I MATERANI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!


AMMINISTRATOPOLI

INCHIESTA TOGHE LUCANE

VARIE LE PERQUISIZIONI IN CORSO

Alcune intercettazioni coinvolgerebbero direttamente il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo.

CATANZARO – 17 aprile 2008 - Numerose perquisizioni e sequestri sono in corso a Roma, Potenza, Chieti e Policoro, in provincia di Matera, nell’ambito dell’inchiesta denominata «Toghe lucane» su un presunto comitato d’affari, operante in Basilicata, che avrebbe coinvolto esponenti politici, imprenditori e magistrati.

I militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro, stanno notificando il decreto firmato dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Catanzaro Luigi De Magistris. Tra le persone coinvolte, secondo fonti investigative, ci sarebbe anche il presidente della Giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo, oltre a imprenditori e personaggi politici. In tutto sono otto le persone nei confronti delle quali sono state disposte le perquisizioni, che starebbero interessando, tra l’altro, gli uffici della Regione Basilicata, l’abitazione del presidente De Filippo, di un sindaco, dell’ex sottosegretario Filippo Bubbico, e la sede regionale Pd.

Il provvedimento di perquisizione e sequestro riguarda personaggi di spicco della politica e delle istituzioni della Basilicata, ma anche dirigenti di importanti uffici statali. Nell’inchiesta figurano anche i magistrati Giuseppe Chieco, Felicia Angelica Genovese a Paola Morelli; il sindaco di Policoro (Matera), Nicolino Lopatriello; il presidente del Consiglio comunale di Policoro, Nicola Montesano; il dirigente del Comune di Policoro, Felice Viceconte; l’ex colonnello dei carabinieri, Pietro Gentili; gli imprenditori Vincenzo Vitale e Marco Vitale; i dirigenti delle agenzie del demanio e dell’autorità di bacino Giuseppe Pepe, Elisabetta Spitz e Michele Vita. Il provvedimento notificato oggi, composto da oltre 420 pagine, ruota intorno alla realizzazione del villaggio «Centro turistico ecologico integrato Marinagri» di Policoro e a cospicui finanziamenti attraverso fondi Cipe.

A completare il quadro di accuse che coinvolge il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, nell’ambito dell’inchiesta «Toghe lucane», che oggi ha portato i militari della Guardia di finanza a notificare un provvedimento con perquisizioni e sequestri, ci sono anche alcune intercettazioni. Nel corso dell’attività investigativa, per la quale il sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Catanzaro, Luigi De Magistris, contesta al presidente della Regione i reati di truffa e abuso di ufficio, sarebbero emersi collegamenti diretti tra De Filippo e la società «Marinagri», attraverso Vincenzo e Marco Vitale, padre e figlio. Sarebbero questi ultimi due, secondo l’accusa, gli interessati principali alle opere e ai finanziamenti in parte già erogati. Nel corso di una delle intercettazioni, in particolare, emergerebbe la disponibilità di De Filippo a intervenire su alcuni funzionari regionali della sovrintendenza che, per quanto trapela da fonti investigative, avevano creato problemi per la realizzazione di alcuni lavori. De Filippo avrebbe, quindi, chiesto ai Vitale di inviare un fax con le richieste che avrebbe dovuto avanzare ai funzionari.

Per quanto riguarda gli atti deliberativi della Regione che avrebbero favorito la «Marinagri», vengono contestati i contenuti del Dpgr 19/2005, con la quale si sarebbe permesso alla società di procedere, sempre secondo le accuse, nei lavori per la realizzazione della mega struttura turistica in costruzione, oltre allo sblocco della fase di stallo che si era creata dopo la decisione del Tar Basilicata di annullare la precedente deliberazione nella fase relativa all’erogazione dei finanziamenti pubblici ammessi dal Cipe.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_01.asp?IDCategoria=273&IDNotizia=200142

«Comitato d'affari illegale a Potenza»: in mattinata la Guardia di Finanza ha perquisito le abitazioni e gli uffici dell'esponente del Governo, del Procuratore generale della città, Vincenzo Tufano, dell’avvocato Giuseppe Labriola e della dirigente della Squadra mobile del capoluogo lucano, Luisa Fasano, nell’ambito dell’inchiesta del sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, denominata «toghe lucane»

POTENZA – 7 GIUGNO 2007 - La Guardia di Finanza ha perquisito le abitazioni e gli uffici del Sottosegretario allo Sviluppo economico, Filippo Bubbico (Ds), del Procuratore generale di Potenza, Vincenzo Tufano, dell’avvocato Giuseppe Labriola e della dirigente della Squadra mobile di Potenza, Luisa Fasano, nell’ambito dell’inchiesta del pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, denominata «toghe lucane».

