
I MILANESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ??
MAGISTROPOLI
IL CASO FORLEO
«IL GIUDICE FORLEO VA TRASFERITA»
La Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha proposto a maggioranza al suo “parlamentino” il provvedimento disciplinare nei confronti del “gip” pugliese.
ROMA – 9 giugno 2008 – Il giudice per le indagini preliminari di Milano Clementina Forleo (pugliese, originaria di Francavilla Fontana, 45 anni) ha «una notevole propensione a condotte vittimistiche e una marcata carenza di equilibrio», inoltre i suoi atteggiamenti denotano una tendenza alla «personalizzazione delle vicende processuali a lei affidate (soprattutto quelle aventi forte carattere mediatico)». Lo sottolinea la Prima Commissione del Csm nella relazione finale con la quale propone al plenum del Palazzo dei Marescialli di trasferire da Milano la Forleo in relazione alle dichiarazioni rese ad “Anno zero” e a quelle sul presunto insabbiamento di provvedimenti sulle indagini delle scalate bancarie.
A favore del trasferimento hanno votato cinque componenti su sei.
In particolare, ad avviso della Prima Commissione del Csm, gli atteggiamenti del giudice Forleo sono «tali da determinare contrasti, conflitti e sospetti nei confronti dei magistrati di uffici con lei in contatto anche nella sede giudiziaria milanese». Inoltre, «questa abnorme personalizzazione insieme alla già segnalata carenza di equilibrio è confermata – prosegue la Prima Commissione – anche da altre vicende risultanti dagli atti (quali i rapporti conflittuali o comunque difficili all’interno dell’ufficio e con il personale amministrativo e la vicenda processuale relativa al procedimento contro Bentiwaa Farida che ha, infine, condotto alla ricusazione della Forleo da parte del procuratore aggiunto di Milano Spataro e accolta dalla Corte di appello di Milano)».
Tra le persone con i quali la Forleo ha intrattenuto rapporti alterati la Prima Commissione segnala il presidente del Tribunale di Milano, il presidente facente funzione dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, alcuni uffici dei giudici per le indagini preliminari ed il procuratore generale presso la Corte di appello di Milano.
In conclusione il
trasferimento della Forleo – sul quale deciderà il plenum – è richiesto a
seguito delle dichiarazioni rese dal magistrato pugliese «in trasmissioni
televisive o alla stampa in ordine all’esistenza di “poteri forti” che, anche
per il tramite di soggetti istituzionali, avrebbero interferito sull'esercizio
delle sue funzioni giurisdizionali e dei rilievi mossi ai pubblici ministeri
preposti alle indagini per la cosiddetta “scalata Bnl”, tesi a manifestare
dapprima “allarme” per un asserito rallentamento delle indagini e poi “protesta”
per un supporto insabbiamento in corso».
La Prima Commissione ha invece disposto l’archiviazione della procedura nei
confronti della Forleo per le dichiarazioni rese con riferimento alle indagini
svolte a Brindisi «su molestie e danneggiamenti subiti dai genitori nel periodo
immediatamente precedente il decesso degli stessi in incidente stradale».
L'archiviazione della procedura è stata richiesta anche per le dichiarazioni
rese dalla Forleo nel convegno organizzato dalle Camere penali a Milano, il 20
gennaio 2007, sull'appiattimento tra giudice per le indagini preliminari e
Pubblico ministero.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_cronache_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=205055&IDCategoria=1
MILANO – 6 GIUGNO – 2008 - Il Gip Clementina Forleo è stata rinviata a giudizio per diffamazione. La vicenda nasce da alcune dichiarazioni rilasciate nel settembre del 2006, quando il giudice di Milano si espresse molto duramente su un collega di Brescia, Roberto Spanò. Il rinvio a giudizio è stato deciso dal Gip di Venezia Giandomenico Gallo, che ha accolto l'ipotesi d'accusa avanzata dal procuratore aggiunto veneziano Michele Dalla Costa.
Il procedimento si inquadra nelle polemiche che hanno fatto seguito alla scarcerazione decisa dal Gip Forleo di due imputati tunisini detenuti nell'ambito di un'inchiesta bresciana per terrorismo internazionale. I due - Nourredine Drissi e Kamel Ben Mouldi Hamraoui - accusati di far parte dell'organizzazione terroristica Ansar Al Islam, erano stati alcuni giorni dopo nuovamente incarcerati dal magistrato bresciano, il quale aveva espresso nel provvedimento di custodia cautelare il proprio dissenso nei riguardi delle decisioni della collega milanese. A questo dissenso avevano fatto seguito le dichiarazioni di Clementina Forleo ritenute lesive da Spanò. Nel corso dell'udienza odierna il legale della Forleo ha sostenuto che le affermazioni della sua assistita non erano assolutamente riferite alla decisione del magistrato bresciano, che si era ben guardata dal commentare, ma erano relative alle motivazioni espresse nel provvedimento di custodia cautelare dei due tunisini dallo stesso nei confronti del giudice precedente, la Forleo.
Nell'intervista, Forleo aveva osservato che il dissenso nei confronti del giudice precedente deve essere espresso "in modo pacato e leale", rilevando che "il collega Spanò non avrebbe scritto quelle cose se al mio posto ci fosse stato un uomo". Queste affermazioni, ha sostenuto il legale di Spanò, Paolo Bissi, risultano pregiudiziali non ammissibili in un provvedimento giudiziario avente per oggetto la libertà personale degli individui.
http://canali.libero.it/affaritaliani/milano/forleorinviataagiudizioMI06062008.htm
"COMPLOTTO CONTRO LA FORLEO". INDAGATI DUE PM E UN CARABINIERE
BRINDISI – 4 APRILE 2008 - Il giornale La Stampa il 1 aprile pubblica una notizia sconcertante. Sono stati indagati a Potenza due P.M. e un tenente dei carabinieri che avrebbero fatto un "accordo segreto" per denunciare la Forleo: "Così le diamo una lezione". E con questo "solo fine concordavano" di denunciarla pianificando il testo, i tempi e le modalità della denuncia.
Su questa ipotesi di reato sta investigando il pm di Potenza, Cristina Correale, che ha iscritto nel registro degli indagati due pm, Alberto Santacatterina e Antonio Negro, e il tenente dei carabinieri Pasquale Ferrari.
La vicenda risale all’agosto 2007 e s’incardina nelle indagini sulle minacce ricevute, dai genitori del gip di Milano, Clementina Forleo, poco prima della loro morte, avvenuta il 25 agosto 2005 per incidente stradale.
La Forleo denunciò le minacce e furono avviate indagini che, però, avrebbero subito ritardi e omissioni.
Omissioni – relative alla mancata acquisizione di alcuni tabulati telefonici – che la Forleo aveva denunciato alla Procura della Repubblica di Brindisi.
E non solo. Il gip di Milano, questa estate, ribadì le accuse dinanzi al Csm.
Di lì a poco fu querelata dall’ufficiale dei carabinieri. Sosteneva che la Forleo, al telefono, gli aveva detto: «Dovrebbe vergognarsi di indossare la divisa».
Ed è proprio su questa denuncia, che il pm di Potenza, Cristina Correale, punta il dito: i due pm e l’ufficiale dei carabinieri – scrive il pm – «al solo fine di “dare una lezione” alla dottoressa Forleo», «concordavano tra loro il testo di una denuncia», «esponendo una versione dei fatti diversa da quanto sarebbe accaduto nella conversazione telefonica».
Secondo l’accusa, i due pm, «inducevano il tenente Ferrari a sporgere la querela» e «stabilivano che la denuncia avrebbe dovuto essere presentata nel periodo feriale», ovvero nel periodo in cui era di turno il pm Negro, «per far sì che il predetto (Negro, ndr) venisse designato titolare del procedimento».
Ma le accuse vanno anche oltre.
E confermano quanto aveva affermato la Forleo in
merito all’acquisizione dei tabulati: «Santacatterina e Ferrari – scrive la pm
Cristina Correale – indebitamente omettevano di curare l’effettiva acquisizione
dei tabulati telefonici».
Infine, nella richiesta di archiviazione, il pm Santacatterina, «attestava
falsamente» sia di «aver acquisito ed esaminato» alcuni tabulati telefonici, sia
che «non sarebbero emerse telefonate utili alle indagini».
In merito alla vicenda, la gip di Milano, disse in tv, durante la trasmissione Annozero: «Sono stata vittima di tentativi di delegittimazione e discredito da parte di soggetti istituzionali, che non appartengono al mio ufficio, e anche da appartenenti alle forze dell’ordine».
I delitti contestati dalla Procura della Repubblica di Potenza agli indagati, ai quali è stato notificato un invito a comparire che vale anche come informazione di garanzia, sono:
- nei confronti dei magistrati Alberto Sattacaterina e Antonio Negro e dell’ufficiale dei carabinieri Pasquale Ferrari, quello di abuso d’ufficio in concorso fra loro, in danno di Clementina Forleo;
- nei confronti del magistrato Alberto Sattacaterina e del tenente Pasquale Ferrari, quello di omissione di atti d’ufficio;
- nei confronti del magistrato Alberto Sattacaterina, quello di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
http://www.comincialitalia.net/interna.asp?id_tipologia=3&id_articolo=6085
Due magistrati ed un ufficiale dei Carabinieri sono stati interrogati dal pm di Potenza in qualità di indagati per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta su una denuncia contro il gip di Milano.
POTENZA – 3 aprile 2008 - Due magistrati in servizio a Brindisi – Antonio Negro e Alberto Santacatterina – e il tenente dei Carabinieri Pasquale Ferrari sono stati interrogati oggi dal pm di Potenza, Cristina Correale, in qualità di indagati per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta su una denuncia presentata contro il gip di Milano, Clementina Forleo, per fatti commessi in danno dell’ufficiale dell’Arma.
Sono stati interrogati, nell’ordine, Santacatterina (per circa tre ore), Negro (per due ore) e Ferrari (altre due ore).
L'accusa di abuso d’ufficio riguarda tutti e tre gli indagati e si riferisce alle indagini (coordinate da Santacatterina) su presunte minacce giunte al padre di Forleo, tempo prima che quest’ultimo e la moglie morissero in un incidente stradale.
