

10.861

32.2

Istituzioni

9.092

349

26.1