Nell’inchiesta – con l’accusa di aver costituito e fatto parte, a vario titolo, di un «comitato di affari» – sono indagati uomini politici, amministratori, imprenditori, funzionari e magistrati in servizio in Basilicata (fra questi ultimi, uno ha lasciato la magistratura e altri sono già stati trasferiti in altre sedi dal Consiglio Superiore della Magistratura).

Le ipotesi di reato sono quelle di abuso d’ufficio per Tufano; corruzione in atti giudiziari e associazione per delinquere per Labriola; abuso d’ufficio per Fasano; abuso d’ufficio, associazione per delinquere e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche per Bubbico.

Secondo l’accusa, vi è chi avrebbe fatto parte di un «vero e proprio centro di affari occulto», che tutelava «interessi personali e di gruppi, anche occulti».

Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Filippo Bubbico (Ds), «è il punto di riferimento politico apicale, unitamente ad altri appartenenti alla politica, nel “comitato di affari”»: è quanto ha scritto lo stesso De Magistris nel decreto con cui ha ordinato alla Guardia di Finanza di eseguire le perquisizioni. L'inchiesta avrebbe messo in luce, sempre a carico di Bubbico – che è stato Presidente della Giunta regionale della Basilicata nella passata legislatura – «una logica trasversale negli schieramenti», con il «collante degli affari».

«Nessun commento, nessuna novità»: sono le uniche parole che il Pm di Catanzaro Luigi De Magistris ha detto ai giornalisti che lo aspettavano all’ingresso del Palazzo di giustizia di Potenza, da dove ha seguito le perquisizioni ordinate alla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta sul “comitato di affari” che avrebbe operato in Basilicata.

Secondo quanto si è appreso, le “fiamme gialle” hanno sequestrato documenti e altro materiale: nel primo pomeriggio, i militari che hanno operato per conto di De Magistris sono usciti dal Palazzo di giustizia con un computer.

Il magistrato calabrese ha seguito la perquisizione fatta nell’ufficio del Procuratore generale, Vincenzo Tufano, che è stato visto dai cronisti visibilmente affaticato.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=179097&IDCategoria=12

INCHIESTA NOMINE ASL

«CONDANNATE L'EX GIUNTA LUCANA»

La richiesta è del pm di Potenza, Claudia De Luca, che ha chiesto la condanna di undici imputati, tra i quali Filippo Bubbico, Vito De Filippo e Sabino Altobello. La vicenda legata a nomine Asl.

POTENZA – 18 feb. 2008 - Al termine di una requisitoria durata poco più di due ore, il pm di Potenza, Claudia De Luca, ha chiesto la condanna di undici imputati – tra i quali il Sottosegretario allo Sviluppo economico ed ex presidente della Giunta regionale della Basilicata, Filippo Bubbico (a un anno e sei mesi di reclusione), il presidente in carica  della Giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo (a un anno e otto mesi), e il presidente della Provincia di Potenza, Sabino Altobello (nove mesi) – per abuso di ufficio nella nomina del direttore generale dell’Asl numero uno di Venosa (Potenza). La vicenda si riferisce alla revoca del direttore generale dell’Asl uno di Venosa (Potenza), Giuseppe Panio, fra il 2000 e il 2001, per far posto – secondo l’accusa – a Giancarlo Vainieri, più “gradito” politicamente alla Giunta regionale stessa. Nel processo sono coinvolti i componenti dell’ex giunta regionale lucana, in carica tra il 2000 e il 2005, e alcuni dirigenti e funzionari della stessa Asl.