Ferrari presentò una denuncia contro il gip di Milano, dopo una conversazione telefonica con il magistrato, secondo l’accusa con tempi e in modo tale che ad esaminarla fosse poi Negro;
Santacatterina e Ferrari sono accusati anche di omissione di atti d’ufficio per la mancata acquisizione di alcuni tabulati telefonici riguardanti il padre del magistrato in servizio a Milano;
Santacatterina, infine, deve rispondere anche di falsità ideologica perchè, nel provvedimento in cui chiese l'archiviazione di un’inchiesta su presunte minacce subite sempre dal padre di Forleo, diede atto di aver acquisito ed esaminato i tabulati telefonici che invece, secondo l’accusa, non furono mai acquisiti.
All’uscita, gli avvocati dei tre hanno detto che i loro assistiti hanno risposto alle domande «in un clima sereno e di correttezza». L’avvocato di Santacatterina, Gildo Ursini, ha sottolineato che «in ogni caso si tratta, nel complesso, di un’esperienza non piacevole».
E CHIEDERE SCUSA ? Uliwood party di Marco Travaglio su l'Unità, 2 aprile 2008
Il tempo, dice il proverbio, è galantuomo. E aiuta a distinguere i galantuomini dai mascalzoni.
Da un anno due galantuomini, Clementina Forleo e Luigi De Magistris, vengono attaccati, perseguitati, infangati da una campagna politico-mediatica che avrebbe stroncato un bisonte. Ma non si sono lasciati abbattere. Hanno risposto colpo su colpo nelle «sedi competenti». Ora in quelle sedi la verità comincia a emergere. A Salerno, dove De Magistris ha denunciato i superiori per le fughe di notizie che poi venivano attribuite a lui, le indagini sarebbero a buon punto: non è lontano il giorno in cui chi l’ha condannato al Csm dovrà vergognarsi e chiedergli scusa. E da Potenza giungono notizie analoghe sul cosiddetto «caso Forleo».
La Procura lucana, cui si era rivolta la gip di Milano, ipotizza un complotto architettato contro di lei da due pm e da un tenente dei Carabinieri di Brindisi. Nella primavera-estate del 2005, mentre Clementina intercetta lo sgovernatore Fazio e i furbetti a colloquio con i loro protettori politici, i suoi genitori vengono minacciati di morte con telefonate (o semplici squilli notturni) e lettere anonime, poi si vedono incendiare la tenuta agricola e la villa in campagna, infine perdono la vita in un incidente d’auto. Senza ipotizzare l’incidente doloso (alla guida c’era suo marito, salvo per un pelo), la Forleo ha denunciato da tempo alla Procura di Brindisi gli inquietanti episodi che l’hanno preceduto. Per scoprire chi ne siano gli autori, occorreva acquisire i tabulati telefonici non solo dei genitori della giudice, ma anche dei numeri chiamanti e soprattutto mettere sotto controllo il telefono di casa dei minacciati (gli squilli, non attivando il traffico commerciale, nei tabulati non risultano).
Ma il pm Alberto Santacatterina chiede ai carabinieri solo i tabulati, senza intercettazioni. E quelli fanno ancora meno: si limitano ad acquisire i tabulati di casa Forleo, non quelli fondamentali - delle chiamate in entrata. Lei chiama il tenente Pasquale Ferrari - lo stesso incaricato della sua tutela in Puglia - per sollecitarlo a fare il suo dovere. Telefonata burrascosa («si vergogni di indossare la divisa», avrebbe detto la giudice), che l’ufficiale segnala al procuratore di Brindisi, dottor Giannuzzi. Questi però l’archivia subito a «modello 45» (notizie non costituenti reato): un innocuo sfogo personale e nulla più. Intanto la Procura ha chiesto pure l’archiviazione sulle minacce ai genitori. Il gip però respinge la richiesta, ordinando indagini più approfondite. Che però non vengono fatte e il caso finisce definitivamente in archivio. Così si comincia a dire che Clementina, avendo denunciato ad Annozero «tentativi di delegittimazione da soggetti istituzionali e forze dell’ordine», è una pazza visionaria: s’è perfino inventata le minacce ai genitori. Il Csm, per la gioia di un Parlamento ancora sotto choc per l’ordinanza Unipol-Antonveneta, apre una pratica per trasferirla: per avere screditato integerrimi colleghi e ufficiali «con accuse infondate».
In realtà erano fondatissime, ma qualcuno ha fatto in modo di ridicolizzarle. È, appunto, il presunto complotto su cui lavora la Procura di Potenza, orchestrato «al solo fine di dare una lezione» alla Forleo. Occhio alle date. L’8 giugno 2007 il procuratore Giannuzzi archivia il caso della telefonata al tenente. Il 20 luglio la gip chiede alle Camere di poter usare le intercettazioni sulle scalate anche contro alcuni politici e finisce nella bufera. Il 14 agosto, mentre Giannuzzi è in ferie, il tenente Ferrari presenta una denuncia scritta contro la Forleo, ancora per la telefonata: guardacaso, proprio quand’è di turno per le questioni urgenti (per quelle ordinarie bisogna attendere la ripresa autunnale) il pm Antonino Negro, amico dell’ufficiale e del pm Santacatterina.
I tre, sempre secondo la Procura di Potenza, «concordano tra loro il testo della denuncia» e la data della presentazione per gestirla con le proprie mani e “dare una lezione” a Clementina, «esponendo una versione diversa da quanto sarebbe realmente accaduto nella conversazione telefonica tra Forleo e Ferrari». Negro, di turno proprio quel giorno, apre il fascicolo e se lo intesta. Ma non potrebbe: l’affare non è urgente. E poi dovrebbe avvertire il capo, che ha già archiviato il caso. Fortuna che la Forleo, in vacanza in Puglia, si arma di registratore, cerca di capire cosa le stanno facendo e scopre la tresca, subito denunciata a Potenza e al Csm. A quel punto pare che Ferrari si dica disposto a ritirare la denuncia.
Ma lei tira diritto e chiede al Pg di Brindisi di avocare l’inchiesta a Negro. Il quale, per tutta risposta, chiude le indagini a tempo di record e la rinvia a giudizio per minacce al tenente. Ora sulla strana triangolazione Ferraro-Negro-Santacatterina sta facendo luce il pm di Potenza Cristina Correale che, nell’invito a comparire inviato per interrogarli, li accusa di abuso d’ufficio (e Santacatterina anche di falso). Quale abuso? Presentando la denuncia «in periodo feriale, nella settimana in cui era di turno il dr. Negro per far sì che il predetto venisse designato titolare del procedimento in violazione delle tabelle in vigore in ufficio, veniva arrecato intenzionalmente a Forleo un danno ingiusto». Cioè l’apertura di un processo per un fatto già archiviato. Altro danno: le indagini lacunose sulle minacce ai genitori.
Lì Santacatterina e Ferrari «indebitamente omettevano di curare l’effettiva acquisizione dei tabulati», anche se poi il pm, nel chiedere l’archiviazione del caso, «attestava falsamente» di averli «acquisiti ed esaminati» e di non aver trovato «telefonate utili alle indagini» (ipotesi di falso). Un bel quadretto che, se confermato dalle indagini, costringerà un bel po’ di politici, giornalisti, magistrati, alte e basse cariche istituzionali a chiedere scusa alla Forleo. E magari a vergognarsi. Sempreché le scuse e la vergogna, nel frattempo, non siano cadute in prescrizione.
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1854245.html
CHI VUOLE FERMARE LA FORLEO ??
Continuano le fasi istruttorie dei procedimenti presso il Consiglio superiore della magistratura e presso il Tribunale di Brescia. Il magistrato, originaria della provincia di Brindisi, ha denunciato “pressioni” da parte di suoi colleghi durante l'inchiesta a Milano sulle “scalate bancarie”.
MILANO - 8 novembre 2007 - Dopo l’audizione del giudice per le indagini preliminari di Milano Clementina Forleo al Csm, la prima commissione di Palazzo dei Marescialli ha deciso di acquisire i verbali della deposizione del magistrato di lunedì scorso davanti ai Pm bresciani Fabio Salomone e Marco Dioni. Deposizione durante la quale la Forleo – magistrato originario della provincia di Brindisi - avrebbe ribadito le pressioni ricevute quando conduceva l’inchiesta sulle scalate bancarie. I verbali provenienti da Brescia verranno esaminati dalla prima commissione insieme alla documentazione acquisita durante l’audizione del giudice per le indagini preliminari Forleo di due giorni fa a Palazzo dei Marescialli.
È stata invece rinviata a lunedì prossimo la decisione sulle possibili audizioni da disporre nell’istruttoria avviata dopo le dichiarazioni del giudice milanese alla stampa sulla sua volontà di rinunciare alla scorta e su presunte pressioni istituzionali ricevute quando conduceva l’inchiesta sulle scalate bancarie.
Oggi intanto la vicepresidente della prima commissione del Csm Letizia Vacca ha chiesto di ascoltare il Procuratore Generale di Milano Mario Blandini, chiamato in causa dalla Forleo nell’audizione di due giorni fa; dovrebbe essere ascoltata anche la presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro e i due Pm di Brindisi che hanno chiesto al Csm di essere ascoltati dopo le accuse del giudice milanese nei loro confronti.
La decisione sulle nuove audizioni verrà presa lunedì, quando rientrerà a Roma il presidente della prima commissione Antonio Patrono, in viaggio per partecipare all’attività internazionale del Csm. L’audizione del Pg Blandini riguarda le dichiarazioni fatte dalla Forleo due giorni fa davanti alla prima commissone: il giudice pugliese in servizio a Milano avrebbe riferito che il Pg le avrebbe detto di essere prudente, depositando come previsto dalla legge solo le intercettazioni strettamente attinenti all’inchiesta sulle scalate bancarie.
In quel colloquio tra la Forleo e Blandini, il Pg le avrebbe confidato di aver saputo che il leader dei Ds Massimo D’Alema era preoccupato che divenissero di opinione pubblica le sue conversazioni in cui esprimeva giudizi non proprio positivi su alcuni colleghi di partito, tra cui il segretario Piero Fassino.
