di Antonio Giangrande
(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).

PARTINICO
In Italia, per poter manifestare il proprio pensiero, o svolgere una attività professionale, devi essere inquadrato e controllato in un albo castale.
A giudizio perché abusivo il direttore antimafia di «Telejato». Per i suoi tg contro Cosa Nostra era stato minacciato.
Il direttore dell'emittente televisiva «Telejato» di Partinico (Palermo), Pino Maniaci, è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista. La «citazione diretta» è stata disposta dal pubblico ministero di Palermo Paoletta Caltabellotta.
A GIUDIZIO - Il processo è stato fissato davanti al giudice monocratico di Partinico. Secondo l'accusa, Maniaci, «con più condotte, poste in essere in tempi diversi ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso», avrebbe esercitato abusivamente l'attività di giornalista in assenza della speciale abilitazione dello Stato, conducendo ogni giorno il tg di Telejato, la tv più volte minacciata, querelata e contestata da boss e notabili della zona di Partinico. Difatti Maniaci può «vantare» oltre 200 querele e non ha mai voluto prendere il tesserino di giornalista pubblicista.
MANIACI - «Tutto nasce da una denuncia anonima fatta in realtà da un collega invidioso della mia popolarità. Non è la prima volta che mi trovo sotto processo per esercizio abusivo della professione. Sono stato assolto dalla stessa accusa. Chiarirò tutto anche questa volta». Così Pino Maniaci ha commentato la notizia del suo rinvio a giudizio per esercizio abusivo della professione. «Produrrò la sentenza che mi ha già scagionato», ha aggiunto Maniaci, che ha precisato che il direttore della tv locale è Riccardo Orioles. «In occasione dell'ultima intimidazione - ha proseguito - il presidente nazionale dell'Unci mi ha dato la tessera onoraria dell'associazione. Questo vorrà pur dire qualcosa». Maniaci, infine, ha spiegato che non ha mai chiesto l'iscrizione all'Ordine dei giornalisti «per mancanza di tempo».
GIULIETTI: «SPERO SIA UN EQUIVOCO» - Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, si augura che il rinvio a giudizio di Maniaci sia «uno spiacevolissimo equivoco, dal momento che quando lui fu aggredito e pestato dagli "amici degli amici" gli fu addirittura consegnata la tessera onoraria e fu indicato come un punto di riferimento per tanti cronisti italiani».

TERMINI IMERESE
FALLIMENTOPOLI
Al Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie.
Il sottoscritto Gaetano Nuzzo con la presente Le invia una copia del fascicolo che racconta in sintesi la storia e gli avvenimenti di cui sono stato vittima e perseguitato, al fine di essere spogliato di tutti i beni:
Istanza depositata alla commissione dell'Assemblea regionale Antimafia di Palermo del 14/12/2004;
Denuncia querela inviata al Tribunale di Reggio Calabria con raccomandata n. 12117986346 del 28/12/2005 contro i giudici sia inquirenti che giudicanti che operano nei Tribunali di Termini Imerese, Caltanissetta, Catania, Messina;
Decreto di Avocazione emesso dalla Procura Generale di Catania su richiesta del Procuratore Generale della Suprema Corte di Cassazione del 19/10/2004;
Attualmente parte offesa presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, proc. N° 1220/07, proc. 3587/06.
Comunico inoltre che è in corso un accertamento da parte del comitato antiracket ed usura della Commissione Parlamentare Antimafia di Roma a cui mi sono appellato.
Ed inoltre mi sono appellato al Procuratore Nazionale Antimafia che mi ha assegnato un consigliere di competenza.
Colgo l'occasione per porgere distinti saluti.
Gaetano Nuzzo da Caccamo (PA)
AL SIG. PROCURATORE CAPO
LETTERA APPELLO
Egregio Procuratore capo della Procura della Repubblica, invio il presente appello a seguito di ennesima richiesta di intervento non riscontrata, finalizzata a riferire e chiedere quali attività investigative risultano impartite per accertare fatti di estrema delicatezza ed importanza, (che riguardano lo scrivente come parte danneggiata), che meriterebbero invece una dovuta ed opportuna attenzione.
