
I PERUGINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
APPALTOPOLI
PERUGIA, APPALTI TRUCCATI: 30 ARRESTI FRA DIRIGENTI DELLA PROVINCIA E IMPRENDITORI
PERUGIA – 12 GIUGNO 2008 - Blitz delle forze dell'ordine per arrestare 30 tra dirigenti pubblici, imprenditori e altri personaggi legati al mondo degli appalti umbri finiti nel mirino della Procura della Repubblica che ha ipotizzato, da due settimane, un' associazione a delinquere e altri reati del tipo turbativa d'asta e frode.
L'azione coordinata dal Pm Comodi ha fatto già una vittima illustre il vice-presidente di Confindustria, Carlo Carini, nonchè presidente dell'Ance - i cementieri e costruttori - che proprio mercoledì aveva consegnato le proprie dimissioni da tutti i ruoli istituzionali. Dimissioni che non sono state accolte.
Al momento sarebbero 8 le persone portate al carcere di Capanne; a tutti gli altri - 30 le ordinanze di custodia cautelare emesse - sarebbero stati concessi gli arresti domiciliari. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla Procura, il motivo della custodia cautelare scattata molto tempo dopo l'avvio degli avvisi di garanzia sarebbe stata determinata dal rischio sia di inquinamento di prove che dalla possibilità di una fuga all'estero di alcuni indagati. Non sono stati ufficializzati gli altri nomi degli arresti.
Il procuratore della Repubblica, Nicola Miriano, con una nota è intervenuto per precisare i numeri dell'azione portata avanti questa mattina dalla Squadra mobile a riguardo dell'inchiesta sugli appalti truccati in provincia di Perugia. Il Procuratore ha precisato che al di là delle 35 custodie cautelari, sono 51 i funzionari della Provincia di Perugia coinvolti a vario titolo nell'operazione. I reati: associazione a delinquere finalizzata alla ridistribuzione di appalti ad uno stretto cerchio di imprenditori, truffa e turbativa d'asta. L'indagine era stata avviata già da un anno.
Nelle rete della Procura sono caduti esponenti di spicco delle istituzioni perugine. Su tutti i nomi di Carlo Carini, Vice Presidente Confindustria, di Amleto Pasquini, ex Capo Compartimento Anas, e il funzionario della regione Venera Giallongo.
Questi gli imprenditori portati al carcere di Capanne: Carlo Carini, perugino, 54 anni,dal 10 luglio scorso vicepresidente della Confindustria di Perugia e dal 2003 presidente dell'Ance, il sindacato provinciale dei costruttori (nei giorni scorsi si era dimesso da entrambi gli incarichi) di Perugia; Massimo Lupini, della ditta Seas; Gino Mariotti, amministratore della Appalti Lazio; Dino Bico, amministratore della Ediltevere.
In carcere anche quattro funzionari della Provincia: Adriano Maraziti, di 56 anni, di Perugia (Direttore area viabilità); Fabio Patumi, di 56 anni, residente a Pierantonio (Responsabile servizio affari generali); Maria Antonietta Barbieri, di 50 anni, residente a Perugia (Responsabile dell' ufficio contratti e appalti); Lucio Gervasi, di 57 anni, residente a Collazzone (Direttore area ambiente e territorio). Agli arresti domiciliari invece Riccardo Pompili, di 49 anni, residente a Perugia, dirigente del Servizio Bilancio.
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76231
UMBRIA 24 AVVISI DI GARANZIA A DIRIGENTE PUBBLICI E POLITICI
I reati:concussione e corruzione. Appalti stradali nel merito
Perugia, 29 mag. 2008 (Apcom) - Ventiquattro avvisi di garanzia, un assessore provinciale del Pd, Riccardo Fioriti, coinvolto, e tra i presunti imprenditori favoriti dalla macchina pubblica spunta persino il nome dell'imprenditore più importante della regione, Carlo Colaiacovo, in qualità di presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.