L'audizione della presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro sarebbe invece utile a chiarire l’isolamento lamentato dalla Forleo quando era stata attaccata da esponenti dei Ds in merito all’ordinanza con cui aveva chiesto alla Camera di utilizzare le conversazioni dei politici intercettate.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_cronache_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=186993&IDCategoria=11
Aveva impiegato otto anni per le motivazioni di un processo di mafia, i cui imputati nel frattempo sono stati rimessi in libertà.
MILANO – 4 luglio 2008 - Dopo la radiazione, è arrivata anche la condanna. Edi Pinatto, l'ex giudice del tribunale di Gela, in provincia di Caltanisetta, da 5 anni pm a Milano, è stato condannato a otto mesi di reclusione, con pena sospesa, per decisione del gup di Catania, Antonino Fallone, che ha accolto la richiesta del pm Antonino Fanara. Pinatto era accusato del reato di omissione e di ritardo di atti d'ufficio per aver impiegato otto anni per depositare la motivazione di una sentenza in un processo di mafia, i cui imputati nel frattempo sono stati rimessi in libertà. Una vicenda per la quale il Csm lo ha recentemente radiato dall'ordine giudiziario.
Oggi il gup ha disposto per l'ex giudice anche la sospensione temporanea dai pubblici uffici, pena accessoria sospesa, e un risarcimento danni allo Stato per i danni arrecati all'immagine della magistratura.
Il suo ritardo provocò, infatti, la scarcerazione di alcuni esponenti del clan dei Madonia imputati nel processo "Grande Oriente", essendo scaduti i termini di custodia cautelare. Solo nel marzo scorso Pinatto aveva depositato le motivazioni della sentenza emessa nel 2000 dal tribunale di Gela contro i sette componenti del clan mafioso, condannati complessivamente a 90 anni di carcere. Ma ormai gli imputati erano usciti dal carcere, il giudizio di appello non aveva potuto essere celebrato, in assenza delle motivazioni del primo grado.
Nel frattempo la vicenda era diventata un caso nazionale, su cui era intervenuto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E il Csm aveva avviato il procedimento a carico di Pinatto, che poi si è concluso con la sua radiazione dall'ordine giudiziario, una sanzione severissima e raramente applicata. I difensori del magistrato avevano chiesto l'assoluzione sostenendo che era oberato di lavoro e per questo non aveva potuto dedicarsi alla sentenza del processo.
BNL, INDAGATO A PERUGIA IL GIUDICE CASTELLANO
Milano – 14 giu. 2006 - Lascia Milano e le sue funzioni di presidente del tribunale di Sorveglianza Francesco Castellano, il giudice indagato a Perugia nell'ambito dell'inchiesta sulla scalata di Unipol alla Bnl. Il plenum del Csm ha decretato il suo trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale per i suoi rapporti con l'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte, a cui avrebbe fornito consigli sui suoi processi.
Era "sistematicamente disponibile", così i magistrati del Csm hanno definito il rapporto che il collega Castellano manteneva con Giovanni Consorte. Un rapporto molto poco ortodosso visto che il giudice teneva informato l'amministratore delegato di Unipol sui procedimenti penali in corso e che lo vedevano protagonista. Una punizione, quella del trasferimento, che è passata all'unanimità.
Era "sistematicamente disponibile", così i magistrati del Csm hanno definito il rapporto che il collega Castellano manteneva con Giovanni Consorte. Un rapporto molto poco ortodosso visto che il giudice teneva informato l'amministratore delegato di Unipol sui procedimenti penali in corso e che lo vedevano protagonista. Una punizione, quella del trasferimento, che è passata all'unanimità.
Fatta eccezione per il vicepresidente Virginio
Rognoni che,come di consueto in casi analoghi, si è astenuto. In aula era
presente il magistrato che poco prima in una appassionata autodifesa aveva
rivendicato la correttezza del proprio operato, definendo "inconsistenti" le
accuse del Consiglio e dicendosi vittima di una "campagna di stampa
denigratoria". Per tutte queste ragioni Castellano con il suo 'difensore', il
magistrato Pietro Dubbolino, aveva chiesto l'archiviazione della procedura. Ma
inutilmente.
Secondo il Csm Castellano infatti non solo ha dato consigli a Consorte sulle sue
vicende giudiziarie ma si è spinto fino a "caldeggiare le tesi" della sua difesa
con il procuratore di Milano; e inoltre "non ha esitato" a riferire allo stesso
Consorte, "a distanza di poche ore dalla casuale conoscenza dell'esistenza di un
esposto contro Unipol" presentato dal Banco di Bilbao.
Comportamenti che nel loro insieme, scrive il plenum nella delibera, "impongono il trasferimento d'ufficio" del magistrato. I fatti contestati dal Csm a Castellano sono stati "accertati dall'istruttoria espletata, sottolineano i consiglieri di Palazzo dei Marescialli, e rivelano che da parte di Castellano c'è stata una "compromissione del prestigio" delle sue funzioni. La ragione centrale è il rapporto che il magistrato ha intrattenuto con l'allora presidente di Unipol; rapporto caratterizzato da parte di Castellano "non solo dalla costante e prolungata disponibilità a offrire consigli" a Consorte sulle "vicende giudiziarie che lo vedevano coinvolto", ma anche dalla "assunzione di concrete e rilevanti iniziative volte a intervenire sull'andamento dei procedimenti penali che coinvolgevano l'imprenditore".
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo314219.shtml
MALAGIUSTIZIA
DENUNCE PENALI MAI ISCRITTE NEL REGISTRO GENERALE
MILANO 2 GEN. 2008 - Centinaia di migliaia di atti non registrati Milano.
Perché per molti mesi queste denunce sono sì esistite fisicamente, in carta e inchiostro nell'ufficio che in Procura registra appunto le denunce di reato dopo le indicazioni impartite dai procuratori aggiunti; ma formalmente non sono mai esistite, e quindi non sono ancora state prese in carico e coltivate dalle indagini di alcun pm, perché mai sono state registrate nel Registro Generale informatico.
Perché? Perché a fare quello che pomposamente è chiamato «servizio di data entry», ovvero a immettere i dati nell'archivio elettronico della Procura, invece dei 22 cancellieri che facevano questo lavoro anni fa, oggi in servizio effettivo si ritrovano solo 7 impiegati.
Che, come ovvio, nella registrazione delle denunce danno la priorità a quelle contro persone identificate. Così la massa di denunce contro ignoti, che una città come Milano produce al ritmo di 500 al giorno, periodicamente diventa una montagna dalla vetta non più scalabile.
Alla fine dal ministero, come in altri casi nel passato, è arrivato un mini stanziamento- extra per appaltare a una ditta privata il servizio di assorbimento dell'arretrato da questo limbo.
Dove, nel frattempo, il cittadino ha comunque già pagato una «tassa» senza saperlo. Se la denuncia non viene registrata, infatti, non parte l'indagine; ma se non inizia, nemmeno può finire con quel certificato di «chiusura indagine » necessario a ottenere dalla propria assicurazione il risarcimento per il furto in casa o l'auto rubata.
IL TRIBUNALE CONVOCA TOPOLINO E PAPERINA
MILANO - 4 DIC. 2007 - Il testimone Topolino? «È pregato di comparire innanzi al Tribunale il 7 dicembre». E non da solo: perché anche «i signori Titti, Paperino, Paperina» sono attesi «davanti al giudice monocratico» per deporre «quali testi nel procedimento penale 6342/05». Il timbro parla chiaro: «Io ufficiale giudiziario, richiesto come in atti, ho per ogni legale effetto notificato l'atto che precede a: Titti, Paperina, Paperino, Topolino». La «relazione di notifica», che la cartolina dell'Ufficio notifiche atti giudiziari di Milano attesta appunto essere stata fatta pervenire al supposto domicilio legale dei fumetti, conferma: non è uno scherzo della giustizia. Ma la bizzarra esecuzione di un teorico adempimento, richiesto effettivamente dalla Procura di Napoli: la citazione proprio di questi quattro testimoni da parte del pm all'udienza in programma venerdì, in un processo partenopeo a un cinese accusato di aver contraffatto gadget con le immagini dei personaggi dei cartoni.
Ovvio che si sia trattato di un paradossale lapsus di cancelleria. Che, una volta vergato, non è stato più fermato, anzi ha via via risalito tutti i livelli di una burocrazia ormai talmente paraocchiata da diventare cieca anche rispetto al ridicolo. L'imputato cinese è accusato a Napoli di aver contraffatto giochi e adesivi con le immagini di Topolino & Co. E in questi casi è il legale rappresentante dell'azienda danneggiata a essere chiamato dal pm per riferire al giudice che quello contraffatto era davvero un proprio marchio. Ma non è un caso che ogni giorno in Italia un processo su tre «salti» per un qualche difetto di notifica.
Nella montagna di adempimenti pratici nei quali si dibattono le cancellerie dei tribunali, in perenne affanno da carenza d'organici e assenza di risorse materiali, deve essere accaduto che il tapino cancelliere di turno abbia automaticamente trasposto nell'atto di citazione dei testi i nomi rimastigli impressi in una affrettata lettura del capo d'imputazione. Il resto è implacabile burocrazia che si autoperpetua. Che sia a mano (come la citazione della Procura napoletana) o dattiloscritto (come sulla cartolina dell'Ufficio notifiche milanese), il risultato non cambia: e «mediante consegna di copia a mani dell'ufficiale giudiziario», la notifica plana (come e anche meglio che in un cartone animato) nello studio legale di Milano che di solito patrocina Warner Bros e Walt Disney nei processi per contraffazione. Improbabile, però, che Paperino e Topolino si presentino a testimoniare. Pare siano già impegnati con i bambini di mezzo mondo sotto Natale. «Legittimo impedimento».
E
A chi porta testi già "segnati", mai più di 25. Agli appelli gli studenti fanno la coda
"Compra i miei libri e ti darò 30 e lode" di Teresa Monestiroli
Alla Statale il caso dell´esame col trucco. Il prof controlla i volumi. Se sono nuovi li "vidima" e poi assegna il massimo dei voti.
MILANO – 18 FEB. 2008 - Il trucco è semplice, ma diabolico.
