I LATINESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!


MAGISTROPOLI

LATINA: GIUSTIZIA A GO' GO'. ANOMALIE PROCEDURALI E PADRI MAGISTRATI E FIGLI AVVOCATI OPERANTI NELLO STESSO FORO

Atto SENATO n. 2-00015 Pubblicato il 19 giugno 2008 Seduta n. 24

CIARRAPICO , ALLEGRINI , BONFRISCO , CURSI , D'ALI' , DE LILLO , DI STEFANO , GRAMAZIO , POLI BORTONE , VALENTINO , AUGELLO , MAZZARACCHIO , MENARDI , SARO , TOTARO , FASANO , GERMONTANI

- Al Ministro della giustizia. -

Premesso che, per quanto risulta agli interpellanti:

nel marzo 2008 la Procura della Repubblica di Latina, nella persona del pubblico ministero Giuseppe Miliano, ha chiesto ed ottenuto il sequestro del campeggio Holiday Village di Fondi, ipotizzando il reato di lottizzazione abusiva;

avverso tale provvedimento è stata presentata istanza di appello, ma il Tribunale l’ha rigettata, riconoscendo validi ed attuali i presupposti del sequestro;

una successiva istanza di dissequestro inoltrata allo stesso giudice che aveva emesso il provvedimento era stata rigettata previo parere negativo espresso dal pubblico ministero inquirente;

anche quest’ultimo rigetto era stato impugnato e poi ritenuto inammissibile dal Tribunale di Latina;

sulla vicenda, per quanto risulta agli interpellanti, dopo l’inopportuno intervento di un parlamentare che si sarebbe recato nell’ufficio del giudice Giuseppe Cario per chiedergli conto delle decisioni assunte sul caso dell’Holiday Village, si è focalizzato l’interesse pubblico attraverso numerosi articoli di stampa, prese di posizione dell’Associazione nazionale magistrati e un'indagine del Consiglio superiore della magistratura;

a quanto consta, in questo clima di tensione, nei giorni scorsi il procuratore della Repubblica Giuseppe Mancini avrebbe convocato nel proprio ufficio di via Ezio il sostituto Giuseppe Miliano, invitandolo a provvedere al dissequestro dell’Holiday Village di Fondi;

poche ore dopo tale incontro il pubblico ministero Giuseppe Miliano sarebbe stato colto da malore e ricoverato presso l’ospedale di Terracina per aritmia cardiaca;

il giorno successivo a tale episodio il procuratore Giuseppe Mancini diramava un comunicato stampa con oggetto: “Holiday Village di Fondi”, nel quale annunciava una decisione entro i giorni immediatamente successivi;

in data 10 giugno 2008, facendo seguito a quanto annunciato qualche giorno prima, il procuratore Mancini disponeva il dissequestro dell’Holiday Village di Fondi;

soltanto alcuni mesi dopo l’avvio del procedimento, il procuratore Mancini provvedeva ad inserire il fascicolo al modello 21 ed iscrivere i primi nomi sul registro degli indagati, e tra questi nomi non figurerebbe quello dell’autore materiale delle lettere di raccomandazione;

per quanto consta, il procedimento sarebbe ormai giunto alla fase conclusiva delle indagini preliminari e l’autore delle lettere di raccomandazione non sarebbe stato mai neppure ascoltato come persona informata sui fatti;

nel giugno 2007 il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione di Roma, ha annullato, con la sentenza n. 5053, tutti gli atti del procedimento mediante il quale era stato conferito al dottor Giuseppe Mancini l’incarico dell’ufficio direttivo di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Latina;

nel corso dell’istruttoria effettuata dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio era emerso che il Consiglio superiore della magistratura aveva omesso di avviare nei confronti del candidato prescelto per il conferimento dell’ufficio di Latina l’apposito procedimento istruttorio per verificare in concreto l’insussistenza della causa di incompatibilità derivante dall’esercizio della professione legale da parte di due figli del dottor Mancini, esercenti la professione nel circondario di Latina;

nella decisione n. 1818 del 2008 con la quale il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del dottor Giuseppe Mancini avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio si attribuisce allo stesso Mancini la dichiarazione secondo cui «nell’eventualità della sua nomina, i figli si sarebbero astenuti da qualsiasi attività potenzialmente idonea a creare conflitti di interesse con la carica di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Latina»;

per quanto consta, a tutt’oggi i figli del procuratore Giuseppe Mancini eserciterebbero l’attività legale nel circondario di Latina,

si chiede di conoscere quali iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, il Ministro in indirizzo intenda assumere per accertare:

quali siano le ragioni che avrebbero indotto un senatore ad interferire nell’attività della magistratura per perorare la causa dell’Holiday Village di Fondi;

quali siano le ragioni che avrebbero spinto il Procuratore della Repubblica di Latina ad esercitare pressioni su un proprio sostituto al fine di riesaminare l’impianto accusatorio che aveva portato al sequestro della struttura, sequestro peraltro convalidato in più sedi e in diverse circostanze;

se siano riscontrabili elementi che inducano ad associare la figura del parlamentare a quella del Procuratore della Repubblica di Latina con riferimento alla vicenda del campeggio di Fondi, che li avrebbe visti entrambi impegnati per ottenerne il dissequestro;

se non si ritenga motivo di riflessione, ed eventualmente di censura, la circostanza che vedrebbe un Procuratore della Repubblica adoperarsi per ovviare ad un provvedimento adottato dal Tribunale su richiesta della sua stessa Procura;

se non si ritenga che la vicenda dell’esclusione dell’ex presidente del Consiglio regionale del Lazio dal procedimento innescato dalle lettere di raccomandazione trasmesse all’ex Direttore generale della Azienda sanitaria locale di Latina potrebbe costituire motivo sufficiente per ipotizzare uno stretto legame tra lo stesso ex Presidente del Consiglio regionale e il Procuratore della Repubblica di Latina;

se non si ritenga che la circostanza che i due figli del Procuratore della Repubblica di Latina esercitino l’attività forense nel circondario giudiziario di Latina potrebbe costituire motivo evidente di incompatibilità ambientale per lo stesso Procuratore;

se non si ritenga che i fatti esposti potrebbero integrare gli estremi di un “caso giustizia” in provincia di Latina;

se non si ritenga, alla luce dei fatti esposti, che sia da escludere una permanenza nell’incarico di Procuratore Capo per altri quattro anni, peraltro in deroga a quanto disposto dalla normativa di riorganizzazione degli organi giudiziari promossa dall’ex Ministro della giustizia Clemente Mastella.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=304807

"LA MAGISTRATURA SFIDUCIA SE STESSA"

Latina (19/02/2008) - La delusione del Procuratore della Repubblica di Latina può essere comprensibile.