L'inchiesta partì dalla denuncia di Panio, che fu prima sospeso dall’incarico e poi revocato nel 2001 dalla Giunta regionale. All’epoca dei fatti, Bubbico era presidente della Giunta e De Filippo assessore alla Sanità. L’inchiesta ha un riflesso in quella cosiddetta “toghe lucane” coordinata dal pm di Catanzaro, Luigi De Magistris.

Per gli altri otto imputati, il pm ha chiesto condanne comprese tra i nove e i 20 mesi di reclusione: le richieste sono state di un anno e otto mesi per Giancarlo Vainieri (che subentrò a Panio nell’incarico di direttore generale dell’Asl numero uno), nove mesi per gli ex assessori regionali Carlo Chiurazzi, Aldo Michele Radice, Carmine Nigro (attuale presidente della Provincia di Matera), Salvatore Blasi e Rocco Vita, un anno e quattro mesi per Santo Alessi e nove mesi per Michele Pinto (entrambi funzionari della Asl di Venosa).

Nella requisitoria il pm ha spiegato che «la condotta degli imputati ha un profilo penale rilevante, e che si rileva la volontà della Giunta regionale di togliere di mezzo un direttore generale diventato scomodò per posizionare altre persone politicamente più vicine».

Secondo l’avvocato di De Filippo, Fabio Viglione, «non c'è stata alcuna violazione di legge, e nessuna volontà di favorire nessuno». Per il legale, «anche dalla requisitoria del magistrato non emerge, a mio giudizio, nessuna intenzionalità, che invece è necessaria per configurare il reato di abuso d’ufficio».

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=194609&IDCategoria=12

INCHIESTA PISU

CONDANNATO SINDACO

MATERA – 19 DICEMBRE 2007 - Nell'ambito dell'inchiesta Pisu il gip del tribunale di Matera Rosa Bia ha condannato attraverso un processo con rito abbreviato l'ex sindaco della città di Matera e la giunta in carica negli anni 2003 e 2004.

L'inchiesta Pisu del Tribunale di Matera entra nel vivo: 4 mesi per l'ex sindaco Porcari e le sue giunte in carica nel biennio 2003-2004.

Il gup di Matera, Rosa Bia, ha condannato, al termine di un processo con rito abbreviato, a quattro mesi di reclusione (pena sospesa) e all’interdizione dai pubblici uffici per la stessa durata della pena, l’ex sindaco di Matera, in carica fino al giugno scorso, Michele Porcari  e le giunte in carica nel 2003 e 2004, composte da Nicola Trombetta, Maridemo Giammetta, Gaetano Santarsia, Giovanni Magariello Vincenzo Ianaro, Nicola Montemurro, Marco Saponara, Achille Spada, Paolo Colonna, Michele Morelli ed Espedito Moliterni, tutti assessori scelti dalla coalizione di centrosinistra.

Nei loro confronti l’accusa, sostenuta dal pm Salvatore Colella, era quella di abuso in atti di ufficio nella costituzione dell’Ufficio progetti integrati di sviluppo urbano (PISU).

"La richiesta non cambia il mio stato d'animo - ha dichiarato dopo aver appreso la richiesta del gip l'ex sindaco della città Michele Porcari. Sono sereno e tranquillo, consapevole di aver agito nell’interesse pubblico, come dimostrano i progetti per oltre 36 milioni che stanno riqualificando la città. Esprimerò il mio stato d'animo dopo aver letto le motivazioni della sentenza". (Motivazioni che non arriveranno a breve visto che il giudice si è riservato di depositarle entro novanta giorni - ndr). In ogni caso - ha concluso Porcari - pur rispettando la sentenza e in attesa di conoscere motivazioni, posso già annunciare che farò appello a questa decisione".

Il gup ha assolto tutti gli imputati, con la motivazione perché il fatto non costituisce reato, da un’altra accusa di abuso in atti di ufficio nell’adozione di procedure per delibere riguardanti lo stesso ufficio Pisu. Il pm aveva chiesto condanne a un anno di reclusione per Porcari, e a otto mesi per gli ex assessori.

