foto antonio  1.jpgDenuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, calunnia o pazzia le accuse le provo con inchieste testuali tematiche e territoriali. Per chi non ha voglia di leggere ci sono i filmati tematici sul 1° canale, sul 2° canale, sul 3° canale Youtube. Non sono propalazioni o convinzioni personali. Le fonti autorevoli sono indicate.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro.

 

Dr Antonio Giangrande  

 

I MASSESI E I CARRARESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ???

di Antonio Giangrande

(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).

PARLIAMO DI MAFIA E MASSONERIA A MASSA CARRARA

Partiamo dall'introduzione al libro: "La criminalità organizzata in Toscana" - Una regione che non è terra di mafia e che tuttavia, risulta permeabile alle infiltrazioni mafiose. Una regione  dove manca il consenso sociale alla criminalità organizzata ma che in questa situazione di crisi economica può essere particolarmente esposta ai suoi appetiti. Mi pare che sia questo il quadro che emerge da questa ricerca sulla “Infiltrazione delle mafie in Toscana” curata dal professor Enzo Ciconte per conte della Regione Toscana e di Avviso Pubblico. Un quadro che va oltre le cronache degli ultimi mesi per guardare a quanto è successo nella nostra regione in almeno 30 anni. Passaggio necessario, questo, perché non si può capire il presente senza curare la memoria, a partire da quando, con i primi soggiorni obbligati, si segnalarono le prime presenze di famiglie mafiose. Le varie mafie hanno visto nella Toscana una regione ricca per fare buoni investimenti e riciclare denaro sporco. Hanno comprato alberghi, negozi, aziende. Ma allo stesso tempo a esse hanno fatto capo attività quali il traffico di stupefacenti. In tutto questo c'è molto per cui essere preoccupati. Grazie alla difficoltà economiche di tante imprese, tra l'altro, ora è anche più facile che arrivino nei nostri territori capitali mafiosi. Ma la nostra regione ha dimostrato  di avere anche importanti carte da giocare. In primo luogo la diffusa cultura della legalità, decisiva perché è chiaro che la mafia comincia a mettere radici là dove il complesso delle regole comincia a cedere. E poi la tenuta di istituzioni locali che solo in sporadici casi si sono dimostrate permeabili agli interessi della criminalità organizzata. Come Regione Toscana stiamo facendo molto. E tra le tante cose che potrei citare ricordo solo la nostra legislazione sugli appalti, per assicurare regolarità e trasparenza nella gestione di lavori e forniture e così garantire anche le imprese davvero oneste. E' un lavoro che proseguirà. E potrà proseguire al meglio anche grazie al patrimonio di conoscenza fornito da ricerche come queste.”

A Carrara, in una piazza poco distante dal Teatro degli Animosi si erge il monumento al valoroso eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi, fautore della storica e vincente spedizione dei mille in Sicilia che diede inizio di fatto all’unità d’Italia, quella statua eretta là in quel posto da decenni è stata presa oggi, se possiamo dire così, in “prestito” dalla potente e segreta Massoneria locale che governa di fatto in ogni ganglio della società civile di Massa Carrara e dell’intera Provincia ed è di fatto usata come “proiettore” del proprio tipico “saluto simbolico” di riconoscimento! Già, perché se di giorno il fiero Garibaldi è perennemente immortalato in tutto il suo impeto glorioso con la mano sinistra alta su verso il cielo incitante alla battaglia con la sciabola sguainata nella mano destra, di notte grazie ad un ingegnoso studio di fasci di luce proiettati dai tre fari posti a terra alla base della statua, lo stesso Garibaldi si trasforma nella sua ombra proiettata sulla parete dell’edificio che ospita il Teatro in un ometto “gobbo” mantellato che saluta con le “corna” e non tutti forse sanno, ma fare le corna con la mano è anche il tipico saluto dei Massoni “Illuminati”! La cosa buffa è che il monumento le corna non le fa proprio, ma quel gioco di luci così studiato proietta l’ombra della mano issata al cielo come se la statua le facesse anche nella realtà ed il bello è che in ogni angolatura che l’osservatore si mette continuerà a vedere l’ombra di questo “gobbo che fa le corna” contro la parete dell’edificio! Un segno inequivocabile forse che segretamente la Massoneria locale vuole lasciare sue tracce di riconoscimento ai suoi “confratelli” Massoni anche per ricordare chi è che comanda davvero nella politica e nell’economia di Massa-Carrara???