Come pure deve essere considerata legittima la sua difesa per il lavoro d'indagine svolto dalla Procura di Latina nella vicenda Acqualatina.

Tuttavia le sue dichiarazioni a commento dell'Ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma rilasciate agli organi d'informazione non si limitano solo alla legittima difesa dell'indagine e quindi dell'impianto accusatorio, ma vanno ben oltre la sua alta funzione d'ufficio.

Le affermazioni riportate, in particolare dai quotidiani Latina Oggi e la Provincia, riguardo ai presunti "silenzi" e la mancanza di terzietà del Tribunale del Riesame, la difesa della "Ragazza" (il gip De Pasquale) la quale ha "veramente lavorato molto e duramente su questa inchiesta " e, quando afferma che: "Qui va tutto bene per furti e rapine, ma quanto tocchiamo i colletti bianchi...".

Ed, ancora , quando sostiene all'universo mondo dei giornalisti pontini che "c'è qualcosa che non mi convince, meglio che me vado in pensione ", emette, oggettivamente, messaggi di sfiducia verso il funzionamento e la necessaria terzietà di taluni organi della magistratura.

Appare quindi evidente anche ai non addetti ai lavori, che sulla vicenda giudiziaria Acqualatina stanno venendo meno i presupposti essenziali della serenità di giudizio. Infine, occorre rilevare che nella storia giudiziaria e giornalistica, non sono tenute in debita considerazione le garanzie delle persone coinvolte e già duramente colpite nella loro professionalità e negli affetti familiari, alle quali, fino a prova contraria, deve essere assicurato il costituzionale diritto della presunzione d'innocenza.

http://www.provincialatina.tv/news/dett.aspx?id=18907

PESANTI INTERROGATIVI SULL'INCHIESTA ACQUALATINA

Latina (19/02/2008) - Sulla vicenda giudiziaria di Acqualatina ci eravamo imposti un rispettoso e dignitoso silenzio. Rispettoso nei confronti dei giudici, dignitoso nei confronti delle persone coinvolte.

Eppure gli elementi di valutazione in nostro possesso ci avrebbero consentito un'analisi in controtendenza alla luce di certe carte di cui parleremo più avanti.

Invece abbiamo assistito ad una gogna mediatica, una campagna stampa sciacallesca, un protagonismo forcaiolo e accusatorio alimentato e portato avanti da un giornalismo fazioso.

In tutti questi anni l'amministratore delegato ha sempre difeso la tecnica degli affidamenti in house. Non ha mai negato e non si è mai nascosto.

L'ordinanza del Riesame gli dà ragione e smantella tutto l'impianto accusatorio messo in piedi dalla Procura.

Ci sembra di capire dalla lettura delle motivazioni che contro Acqualatina sia stata confezionata solo un'indagine prevalentemente giornalistica.

La reazione pubblica - poco serena - del Capo della Procura nel commentare l'ordinanza ha fatto il resto. Il dott. Mancini ha tutto il diritto di impugnare l'atto in Cassazione fermo restando il dovere di rispettare comunque una sentenza scritta da un collegio giudicante e non da un Cda di una Spa.

La riservatezza in questi casi è d'obbligo per tutti. A noi spetta il compito di valutare e commentare i fatti e le circostanze.

Partiamo dalla cronaca martellante su cui stata montata l'intera vicenda acqua. Abbiamo il sospetto di un'inchiesta mantenuta a bagnomaria per anni per poi esplodere ad orologeria in coincidenza con una crisi di governo.

Sulle decisioni dei giudici del Riesame non hanno pesato le dimissioni dalle cariche societarie degli imputati. Le dimissioni non sarebbero servite per alleggerire le posizioni processuali degli indagati. Il gesto a nostro avviso rivestiva un significato diverso: rispetto e trasparenza nei confronti della società, dei dipendenti e del servizio. Un segnale di correttezza per chiarire fino in fondo ruoli e responsabilità. Con un fine: uscire puliti e credibili dal procedimento che li vedeva e vede coinvolti.

Ovviamente l'imputazione di associazione a delinquere è miseramente caduta. Così com'è avvenuto nella vicenda di Sandra Lonardo anche nel caso di Acqualatina crolla l'accusa principale che normalmente in un'inchiesta serve al pubblico ministero per emettere i provvedimenti restrittivi.

Rispettiamo il lavoro dei magistrati pontini ma abbiamo il timore che in questa storia qualcosa non abbia funzionato al meglio, basterebbe sfogliare la collezione di Latina Oggi.

Occhio alle date per capire bene la cronologia dei fatti e degli avvenimenti.

Partiamo da domenica 26 marzo 2006, pagina 5 del quotidiano Latina Oggi, pezzo a sei colonne dal titolo: "Acqualatina, evasione record, il dossier della finanza fisco aggirato per un totale di 14 milioni di euro".

Lunedì 27 marzo 2006, pag. 5 di Latina Oggi: "Fisco, un raggiro studiato. Le parole magiche: house e know-how". Nel corpo dell'articolo si legga: " L'azienda avrebbe tentato di abbassare i ricavi aumentando i costi nel bilancio. Come faceva ad aumentare i costi? Semplicissimo: pagava di più le prestazioni di cui aveva più o meno bisogno. Chi faceva le prestazioni, chi era l'indirizzatario del maggior numero di appalti e sicuramente di quelli più corposi ? Tutte le società che fanno capo al partner privato di Acqualatina. Soldi metà pubblici e metà privati, guadagni solo ai privati. Li chiamano appalti in house".

Passiamo al 29 marzo 2006, pag. 7 di Latina Oggi: "Acqua la giostra degli appalti, la Finanza contesta gli affidamenti in house".

Non è finita. Domenica 2 luglio 2006, pag. 5 Latina Oggi " Accertamenti fiscali per gli appalti. Nel ciclone dell'indagine gli affidamenti diretti e spese gonfiate per pagare meno tasse".

Lunedì 3 luglio 2006, pag. 3 sempre di Latina Oggi: "Acqualatina, un dossier alla Corte dei Conti".