Il giudice ha rinviato a giudizio – fissando l’inizio del processo per il 23 aprile 2008 – altre due dipendenti del Comune. Imputati risultano l’ex responsabile degli uffici tecnici comunali, Angelo Pezzi, accusato di aver firmato attestazioni ritenute non veritiere circa la disponibilità di personale tecnico comunale sufficiente per le progettazioni e l'ex dirigente dell’Ufficio Pisu, l’architetto Franco Gravina, accusato oltre che di abuso in atti di ufficio, di truffa aggravata e falso ideologico.  Si ricorda in proposito che l'ex dirigente dell'ufficio Pisu Franco Gravina fu sottoposto il 4 marzo 2005 agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Guardia di Finanza: su di lui pendeva l'accusa di peculato, in quanto avrebbe "intascato", in qualità di responsabile dell’ufficio Pisu, una "parcella" pari a 95 mila euro.

Il Pm Salvatore Colella aveva chiesto una condanna di anno di reclusione per l'ex sindaco Michele Porcari e otto mesi per gli ex assessori. Si ricorda inoltre che l'ex dirigente dell'ufficio Pisu Franco Gravina fu sottoposto il 4 marzo 2005 agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Guardia di Finanza

http://www.sassilive.it/index.php?option=com_content&task=view&id=977&Itemid=99999999


MALASANITA' IN BASILICATA

Un giro da 960.000 euro scoperto e denunciato dalla stessa azienda sanitaria
Arresti per fatture false all'Asl 5. In manette il ragioniere e tre imprenditori di Policoro

MATERA – 6 DIC. 2006 - DIVIDEVA equamente con i titolari di alcune aziende i proventi di fatture false su servizi e beni forniti, dopo aver abilmente duplicato o manipolato i documenti contabili. Con l'accusa di peculato e falso ideologico è stato arrestato, domenica notte, il ragioniere dell'Azienda sanitaria 5 di Montalbano Jonico, Domenico Guida di 57 anni. Nel raggiro, durato 7 anni (dal 1999 al 2006) e fruttato circa due miliardi delle vecchie lire, sono stati implicati gli imprenditori Michele Amendolara di 43 anni, Mario Felice Fusco 47enne e Francesco Vito Dimita 51enne tutti di Policoro, che si trovano agli arresti domiciliari per concorso nel medesimo reato. Invece per gli imprenditori Fabio Olivieri 35 anni di Valsinni, Antonio Perrone 70enne di Taranto e Antonio Pacella 58enne di Marsico Nuovo, la procura della Repubblica ha disposto l'interdizione dalla professione.

L'esito clamoroso delle indagini, partite nel marzo 2006 da una denuncia della stessa Asl 5, è stato illustrato ieri dal pubblico ministero, Paola Morelli, che si è avvalsa della preziosa collaborazione di polizia giudiziaria e tributaria, rappresentate dal maggiore Vito Di Girolamo con il colonnello Vito Pizzarelli e il tenente colonnello della Finanza, Giuseppe Carrozzo.

Guida lavorava nell'azienda sanitaria da oltre 25 anni, ma dal 1999 aveva avviato la pratica illecita di manipolare o duplicare le fatture, che venivano fotocopiate o passate allo scanner per le modifiche utili al doppio incasso. Ma il metodo più usato era quello di aggiungere una lettera al numero della fattura già erogata, in modo tale da ottenere un doppione identico pronto per un nuovo incasso. I soldi, circa 960mila euro totali, finivano per metà nelle tasche degli imprenditori, mentre l'altra parte veniva liquidata in piccole somme a Guida, oppure si trasformava in servizi gratuiti, come l'installazione di condizionatori nelle abitazioni private.

Un business illecito particolarmente difficile da scoprire, anche perchè Guida avrebbe utilizzato metodi "immediati" e "mediati", sfruttando la possibilità di carpire dati dal sistema informatico dell'Asl. Infatti, parte delle fatture risultano ascrivibili a sua responsabilità, mentre l'altra parte sarebbe passata sotto altre mani. In pratica, quando arrivavamo le fatture all'Unità operativa aziendale, si faceva seguire la determina di liquidazione che arrivava all'ufficio Ragioneria, deputato ad emettere il mandato di pagamento. In quell'occasione si consumava il raggiro, perchè venivano pescati i dati disponibili nella rete interna dell'Asl 5 ed inseriti volutamente male per generare mandati a cascata.