Uno stratagemma raffinato per attirare centinaia di studenti agli esami garantendo il massimo dei voti con il minimo dello sforzo. In cambio dell´acquisto dei testi curati dal professore stesso, sui quali ovviamente lui prende una percentuale: da tre a cinque a seconda dei crediti, per una spesa che varia dai 60 ai 90 euro. A raccontare la tecnica sono gli stessi ragazzi: «Basta comprare i libri nuovi e l´esame è fatto. Durante l´interrogazione infatti il professore li controlla uno a uno, attentamente. Chiede sempre un argomento a piacere e mentre lo studente risponde segna il libro con la biro, di solito riempie una lettera nella prima pagina della bibliografia». Un puntino nero che vale un trenta e lode. E se i libri non sono nuovi?
«Quelli che vendono usati sono tutti già vidimati – continuano gli studenti – Se li hai tutti di seconda mano ti fa una domanda in più e il voto non supera il 25, salvo alcune eccezioni». Ecco come si passa l´esame di letteratura tedesca all´università Statale. Non saranno mazzette, ma basta passare una mattina insieme ai ragazzi seduti per terra in corridoio in attesa di sostenere la prova, per capire che il procedimento non è del tutto regolare. «La prima cosa che ti chiede, quando entri nella sua stanza – racconta Marco, iscritto a Lettere moderne – è di fargli vedere i libri. Poi arriva la domanda a piacere. Una, due al massimo. Il tutto dura non più di dieci minuti, anche meno. E mentre stai ancora parlando il prof ha già segnato sul libretto il voto: trenta e lode».
Piazza Sant´Alessandro, dipartimento di lingue, piano seminterrato. È qui che una volta al mese – o quasi – centinaia di studenti danno quello che nei chiostri della Statale tutti chiamano l´esame «fuffa». Il classico appello facile, che alza la media sul libretto e si prepara in fretta. Lo danno tutti, o quasi. All´ultima chiamata, qualche giorno fa, gli iscritti erano più di 150. Nel 2007, stando alle statistiche ufficiali dell´ateneo, è stato uno degli esami più gettonati della facoltà di Lettere e filosofia. L´hanno fatto in 580, contro due sole tesi seguite dal professore in questione. Per avere un´idea della media di facoltà, una letteratura straniera qualsiasi viaggia sui 150-200 esami l´anno, con decine di tesi discusse.
Lo stesso professore di tedesco, fino a qualche anno fa, non superava i dieci studenti ad appello, poi, improvvisamente, è arrivata una gran folla. Alcuni sono realmente interessati alla materia, come Francesco di Lettere classiche, che i libri li ha comprati solo a metà (si è diviso la spesa con un compagno di studi), ma li ha letti tutti con passione. «Che delusione – dice – La prima cosa che mi ha detto quando mi sono seduto è stata "Mi faccia vedere i libri". Poi mi ha fatto due domandine e via. Ho risposto bene, ma mi ha dato solo 28. Un voto che mi abbassa la media». Ma alla maggior parte dei candidati il tormento di Kafka e la tragedia di Hofmannsthal non suscitano alcuna emozione. «Devo dare un esame obbligatorio di letteratura o uno lingua straniera – spiega Giovanni di Scienze dell´Ambiente – Mi hanno detto che questo va via liscio. In effetti ho studiano due giorni e ho preso 28».
Il trucco va avanti da anni. «Il prof è già stato beccato quest´estate – racconta un altro ragazzo – ma sembra che non gliene freghi un tubo». Un primo scandalo scoppiò nel luglio scorso quando il giornalino dell´università Vulcano fece un´inchiesta. La storia rimbalzò nei blog degli studenti scatenando un acceso dibattito e il professore pare abbia ricevuto un richiamo da parte dell´ateneo. Allora la tecnica era più spudorata: durante il colloquio per concordare il programma allo studente veniva proposto di comprare i testi direttamente da lui «perché non è facile trovarli in libreria». Ora i libri si devono acquistare comunque, ma in Cuem, e il prof si limita a controllare che siano effettivamente nuovi. Quindi li segna con la penna, bloccando così il mercato dell´usato e il passaggio del testo di mano in mano. Il risultato è rimasto il medesimo: il numero degli studenti che fanno l´esame è ancora altissimo. Di questi solo una minima parte, quelli che hanno frequentato il corso, vengono interrogati dall´assistente. Gli altri passano sotto il professore. Che, tra le altre cose, tiene gli esami nella sua stanza. A porte chiuse, senza testimoni.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Compra-i-miei-libri-e-ti-dar%C3%B2-30-e-lode/1991073/6
GASSOPOLI
MILANO - 29 GEN. 2008 - Associazioni dei consumatori sul piede di guerra contro la presunta truffa del gas che avrebbe imposto agli utenti un rincaro fittizio in media del 10%. Secondo una perizia dei consulenti della Procura di Milano, grazie a contatori vecchi e malmessi che non rilevano i dati in maniera corretta le bollette sarebbero salite a danno dei consumatori. La perizia era stata disposta dai titolari di un'inchiesta della Procura di Milano che riguarda nomi di spicco dell'industria energetica nazionale come le due controllate Eni Snam Rete Gas e Italgas, l'Aem, la municipalizzata del comune di Milano, e la Arcalgas.
Il documento depositato dai consulenti sintetizza così il problema: "Tutti i misuratori del campione – sono stati esaminati 55 contatori domestici, ndr - costruiti con membrane di materiale non sintetico, conteggiano al cliente finale un volume di gas maggiore di quello effettivamente erogato e le differenze in taluni casi sono di entità rilevante". Il motivo? Le membrane naturali nel tempo hanno perso la loro elasticità, "impedendo al misuratore di conteggiare l'effettivo volume ciclico".
Quattro associazioni dei consumatori si stanno già organizzando per proporre un´azione collettiva. Per Adoc è possibile prevedere una richiesta di rimborso di 1500 euro per utente. «La class action è possibile - spiegano dal Centro per i Diritti del cittadino - le aziende distributrici hanno lucrato miliardi di euro a spese dei consumatori». Il Codacons «dichiara guerra alle società del gas coinvolte nell´indagine» e invita gli utenti interessati alla class action a contattarli all´indirizzo di posta codacons. Milanolibero. it. Pronti pure al Movimento Consumatori, che riceve adesioni all´indirizzo infoassoconsumatorimilano. it.
«A Milano i potenziali ricorrenti - spiega il presidente Sandro Miano - sono 150mila». Infine l´Adiconsum chiede una «verifica della taratura di tutti i contatori del gas installati prima del 1998, il rimborso degli importi indebitamente addebitati ed eventuali sanzioni amministrative alle società coinvolte».
MILANO – 28 mag. 2007 - "Bollette del gas gonfiate, penalizzati tutti i clienti finali dagli enti pubblici ai consumatori". E' questa l'ipotesi della procura della Repubblica di Milano che ha indagato 11 persone tra cui l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, e una decina di società. Truffa aggravata, violazione della legge sulle accise, uso o detenzione di misure o pesi con falsa impronta, e ostacolo all'attività degli organi di vigilanza sono le accuse contestate. L'ostacolo alla vigilanza, cioè l'attività dell'autorithy dell'Energia, è il reato più grave in questa inchiesta dal momento che prevede una pena compresa tra i 2 e gli 8 anni di reclusione ed è anche l'unico per il quale è possibile ricorrere alle intercettazioni.
Delle perquisizioni e delle indagini ha dato notizia lo stesso gruppo Eni con una nota ufficiale diffusa in mattinata e in cui si nega che ci siano in gioco influenze sulle bollette, ma evidentemente la procura è di diverso avviso.
Le perquisizioni della gdf sono avvenute nel capoluogo lombardo, Roma, Torino e Piacenza negli uffici dell'Eni e di altre società del settore energia. Per quanto riguarda il gruppo Eni, le società coinvolte sono Snam Rete Gas e Italgas.
Oltre a Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, e altri dirigenti di Snam e Italgas, sono indagati i vertici e i dirigenti di Aem e Arcalgas, Domenico Dispenza direttore generale della divisione Gas e Power di Eni, Carlo Malacarne a.d. di Snam Rete Gas, Giovanni Locanto rappresentante locale Italgas. E anche anche Giuliano Zuccoli, presidente e amministratore delegato dell'Azienda energetica milanese, Roberto Gilardi, Dario Cassinelli, Aldo Scarselli, tutti dell'Aem e società controllate. Poi Agostino Covati e Angelo Ferrari di Arcalgas.
Tutte le società coinvolte nelle indagini sono anche state iscritte nel registro degli indagati per la legge 231 del 2001 relativa alla responsabilità amministrativa delle società, cioè con l'accusa di non aver predisposto il modello organizzativo adatto a prevenire la commissione di reati.
Dice l'Eni: "Gli strumenti messi sotto indagine dalla Guardia di Finanza non incidono sulle misurazioni relative alla bolletta dei consumatori". Nel decreto di perquisizione i pm affermano tra l'altro: "Viene per così dire introdotta una nuova e illecita unità di misura che viola il principio di legalità in tema di metrologia".
Secondo i pm Sandro Raimondi e Maria Letizia Mannella "l'indagine ha consentito di appurare che le transazioni vengono effettuate con strumentazioni di vario tipo le cui indicazioni vengono poi corrette allo scopo di convertire i volumi di gas a condizioni cosiddette standard - si legge nel decreto - con conversione autonomamente previste dall'erogante e non asseverata da alcuna norma di legge".
In procura a Milano, inoltre fanno osservare, che non ci sono sistemi omogenei di misurazione, che i misuratori venturimetrici non sono legali e che gli stessi erano stati esclusi dalla comunità europea. In sostanza l'inchiesta contesta la bontà e la validità delle misurazioni di un prodotto che arriva al cliente finale, comprendendo tutti dall'ente pubblico al cittadino-consumatore.
Va inoltre ricordato che tra gli appartenenti alla guardia di finanza impegnati nelle indagini sulle bollette del gas ci sono i quattro ufficiali, Virgilio Pomponi, Rosario Lo Russo, Vincenzo tomei e Mario Forchetti che secondo le accuse messe a verbale dal generale Roberto Speciale a luglio di un anno fa il viceministro Vincenzo Visco avrebbe tentato di fare trasferire in altra sede. Tre dei quattro ufficiali avevano partecipato anche alle indagini sulla scalata di Unipol a Bnl.
http://notizie.tiscali.it/articoli/economia/07/05/28/eni_indagato_scaroni.html
MOBBING
In un sito - www.mobbing-sisu.com - potete leggere tutta la storia e il calvario di Giovanna Nigris, di Milano, vittima del mobbing, del silenzio, e del menefreghismo delle nostre istituzioni.