Arriviamo a domenica 9 luglio 2006, pag. 9 di Latina Oggi: "L'ipotesi di reato è frode. Acqua, indagati eccellenti. Inchiesta sugli appalti, chiamati a rispondere anche Morandi e Martella". Questo articolo nel dare notizia dell'iscrizione sul registro degli indagati di Morandi e Martella sintetizza tutti i capi di imputazione riportati nell'ordinanza di custodia cautelare del 23 gennaio 2008.

Riflessione d'obbligo su queste letture: con circa due anni di anticipo ( 27 marzo 2006 ) già si conoscevano i reati oggetto dell'ordinanza di custodia cautelare.

Qualcuno a questo punto si sarà già chiesto: è il giornale di Ciarrapico a fare l'inchiesta attraverso la Procura ? Noi crediamo e sosteniamo l'azione della magistratura, ma l'interrogativo rimane. L'indagine andava avanti ma formalmente era già chiusa nel marzo 2006. Perché si è dovuto attendere il provvedimento restrittivo il 23 gennaio 2008 e perché si è scritto che la misura cautelare fosse stata già predisposta fin dall'estate 2007 ? Se la parola fine sull'intricata vicenda era già stata scritta il 2006 e gli atti erano già conosciuti da Morandi, Besson e Martella ci spieghi qualcuno perché siamo dovuti arrivare al 23 gennaio 2008 ? Fatti - lo ribadiamo - che sono stati stracciati dal Tribunale del Riesame. Ritorniamo all'interrogativo iniziale: perché il 23 gennaio 2008 ? Proviamo a dare delle risposte: utilizzare il tema Acqualatina in campagna elettorale ? Far pagare il conto a Cusani dell'esposto contro Bianchi ? Oppure esiste un nesso trasversale tra la Procura e il quotidiano di Ciarrapico ? La nostra non è una boutade o una semplice curiosità gettata lì.

C'è di più, dal momento che siamo venuti a conoscenza di un documento dell'Associazione Nazionale Magistrati, sottosezione di Latina a firma del presidente Tiziana Coccoluto e del segretario Valeria Chirico. Il comunicato è scaricabile sul sito Parliamo di Malagiustizia ??? - I Grillini e le Cicale di Latina.

Leggiamo: " Gli articoli pubblicati sul quotidiano Latina Oggi del 7 e 8 novembre 2007, nel sollevare la questione dell'incompatibilità ambientale di un singolo magistrato, contengono affermazioni riferite all'intera magistratura pontina, a cui si imputa di operare "in un Tribunale di pendolari" e in situazioni al limite della compatibilità", nel quale i comportamenti anomali sono "tollerati e tollerabili perché largamente diffusi". Tali affermazioni appaiono gravemente lesive della dignità professionale di tutti coloro che, con assoluta imparzialità e professionalità - evidentemente non dipendenti dal luogo di residenza del singolo magistrato - operano in condizioni di disagio, tenuto conto dei carichi di lavoro, di gran lunga superiori alla media delle limitate risorse disponibili.

Pur condividendo la giusta preoccupazione, di cui il giornale si è fatto portatore in merito alla garanzia del corretto esercizio della funzione giurisdizionale, e la necessità degli opportuni controlli e interventi per rendere effettiva tale garanzia, ciò non può tradursi in una generica delegittimazione dell'intera magistratura pontina, che conseguirebbe l'unico risultato di compromettere la fiducia del cittadino verso le Istituzioni. La Magistratura Associata ribadisce il rispetto delle regole quale principio informatore della propria condotta, auspicando che l'esercizio del diritto di critica e di cronaca - del tutto legittimo - specie se volto a stigmatizzare condotte certamente censurabili - non si risolva in un generalizzato discredito della categoria". Firmato Presidente Tiziana Coccoluto - il segretario Valeria Chirico.

Cosa significa questo comunicato - riferito nello specifico alla vicenda di un magistrato-imprenditore - che parla di una generica delegittimazione dell'intera magistratura pontina ad opera di Latina Oggi ? Qualcuno chiarisca se c'è stata pressione o interferenza del giornale su certe inchieste della Magistratura pontina ? Nel nostro racconto abbiamo fatto riferimento a una serie di articoli di Latina Oggi datati 2006-2007 e che guarda caso anticipavano la conclusione giudiziaria a cui è giunta poi l'inchiesta.

Dubbi e ombre sul filo di una campagna stampa parallela a un'inchiesta giudiziaria e viceversa.

Qui si chiude la prima parte del nostro racconto. La seconda parte è dedicata alle reazioni politiche. Sul banco degli accusati gli amministratori del centrodestra: Cusani, Fazzone, Martella, Zaccheo, Forte Simeone. Non c'è stato controllo della parte pubblica sul socio privato, i politici sapevano e non sono intervenuti a tutela dei comuni e dei cittadini. Poi l'appello a ritornare alla gestione pubblica dell'acqua.

L'opposizione di sinistra ha richiesto un consiglio provinciale ed ha messo sotto accusa Giovanetti è l'ATO 4. Il presidente in carica del Cda di Acqualatina sen. Claudio Fazzone ha prontamente risposto: " la gestione continua, se qualcuno ha sbagliato pagherà e noi del "pubblico" chiederemo i danni". La legge Galli per la cronaca è in vigore su tutto il territorio nazionale. Rifondazione Comunista aveva presentato un disegno di legge in favore della ripubblicizzazione dell'acqua.

Il provvedimento passato alla Camera si è arenato in commissione al Senato. Con lo scioglimento del Parlamento l'iter legislativo dovrà ricominciare daccapo. Sarà il nuovo Parlamento eventualmente a legiferare. Le crociate mediatiche - come abbiamo poi visto - non servivano. Come non servivano i talk-show del Bruno Vespa del salotto di Lazio TV. La manipolazione dell'informazione in questa vicenda ha avuto un ruolo semplicemente disarmante e offensivo.

Concludiamo con una nota della responsabile delle relazioni pubbliche di Acqualatina, Loredana Leccese: " La struttura organizzativa procede nel proprio lavoro con rispetto per i cittadini e per le 400 persone che lavorano nella società." Le criminalizzazioni, i mostri sbattuti in prima pagina non servono alla Giustizia. Ricordiamo a tutti com' è finita l'inchiesta della "Formia-connection". Indagati eccellenti tra cui molti politici, arresti clamorosi, conferenza stampa del procuratore capo, discorso nazionalistico di Sandro Bartolomeo al consiglio comunale di Formia" e poi ? Una bolla di sapone. La grande inchiesta ridotta a una estorsione di pochi euro. Stiamo per caso con l'acqua rivedendo un film già visto ? Per di più in concomitanza con una campagna elettorale ?

http://www.provincialatina.tv/news/dett.aspx?id=18919

GIUDICI ONORARI: COMPENSI GONFIATI

Curiosità in tribunale per conoscere i magistrati coinvolti dalla relazione degli ispettori

Giudici onorari, caccia ai furbi. Sotto inchiesta per le discordanze sul numero delle udienze tenute.