Il magistrato Manuela Comodi sta indagando su appalti stradali che riguardano gran parte dei comuni dell'Umbria nord: da Perugia, passando per Gubbio-Gualdo, toccando Pietralunga, Città di Castello e Umbertide. Nel fascicolo compare anche il progetto del "Nodo di Perugia" offerto dalla Fondazione Cassa di Risparmio alla Regione.
Il teorema è quello degli appalti e delle bitumature affidate ad imprenditori vicini al dirigente o all'amministrazione comunale, provinciale e regionale: il reato ipotizzato è quello di concussione e corruzione. Al momento non ci sono elementi che permettano di fare collegamenti maggiori.
Resta ancora da capire il fascicolo riguardante l'avviso di garanzia ad un dirigente del comune di Perugia su un abuso edilizio che riguarda le torri residenziali di via del fosso della Oikos; società dove compare il nome dell'imprenditore Leonardo Giombini - già inquisito per fatturazioni false e per corruzione nei confronti di alcuni magistrati tra cui esponenti della Cassazione -. L'imprenditore non ha ricevuto però avviso di garanzia.
POLIZIOTTOPOLI
PERUGIA: CORRUZIONE, ISPETTORE DI POLIZIA IN MANETTE
PERUGIA – 3 GIUGNO 2008 - La squadra mobile di Perugia ha arrestato un ispettore in servizio presso l'ufficio immigrazione della stessa questura perugina, la moglie (messa ai domiciliari) e un albanese, accusati a vario titolo di corruzione, concussione e di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. A loro carico - ha riferito la stessa questura - sono state eseguite ordinanze di custodia cautelare disposte dal gip Claudia Matteini su richiesta del sostituto procuratore Manuela Comodi. I provvedimenti sono stati disposti al termine di indagini durate diversi mesi e supportate da attività tecnica e di riscontro. I due uomini sono stati rinchiusi nel carcere di Perugia mentre la donna si trova ai domiciliari presso la propria abitazione. Contestualmente all'arresto, il questore di Perugia Arturo De Felice ha notificato un provvedimento di sospensione dal servizio all'ispettore dell'ufficio immigrazione.
ASSENTEISMO
L'assenteismo nel pubblico impiego
PERUGIA - 21 LUGLIO 2007 - Purtroppo la cronaca quotidiana è impietosa e nell'ambito del dibattito politico sul futuro e le prospettive di riforma del pubblico impiego nostrano si è abbattuto, come un macigno, l'eco dell'inchiesta giudiziaria della magistratura umbra che ha portato all'arresto, da parte dei carabinieri del Nas, di 12 dipendenti dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. I reati contestati sono falso in atto pubblico e truffa aggravata e, secondo quanto si legge in una nota della procura di Perugia, gli arrestati si sarebbero allontanati dal luogo di lavoro mediante l'illecito utilizzo del badge marcatempo che sarebbe stato timbrato da terzi ed avrebbero svolto, inoltre, attività lavorative parallele in strutture private in orario di servizio. Il caso potrebbe essere tranquillamente archiviato come semplice malcostume circostanziato se non fosse per alcuni numeri ed alcune considerazioni.
Innanzitutto bisogna premettere che il calcolo del tasso di assenteismo è espresso come percentuale tra le ore di assenza per malattia e quelle lavorabili in un anno. Secondo il professor Pietro Ichino, ordinario di diritto del lavoro all'università statale di Milano, il tasso di assenza per malattia di un lavoratore autonomo è tra l'1 e l'1,5%; tra i lavori dipendenti di un'azienda privata varia tra il 4 e il 6%; nel settore pubblico si arriva invece a volte al 12/14%. Insomma, siamo dinanzi a percentuali decisamente fin troppo elevate per parlare di semplice malcostume, senza suonare il campanello di allarme, e portare l'attenzione anche su altri aspetti come l'eccessivo spreco di denaro pubblico e sui minori servizi destinati a cittadini ed imprese, sia in termini quantitativi che, soprattutto, qualitativi.