La Nigris quotidianamente combatte con il suo male, esattamente dal lontano 1994.
“Tutto è iniziato tantissimi anni fa – racconta Giovanna – e oggi sono ridotta in condizioni gravissime a causa di una malattia che ho contratto in servizio: la tubercolosi.
Sono stata vittima di lesioni colpose gravissime, omissione di atti d’ufficio, falso ideologico, violenza privata da mobbing, però non ho mai avuto giustizia in tribunale”.
La storia della Nigris inizia agli albori di tangentopoli.
“Il mio calvario è iniziato con il periodo di Mani Pulite. Lavoravo come assistente amministrativo presso il reparto oftalmico del Fatebenefratelli di Milano; un giorno, il mio capo ufficio, fu arrestato ed io trasferita senza preavviso. Da allora ho lavorato alla accettazione dei referti clinici, a contatto con campioni da analizzare, presso lo stesso ospedale. E’ una mia supposizione, ma credo fortemente che l’azione di mobbing nei miei confronti iniziò proprio con l’arresto del mio capo; pensavano sapessi qualcosa di importante e compromettente o che avessi assistito a dei fatti a cui non avrei dovuto assistere”.
Trasferita per punizione in un reparto ad alto rischio, ma soprattutto senza alcun dispositivo di protezione individuale - previsto invece ai sensi del Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 TITOLO IV - chiesti più volte dalla Nigris, ma mai consegnati; anzi, derisa e insultata perché, a loro dire, polemica e paranoica.
Costretta in un ufficio stretto davanti allo sportello per l’accettazione senza alcun vetro di protezione.
La discriminazione inizia così: la lenta e inesorabile bestialità umana parte da quell’ospedale, che in quanto tale dovrebbe garantire la salute pubblica e dei propri dipendenti.
Ma il calvario della Nigris è soltanto all’inizio: si ammala di tubercolosi, il progredire della malattia complica sempre più la sua condizione fisica: “Le mie difese immunitarie sono scarse a causa del-le cure antitubercolari – dichiara Giovanna - effettuo una ossigenoterapia quotidiana e ho problemi neurologici alle gambe che, unitamente alla frattura dei menischi non operabili a causa della pregressa Tbc, mi hanno creato difficoltà di deambulazione. Spesso mi ritrovo degli stati febbrili che devo curare con antibiotici che debilitano ancora di più il mio già cagionevole stato di salute”.
E lo Stato che fa? E’ latitante come sempre in questi casi. Varie denunce alla Magistratura tutte cadute nel vuoto... Ma non fanno certo di meglio i media: Rai e Mediaset, con i loro cavalli di battaglia, “Maurizio Costanzo Show”, “Le Iene”, “Mi manda Rai 3”, quei programmi che si occupano di dare spazio a casi come questo, da costoro, nemmeno una risposta; e non va meglio con la carta stampata.
Gaetano Baldi http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=663
PARENTOPOLI
Regionali, sfida tra le dinastie della politica
Al debutto il figlio dell’ex psi Colucci e la figlia del fondatore dei pensionati Fatuzzo. In corsa le sorelle dell’assessore Maiolo e del sindaco Albertini.
MILANO 29 MARZO 2005. La politica? È cosa di famiglia. Verrebbe da immaginarselo come costume diffuso nelle realtà piccole, quelle «dove ci si conosce tutti», il sindaco è il negoziante e gli assessori i suoi compagni di scuola. In realtà, clan e dinastie sono assai frequenti anche a Milano. Molti, della parentela parlano poco e malvolentieri, quasi fosse una diminutio della propria autonoma personalità. Per esempio, guai a definire Silvia Ferretto Clementi, Alleanza nazionale, la «moglie del vicesindaco De Corato»: «Ma insomma - sbotta lei - sono in questo partito dal liceo e ho sempre combattuto le mie battaglie in proprio». Ed è pure vero. Ma della parentela c'è anche chi fa bandiera. Alessandro Colucci, candidato alle regionali di domenica prossima (oltre che assessore a Magenta) è il giovane figlio di Francesco, oggi deputato azzurro, ieri potente socialista votatissimo dai tanti pugliesi che vivono nella Piccola Bari, ormai più milanesi dei Brambilla. Lo slogan di Alessando è trasparente: «È di casa l’esperienza». Come dire: è vero, io sono quasi un debuttante. Ma ho alle spalle chi saprà aiutarmi. Combinazione, nel suo sito il collegamento alla pagina «Le mie esperienze» non è attivo.
Insomma, in attesa di farsi un nome in proprio meglio puntare sulla famiglia. Ma Alessandro non è stato l’unico a pensarci: il Nuovo Psi ha pensato bene di candidare Vincenzo Colucci, non parente ma soltanto omonimo. Che, come tutti gli omonimi, si presenta nei manifesti elettorali con il solo cognome. I Colucci «doc» hanno querelato: i «vincenziani» alimenterebbero l’equivoco sul vero erede della dinastia.
Figlia orgogliosa del nome che porta è anche Elisabetta Fatuzzo, figlia di quel Carlo che dal nulla ha creato il partito Pensionati. A ogni elezione, c’ è qualcuno che prova a imitarlo, ma l’originale è quello dei Fatuzzo. Il cognome ormai fa parte del marchio, si dice «i pensionati di Fatuzzo» per distinguerli dalle copie. Altra famiglia tutta politica è quella dei Rizzi. Il «patriarca» Enrico, già Psdi, oggi è senatore azzuro. Il figlio Henry in questi giorni è al lavoro per la riconferma al Pirellone, mentre suo fratello Alan è consigliere a palazzo Marino. E la signora Rizzi? A sua volta contagiata dalla passione: nel 1999 fu candidata alle europee nelle Marche.
Le sorelle per eccellenza della della politica milanese sono le Maiolo. Antonella e Tiziana militano entrambe in Forza Italia, entrambe rappresentano l’ala liberal del partito. Tiziana, addirittura, a suo tempo si intitolò una lista antiproibizionista. Mentre Antonella, in corsa per la conferma alle prossime regionali, già nel 1990 fondava associazioni per i diritti civili. Oggi, continua a fumare di rabbia quando la politica, anche quella del suo partito, si dimostra per quello che è: maschilista.
Se le sorelle son le Maiolo, i fratelli, nessun dubbio, sono i La Russa. Ignazio lo conoscono tutti, è il gran capo di Alleanza nazionale. Ma ben noto è anche Romano, che ha il cuore spezzato per aver dovuto abbandonare il diletto consiglio regionale a favore dell’europarlamento. A chi gli chiede se l’esperienza lo soddisfa risponde con un sospiro: «Bisogna esserci, il lavoro qui è importante...». C’è però anche Vincenzo: avvocato come Ignazio, a differenza dei fratelli è democristiano convinto. Già in consiglio comunale all’inizio degli anni Novanta, ci ha ritentato nel 2001 con una campagna giocata tutta contro Gabriele Albertini e il suo autoritarismo: non ce l’ha fatta. Finita qui? Non ancora. Ci sono le nuove generazioni che stanno facendo tirocinio nei consiglio di zona: Geronimo, figlio di Ignazio, è consigliere in centro storico, Alberto, figlio di Romano, si «allena» in zona 2.
Del sindaco si diceva che, sotto sotto, il cuore battesse per An. Ma forse era prima delle polemiche sul traffico. La di lui sorella, Maria Cristina Albertini, non ha dubbi: Alleanza nazionale l’ha messa in un consiglio di zona, e ora le offre il grande balzo, la corsa al Pirellone. Insieme con Salvatore Umberto Almirante. La parentela con «il grande Giorgio» è sfumata. Ma il nome è proprio quello.
http://www.dsmilano.it/html/Pressroom/2005/03/cor5_0329_parenti-candidati.htm
MILANO – 6 FEB. 2008 - Una fattura da poco più di 30mila euro, «gonfiata» a 880mila. Un’altra da 119mila, ritoccata fino quasi a sfiorare il milione. In totale, costi dichiarati pari a oltre 5 milioni di euro per la ristrutturazione del lido di Menaggio, sul lago di Como, che per la gran parte non sarebbero mai stati sostenuti. Una presunta truffa che avrebbe avuto tra i propri «registi» Gianluca Rinaldin, consigliere regionale di Forza italia, arrestato ieri dai militari del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza con l’accusa di truffa aggravata e falso in atto pubblico ai danni della Regione Lombardia, di corruzione e finanziamenti irregolari in campagna elettorale.
L’inchiesta - coordinata dal pm Francesco Prete - era nata circa un anno fa da una presunta truffa dell’Associazione coordinamento turistico del lago di Como ai danni del Pirellone. Da subito, era emersa la figura di Rinaldin.
A chiamare in causa il consigliere - ora ai domiciliari - è uno degli indagati, nel corso di un interrogatorio davanti al pm. «Rinaldin - è la tesi - sul piano politico aveva bisogno, per ragioni di immagine, che l’operazione andasse in porto; sul piano personale ha ritenuto di fare un investimento in vista di un ritorno economico». Perché, secondo gli inquirenti, Rinaldin era socio occulto di una società privata, la «Lago di Como Srl», che a lavori terminati avrebbe gestito il lido, mentre - sul versante politico - il consigliere avrebbe diviso le tangenti con Giorgio Bin, ex assessore al Turismo della Provincia di Como già raggiunto nei mesi scorsi da un ordine di arresto, utilizzando poi circa 66mila euro per comprare tessere del partito di Forza Italia, e ricevendo 100mila euro per la propria campagna elettorale da due degli indagati.
Una prassi che sembrerebbe consolidata. «Rinaldin - scrive infatti il gip Andrea Ghinetti nell’ordinanza di custodia cautelare - era solito ricevere tangenti in percentuali fisse e consistenti», sotto forma di «illecite contribuzioni più o meno mascherate contabilmente, per conseguire vantaggi economici e politici personali».