Latina (18/01/2008) - Bocche cucite in tribunale sulla vicenda delle richieste di compensi gonfiati presentati da un gruppo di magistrati onorari del palazzo di Giustizia pontino.

Un fatto per cui è in corso un'inchiesta coordinata dalla Procura di Perugia, competente per territorio quando in fatti penalmente rilevanti siano coinvolti a qualunque titolo magistrati di Latina.

Per gli stessi corridoi degli uffici giudiziari della provincia di Latina non si parla d'altro. Ovviamente, c'è molta curiosità sui nomi dei coinvolti. A far scattare l'indagine sono stati gli ispettori del Ministero della Giustizia al termine delle verifiche periodiche presso i vari uffici giudiziari.

Nell'ambito del controllo economico effettuato presso il Tribunale di Latina, nell'ambito dell'ispezione ordinaria, gli ispettori hanno rilevato una anomalia davvero incredibile: un gruppo di giudici onorari (almeno quattro) hanno presentato un'autocertificazione con il numero delle udienze tenute. Gli ispettori hanno rilevato come in alcuni giorni tra quelli indicati non siano state tenute udienze. Così dall'Ispettorato generale di via Arenula è stata spedita una relazione alla Procura di Perugia per segnalare il fatto. Poi, starà al Pubblico ministero umbro trarre le conclusioni, nel senso accertare se ci siano gli estremi per l'azione penale e formulare le accuse oppure disporre l'archiviazione.

Le figure coinvolte sono Goa e Got (rispettivamente Giudici onorari aggregati e Giudici onorati di Tribunale), mentre non sembra siano coinvolti Vpo (i vice procuratori onorari, che esercitano le funzioni di pubblico ministero). Già nell'ispezione del 2003 gli ispettori ministeriali avevano rilevato problemi nella liquidazione dei compensi ai magistrati onorari. Secondo gli ispettori i Got e Goa non dovevano percepire il compenso per alcune attività svolte in quanto non erano da considerarsi udienze vere e proprie.

Questi fatti sono venuti alla luce, indirettamente, nel corso del procedimento per truffa aggravata nei confronti di un custode giudiziario che si è tenuto nei giorni scorsi presso il tribunale di Latina. L'imputato aveva ricevuto in "custodia" una vettura sequestrata per il periodo dal 1995 al 2001. Secondo il Pm l'uomo aveva richiesto una prima liquidazione delle spese di custodia per il periodo dal 1995 al 1998, parecchi anni dopo ha ripresentato una nuova richiesta partendo sempre dal 1995 al 2001. Una doppia richiesta che per il Pm ha configurato il reato. Una tesi condivisa anche dal giudice che ha condannato il custode giudiziario alle pena di un anno di reclusione, interamente condonata per l'effetto dell'indulto dello scorso anno.

Ad oggi le procedure seguite al Tribunale di Latina per la liquidazione dei compensi ai magistrati sono abbastanza rigide, fanno sapere dalla Dirigenza delle Cancellerie. I Got che chiedono la liquidazione del compenso devono presentare un'istanza al presidente del Tribunale autocertificando le date in cui hanno tenuto udienza. Il prospetto è controfirmato dal funzionario della cancelleria, il quale allega la copia dei verbali di udienza sempre per le date indicate. Poi, il funzionario responsabile del servizio Spese di Giustizia sulla base di questi documenti e dopo un ulteriore controllo liquida il compenso.

http://www.provincialatina.tv/news/dett.aspx?id=18167

AMMINISTRATOPOLI

Acqualatina: arrestato ex presidente della provincia di Latina

Latina (23/01/2008) - Sono sei le ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari disposte dalla Procura di Latina, e firmate dal Gip Tiziana Coccoluto, a carico di altrettanti componenti del comitato esecutivo della società Acqualatina.

Tra gli arrestati c'é Paride Martella - presidente della Provincia dal 1994 al 2004 con l'Udc, ex presidente di Acqualatina, poi passato all'Italia dei Valori; Silvano Morandi - attuale amministratore delegato di Acqualatina; Raimondo Besson - ex vicepresidente della società e amministratore delegato di Sorical, che gestisce il servizio idrico in Calabria, consigliere d'amministrazione di Acea Ato2; Giansandro Rossi - primo amministratore delegato di Acqualatina; Bernard Cynà - amministratore delegato della società successivo a Rossi, in quota Veolia, socio privato di Acqualatina; Luis Marie Ponz - ex consigliere d'amministrazione e rappresentante in Italia di Veolia.

Lo ha confermato la Procura di Latina, spiegando che ai sei arresti si aggiungono altre tre misure interdittive dalle cariche sociali e dall'esercizio di attività professionali nel settore dell'ingegneria civile.

http://www.provincialatina.tv/news/dett.aspx?id=18286

CENSUROPOLI

Un collega indagato per aver pubblicato l'ordinanza del Tribunale del riesame.

A LATINA L'ENNESIMO ATTACCO DEI PM AL DIRITTO DI CRONACA

L'Unci sta compilando un "Bestiario" con l'elenco dei casi più gravi.

LATINA - 17 MARZO 2008 - L'Unione nazionale cronisti italiani e il Sindacato cronisti romani denunciano un ennesimo attacco della magistratura alla libertà di informazione avvenuto a Latina: il livello di allarme per la difesa di uno dei valori fondanti della democrazia è elevato.

La Procura di Latina ha aperto un'inchiesta contro il collega Franco Matricardi, direttore di un portale internet, per violazione del segreto di indagine su un episodio di stupro e rapina, avendo pubblicato l'ordinanza del tribunale del riesame (regolarmente depositata in cancelleria e, quindi, di dominio pubblico!) sull'innocenza dei presunti responsabili, peraltro confermata dal successivo processo.