La provincia di Massa Carrara per la posizione geografica e per il tipo di economia risulta appetibile per le organizzazioni criminali mafiose. Da un lato vi sono le cosche del ponente ligure e dall'altro gli interessi di altri gruppi provenienti dal sud in arrivo su un territorio considerato accogliente. Il territorio dimostra una discreta propensione all'uso della cocaina (operazione codino in primis), alla prostituzione diffusa con numerose minorenni rumene (operazione del 4 luglio 2011) ed inoltre ad aggravare il tutto ci sono i molteplici incendi dolosi tra cui quello di inizio dicembre del club Regina di Cuori o quello ancor più recente al cantiere navale nel capannone dello Lb Yacht. Non bisogna poi dimenticare il marmo e tutto ciò che ruota attorno ad esso dal lavoro nero nelle cave, al trasporto, agli appalti delle strada del marmo. In proposito occorre far notare la presenza di numerose imprese provenienti da zone dell'Italia assoggettate alla criminalità organizzata, i controlli quindi devono essere continui senza ovviamente fare alcuna generalizzazione. La crisi economica porta anche all'aggravamento del fenomeno dell'usura e recentemente un soggetto dedito a tale pratica originario di Carrara e residente a Viareggio ha subito un sequestro di beni da parte della DIA di Genova pari a 6 milioni di euro. Il territorio si presta come altri al gioco d'azzardo e gli interessi di Cosa Nostra non mancano come si evince dalla maxi operazione contro il re delle slot machines di Caltanissetta con una società sequestrata anche a Massa Carrara. Se a tutto ciò aggiungiamo l'allarme della DIA di Napoli sulla presenza dei casalesi a Massa Carrara dopo l'arresto di Zagaria e le paure dei cittadini con relative denunce anonime contro il pizzo, non si può non rilevare una situazione nel suo complesso abbastanza grave. Massa Carrara rischia quindi di trovarsi colonizzata dalle organizzazioni mafiose.

La fondazione Antonino Caponnetto, il magistrato che guidò il pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino scomparso anni fa, lancia l'allarme criminalità organizzata in Toscana e dice di tenere gli occhi aperti soprattutto nella provincia apuana. La fondazione ha pubblicato il rapporto del 2011 sulla Legalità e giustizia sociale e quello di Massa-Carrara è l'unico territorio con una presenza economica mafiosa alta e un rischio di colonizzazione altrettanto alto. Tutte le altre province hanno un valore alto (o medio alto) e il secondo e quasi sempre basso. Ci sono margini per intervenire. Ai piedi delle Apuane invece la situazione sembra compromessa. Il rapporto della fondazione Caponnetto trae spunto dai fatti di cronaca. E l'elenco degli episodi in odore di criminalità organizzata è lungo.

Sono soprattutto gli incendi a esercizi pubblici o aziende a preoccupare. Ma c'è anche l'avviso della Dia alla squadra mobile di tenere gli occhi aperti arrivato dopo l'arresto del superboss dei Casalesi Michele Zagaria. La Direzione investigativa antimafia ha detto di stare attenti ad appalti, attività imprenditoriali e investimenti sia a Massa sia a Marina. Non è un vero e proprio allarme camorra, ma ci manca poco. Perché la sensazione degli inquirenti campani è che in terra apuana possa nascondersi qualcosa di grosso. L'impressione è che dando la caccia al superlatitante della camorra gli inquirenti abbiano scoperto qualcosa in terra apuana, ma che per ora siano soltanto a livello di ipotesi. Del resto non è la prima volta che vengono accostati i Casalesi a Massa. Esattamente due anni fa sempre la Dia aveva sequestrato un complesso immobiliare ai Ronchi. Case ricavate dal restyling di un vecchio hotel (il Colombo) che aveva chiuso i battenti da un pezzo. La palazzina era intestata ad Aldo Bazzini, suocero di Pasquale Zagaria, fratello del boss Michele. Proprio il superlatitante finito in manette una decina di giorni fa. Va detto che il titolare della ditta, Paolo Bazzini, il giorno dopo i sigilli all'immobile aveva tenuto a precisare che loro non la camorra non c'entravano nulla. Ma intanto il sequestro è rimasto. Il nuovo allarme della Dia e il precedente fanno capire che qualcosa cova sotto la cenere. Il rapporto sul 2011 poi comprende una voce preoccupante: il videopoker. Anche qui l'anno appena trascorso si è chiuso con il sequestro di un'azienda massese che apparteneva a un imprenditore nisseno finito in manette dopo un'indagine sulle macchinette truccate. Tutti segnali che non fanno dormire sonni tranquilli agli inquirenti locali.