Conta poco il fatto che chiedo ormai da tempo di poter parlare con lei, per evidenziare, documentalmente, che appena al piano inferiore, (sezione fallimentare), da dove Lei Svolge l'incarico di Procuratore Capo, (quindi non tanto lontano per effettuare i riscontri), vengono sistematicamente gestite in violazione alla legge diverse procedure fallimentari in danno alla collettività.
Conta anche poco che vengono impartite trattative pubbliche invitando due soli "soggetti", che tra loro si mettono d'accordo con gli “organi fallimentari”, (questo ormai risulta pacifico da alcuni verbali di S.I., che presumo non letti), poiché anche da questi riscontri risulta la prova oggettiva che le aste svolte al piano al di sotto, da dove Lei risulta svolgere la funzione di Procuratore Capo, risultano una gran massa "pilotate" e" turbate".
Conta pure poco, (o quasi nulla), che al sottoscritto viene sistematicamente impedita ogni visione di documenti facenti parte della procedura fallimentare poiché determinati soggetti abusano dei ruoli pubblicistici che strumentalmente rivestono.
Conta pure poco che viene svilito il patrimonio dello scrivente valutato centinaia di milioni dai CTU, che poi gli stessi "organi" spudoratamente disattendono al fine di agevolate determinati personaggi, che hanno trovato comodo questa gestione poco lecita.
Conta pochissimo il fatto che si chiede aiuto alle Autorità, affinché intervengano per accettare i fatti e una serie infinita di illegalità, (ne sono comprova circa 30 segnalazioni trasmesse alla Sua attenzione, ad oggi rimaste senza risposta alcuna), che comunque portano rilevanti interessi ad un bel gruppo di 'soggetti", bene inseriti e privilegiati ad arricchirsi "grazie" alla gestione anomala delle procedure fallimentari.
Non conta affatto la circostanza che i milioni che vengono racimolati dallo svilimento del patrimonio vengono elargiti (non nei confronti dei creditori), ma bensì nei confronti degli stessi organi che gestiscono la procedura fallimentare, per presunte "prestazioni" che a primo aspetto risultano notevolmente "gonfiati" : viene spontaneo dire perché non viene approfondito anche questo fatto?
Conta anche quasi nulla il fatto che le pochissime attività investigative impartite hanno già tracciato, comunque con grandissimo scrupolo e professionalità, che alcune aste, (svolte appena al piano inferiore da dove Lei è seduto), risultano più che anomale, ma tutto questo non basta per impedire di fare adeguare ad alcuni organi che gestiscono una gran massa di procedure fallimentari, di gestirle in aderenza alla legge e non in sua violazione.
Egregio signor Procuratore, spero di non averla disturbata e distolto dai suoi impegni, anche perché allo stato non riesco veramente a comprendere questo suo atteggiamento nei confronti del sottoscritto; se ciò è frutto di un frainteso La prego vivamente di delucidarmi anticipandole che rimango a sua totale disponibilità!
Salvatore Macaluso da Palermo
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CONCORSI FORENSI TRUCCATI.
Il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Termini Imerese, in primo grado fu condannato a 10 mesi. L’accusa: truccò il concorso per avvocati. Non fu sospeso.
Da “La Repubblica” di Palermo del 10/01/2001:
Parla il giovane aspirante avvocato, che ha portato con sé una piccola telecamera per filmare “palesi irregolarità”.
<Ho le prove nel mio video del concorso truccato. Ho un’altra cassetta con sette minuti di immagini, che parlano da sole. Oggi sarò sentito dal magistrato. A lui racconterò tutto ciò che ho visto. La giornata di un concorsista, aspirante avvocato, comincia alle quattro e mezza del mattino. Alle sei devi esser in prima fila. Ed è quello il momento in cui capisci come vanno le cose. Tutti lo sanno, ma nessuno ne parla>.
I.D.B., 38 anni, ha voluto rompere il silenzio. Nei giorni dell’esame scritto per l’abilitazione forense si è portato dietro una piccola telecamera e ha documentato quelle che lui chiama “palesi irregolarità”. E’ stato bloccato dai commissari e la cassetta con le immagini è stata sequestrata. Ma lui non si perde d’animo: <in fondo io cerco solo la verità>.