Gli inquirenti hanno lavorato anche attraverso perizie calligrafiche e sui timbri che venivano apposti ai mandati. Un'operazione di intelligence durata circa otto mesi, durante i quali la Procura ha sentito persone informate sui fatti ed indagati. Il sospetto del giro di fatture false è partito dalla stessa direzione dell'Asl 5, che ha notato un mandato di pagamento doppio a beneficio della "Italimpianti" di cui è titolare Michele Amendolara. Il ragioniere è stato richiamato, spiegando che si era trattato di un errore, ma ulteriori accertamenti hanno portato alla luce altri casi analoghi, per cui l'azienda ha proceduto in autotutela denunciando i fatti alla Procura. Il ragioniere Guida è stato prima sospeso dal servizio, poi reintegrato dopo un ricorso vinto davanti al giudice del lavoro.

I titolari delle imprese coinvolte nel raggiro hanno restituito quasi tutta la somma indebitamente percepita, sostenendo di non essere mai stati al corrente della vicenda. Guida al momento non ha ancora restituito nulla è si trova nel carcere di Matera. «Preferisco non commentare la vicenda che ci vede parte attiva per quanto attiene la denuncia all'Autorità giudiziaria. -ha commentato il direttore generale dell'Asl 5 Pietro Quinto- E' un fatto isolato, il dipendente era stato sospeso dal lavoro e si è già proceduto al recupero del maltolto e dei relativi interessi». Ma le indagini proseguono per accertare ulteriori responsabilità nel malaffare.

Il Quotidiano della Basilicata 06/12/06

http://www.regione.basilicata.it/osservatorioambiente/default.cfm?fuseaction=doc&dir=229&doc=286&link=


MAGISTROPOLI A MATERA

MATERA – 26 FEB. 2006 - C'è anche Rosa Bia, giudice del Tribunale di Matera, tra i magistrati indagati nell’ambito delle inchieste condotte dalla Procura della Repubblica di Catanzaro sui presunti rapporti illeciti tra ambienti giudiziari ed esponenti politici lucani.

Sono cinque, dunque, i magistrati coinvolti nelle indagini. Il nome di Rosa Bia, infatti, si aggiunge a quelli dei procuratori della Repubblica di Potenza e Matera, Giuseppe Galante e Giuseppe Chieco; del presidente del Tribunale di Matera, Iside Granese, e del sostituto procuratore della Repubblica di Potenza, Felicia Genovese.
Nei confronti del giudice Bia s'ipotizzerebbe il reato di abuso d’ufficio.

L'IPOTESI: CASO INSABBIATO

Giuseppe Chieco, avrebbe insabbiato l’inchiesta avviata dal suo ufficio sui presunti illeciti nella realizzazione del villaggio turistico Marinagri di Policoro, omettendo di effettuare la necessaria attività investigativa. E’ l'accusa che la Procura della Repubblica di Catanzaro contesta al procuratore della Repubblica di Matera.

Il mancato completamento dell’inchiesta aveva consentito ai titolari dell’investimento di ottenere un finanziamento da parte del Cipe di quasi 26 milioni di euro, che in un primo tempo era stato bloccato.

Nei confronti di Chieco vengono ipotizzati i reati di concorso in abuso d’ufficio e truffa ai danni dello Stato. L'inchiesta trae origine dalla presunta irregolarità nella realizzazione del villaggio per il fatto che una parte dell’area interessata dalla costruzione della struttura sarebbe stata di proprietà demaniale. Fatto, quest’ultimo, che non avrebbe impedito il rilascio delle concessioni edificatorie per la realizzazione del villaggio grazie alla collusione di funzionari del Comune e dell’Ufficio del demanio di Matera.