A conclusione di quanto scritto su Mafia e Massoneria a Massa Carrara c’è da sottolineare che Sara Vatteroni è stata la prima firmataria del dossier sull’inattività della Procura di Massa – Carrara, ed ha denunciato l’infiltrazione mafiosa e il pericolo della massoneria deviata nel territorio provinciale.

Ci sono storie, piccole storie, che raccontano più di tante analisi e di tanti discorsi. Perché poi solo in apparenza sono piccole storie. Andiamo a Massa, in Toscana. Nel carcere di Massa c’è un detenuto, si chiama Salvatore Iodice. Forse è colpevole, forse no, non importa saperlo. Il signor Iodice prima di essere incarcerato, in quel carcere ci viveva buona parte della sua giornata, perché ne era il direttore. Lo accusano di aver pilotato delle gare per la realizzazione di lavori proprio di quel carcere. Chissà. A noi interessa quello che dice ad “Articolo 21”: «Sono stato arrestato nel luglio 2010; ho vissuto in isolamento, in un ambiente angusto e malsano. In piena estate sotto il letto crescono i muschi. Ero guardato a vista 24 ore su 24, senza alcuna possibilità di socialità. Solo quando manca un mese dalla scarcerazione l’isolamento finisce. Per 20 giorni non ho potuto ricevere lettere, ho potuto chiamare casa dopo 30. A farmi compagnia tantissimi scarafaggi e insetti di ogni tipo. E ora se nessuno mi darà una spiegazione sarò portato a credere che la carcerazione sia stata usata come strumento di tortura. Ho subito una carcerazione umiliante e degradante, chi toglie la libertà ad una persona ha l’obbligo morale di garantire i diritti minimi. Ogni Pubblico Ministero sa che in quelle condizioni si dice il vero o il falso pur di uscire dalla disperazione. Mentre gli inquirenti acquistavano visibilità, io ero alla gogna».

In riferimento al fatto si riporta all’articolo pubblicato su “La Nazione” da cui si possono estrapolare tutti i fatti ed i nomi: “Nove persone sono state arrestate nell'ambito dell'operazione 'Do ut des', condotta dalla polizia di Massa, che ha portato all'emissione delle misure di custodia cautelare per reati inerenti presunti appalti pilotati per la realizzazione di opere all'interno del carcere delle Gorline. Tra gli altri, in manette sono finiti il direttore del carcere, quattro imprenditori e alcuni funzionari del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

Secondo gli inquirenti, fin dal 2005 attorno ai lavori, di routine, per la manutenzione della struttura carceraria, si era creato un business a base di appalti truccati: si trattava di lavori saltuari e comuni, di entità diversa: tutto andava bene per alimentare un bando dall'esito già concordato sul nascere. Le accuse si fondano, tra l'altro, su varie intercettazioni telefoniche. La polizia, penitenziaria e la squadra mobile avevano da tempo nel mirino due ditte, Ciesse e Comies, alle quali andavano stabilmente gli appalti dal 2005. Le indagini sono guidate dai magistrati Federico Manotti e Rossella Soffio; i reati contestati vanno dalla corruzione al peculato al falso ideologico.