Intanto, I.D.B. rompe il silenzio con “La Repubblica” perché dice < è importante cercare un movimento d’opinione attorno a questa vicenda >. E ha già ricevuto la solidarietà dell’associazione Nazionale Praticanti ed avvocati.
<Vorrei dire – racconta – delle sensazioni che ho provato tutte le volte che ho fatto questo esame. Sensazioni di impotenza per quello che senti intorno. Ed è il segreto di Pulcinella. Eccone uno: basta comunicare la prima frase del compito a chi di dovere. Io ho chiesto i temi che avevo fatto nelle sessioni precedenti: non c’era una correzione, una motivazione, solo un voto>.
Il primo giorno degli esami scritti il giovane si è guardato intorno. L’indomani era già dietro la telecamera: <Ho filmato circa sette minuti, in lungo ed in largo nel padiglione 20 della Fiera del Mediterraneo, dove c’erano più di novecento candidati. A casa ho rivisto più volte il filmato e ho deciso che avrei dovuto documentare ancora. Così è stato. Il secondo filmato, quello sequestrato, dura più del primo. A un certo punto una collega si è accorta di me e ha chiamato uno dei commissari. Non ho avuto alcun problema, ho consegnato la cassetta. E sin dal primo momento ho detto: Mi sono accorto di alcune irregolarità e ho documentato. Allora mi hanno fatto accomodare in una stanza. E insistevano: perché l’ha fatto?. Tornavo a parlare delle irregolarità. Poi mi chiedevano chi le avesse fatte. Lo avrei detto al presidente della commissione, in disparte. Davanti a tutti, no!>
Il giovane si dice stupito per il clamore suscitato dal suo gesto: <Non dovrebbe essere questo a sorprendere, ho avuto solo un po’ più di coraggio degli altri>.
Ma cosa c’è in quelle videocassette?
L’aspirante avvocato non vuole dire di più, fa cenno ad un commissario sorpreso in atteggiamenti confidenziali con alcuni candidati: <Francamente non capisco perché non siano stati presi provvedimenti per il concorso. Quei capannelli che ho ripreso sono davvero troppo da tollerare. Altro che piccoli suggerimenti !>
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LIBORIO SABATINO IN PRIMO GRADO AVEVA AVUTO 10 MESI
APPELLO: IL PG CHIEDE DI CONFERMARE LA CONDANNA. L'ACCUSA: TRUCCO' IL CONCORSO PER AVVOCATI
Il PG sostiene che la sentenza è inappuntabile e inoppugnabile: secondo l'accusa Liborio Sabatino, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Termine Imerese, truccò il concorso per l'abilitazione alla professione di avvocato, aiutando alcuni candidati.
Il processo è in appello, dopo le condanne di primo grado, risalenti al 7 aprile 2006. La nuova sentenza, per l'ex Commissario del concorso, che ebbe dieci mesi, per Michele D'Anna (otto mesi) e Sergio Soldo (tre mesi, ma lui è divenuto avvocato, dopo un ricorso al TAR) potrebbe arrivare il 6 dicembre.
Il processo si basa su una serie di elementi: un video girato da un candidato più volte bocciato e che era stanco, così ha spiegato, di vedere magagne; le testimonianze di altri commissari e dei vigilanti; e infine una perizia sui tabulati telefonici, realizzata dall'esperto Gioacchino Genchi.
Il reato contestato è la violazione della legge 475/1925, che vieta di copiare ai concorsi, e il tentato abuso d'ufficio per Sabatino e D'Anna, che si erano messi d'accordo - secondo l'accusa - prima delle prove oggetto di indagine, svolte nel dicembre del 2000. Il video era stato girato da I.D.B., che si ritenne emarginato rispetto ad amicizie e presunti favoritismi. Per dimostrare quel che diceva, si armò di videocamera - tenuta nascosta dentro uno zainetto - e documentò in un filmato il passaggio di un foglio da Sabatino a uno dei candidati. I.D.B. venne scoperto dai vigilanti mentre faceva le riprese e da lì partì l'indagine. I temi di Soldo e D'Anna, ha ricordato il PG, erano pressoché identici.