http://www.ragionpolitica.it/testo.8056.assenteismo_nel_pubblico_impiego.html
MAGISTROPOLI
Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02084
Atto n. 4-02084 Pubblicato il 31 maggio 2007 Seduta n. 159
CORONELLA - Al Ministro della giustizia. -
Premesso che, per quanto risulta all'interrogante:
il 18 luglio 2006, l’on. Francesco Cafarelli ha denunciato ai Titolari dell’azione disciplinare una grave e circostanziata serie di fatti dei quali si sarebbe reso protagonista, nell’esercizio delle pregresse funzioni di magistrato della Procura di Roma, il dott. Giancarlo Armati, attuale Procuratore generale della Corte d’appello di Perugia;
l’on. Cafarelli, nell’evocare i singolari svolgimenti di un processo da lui subito nella cosiddetto stagione di “tangentopoli”, insieme all’allora Ministro dei lavori pubblici Giovanni Prandini, processo conclusosi poi definitivamente con pronuncia liberatoria a favore di tutti gli imputati, ha precisato che la fonte d’accusa, tal Romualdo Di Corato, imprenditore legato agli appalti ANAS, aveva ottenuto dal magistrato inquirente – il citato dr. Armati, appunto – un inspiegabile trattamento di scandaloso favore. Addirittura, si legge nell’esposto, nel corso dell’esame cui il Di Corato era stato sottoposto l’11 febbraio 1993, l’Armati, anziché invitarlo alla nomina di un difensore quale indagato per corruzione, gli aveva attribuito del tutto arbitrariamente la qualità di persona offesa da una presunta concussione. Nessuna indagine – prosegue l’on. Cafarelli – fu mai svolta dal dr. Armati a carico del Di Corato, nonostante le numerose prove della falsità delle dichiarazioni che egli aveva reso nei confronti di tutte le persone poi prosciolte;
a distanza di anni – soggiunge ancora l’on. Cafarelli – è stata acquisita la costernante spiegazione delle “ragioni” che avevano ispirato il comportamento dell’Armati nei confronti del Di Corato: i due - al tempo dell’indagine - erano legati da intensi rapporti d’indole inequivocabilmente corruttiva;
la prova del mercimonio è contenuta nella drammatica denuncia presentata al Procuratore della Repubblica di Roma il 30 giugno 2006 dal dott. Federico Armati, alto funzionario del Ministero dell'interno, contro il padre Giancarlo nel contesto il sindacato parlamentare, il dott. Federico Armati afferma testualmente: “Posso dichiarare con certezza che negli anni 1989, 1990, 1991,1992 e 1993, mio padre, il dr. Giancarlo Armati, all’epoca sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma riceveva in modo continuato regali di valore rilevante dal sig. Di Corato Romualdo, pugliese di Trani, titolare di un'importante impresa di costruzioni di autostrade. Tra i regali di cui ho diretta conoscenza ricordo un orologio di platino marca Cartier mod. Pasha con cinturino in pelle marrone, un orologio d’oro marca Piaget, gemelli da camicia in oro e smalto nero con diamante di Bulgari, servizio completo di posate da tavola di argento massiccio del gioielliere Buccellati, un prezioso servizio da tavola di porcellana, un servizio di bicchieri di cristallo Baccarat, una coppia di preziosi candelabri d’argento d’epoca con incisione alla base, un servizio di bicchieri-coppe in oro zecchino (…) giacche, maglioni ci cachemire, calzini di cachemire, camicie ed altro, provenienti, per la maggior parte, dai negozi di Roma, Ravasi di via del Babbuino ed Hermes di via Condotti”;
con successiva denuncia del 26 luglio 2006, il dr. Federico Armati ha riferito di essere stato oggetto – a causa della sua iniziativa – di pesantissime intimidazioni persino in ambito familiare, con l’esplicito avvertimento di uno strettissimo congiunto, qualificatosi “messaggero”: “se non ritiri la denuncia sarai rovinato, sarai distrutto”,
si chiede di sapere se sia a conoscenza di quali iniziative siano state intraprese e se e quali provvedimenti siano stati adottati, nell'ambito di propria competenza, dal Ministro in indirizzo, dal Procuratore generale della Corte di cassazione e dal Consiglio superiore della magistratura, anche in via interdittiva, a tutela del prestigio dell’ordine giudiziario e della delicatissima funzione del Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Perugia.