«È un arresto paradossale», commenta il legale del consigliere, l’avvocato Luca Lauri. Paradossale «per la tempistica, visto che l’inchiesta è in via di chiusura e vista la gogna mediatica alla quale il mio assistito è stato sottoposto dalla stampa locale che da mesi si stupiva del fatto che l’autorità giudiziaria non lo arrestasse».
LETIZIA MORATTI INDAGATA PER ABUSO D’UFFICIO
MILANO – 29 N0V. 2007 - Il sindaco di Milano Letizia Moratti è indagata per abuso d'ufficio nell'ambito di una nuova inchiesta della Procura di Milano su alcuni incarichi assegnati a consulenti esterni.
Insieme a Letizia Moratti nell'inchiesta sugli "incarichi d'oro" del Comune di Milano è indagato anche Giampietro Borghini, ex sindaco del capoluogo lombardo e attuale direttore generale del Comune. Borghini risponde di concussione, abuso d'ufficio e truffa aggravata. Indagata anche Rita Amabile, vicedirettore generale del Comune.
Gli indagati, compresi il sindaco Letizia Moratti che risponde solo di abuso d'ufficio, sono cinque. La Guardia di finanza è andata a Palazzo Marino ad acquisire documenti e a perquisire gli uffici.
Il sindaco Moratti, si è detta pronta a riferire in consiglio comunale in merito all'inchiesta della procura milanese che la vede indagata insieme ad altre quattro persone di abuso d'ufficio. "Se il consiglio lo riterrà, naturalmente si'", ha risposto Moratti ai giornalisti che le chiedevano se aveva in programma di riferire l'accaduto in consiglio comunale.
Tutta l'indagine è, tra l'altro, partita proprio da due esposti fatti dal consiglio, uno alla Corte dei conti e uno che porta la firma del consigliere Basilio Rizzo, alla procura.
Stipendi aumentati
Stipendi triplicati, con compensi 'stellari' che arrivano fino a 14mila euro al
mese e numero degli incarichi aumentato in modo anomalo, nei singoli
dipartimenti. E' questa la condotta che contesta la Procura di Milano agli
indagati nell'inchiesta coordinata dal pm Alfredo Robledo che ha portato, questo
pomeriggio, la polizia giudiziaria dei carabinieri e gli uomini del Nucleo
tributario della Guardia di Finanza negli uffici del Comune di Milano.
http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=76248
MALASANITA'
"VEDI MILANO E POI MUORI". SANITA': ARRESTI AL SANTA RITA.
«Il chiodo non sterile? Mica lo butto Lo reimpianto al prossimo vecchio»
I colloqui tra i medici. E il primario disse: sono l’Arsenio Lupin della chirurgia
MILANO - 10 giugno 2008 — Sono una galleria di orrori e nefandezze le 209 pagine dell’ordinanza cautelare che ha portato a 14 arresti nella clinica Santa Rita. Dure le considerazioni del gip Micaela Serena Curami sui tre medici di chirurgia toracica accusati di 86 lesioni gravi e 5 omicidi (hanno accettato il rischio che i malati morissero) per aver operato pazienti senza alcuna «considerazione per la loro sofferenza, non solo non alleviata, ma aumentata». «Una macelleria», dice un investigatore. «In tutti i casi la sofferenza cagionata da inutili se non dannosi interventi chirurgici diventa il mezzo per procurarsi guadagni », commenta il gip Curami, a scapito di «pazienti inermi e debilitati, molto spesso anziani e grandi anziani ».
Casi inspiegabili
A una donna di 75 anni (formalmente si ipotizza un tumore) viene fatta una
quadrantectomia a una mammella. Non serviva, bastava un piccolo intervento in
day hospital. Una 42enne aveva un nodulo di 5 millimetri e un noduletto di
grasso: sarebbe stato sufficiente un prelievo con un ago, invece le tolgono
l’intera mammella con svuotamento ascellare. «Inspiegabile», commenta il perito.
A una ragazza di 18 anni viene devastato il seno con un «intervento ampio,
indicato nei tumori maligni», ad «impatto estetico rilevante» e che è
«inspiegabile, dato che si trattava di un semplice fibroadenoma» benigno da
levare in anestesia locale. Una paziente di 51 anni viene operata alla mammella
sinistra che le viene demolita, senza trovare un tumore maligno che pure era in
ecografia. Verrà tolto «con grave ritardo» in un secondo intervento «inadeguato
e molto demolitivo».
Sotto i ferri, addio
polmoni
Sono una sfilza di «Assolutamente da non operare!» o di «Incredibile! » le
considerazioni degli esperti dei pm Grazia Pradella e Tiziana Siciliano. Come
per il caso di un 38enne con polmonite ed epatite C. Da trattare con antibiotici
e drenaggio, gli tolgono un pezzo di polmone. Cosa che avviene in una decina di
polmoniti. Una paziente di 71 anni ha la polmonite con versamento pleurico.
Poteva essere curata con un drenaggio, invece la operano. Quando testimonia
dalla Gdf, cade dalle nuvole, non sapeva che le avevano tolto parte di un
polmone. Una 88enne viene operata tre volte (12 mila euro a intervento). Ne
bastava una. Un «caso di gravità estrema» è quello dell’85enne con difficoltà
respiratorie, uno degli omicidi contestati. Ha problemi di cuore e si sospetta
un tumore al polmone. Invece di fare un prelievo con un ago da biopsia, viene
portato in sala chirurgica nonostante il «rischio elevato». Mentre Brega
Massone, che si autodefinisce «l’Arsenio Lupin della chirurgia», e Presicci
stanno operando (gli hanno aperto il torace), l’uomo muore: «Il chirurgo
sostiene la tesi, assai improbabile, di una rottura spontanea del cuore. Non è
stata chiesta l’autopsia. Del sospetto tumore non c’è traccia». «Caso
sconcertante», scrive il perito Sartori. C’è la 65enne malata di tumore,
metastasi ovunque. Niente potrebbe salvarla, ma finisce sul tavolo operatorio
per «puro accanimento». Muore dopo lunghe sofferenze.
Il chiodo non sterile
Il dottor Renato Scarponi (domiciliari) è intercettato mentre parla con una
certa Stefania di un chiodo che non è utilizzabile perché è stata aperta la
confezione e non è più sterile. Scarponi: «Lo reimpiantiamo!». Stefania:
«Battista non ve lo risterilizza, che reimpiantate?». Scarponi: «Mica lo
butterà». Stefania: «Ascolti una cosa… ho detto a Filippi "state attenti quando
aprite una cosa perché costa 455 euro più Iva"». Scarponi: «Senti… io se vuoi
sotto mia responsabilità lo reimpianto subito in qualsiasi malato». Stefania:
«Magari subito... quando capita la misura giusta». Scarponi: «Ecco, però te lo
reimpianto subito alla prima frattura pertrocanterica… per il futuro...».
Stefania: «Ho capito. Ma se Battista non lo sterilizza?». Scarponi: «No, per il
futuro… perché si deve opporre, scusi eh. È come una pinza chirurgica. (...) Se
il malato ha 90, 95 anni ha una brevissima aspettativa di vita eh».
La tbc
Uno dei medici (intercettata) spiega all’amica come funziona in clinica parlando
di Brega Massone: «Ha operato un ragazzo (…) poi lo ha dimesso, questo è stato
male, (…) alla Marelli gli hanno trovato la tbc, questo era già andato alla
scuola e ha infestato la classe. (…) Lui non eseguiva i protocolli per la tbc,
cioè uno va da lui, lui non fa un minimo di indagine, hanno scoperto che
operava, cioè tutto quello che operava, lo passava per tumore da comportamento
incerto, quindi uno che aveva una tubercolosi veniva pagato 20 mila euro come
tumore, insomma, hanno fatto un bordello». Una ragazza straniera arriva con una
febbre a 40 che resiste alle cure. Nessuno sospetta che ha la tubercolosi, anche
perché non le fanno gli esami adeguati, «nonostante la febbre elevata, viene
sottoposta a vats (interventomininvasivo, ndr.) e resezioni polmonari».
Affari di casa
Intercettazione che chiarisce gli obiettivi da raggiungere. Parla un medico del
Santa Rita: «Pipitone prenderà i più delinquenti del mondo che gli faranno
guadagnare miliardi. (...) Se prende una macchina da guerra come Scarponi… che
opera anche quelli che non hanno bisogno, che si mette a contraffare le
cartelle… lui ci guadagna, poi i Noc fanno le ispezioni a campione, non è detto
che acchiappino Scarponi, intanto lui ha guadagnato (…) questo è l’ennesimo
mezzo che danno ai proprietari di merda di speculare, perché, parliamoci chiaro,
quando un intervento viene pagato 8.000 euro e noi ne prendiamo 700, gli altri
7.300 se li intasca il Pipitone. (...) Se anche li cascano la colpa è dei medici
e lui viene fuori pulito. Un chirurgo pagato a prestazione, se vuole guadagnare
deve fare più prestazioni ».
Ricette ai pazienti morti, indagati 32 medici
MILANO – 16 maggio 2008 - Dopo gli iperprescrittori che firmavano ricette a valanga, tanto da finire (in pochissimi) sotto la lente di ingrandimento della Corte dei Conti, dopo quelli che hanno patteggiato per aver preso le «mazzette » dai laboratori di analisi, ora spuntano i medici che davano i farmaci ai morti, e non perché erano miracolosi. Sono 32 e sono nei guai con la giustizia che, al termine di un' inchiesta della Procura, li accusa di falso in atto pubblico. Stavolta, però, si tratta davvero di pochissime ricette: in 22 dei 32 casi gli investigatori hanno trovato una sola prescrizione falsa, in quello più corposo si arriva a sei.