Gli illeciti nell’iter per la realizzazione del villaggio furono oggetto di un’informativa da parte della Guardia di finanza al procuratore Chieco, il quale, però, non avrebbe effettuato l’attività investigativa necessaria per l'accertamento della prova. Lo stesso Chieco, inoltre, successivamente ha chiesto l’archiviazione del procedimento.
Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura di Catanzaro, il procuratore Chieco, nel periodo in cui si sono svolte le indagini preliminari, avrebbe espresso l’intenzione di acquistare un immobile all’interno del villaggio, effettuando anche una visita nel cantiere della struttura. Circostanza riscontrata in una relazione riservata inviata da Chieco al procuratore generale di Potenza a seguito di un esposto anonimo presentato nei suoi confronti.

Secondo i magistrati della Procura di Catanzaro, la condotta del procuratore Chieco sarebbe stata finalizzata ad insabbiare l'inchiesta sulla realizzazione del villaggio consentendo l'impunità dei soggetti coinvolti e lo sblocco del finanziamento da parte del Cipe.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata_NOTIZIA_PROV_01.asp?IDCategoria=273&IDNotizia=174020

 


ESAMI UNIVERSITARI TRUCCATI

SESSO PER ALZARE I VOTI

Scandalo a Università della Basilicata

MATERA – 11 LUGLIO 2008 - Alla Facoltà di Lettere e filosofia presso la sede materana dell'Università degli studi della Basilicata era un po' come il segreto di Pulcinella: la voce girava da tempo. Una studentessa aveva qualche difficoltà a superare un esame o non era contenta del voto conseguito? Bastava rivolgersi a lui, nel suo ufficio, di solito tra le 18 e le 20, e tutto si aggiustava, come risulta dalle indagini sinora condotte dagli inquirenti. Il "lui" è il professor Emanuele Giordano, 55 anni, docente di dialettologia, dialettologia italiana, storia della lingua italiana, conduttore del laboratorio di italiano scritto, coordinatore dell’indirizzo linguistico letterario della Ssis, la scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario, protagonista di primo piano del panorama letterario regionale, frequentatore di cenacoli letterari, relatore di conferenze, affabulatore della platea studentesca per la sua mostruosa preparazione e per la sua incommensurabile passione per la lingua e la letteratura italiana.

Chi lo conosce stenterebbe a credere alle accuse che gli vengono mosse, se non fosse per quelle intercettazioni ambientali e i video girati dalle telecamere della polizia nel suo studio ad incastrarlo. Ed ora il professore è agli arresti domiciliari, nell’ambito dell’operazione della Squadra Mobile della Questura di Matera denominata "Privè" con l’accusa di violenza sessuale, concussione sessuale, contraffazione e falsificazione di atti pubblici in concorso con altri.

Gli altri sono una professoressa di inglese, che ha dichiarato di aver cambiato un voto su un libretto perché glielo aveva chiesto Giordano, ed una studentessa, entrambi iscritti nel registro degli indagati, mentre è al vaglio degli inquirenti il coinvolgimento di due applicati di segreteria e di altri due docenti. Nell’ordinanza di arresto il gip Onorati afferma che Giordano era "caparbiamente incline a considerare il suo pubblico ufficio una sorta di privè da utilizzare per i suoi piaceri sessuali".

Tutto è iniziato dalla querela di una studentessa sporta lo scorso mese di ottobre, a causa di avance particolarmente insistenti da parte del professore, dopo che già nel mese di luglio del 2007 la stessa ragazza si era rivolta solo confidenzialmente alla Mobile di Matera. Il lato per così dire "nobile" del meccanismo sta nel fatto che se la ragazza rifiutava veniva semplicemente giudicata come tutte le altre, e non penalizzata in sede di esame.

Era questo un meccanismo conosciuto all’interno dell’ambiente universitario materano, che però ha anche avuto ripercussioni su alcune studentesse che hanno preferito cambiare corso di laurea o addirittura abbandonare gli studi. Ora tutta la vicenda è seguita personalmente dal Procuratore capo Chieco, dopo che a seguire la vicenda era stato il pm Paola Morelli, da poco trasferita. Intanto tra studenti e docenti dell’Università lucana scattano le prime reazioni di indignazione, soprattutto nella sede centrale di Potenza, mentre le alte cariche dell’Ateneo, complice anche l'assenza del Rettore Tamburro che è all’estero, tacciono.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo421066.shtml


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