La questura di Massa ha reso noti i nomi degli arrestati nell'indagine 'do ut des': uno degli arrestati è il direttore del carcere di Massa, Salvatore Iodice, 61 anni. Il direttore Iodice, negli anni, ha caratterizzato la sua attività con iniziative di carattere sociale per il recupero dei detenuti. E' stato promotore della nascita della squadra di calcio 'la Galeotta', composta da detenuti semiliberi e rappresentanti delle forze dell'ordine che ha partecipato al campionato di Terza Categoria; ha favorito il reinserimento dei detenuti nella società tramite lavori retribuiti dentro e fuori dal carcere ed ha portato personaggi del mondo del pallone nella casa circondariale per incontri e partite di calcio con i reclusi. Iodice ha aperto il carcere a Pierluigi Collina, Marcello Lippi, Silvio Baldini e l'Empoli, Renzo Ulivieri, Luciano Spalletti. Secondo alcune indiscrezioni, il direttore del carcere forse aveva una relazione con un'imprenditrice coinvolta nella vicenda.”

Dopo la pubblicazione di questo articolo, di fatto alla redazione perviene da un avvocato una semplice email: “Con la presente si intima e diffida la Vs. spett.le redazione alla cancellazione della pagina web, poiché pur non contestando il legittimo diritto costituzionale di cronaca, si evidenzia che essendo trascorso sufficiente tempo dalla pubblicazione della notizia, ad oggi è venuto meno l’interesse pubblico sotteso al diritto di cronaca giornalistica, ovvero informare la collettività, creare opinioni, stimolare dibattiti, suggerire rimedi. Pertanto ad oggi la mia cliente rivendica il legittimo diritto all’oblio, che viene costantemente violato il momento in cui sul motore di ricerca Google viene digitato il nome della stessa con la conseguente riproposizione di una medesima vicenda, che deve ritenersi oramai lesiva della personale reputazione poichè al momento della riproposizione l’interesse pubblico alla vicenda non è più esistente. Tanto anche in considerazione del ruolo sociale svolto dalla mia assistita, imprenditrice, e dell’effetto devastante sulla propria reputazione della ripetizione di un fatto che può considerarsi a tutti gli effetti un accanimento nei confronti della stessa. Per tutto quanto sopra esposto e dedotto, Vi intimo e diffido ai sensi dell’art. 7 del codice della privacy, che consente all’interessato il diritto di ottenere la cancellazione o il blocco dei dati trattati in violazione della legge, alla rimozione immediata della pagina web o dei dati della mia assistita, avvertendoVi che decorsi infruttuosamente 7 gg. dal ricevimento dal telematico della presente si agirà nelle competenti sedi in Vs. danno e a tutela dell’immagine e del diritto alla privacy della mia assistita. Certo di un vostro fattivo riscontro, porgo distinti saluti.”

All’avvocato ed alla sua cliente, di cui è inutile fare i nomi di entrambi, come per altro a tutti coloro che vogliono chiuderci la bocca, rispondo pubblicamente. L'interpretazione dell'art. 21 dà vita a dei principi: Il diritto di critica e di cronaca, oltre alla libertà di informare e la libertà di essere informati, concorrendo i seguenti tre requisiti: a) la verità dei fatti (oggettiva o “putativa”); b) l’interesse pubblico alla notizia; c) la continenza formale, ossia la corretta e civile esposizione dei fatti.

Io mi attengo sempre e mi sono sempre attenuto a questi principi adottando i suddetti requisiti quando ho composto le migliaia delle mie inchieste o quando ho scritto i miei libri. Ne è prova la mia fedina penale incensurata.

Sia chiaro per tutti: a noi non interessa la gogna mediatica. Chi ci conosce sa che noi combattiamo la mafiosità delle istituzioni e dei funzionari pubblici: quella impunita ed omertosamente taciuta dai giornalisti.

Per questo siamo lieti di omettere i nominativi dei cittadini, quantunque delinquino, ma nessuno può impedirci di divulgare le notizie tacitate dalla stampa su illegalità commesse da chi invece dovrebbe dare l’esempio. E tale diritto di critica e di cronaca divenuta storia diventa imprescrittibile e indecadibile, oltre che scriminante riguardo al reato di diffamazione a mezzo stampa o per violazione della Privacy.

Se nonostante ciò da parte di qualcuno vi sia spirito di rivalsa e di vendetta: si metta in coda alla lunga fila aspettando il suo turno. Né denunce, né pallottole, però, ci possono intimorire.

Firmato: Antonio Giangrande, scrittore, autore della collana editoriale "L'Italia del Trucco, l'Italia che siamo", direttore di Tele Web Italia e presidente dell'Associazione Contro Tutte le Mafie, riconosciuta dal Ministero dell'Interno.