PERUGIA, ARRESTATI DUE MAGISTRATI PER CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI
PERUGIA - 8 maggio 2007 - Due magistrati - uno in servizio presso la Cassazione, l'altro al Consiglio di Stato - sono stati arrestati questa sera, su ordine del gip di Perugia, insieme a due costruttori del capoluogo umbro. A carico dei quattro verrebbero ipotizzati i reati di associazione per delinquere e corruzione in atti giudiziari. I provvedimenti sono stati eseguiti in serata, tra Perugia e Roma. Uno degli arrestati è il costruttore perugino Leonardo Giombini; l'altro imprenditore è Carlo Gradassi.
Il terzo destinatario è il sostituto procuratore generale della Cassazione Vincenzo Maccarone; e poi c'è il consigliere di Stato Lanfranco Balucani. Per tutti il gip ha disposto il divieto di incontro con i difensori. Dopo l'arresto Giombini è stato condotto per accertamenti in ospedale, e quindi portato al carcere di Perugia. E, a quanto sembra, l'inchiesta ruoterebbe proprio intorno alla figura di Giombini.
Il costruttore venne arrestato, sempre dalla Guardia di finanza, il 29 maggio dell'anno scorso, per un presunto giro di fatture per operazioni inesistenti per più di nove milioni di euro. Tornò libero dopo 71 giorni di carcere, ma nel provvedimento con il quale fu autorizzato a uscire dal carcere il gip aveva sottolineato che il quadro indiziario emerso era comunque "ampiamente confermato".
Al centro della nuova fase dell'inchiesta perugina ci sarebbero alcuni aspetti dell'attività dei due magistrati e i loro presunti rapporti con Giombini. Accertamenti che al momento sono coperti dal massimo riserbo. Intanto domani, davanti al tribunale del riesame di Perugia, è in programma l'udienza nella quale verrà esaminato il provvedimento con il quale gli stessi giudici avevano confermato il sequestro preventivo di parte delle azioni della Giombini costruzioni, disposto dal gip su richiesta della Procura. Decisione poi annullata con rinvio dalla Cassazione, che aveva accolto un'istanza dei difensori del costruttore.
MALAMMINISTRAZIONE
SANZIONI AMMINISTRATIVE TRUCCATE
PERUGIA - 29 GEN. 2007 - Avvocati armati di cronometro piazzati davanti ai semafori per misurare la durata del giallo, una psicosi da incrocio e atti di teppismo che dalle parti di Perugia sono cosa rara. Poi, soprattutto, un malcontento sconosciuto in una città che in sessant’anni non ha mai voluto cambiare colore all’amministrazione. La causa è un’epidemia di multe.
Uno «tsunami» di verbali, tutti figli degli stessi genitori: il Foto-red e il T-red. Nomi entrati nel gergo dei perugini e che indicano due apparecchi posti negli incroci tra le strade più trafficate della città, installati da una società, la Citiesse, su incarico del Comune. Il meccanismo è lo stesso dell’Autovelox: le telecamere inquadrano le vetture che passano con il rosso e scattano la foto. Il comune intasca la multa tranne una parte che va alla società.
All’inizio i due cilindri piazzati sopra i semafori non hanno preoccupato più di tanto gli automobilisti perugini. Poi, a partire da gennaio, sono cominciate ad arrivare le multe: tante (tra 15 e 20mila su una popolazione di 160mila abitanti) e salatissime (158 euro e sei punti di patente in meno). Ci sono automobilisti che si sono visti recapitare anche quattro verbali, che significano uno stipendio polverizzato e la certezza di avere la patente ritirata.
