GLI SPEZZINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!


MAGISTROPOLI

IL GIUDICE VANDALO VUOLE ANDARE VIA

Giulio Cesare Cipolletta, il giudice indagato per aver tagliato le gomme dell’automobile di una collega, ha chiesto il trasferimento.

SPEZIA – 19 MARZO 2008 - Lunedì scorso il magistrato avrebbe formalizzato la richiesta di applicazione extradistrettuale e cioè di essere destinato per un certo periodo di tempo ad altro tribunale. Un apprezzabile beau geste che servirà anche a rasserenare il clima a palazzo di giustizia dove si vive con malcelato imbarazzo il conflitto tra i due giudici sfociato nell’episodio di danneggiamento all’interno del garage dove le telecamere hanno immortalato il magistrato mentre con un punteruolo forava le gomme dell’auto della collega.

La richiesta che avrebbe formulato il giudice Cipolletta riguarda l’assegnazione pro tempore ad un diverso tribunale. Quello dell’applicazione extradistrettuale è un istituto al quale si fa spesso ricorso per rimpinguare palazzi di giustizia sotto organico in particolare nel sud con assegnazione di magistrati esperti per un periodo di solito di sei mesi che in alcuni casi vengono anche prorogati. Inutile cercare conferme sulla richiesta di trasferimento avanzata pare lunedì. Il presidente facente funzione del tribunale, Vincenzo Faravino, non conferma né smentisce la notizia che gira nei corridoi del palazzo di giustizia. Certo è molto probabile che il Consiglio Superiore della Magistratura apra un procedimento nei confronti di Giulio Cesare Cipolletta e sarà compito dell’organo di autogoverno della magistratura stabilire se, ed eventualmente quando, adottare dei provvedimenti disciplinari nei suoi confronti. Intanto l’inchiesta promossa dal Procuratore aggiunto di Torino, Francesco Saluzzo, va avanti e lì’indagato, interrogato nei giorni scorsi, si è presentato nel capoluogo piemontese e davanti al magistrato che lo interrogava si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre da parte sua la collega, che lavora al tribunale civile, avrebbe raccontato i vari danneggiamenti subiti dalla sua vettura.

In quattro occasioni il giudice avrebbe riportato danni all’auto lasciata parcheggiata all’interno del posteggio riservato ai magistrati nel seminterrato del palazzo di giustizia.. La prima volta ha forse pensato ad una foratura subita in strada, la seconda si è insospettita ed ha presentato denuncia e a quel punto si è deciso di installare le telecamere che però non erano ancora attivate quando ci fu un terzo episodio di danneggiamento. La quarta volta, e solo di questa dovrà rispondere il giudice Giulio Cesare Cipolletta, invece le telecamere erano in funzione e nella registrazione ci sarebbe immortalato il magistrato mentre con un punteruolo buca le gomme della collega.

http://www.ilsecoloxix.it/la_spezia/view.php?DIR=/la_spezia/documenti/2008/03/19/&CODE=4bb98098-f586-11dc-b8a3-0003badbebe4

LA SPEZIA, MAGISTRATO INDAGATO HA BUCATO LE GOMME A UNA COLLEGA

LA SPEZIA – 12 marzo 2008 -  Un giudice del tribunale di La Spezia è stato indagato per aver tagliato le gomme dell'auto di una collega. Il procedimento aperto dalla procura di Torino, competente per i reati che riguardano i magistrati della Liguria. L'episodio circa tre mesi fa, quando nel parcheggio sotterraneo del tribunale spezzino la donna scoprì il danneggiamento all'auto.

Da lì partirono le indagini, con tanto di telecamere poste dalla polizia giudiziaria. Passò un altro mese e nuovamente la donna trovò le gomme bucate. Ma a questo punto le telecamere hanno inchiodato il giudice che stava danneggiando l'auto della collega. Ora dovrà rispondere di danneggiamento aggravato.

Si tratterebbe, di un vecchio rancore risalente ad alcuni anni fa: il magistrato rischia una condanna penale, ma anche un provvedimento cautelare di sospensione. Tutti i processi che lo vedono coinvolto potrebbero ricominciare daccapo. Si rischia così anche la prescrizione di alcuni reati.

http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/magistrato-buca-gomme/magistrato-buca-gomme/magistrato-buca-gomme.html


TRUFFE ALL'INPS

TRUFFE INPS: 15 CONDANNE

LA SPEZIA – 10 NOV. 2007 - Tra i beneficiati industriali, commercianti e piccoli imprenditori ma anche impiegati e persone che addirittura non avevano mai lavorato. Tutti in fila dal “guru” delle pensioni facili per farsi una rendita Inps, rimpinguare quella già in corso o incrementare gli anni di contribuzione per andare in pensione, ovviamente a costo zero e cioè senza versare una lira di contributi.