Il punto è che la legge, oltre ad essere inflessibile, è molto severa a riguardo degli atti pubblici: la ricetta, infatti, è un atto pubblico firmato da un pubblico ufficiale, qual è il medico. Chiudendo l'inchiesta, il pm Tiziana Siciliano ha invitato i dottori a farsi interrogare. Hanno 20 giorni per farlo e per dare, se ne hanno, le loro spiegazioni. Come ha già fatto uno di loro che si è visto archiviare. I medici dovranno chiarire perché intestavano le ricette a pazienti morti da tempo, come hanno accertato l'inchiesta degli ispettori della Asl e le indagini dei militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, e se si tratti solo di banali errori. Che è quello che sostengono i rappresentanti della categoria, preoccupati che questa nuova vicenda finisca per danneggiare l'immagine dei medici di famiglia.
http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/05_Maggio/16/medici_indagati.shtml
Tangenti: condanna a tre anni per Girolamo Sirchia
L'ex ministro della Salute è stato condannato dal tribunale di Milano insieme ad altre 7 persone e una società per presunte tangenti nel mondo della sanità. Amareggiato, Sirchia giudica la "sentenza fuori dalla realtà e non condivisibile"
MILANO – 17 APRILE 2008 - Una condanna a tre anni di reclusione per l'ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia e l’interdizione dai pubblici uffici come pena accessoria. È questa la decisione dei giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano nell’ambito del processo su presunte tangenti nel mondo della sanità milanese. La decisione del tribunale è stata anche più severa delle richieste formulate dall’accusa: 2 anni e 9 mesi di reclusione. Cosa che per gli avvocati di Sirchia, Paolo Grasso e Giovanni Maria Dedola, significa che la testimonianze rpodotte dalla difesa sono state ignorate.
Sirchia è stato condannato insieme ad altre sette persone e una società, ma per tre imputati la condanna è coperta da indulto. Anche i tre capi di imputazione per cui Sirchia è stato condannato non sono lontani dalla prescrizione. Tra i condannati Gioacchino De Chirico, responsabile di Immucor Inc., a due anni e sei mesi di reclusione, come Fabio De Rubeis, manager di Haemonetics, e Giuseppe Strazziota, rappresentante esterno di Immucor. La pena più alta, tre anni e sei mesi, è stata inflitta a Giuseppe Trudu, direttore commerciale di Haemonetics Italia. Haemonetics Italia, imputata in base alla legge 231, è stata condannata al pagamento della sanzione pecuniaria di 125 mila euro. Gli imputati sono stati accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta e appropriazione indebita.
COMMENTO. Una sentenza "fuori dalla realtà e non condivisibile". Sono le prime parole dette a caldo dell'ex ministro della Salute, subito dopo la lettura del dispositivo in aula. "C'è un integralismo del giudizio di cui prendiamo atto. Sono ovviamente dispiaciuto perché malgrado le prove e le testimonianze portate ha prevalso il teorema dell'accusa. Ovviamente mi riservo di impugnare una decisione che reputo fuori dalla realtà". Sirchia ha sempre sostenuto la sua innocenza e la sua estraneità ai fatti contestati. L'ex primario del Policlinico ha inoltre sottolineato che per lui è un dovere "rispettare quello che il Tribunale decide ma è anche un dovere - ha detto - difendere la mia onorabilità". Il professore, assistito dagli avv. Giovanni Maria Dedola e Paolo Grasso, si è detto comunque amareggiato per essere uscito da un processo con una condanna coperta da indulto e una pena accessoria legata a un preciso episodio che presto cadrà in prescrizione. "Mi dispiace che il tribunale sia andato al di là delle richieste del pm.
http://www.unionesarda.it/DettaglioCategorizzato/?contentId=23346
CONCUSSIONE: GUP MILANO RINVIA A GIUDIZIO IL PRIMARIO PROFESSOR AUSTONI
(AGI) - Milano, 26 nov. 2007 - Con le accuse di concussione e abuso di ufficio, il gup di Milano, Alessandra Cerreti, ha rinviato a giudizio il primario di urologia Edoardo Austoni e, con la sola accusa di concussione, la segretaria della clinica San Giuseppe, nella quale il luminare lavorava, Mariarosa Simonini.
Il processo comincerà l'11 marzo prossimo davanti ai giudici della quarta sezione penale. I legali del medico, al termine dell'udienza, hanno protestato perché il gup "ha disatteso la richiesta di rito immediato, che era nei sacrosanti diritti del professore, dato che la norma non consente nessuna discrezionalità al giudice".
http://www.agi.it/milano/notizie/200711261052-cro-rmi1007-art.html
SERVIZIOPOLI TELEFONICA
Intercettazioni illegali, ventuno arresti nell'indagine su security Telecom Pirelli.
In carcere anche uomini di polizia, finanza e carabinieri. In manette tra gli altri Giuliano Tavaroli e Emanuele Cipriani. Sequestrati 14 milioni.
MILANO 20 SETTEMBRE 2006 - Per l'accusa l'ex responsabile della sicurezza di Telecom e di Tronchetti Provera: "Agiva fuori sistema e non riferiva costantemente a nessuno se non al presidente".
Si fanno sempre più preoccupanti i contorni dell'inchiesta milanese sull'affaire che coinvolge il settore security di Telecom, con un fiume di intercettazioni illegali.
Una vicenda dai mille risvolti: dallo spionaggio nei confronti di Alessandra Mussolini prima delle elezioni regionali del Lazio a quello collegato al rapimento di Abu Omar. Che vede nel ruolo di spiati giudici, giornalisti, politici e uomini di altri servizi. E che è stata segnata tra l'altro dal suicidio di Adamo Bove, manager Telecom con compiti di alto livello nel settore della sicurezza.
Le manette sono scattate alle prime ore del mattino nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Milano: ci sono diversi ex manager, vari pubblici ufficiali, funzionari dell'agenzia delle entrate e 11 fra agenti e militari in servizio in Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri. Decine e decine le perquisizioni in circa venti città, da Milano a Firenze, da Bologna a Prato a Torino, Novara e Como. I pm milanesi hanno firmato ordinanze anche per associazione a delinquere, corruzione, violazione sulla privacy, falso, riciclaggio e appropriazione indebita.
Il braccio destro di Tronchetti-Provera. Secondo il gip Paola Belsito, l'accusato numero uno, Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Telecom e di quella personale di Marco Tronchetti Provera, "agiva con grande frequenza mediante operazioni fuori sistema e non riferiva costantemente a nessuno se non al presidente". Le intercettazioni illegali effettuate, secondo l'accusa, grazie a uomini della Telecom, sarebbero state spesso commissionate e pagate proprio da uomini del gruppo.
E' quanto è scritto nelle ordinanza di custodia emesse oggi nell'ambito dell'inchiesta sulle intercettazioni dei Pm Nicola Piacente, Stefano Civardi e Fabio Napoleone. "L'enorme mole di informazioni e dati riservati - si legge - illegalmente ottenuti e memorizzati nell'archivio rinvenuto nella disponibilità di Cipriani è per la stragrande maggioranza commissionata da uomini del Gruppo Telecom e Pirelli e pagata con denaro proveniente da tali società".
Accuse pesanti. Per Tavaroli, finito in manette oggi insieme all'ex investigatore privato fiorentino Emanuele Cipriani, amico del cuore di Tavaroli cui Telecom ha "esternalizzato" delicatissimi incarichi di sicurezza e nel cui computer sono stati trovati centinaia di file di intercettazioni e tabulati illegali. Tavaroli e Cipriani sono molto amici di un'altra figura di spicco finita nell'inchiesta, l'ex numero due del Sismi Marco Mancini, arrestato ai primi di luglio.
In manette anche Guido Iezzi, manager della Pirelli incaricato della sicurezza all'interno dell'azienda. L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla rivelazione di segreti di ufficio. Al commercialista di Cipriani, Marcello Gualtieri, è stato contestato il reato di riciclaggio: avrebbe provveduto a nascondere in vari paesi europei, tra cui Svizzera, Belgio, Lussemburgo e Monte Carlo circa 14 milioni di euro di provenienza illecita.
Secondo gli investigatori il commercialista avrebbe anche avuto il compito di creare società fittizie all'estero.
Sequestri. Durante un blitz disposto da Milano, 11 milioni di euro sono stati sequestrati in Lussemburgo e due in Svizzera. I soldi erano depositati in conti cifrati e sono stati sequestrati grazie a una rogatoria internazionale. Sequestrata, inoltre, anche la villa a Firenze del valore di due milioni di euro di proprietà di Cipriani. In totale a Tavaroli e Cipriani è stata contestata l'appropriazione indebita di 20,7 milioni di euro.
Società di investigazioni. Al centro della vicenda c'è una società d'investigazioni di Firenze, la Polis d'istinto, i cui investigatori privati avrebbero carpito informazioni illegali oltre a quelle lecite, e un giro di fatturazioni gonfiate e fondi esteri. Nell'ordinanza emessa dal gip di Milano, Paola Belsito, si spiega il meccanismo: gli investigatori "ricevuto l'incarico da parte dei dirigenti delle security" fornivano loro "un resoconto delle attività condotte completo di informazioni illegali". Violazione della privacy. Tra le informazioni illecite vi sarebbero precedenti penali, informazioni tributarie, fiscali, anagrafiche, accertamenti bancari, fornite da chi si trovava in posizioni tali da trattarle, cioè agenti e militari compiacenti che in questo modo rivelavano segreti d'ufficio o violavano la privacy delle persone "monitorate".
Soldi in cambio di dati sensibili. Quanto ai capi d'accusa, per gli uomini delle forze dell'ordine arrestate c'è quello di "violazione del segreto d'ufficio". Gli arrestati, rendono noto i carabinieri, "avrebbero ricevuto dei pagamenti in cambio di rivelazioni di dati sensibili". Tra i reati contestati a Tavaroli e Cipriani c'è anche quello di appropriazione indebita: l'ipotesi scaturisce dagli accertamenti su un giro di fatturazioni di società estere, indirizzate al gruppo Telecom-Pirelli, che gli inquirenti sospettano possano essere state gonfiate per rendere disponibili somme di danaro.
I nomi. Le 18 persone colpite da ordine di custodia cautelare in carcere sono: Stefano Bilancetta, Fabio Bresciani, Moreno Bolognesi, Emanuele Cipriani, Alessia Cocomello, Gregorio Dovile, Antonio Galante, Marcello Gualtieri, Pierguido Iezzi, Giorgio Serreli, Antonio Michele Spagnuolo, Giuliano Tavaroli, Paolo Tilli, Spartaco Vezzi, Francesco Marella, Andrea Gianluca Magrassi, Cristiano Martin, Santi Nicita. Arresti domiciliari per Rolando Bidini, Giovanni Nuzzi, Nicolò Maria Fabrizio Rizzo.