L'Unci denuncia che l'attacco al diritto-dovere di cronaca  è ormai divenuto sistematico, e nella maggior parte dei casi non solo è privo di giustificazioni, ma in aperto e palese contrasto con  la lettera e la sostanza del codice di procedura penale, delle sentenze della Corte di Strasburgo, della Costituzione e delle leggi.

Da Venezia ad Ancona, da Perugia a Latina, da Palermo a Genova, per parlare solo degli ultimi mesi, i Pm sono entrati - contemporaneamente  e, sembra, in modo coordinato - in azione contro i cronisti,  il diritto di cronaca e la libera informazione al servizio dell'opinione pubblica.

Davanti a questa offensiva, che non trova precedenti nella storia democratica  del paese, l'Unci ha deciso di comporre un "Bestiario" con i casi più gravi,  un dossier da inviare al Presidente del Csm.

http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=1866


FORMIA

MULTE COL “PHOTORED”, A GIUDIZIO 3 COMANDANTI

Formia (LT):  4 FEB. 2003 - Semafori intelligenti: processo il 4 giugno per i vertici della municipale di Gaeta, Formia e Minturno.

Semafori intelligenti, quattro rinvii a giudizio.

Si è chiusa ieri l'udienza preliminare relativa all'inchiesta sulle apparecchiature "photored": installate in alcuni semafori del sud pontino consentivano di fotografare e quindi di multare tutti gli automobilisti che passavano con il rosso.

Il giudice Claudia Dentato ha accolto le richieste della Procura e rinviato a giudizio Cosina Ursoleo, di Taranto, rappresentante legale della srl di Manduria "Eurotraff" che aveva ideato e installato le apparecchiature.

Insieme a lei verranno processati il 4 giugno i comandanti della polizia municipale di Formia, Gaeta e Minturno, ovvero delle tre città del sud pontino che avevano installato l'apparecchiatura.

Sono accusati di concorso in abuso d'ufficio, insieme alla Ursoleo, Rosanna Picano, responsabile della municipale di Formia; Ciro Bisbiglia, comandante del Corpo a Gaeta; e Giacomo Matteo D'Acunto che guida i vigili di Minturno.

I tre comandanti sono assistiti dagli avvocati Luigi Imperia, Corrado De Simone e Diomede Marafini.

L'inchiesta era partita da una indagine del commissariato di Formia, diretto all'ora dal vicequestore Stefano Bonagura.

Dopo lunghi appostamenti si scoprì che quei semafori "intelligenti" che fotografavano tutti gli automobilisti che passavano con il rosso erano affidati non ai vigili urbani - come prevede la legge - ma ai dipendenti della Eurotraff. «Una procedura che non offriva alcuna garanzia - spiegarono in Procura - Non c'era infatti alcun pubblico ufficiale che potesse garantire la legittimità delle operazioni».

Poi si scoprirono altri particolari. Ad esempio che a Formia e a Gaeta non c'era stata alcuna gara d'appalto. Furono i dirigenti della municipale ad individuare la ditta che installava gli apparecchi Photored F17 e ad affidargli il servizio a trattativa privata. A Minturno invece venne fatta una gara d'appalto, ma secondo la Procura i nomi delle ditte che parteciparono erano stati forniti direttamente dalla Eurotraff e, sostiene l'accusa, non erano in grado di fornire quel prodotto.

http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=2221


GAETA

INDAGINI SULL’UNEP DEL TRIBUNALE DI GAETA

GAETA – 10 maggio 2008 -  Le indagini a seguito delle quali il dirigente dell'Ufficio notifiche esecuzioni e protesti del Tribunale di Gaeta, Giuseppe Aurola, è entrato nel mirino della Procura della Repubblica di Latina sono iniziate al termine dell'estate del 2006.

Tutto è nato da un'ispezione amministrativa svolta da due ispettori, nella quale probabilmente vennero riscontrate irregolarità tali da ritenere di informare la magistratura e il procuratore capo Giuseppe Mancini si interessò, almeno in un primo momento, personalmente della vicenda.

Vicenda che è letteralmente esplosa il 23 novembre del 2006 quando, subentrati i sostituti procuratore Giuseppe Miliano e Giancarlo Ciani a coordinare le indagini, venne effettuato un vero e proprio blitz negli uffici dell'Unep del Tribunale di Gaeta. Accertamenti svolti dai finanzieri del Nucleo provinciale di polizia tributaria tra gli atti riposti nella stanza di Aurola che, intanto, non era più dirigente del settore, ma era tornato a svolgere le funzioni di ufficiale giudiziario.

Nel frattempo nei confronti di Aurola era scattato un provvedimento di ufficio per incompatibilità ambientale, in conseguenza del quale era stato disposto il trasferimento dell'ex dirigente Unep da Gaeta al Palazzo di giustizia di Cassino.

Nel massimo riserbo, però, i due sostituti procuratore hanno proseguite serrate attività investigative, sentendo potenziali testimoni. Tutto questo mentre i carabinieri guidati dal comandante della stazione di Formia, il maresciallo Mario Esposito, e dal maresciallo Giovanni Peduto e la Guardia di Finanza, con il maresciallo Antonio D'Urso, hanno materialmente operato le ispezioni tra gli atti dei quali era stato titolare Aurola.

Ancora ieri, dopo aver dato seguito alle tre ordinanze di custodia cautelare, gli uomini dell'Arma della compagnia di Formia, stavolta diretti dal tenente Melis, e le Fiamme gialle del Gruppo di Formia, coordinate dal comandante Lobello, hanno raggiunto il Tribunale di Gaeta per un'ulteriore ispezione. Ancora alla ricerca di altri elementi di prova le forze dell'ordine sembra abbiano rovistato tra gli atti giudiziali riposti negli uffici della cancelleria civile.

http://www.iltempo.it/latina/2008/05/10/877374-gaeta_indagini_seguito_delle_....shtml


MINTURNO

Nuova interrogazione parlamentare su presunti condizionamenti mafiosi.