Troppo anche per i pacifici perugini che, subito dopo le feste, si sono ammassati davanti all’ufficio dei vigili urbani per chiedere spiegazioni e ricevere copia dell’immagine incriminata, sostenuti da alcuni consiglieri dell’opposizione di centrodestra che si sono piazzati con un camper davanti al municipio per dare assistenza legale. Anche le associazioni dei consumatori si sono mobilitate e sono fioccati i ricorsi.
La temperatura è salita a livelli critici quando è scoppiato il caso del «giallo». Il sospetto che si è fatto strada negli ultimi giorni è che la durata del tempo intermedio tra il verde e il rosso sia stata artificiosamente diminuita in modo da cogliere in fallo gli automobilisti umbri, forse troppo disciplinati per far scattare un numero soddisfacente di sanzioni. Quando l’assessore alla Mobilità, Antonello Chianella, ha smentito («nessuna manipolazione, basta controllare la scatola nera presente in ogni semaforo»), un avvocato perugino - racconta il Corriere dell’Umbria- si è munito di cronometro e telecamera e ha documentato l’anomalia: «Nei semafori con il Foto-red T-red, il giallo dura tre secondi e non quattro come è stato detto dal comune». Senza contare che in altri incroci sprovvisti di telecamere, il giallo dura fino a cinque secondi. Fondata o no, la tesi del giallo ha spinto i multati più arrabiati a darsi al teppismo. Giovedì notte, armati di bastoni, hanno sabotato le telecamere, puntandole verso il cielo.
Sulle ragioni di un’applicazione tanto rigida e sistematica del Codice della strada l’oppozione ha pochi dubbi. Il Comune guidato dal sindaco Ds, Renato Locchi, questa in sintesi la tesi del centrodestra, sta cercando di ripianare il buco nei conti. Un altro modo di fare cassa, dopo l’aumento delle addizionali Irpef. È di questa idea il capogruppo di Forza Italia in Regione, Fiammetta Modena, che in qualità di avvocato, insieme alla sorella Laura, è andata oltre il ricorso per annullare multe e ha chiesto il risarcimento dei danni al comune per un suo cliente.
Il sindaco Locchi ha lasciato ancora una volta rispondere l’assessore Chianella: «Nessun secondo fine, se non quello di salvaguardare vite umane». Se questo era l’obiettivo è stato mancato, ha protestato il consigliere di An, Daniele Porena, che ha notato un aumento dei tamponamenti in prossimità degli incroci a causa di automobilisti che inchiodano al primo accenno di giallo.
Una situazione imbarazzante anche per il centrosinistra. Tanto che ieri i principali esponenti dell’Unione hanno preso le distanze. A partire dalla potentissima presidente della Regione, Rita Lorenzetti, che si è chiesta se «gli automobilisti che circolano per Perugia siano davvero quelli che risultano dal numero delle infrazioni».
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=152819&START=0&2col=
AMBIENTOPOLI
SEQUESTRATA DAL NOE DISCARICA ABUSIVA CON 80MILA TONNELLATE DI RIFIUTI SPECIALI
Umbria - 16/05/2008 - Un'area di 40mila metri quadri, adibita a discarica abusiva, è stata sequestrata dal Noe di Perugia. Contestualmente i militari hanno denunciato all'autorità giudiziaria tre persone. L'area conteneva 80mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, tre scarichi di acque reflue e diversi manufatti edilizi senza autorizzazioni. Tra i rifiuti situati nella discarica abusiva c'erano fanghi di lavaggio di inerti, scarti di lavorazione della produzione di manufatti in cemento armato, imballaggi di vario tipo, materiale ferrosi, pneumatici e macerie.
L'area sequestrata è situata nella zona di Bettona, ma il Noe ha provveduto anche al sequestro di due impianti di scarico di reflui a Corciano e Magione.
http://www.tuttoggi.info/articolo-5942.php