CARABINIEROPOLI
MILANO - 13 giugno 2005 - Rinviato a giudizio il comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri, generale Giampaolo Ganzer.
Stessa sorte è stata riservata dal giudice di Milano al colonnello Mauro Obinu, ex Ros oggi ufficiale presso i servizi segreti Sisde, e al pubblico ministero bresciano Mario Conte. Insieme ad altri 26 ufficiali e sottufficiali dei carabinieri, sono accusati di associazione a delinquere, traffico di stupefacenti e peculato per presunte irregolarità nell'ambito di alcune operazioni antidroga compiute nei primi anni '90.
Il processo si terràl prossimo 18 ottobre. Per due imputati minori, il giudice ha già messo sentenza con rito abbreviato. Fiorenzo Vismara è stato condannato a sei anni e otto mesi; Gabriella Casavola sconterà quattro anni di reclusione.
Il comandante dei Ros Giampaolo Ganzer, ha detto di avere "la coscienza a posto". "Affronterò serenamente il giudizio. Non ho intenzione di dimettermi. Se non avessi la coscienza a posto, l'avrei fatto anche prima. Ci penseranno i miei superiori".
I giudici dell'accusa sono convinti di aver messo le mani su una struttura deviata dei carabinieri che ha lavorato indisturbata per quasi sei anni. La conclusione raggiunta dagli inquirenti che una parte consistente dei fondi a disposizione dell'Arma per l'acquisto di stupefacenti al fine di scoprire bande di trafficanti (e si parla di molti miliardi di vecchie lire) sia stata versata direttamente dai Ros nelle casse dei "cartelli" di narcotrafficanti colombiani e libanesi. La droga veniva poi fatta sbarcare in Italia e consegnata - senza nessun controllo - a trafficanti di fiducia in vista dei "blitz" presentati come brillanti operazioni di servizio. Che spesso, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, si concludevano con l'arresto solo dei pesci piccoli e il recupero solo di parte della droga.
Mario Conte, il giudice rinviato a giudizio insieme all'alto ufficiale dei Carabinieri, è sospettato dai colleghi di Milano di aver fornito copertura agli affari illeciti dei Ros quando svolgeva il ruolo di pm a Bergamo (oggi magistrato alla Direzione distrettuale antimafia di Brescia).
Sotto inchiesta anche la gestione economica dei fondi a disposizione dell'Arma. Il Ros - annota in un suo bilancio la Procura - "si appropria di almeno 502 milioni di lire, senza precisarne o documentarne la destinazione".
http://italy.indymedia.org/news/2005/06/811136.php
''Mi sento a posto con la mia coscienza. Ora dovrò affrontare il giudizio''.
E' questo il commento che rilascia il generale dei Ros, Giampaolo Ganzer, all'uscita dall'aula bunker di piazza Filangeri a Milano dove il GUP Andrea Pellegrino ha deciso il rinvio a giudizio per lui e per altri 24 indagati, per le accuse di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, a cavallo tra gli anni '80 E '90.
Per quello che lo riguarda, il generale Ganzer non intende al momento assumere decisioni in merito alla sua posizione. ''Mi sento a posto con me stesso. Poi, a decidere, saranno i miei superiori, ma se non fossi del tutto tranquillo avrei già assunto delle determinazioni da tempo''.
I giudici dell'accusa sono convinti di aver scoperto una struttura deviata dei carabinieri che ha lavorato indisturbata per quasi sei anni. La conclusione raggiunta dagli inquirenti è che una parte consistente dei fondi a disposizione dell'Arma per l'acquisto di stupefacenti al fine di scoprire bande di trafficanti (e si parla di molti miliardi di vecchie lire) sia stata versata direttamente dai Ros nelle casse dei "cartelli" di narcotrafficanti colombiani e libanesi.
La droga veniva poi fatta sbarcare in Italia e consegnata - senza nessun controllo - a trafficanti di fiducia in modo da orchestrare "blitz" presentati come "brillanti operazioni di servizio". Che, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, si concludevano con l'arresto solo dei pesci piccoli e il recupero di parte della droga.
Mario Conte, il giudice rinviato a giudizio con Ganzer, è sospettato di aver fornito copertura agli affari illeciti dei Ros quando svolgeva il ruolo di pm a Bergamo. Oggi è magistrato alla Direzione distrettuale antimafia di Brescia. Sotto inchiesta anche la gestione economica dei fondi a disposizione dell'Arma. Il Ros - afferma la Procura - "si appropria di almeno 502 milioni di lire, senza precisarne o documentarne la destinazione".
http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/articles/art_3522.html
FINANZIOPOLI
MILANO. 17 APRILE 2000. Condannato a 12 anni, dal Tribunale di Milano, l'ex generale della Finanza Giuseppe Cerciello, accusato di corruzione.
http://www.centroimpastato.it/php/crono.php3?month=4&year=2000
STRANIEROPOLI
MILANO. 4 nov. 2007 - Un arrestato ogni dodici ore. Una denuncia ogni sei. Questi alcuni dei numeri forniti dalla prefettura riguardo ai reati commessi da cittadini romeni in provincia di Milano. Dati raccolti da gennaio, ovvero dall'entrata di Bucarest nell'Unione Europea a oggi.
Sono stati 571 i cittadini provenienti dal Paese balcanico finiti in manette nel 2007. Mille e trecento sono stati i denunciati. Numeri impressionanti, soprattutto se si considera che in tutto, italiani inclusi, gli arrestati sono stati 3408. In poche parole: su sei persona finite in carcere, una è di nazionalità romena. Il 90 per cento di questi, assicura la prefettura, è di etnia rom-sinti. Senza fissa dimora o stanziali, concentrano la loro attività su scippi e borseggi: 189 in dieci mesi.
http://www.libero-news.it/libero/LF_showArticle.jsp?edition=&topic=5170&idarticle=88926831#
MILANO(…) Decine di baracche abusive, appoggiate una sull’altra, abitate da più di duecento persone. I bambini vestiti di stracci giocano nel fango, mentre i genitori seduti per terra bevono vino al cartoccio e contano i soldi delle elemosine.
«Io sto qui da tre mesi. Qui è uno schifo, non c’è acqua, non posso lavare i miei bambini, non c’è corrente – racconta una donna. (…) (…)In via Silla, stessa situazione. Alcune baracche abusive sono abitate da jugoslavi. Dall’altra parte della strada, invece, nascosta in un boschetto, la “casa” di un’altra famiglia rom: due materassi marci di muffa sono l’unico comfort, l’aria dentro la baracca è irrespirabile.
Il degrado domina anche in via de Pisis. Vicino a un parchetto dove i genitori portano i bambini a giocare è sorta una piccola baraccopoli. «Saremo una quarantina di persone - dice una mamma rom di trentotto anni -, soprattutto bambini».
Un paesaggio surreale, un pezzo di terzo mondo che ha trovato sistemazione, abusiva ovviamente, nel primo. Le baracche sono tuguri umidi e maleodoranti. Una bambina si butta su un materasso gettato nel fango, tutto attorno è emergenza sanitaria.
La cucina è una griglia improvvisata in mezzo ad una discarica a cielo aperto: fango, escrementi umani ovunque e un cimitero di rifiuti arrugginiti. (…)
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=217933
MILANO - 18 aprile 2007 - Cronaca / Portato via alla sua famiglia dagli zingari, costretto a mendicare, ora è libero«Ho visto zingari rubare i bambini», così inizia il drammatico racconto di Rey, oggi 27 anni, con una moglie e un figlio, che è stato rapito dagli zingari e costretto alla vita da mendicante. Ora chiede di salvare tutti quei bimbi che sono stati rubati e venduti.(…)
http://www.globalpress.it/index.php?variabile=articolo&code=1171&title=Cronaca
SPRECOPOLI
ECCO QUANTO GUADAGNA UN POLITICO
Tra chi è al vertice, Formigoni guida la classifica con 12.217 euro al mese, poi Penati con 9.306 e Moratti (9.124). È polemica dopo l´annuncio della Moratti, bocciato dai partiti della Cdl, che voleva tagliare i compensi Super rimborsi spese per chi arriva da fuori Milano, i comunali hanno sconto Atm e i biglietti gratis per San Siro, tutti gli assessori hanno l´auto blu con autista. Chi sta al Pirellone è sicuramente il più invidiato, un semplice consigliere può arrivare anche a 9.400 euro netti ogni mese. Meglio a chi sta a Palazzo Isimbardi, dove c´è un´indennità fissa di 2.300 euro lordi. In dotazione telefonino e computer. A Palazzo Marino c´è una netta sproporzione tra i politici e i dirigenti. E chi non ha un assessorato prende un gettone di 120 euro lordi a presenza.
MORATTI E LE ASSUNZIONI D'ORO
Letizia Moratti concede solo questo telegramma: «Abbiamo il massimo rispetto per l´azione della Guardia di finanza. Attendiamo l´esito delle indagini». Nel merito, assunzioni d´oro, il sindaco non commenta l´infornata di dirigenti comunali finita, a seguito di un esposto dell´opposizione, sotto la lente di controllo delle Fiamme gialle. Massima serenità di fronte all´inchiesta, dunque, la linea. Ma nel frattempo quel fascicolo riapre polemiche forti sul tema sensibile dei costi della politica. Tra l´Unione che accusa la giunta di «sprechi» e il sindaco di «incoerenza». Ma, soprattutto, con il fuoco amico della Cdl. Che blocca la riduzione delle indennità dei politici che vorrebbe fare Letizia Moratti, a partire dalla sua: «Lo stipendio di assessori e consiglieri non si tocca. Se vuole, il sindaco può solo dare in beneficenza una parte del suo».
COSTI DELLA POLITICA: I CONTRATTI D'ORO
In Comuni e province della Lombardia dilagano le consulenze e gli sprechi: Si va dalle teche per conservare gli orologi a hovercraft mai usati ai superstipendi "a incentivo demografico". L'oscar del privilegio agli 80 consiglieri del Pirellone.