Chiesto lo scioglimento del consiglio comunale

Minturno: Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-05689 presentata dai deputati Mascia e Smeriglio
venerdì 16 novembre 2007 nella seduta n.244

Al Ministro dell'interno.- Per sapere - premesso che:

la relazione conclusiva di minoranza della XIV legislatura della Commissione Parlamentare Antimafia rilevava che l'infiltrazione delle organizzazioni criminali nel basso Lazio è stata altresì evidenziata dai tentativi di condizionare le consultazioni elettorali, nonché da infiltrazioni in settori della pubblica amministrazione da parte delle consorterie criminali;

il 12 luglio del 2007, su richiesta della Procura Distrettuale di Roma il GIP, dottoressa Roberta Palmisano, emetteva 14 ordinanze di custodia cautelare per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso ed altri delitti, nei confronti di un sodalizio guidato dal pregiudicato Ettore Mendico, attivo tra i comuni di SS Cosma e Damiano, Minturno e Gaeta con propaggini criminali nel basso Lazio;

tra gli arrestati figurava il noto imprenditore di Minturno, Luigi Cannavacciuolo;

il Tribunale del Riesame di Roma confermava l'impianto accusatorio mantenendo la custodia cautelare per i soggetti sopra citati;

il 2 marzo del 2007, venivano arrestati con l'accusa di estorsione aggravata da modalità di tipo mafioso, Vincenzo Furia e Ciro Ioio, originari rispettivamente di Napoli e di San Giorgio a Cremano e ritenuti esponenti vicini ai clan «Veneruso» e «Abate»;

l'operazione era nata dall'attività di contrasto del commissariato di Formia e della squadra mobile di Caserta alle infiltrazioni malavitose nel sud pontino e a seguito di un'estorsione avvenuta a Minturno. Durante l'operazione, gli agenti del commissariato di Formia eseguivano numerose perquisizioni, rinvenendo interessante documentazione comprovante i rapporti commerciali tra Furia ed altri imprenditori del luogo. A parere degli investigatori, inoltre, sarebbe stata accertata una rilevante violazione fiscale relativa a circa dodici milioni di euro di calcestruzzo fornito ad imprese edili del luogo con contestuale irregolarità di fatturazione;

nel dicembre del 2006 venivano arrestati dai carabinieri di Frosinone quattro individui di origine campana per una tentata estorsione ai danni del titolare di un autosalone, uno dei quattro risultava essere residente a Minturno;

il 21 novembre del 2005, veniva tratto in arrestato su ordinanza emessa dal GIP del tribunale di Napoli, nell'ambito di un procedimento coordinato dal sostituto procuratore della DDA di Napoli dottor Raffaele Cantone, Domenico Matano ritenuto dagli inquirenti affiliato al clan casertano dei Muzzoni con l'accusa di estorsione ai danni di alcuni imprenditori di Scauri (Minturno);

il 7 aprile del 2007, notizie di stampa riportavano la notizia di sequestri di beni a carico di soggetti appartenenti al clan dei «Casalesi» effettuati a Scauri e a Marina di Minturno;

il 22 febbraio del 2007, agenti del commissariato di polizia di Formia effettuavano numerose perquisizioni presso le sedi della CIC, società per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, in relazione ad indagini pendenti relative allo svolgimento del servizio della CIC nel comune di Minturno;

già nel 2006 analoghe perquisizioni erano state effettuate nel comune di Minturno;

il 14 marzo del 2007, venivano rinviate a giudizio, per aver commesso diverse violazioni alla normativa in materia urbanistica relative alla maxi lottizzazione di Monte Ducale (Minturno), 14 persone tra le quali il tecnico comunale, Antonio D'Angelo;

il 17 febbraio del 2007, il quotidiano Latina Oggi riportava la notizia dell'ennesima operazione anti abusivismo effettuata dai carabinieri a Minturno e, contestualmente, rilanciava la denuncia del circolo di Legambiente di Formia contro il diffuso abusivismo nella zona;

il 9 giugno del 2007, il quotidiano Il Messaggero riportava la notizia di abbattimenti di immobili abusivi insistenti in Minturno, tra gli immobili abusivi vi sarebbero anche alcuni edifici di parenti dell'attuale sindaco, Pino Sardelli, e dell'assessore La Rocca -:

il 27 settembre del 2007, la Guardia di Finanza di Mondragone effettuava, su disposizione della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, a Minturno sequestri di beni ai sensi della normativa antimafia;

secondo quanto pubblicato dal quotidiano Il Tempo, 29 settembre 2007, il pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Latina, dottor Gregorio Capasso, concludeva le indagini attinenti il maxi parcheggio di Minturno notificando un avviso di conclusione delle indagini nei confronti di trenta persone tra amministratori e funzionari del comune per i delitti di abuso in atti d'ufficio e falso in concorso;

in data 11 ottobre 2007, Il Tempo pubblicava la notizia dell'ennesimo accesso delle forze dell'ordine nel comune di Minturno al fine di acquisire documentazione relativa alla gara d'appalto europea con la quale fu assegnata la gestione degli autovelox e dei parcheggi nel comune di Minturno alla società Soes;

il locale circolo del Partito della Rifondazione Comunista aveva già sottolineato la presenza di numerose «ombre» ricadenti sull'appalto autovelox e parcheggi, così come si evince dall'esposto redatto dal circolo e pubblicato da organi di stampa;

lo scioglimento del consiglio comunale di Nettuno per accertato condizionamento mafioso, con deliberazione del Consiglio dei ministri del 24 novembre 2005, ha confermato come la criminalità organizzata nel Lazio si sia già infiltrata in una amministrazione locale -:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti sopra esposti e, in caso affermativo, non intenda costituire una Commissione di accesso in seno al consiglio comunale di Minturno, al fine di verificare la sussistenza dei presupposti giuridici per lo scioglimento del Consiglio comunale ai sensi dell'articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000. (4-05689) fonte: Camera.it

http://www.teleformia.it/news.php?op=view&id=49618

Atto n. 4-01540

Pubblicato il 14 marzo 2007
Seduta n. 124

BONADONNA , RUSSO SPENA - Al Ministro dell'interno. -

Premesso che:

come emerge dalla relazione inaugurale per l'anno 2007 del Presidente della Corte d’Appello di Roma, "infiltrazioni mafiose, specialmente nei settori degli appalti, della droga e delle estorsioni, persistono, oltre che a Roma, nel Lazio meridionale e, in particolare, nella provincia di Latina e sul litorale laziale rientrante nel circondario di Velletri (Anzio, Nettuno, Ardea e Pomezia); sono state applicate numerose misure di prevenzione personale e sono in corso complesse istruttorie per misure patrimoniali";

risulta all’interrogante dalla lettura di alcuni atti parlamentari della XIV Legislatura che l’infiltrazione delle organizzazioni criminali è stata altresì evidenziata dai tentativi di condizionare consultazioni elettorali nelle zone citate nonché da infiltrazioni in settori della pubblica amministrazione da parte delle consorterie criminali;