A reggere le fila del vorticoso giro di pensioni facili Walter Bertoncini , 52 anni, nativo di Fivizzano e residente a Lerici nella esclusiva zona della Caletta, funzionario dell’Inps spezzino in qualità di addetto all’ufficio Gpa, gestioni pensionato assicurato. La maxi truffa ai danni dell’istituto pensionistico, scoperta nell’aprile del 2000, è approdata alle prime condanne. A leggere, poco prima delle 22 di giovedì la sentenza di primo grado dopo una camera di consiglio durata , è stato il giudice Vincenzo Faravino e le condanne sono state pesanti, al di là di ogni previsione.

Il pubblico ministero Maurizio Caporuscio, protagonista di una lunga e puntigliosa inchiesta effettuata avvalendosi della preziosa collaborazione del carabiniere Massimiliano Gensini, aveva chiesto quattro anni e mezzo di reclusione per Walter Bertoncini. Il collegio, presieduto da Vincenzo Faravino e composto anche da Giulio Cesare Cipolletta e Paolo Scippa, di anni gli ne ha inflitti sette. Mano altrettanto pesante anche per molti degli altri imputati di truffa aggravata. Dodici sono stati condannati a tre anni di reclusione e due a tre anni e mezzo.

Ma non ci sono solo condannati. Gianni Fontana è stato assolto per non aver commesso il fatto e stessa formula anche per Adelaide Imperiale per la prestazione indebitamente percepita da Antonio Vingiani. Poi assoluzione per in sufficienza di prove per Sauro Castagna, Marcella Marcelli, moglie di Bertoncini accusata di favoreggiamento, e Giuliana Sarbia. Ma ripercorriamo le tappe dell’inchiesta che si era conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio di ventisei persone, undici delle quali sono uscite dal processo per aver patteggiato la pena mentre altre quattro erano state assolte con il giudizio abbreviato.

Secondo l’accusa della procura spezzina erano state attivate pensioni fasulle a beneficio di persone che avevano solo in parte i contributi per rivendicare il diritto al vitalizio. Alcuni addirittura non avevano mai lavorato. Al centro delle indagini Walter Bertoncini indicato come l’ideatore del raggiro che avrebbe causato all’Inps una perdita di due milioni e mezzo di euro per reati consumati tra il 1989 e il 1999 e avrebbe manipolato rendite pensionistiche a partire dalla metà degli anni Ottanta. In alcuni casi i pensionati sarebbero stati beneficiati con una falsa copertura previdenziale per un paio di mesi ma c’è anche un caso in cui sono stati registrati contributi, che in realtà non sono stati mai versati, per dodici anni Giovedì la prima condanna.

Walter Bertoncini è stato ritenuto colpevole di concorso in truffa aggravata per prestazioni indebitamente percepite da nove persone e per questo condannato a sette anni di reclusione e 2600 euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e all’interdizione legale per la durata della pena. Tre anni di reclusione, mille euro di multa pagamento delle spese processuali e interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni per Luciano Antonini, Giorgio Balestracci, Licia Bertalà, Fulvio Bonansea, Carla Calzolari, Gennaro Cammarota, Pietro Cammarota, Adelaide Imperiale, Gino Pedretti, Franco Rapallini, Maria Kerstin Roring e Luciano Valgiusti.

Sei mesi in più per Idalgo Toni e Antonio Vingiani a cui è stata comminata una multa di 1200 euro oltre al pagamento delle spese processuali e all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni. Tutti e quindici i condannati dovranno inoltre risarcire del danno l’Inps che si è costituito parte civile e verrà liquidato in separata sede e dovranno anche rimborsare le spese si costituzione di parte civile determinate in poco più di quattromila euro. Entro quaranta giorni la corte depositerà la sentenza rendendo note le motivazioni che è praticamente scontato saranno impugnate in appello e purtroppo tra circa un anno il reato andrà in prescrizione.

http://www.ilsecoloxix.it/la_spezia/view.php?DIR=/la_spezia/documenti/2007/11/10/&CODE=339daa96-8f6c-11dc-9a63-0003badbebe4


Hit Counter