nel mese di aprile del 2002 i Carabinieri traevano in arresto per estorsione aggravata due giovani casertani ritenuto affiliati al clan camorristico dei Belforte-Mazzacane che taglieggiavano da mesi imprenditori tra Minturno, Castelforte, SS Cosma e Damiano e Scauri;

il 22 novembre 2004 la Squadra mobile di Latina eseguiva diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di soggetti vicini al clan Bardellino: si trattava dell'operazione «Formia Connection»;

nell'ambito della citata indagine venivano perquisite le abitazioni di alcuni esponenti politici locali del centro-destra tra i quali spiccavano (si veda l’interrogazione parlamentare 4-02117 presentata dal deputato Crapolicchio nella seduta n. 92 della Camera dei deputati del 16 gennaio 2007, in cui si citano l'Assessore provinciale di Latina Silvio D'Arco - delegato alle attività produttive - ed appartenente al Nuovo Psi ed il Consigliere comunale di Minturno Maurizio Faticoni del Nuovo Psi);

le indagini riguardavano inoltre Michele Grossi, figlio dell’Assessore pro tempore alla programmazione ed assetto del territorio di Minturno, Clemente Grossi, dell'UDC;

il 25 settembre 1997 venivano arrestati dai Carabinieri del Comando provinciale di Latina Antonio La Valle ed Ettore Mendico, secondo i Carabinieri affiliati ai clan dei Casalesi, accusati di estorsione ai danni dell'imprenditore e consigliere comunale di Forza Italia, Angelo Parente, di Minturno (all’epoca e tutt’ora), (si veda al riguardo l’interrogazione 4-10832 presentata dal sen. Occhipinti il 7 maggio del 1998, nella XIII Legislatura);

come si evince dal documento sugli assetti societari delle società attive nel settore del ciclo dei rifiuti approvato dalla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti il 29 marzo del 2000 (nella XIII Legislatura), "la Colucci Appalti S.p.A. ha gestito, sino a tutto il 1997, la raccolta dei rifiuti [nel comune di Minturno (Latina)], per poi essere sollevata dall'incarico a seguito di inadempienze contrattuali, sostituita da una società marchigiana, la Accademia dell'Ambiente Srl. Nel mese di marzo del 1998 tre automezzi della suddetta ditta, a distanza di qualche giorno l'uno dall'altro, sono stati oggetto di attentati incendiari tanto da costringere gli amministratori della Accademia dell'Ambiente a rinunciare all'appalto. La società subentrata alla ditta marchigiana è la SPRA con sede in Napoli, che come si è visto è la società controllata (sino all'estate-autunno 1998) dalla Emas Ambiente (già Colucci Appalti)";

risultano pendenti presso il Tribunale e la Procura di Latina numerosi procedimenti penali riguardanti reati contro la pubblica amministrazione e contro la normativa urbanistica a carico di impiegati, amministratori ed ex amministratori di Minturno;

il 24 luglio 2006, secondo quanto riportato da "Il Messaggero" edizione di Latina, il sostituto procuratore di Latina dott. Gregorio Capasso emetteva 18 informazioni di garanzia a carico di altrettanti tecnici e amministratori del comune di Minturno;

il 7 novembre del 2006 il quotidiano "Latina Oggi" ha riportato la notizia della richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla dott.ssa Luigia Spinelli, sostituto Procuratore presso la Procura di Latina a carico di diversi amministratori di Minturno, tra i quali spiccavano l’ex sindaco Paolo Graziano ed il consigliere di Forza Italia Angelo Parente, accusati di abuso d’ufficio e violazione della normativa urbanistica per aver rilascio permessi edilizi in un'area sottoposta a vincoli archeologici;

sintomatico della grave situazione della legalità nel predetto Comune risulta la richiesta formulata dall’Assessorato regionale all’urbanistica di rivedere le concessioni edilizie rilasciate dal Comune di Minturno dal 1980 ad oggi (secondo quanto pubblicato da Latina oggi il 10 ottobre 2006);

risultano in corso indagini della Procura regionale presso la Corte dei conti nei confronti di amministratori di Minturno in relazione ad alcune assunzioni fatte dall’Amministrazione, mentre l’ex sindaco Paolo Graziano, l’attuale sindaco, Pino Sardelli e la Giunta in carica nel 1998, risultano condannati dalla Corte dei conti per danno erariale per aver commesso irregolarità in relazione all’assegnazione di mansioni ad un dipendente comunale;

lo scioglimento del Consiglio comunale di Nettuno per accertato condizionamento mafioso, con deliberazione del Consiglio dei ministri del 24 novembre 2005, ha confermato come la criminalità organizzata nel Lazio si sia già infiltrata in una amministrazione locale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente dei fatti sopra esposti e se intenda costituire una Commissione di accesso, in seno al Consiglio comunale di Minturno, al fine di verificare la sussistenza di eventuali presupposti per lo scioglimento del Consiglio comunale, ai sensi dell'articolo 143 del decreto legislativo n. 267 del 2000.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=15&id=259982


SANTI COSMA E DAMIANO

Consigliere comunale e Presidente dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie denunciati dalla “mafia” per calunnia e diffamazione, con violazione del diritto di difesa. 

Latina – 8 maggio 2008 – Un consigliere comunale del comune di Santi Cosma e Damiano, adempiendo al suo dovere di vigilanza e controllo sulla legittimità degli atti amministrativi degli enti territoriali, con altri associati dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie del posto, ha presentato vari esposti alle autorità competenti laziali. Esposti circostanziati e provati.

Da questa meritoria attività è conseguita una duplice interrogazione parlamentare e un intervento da parte del Direttore Regionale del Dipartimento del Territorio della Regione Lazio.

Di questo si è dato conto sul portale di informazione dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie, sul sito www.malagiustizia.eu al link LAZIO – LATINA , per rendere coscienti i cittadini di una realtà sottaciuta.

Dalle risposte istituzionali scaturisce una vasta infiltrazione mafiosa e ripetute illegittimità perpetrate a danno del territorio locale e dei suoi abitanti, in particolare sul territorio del basso Lazio, in provincia di Latina, da qui la richiesta di scioglimento dei consigli comunali di Santi Cosma e Damiano e di Minturno.

Pur palesandosi la fondatezza delle accuse e il diritto-dovere costituzionale di informare i cittadini, oltretutto riportando fedelmente il contenuto di atti pubblici, la reazione è stata la presentazione di una denuncia per calunnia e diffamazione a danno del consigliere comunale e del Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, dr Antonio Giangrande.

Denuncia infondata in fatto e in diritto, ma per la quale le autorità procedenti hanno chiesto l’elezione di domicilio per la notifica degli atti e la eventuale nomina del difensore.

Nessuna informazione di garanzia e nessuna informazione sul diritto di difesa.

Insomma, non si conosce il chi, il come, il quando e il perché della denuncia, oltre che ogni informazione utile al diritto di difesa.

Dato che la mafia ti uccide, o ti affama, o ti condanna, ci si chiede: ma in questa Italia alla rovescia, è conveniente uscire dalla conformità omologata per lottare a favore di ideali di giustizia ?? Agli occhi dei giustizialisti a senso unico e di facciata, che vogliono al Parlamento Deputati incensurati, pur se incapaci ed inetti, quelli come noi che lottano per la giustizia, l’uguaglianza e la libertà, se condannati in base alle denunce di cui sopra, sarebbero meritevoli di essere eletti in Parlamento ??

http://www.adnkronos.com/IGN/UGC/?ugcid=17301

http://www.romanotizie.it/spip.php?article8869

Santi Cosma e Damiano – 10 febbraio 2007 - Richiesta di incontro urgente tra Ministero degli Interni, Prefettura, Procura della Repubblica di Latina, Regione, Ministero delle Infrastrutture, per valutare l'opportunità di scioglimento del Consiglio comunale di SS.Cosma e Damiano "per le ripetute illegittimità perpetrate a danno del territorio locale e dei suoi abitanti".

Questo è quanto affermato dal Direttore Regionale del Dipartimento del Territorio della Regione Lazio, Paolo Ravaldini e dal dirigente dell'area, Marina Ajello, che hanno inviato una nota agli enti succitati riguardante le "ripetute violazioni urbanistiche nel rilascio dei permessi a costruire".

Il documento, inviato per conoscenza anche al sindaco di SS.Cosma e Damiano, Franco Taddeo, ribadisce che in seguito ai molteplici esposti (presentati dal consigliere dell'Udeur di Castelforte Antonio Fragasso), la Regione Lazio ha avviato un'azione di vigilanza nei confronti del Comune sancosmese "in ordine alle ripetute illegittimità urbanistiche riscontrate sul rilascio dei permessi di costruire e sulla validità ed efficacia del piano di ricostruzione post bellico, emanato con D.L. 154/1945".

I funzionari Ravaldini ed Ajello aggiungono che il Comune di SS.Cosma e Damiano risulta privo di strumenti urbanistici approvati e, pertanto, nel rilascio dei permessi a costruire deve applicare l'articolo che consente esclusivamente opere di restauro, risanamento conservativo, manutenzione ordinaria e straordinaria e risanamento igienico e, fuori dal perimetro dei centri abitati, fatte salve le normative regionali più restrittive, interventi di nuova edificazione nel limite di densità massima fondiaria di 0,03 metri cubi per metro quadro.

Per la Regione l'ente sancosmese ha ritenuto di applicare il succitato D.L. 154/1495, quale strumento urbanistico vigente, rilasciando permessi di costruire riguardanti demolizione e ricostruzione di edifici difformi dal preesistente e di demolizione e nuova opera in zona agricola. La Direzione regionale, fatte queste premesse, sostiene l'infondatezza della tesi sostenuta dal Comune circa la validità e l'efficacia del D.L. applicato e l'illegittimità del rilascio dei permessi a costruire, in quanto nei Comuni sprovvisti di pianificazione urbanistica non è consentito rilasciare concessioni riguardanti ipotesi di ristrutturazione edilizia. Ma la nota dei funzionari regionali, Ravaldini e Ajello, va oltre e segnala che l'Amministrazione comunale sancosmese sta rilasciando permessi a costruire in zone agricole, esterne alle aree perimetrate.

"Malgrado -si legge nel documento- l'accertamento istruttorio effettuato e la richiesta di annullamento delle concessioni illegittimamente rilasciate, il Comune di SS.Cosma e Damiano ha ribadito la presunta vigenza del D.L. 154/1945, non ritenendo illegittimi i permessi di costruire rilasciati. Tutto ciò comporta il perpetrarsi di ripetute violazioni della normativa urbanistica da parte del Comune, che ha continuato e continua a rilasciare permessi di costruire illegittimi. Il Comune di SS.Cosma, nel ribadire la propria posizione, ha invitato la Regione Lazio ad esercitare i propri poteri esecutivi, ma al momento non c'è una legge regionale di recepimento, che permetterebbe una più concreta e rapida attività di repressione del fenomeno dell'abusivismo edilizio. In ogni caso -precisano ancora l'architetto Ravaldini e la dottoressa Ajello- è bene precisare che i poteri sostitutivi rivestono carattere di eccezionalità e, quindi, il Comune non può in alcun caso essere esonerato dal corretto esercizio delle funzioni urbanistiche connesse all'azione di vigilanza e di repressione dell'abuso edilizio."

Alla luce di quanto affermato il Dipartimento del Territorio ha richiesto a Prefettura, Procura, Ministeri Interni e Infrastrutture e Regione Lazio, di "intervenire per operare un'azione congiunta istituzionale, al fine di tutelare e riaffermare l'interesse pubblico alla legalità e alla trasparenza, leso e compromesso da un'Amministrazione comunale irriguardosa, non solo delle normative vigenti, ma delle istituzioni che hanno il dovere, nel pieno rispetto dei principi dell'azione amministrativa, di procedere alla vigilanza e repressione delle illegalità perpetrate sul piano urbanistico, in primo luogo e, in termini generali, su quello amministrativo."

Per questo Ravaldini ed Ajello hanno chiesto un incontro per valutare l'opportunità di scioglimento del Consiglio comunale, come previsto dall'articolo 141 D.L. 267/2000 per le "ripetute illegittimità perpetrate a danno del territorio locale e dei suoi abitanti". R.T.

http://www.telefree.it/news.php?op=view&id=39378

Dott. Antonio Giangrande, presidente dell'Associazione Contro Tutte le Mafie,  di seguito le rendo noto un documento ufficiale scaturente dalle anomalie amministrative del Comune di Santi Cosma e Damiano.

Lì 10 febbraio 2007

Gaetano Corelli da Santi Cosma e Damiano

 


 

Hit Counter