
GLI ISERNINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?
MAGISTROPOLI
PROCURATORE DI ISERNIA INDAGATO A BARI
AVREBBE OSTACOLATO LE INDAGINI DEI CARABINIERI
(ANSA) - BARI, 13 MAG 2008 - Il procuratore della Repubblica di Isernia, Antonio La Venuta, e' indagato per abuso d'ufficio dalla magistratura barese. L'inchiesta riguarda presunti comportamenti messi in atto per ostacolare l'attività investigativa dell'allora comandante dei Carabinieri di Venafro, Antonio Bandelli. Il quale condusse le indagini che, nel 2004, portarono agli arresti su presunti abusi nella costruzione della variante di Venafro, appaltata dall'Anas per 80 milioni di euro.
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2008-05-13_113235187.html
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-12655
presentata da NICHI VENDOLA martedì 1 febbraio 2005 nella seduta n.578
in data 2 dicembre 2004, la D.D.A. (Direzione Distrettuale Antimafia) di Campobasso portava a termine una operazione anticrimine denominata «Piedi d'Argilla», con l'arresto di quattro persone e l'emissione di 23 avvisi di garanzia;
tra gli indagati dell'inchiesta risulta esserci l'allora vice presidente della regione Molise, Aldo Patriciello, i fratelli Antonio e Aniello, il nipote Vincenzo mentre agli arresti domiciliari risulta esserci un altro fratello, Gaetano;
sempre nella citata data veniva posto sotto sequestro il cantiere della variante autostradale di Venafro (Isernia), opera appaltata dall'ANAS per oltre 55 milioni di euro, primo tratto del congiungimento tra l'autostrada Roma-Napoli (A1), all'altezza dell'uscita autostradale di San Vittore (Frosinone) e l'autostrada Adriatica (A 14) all'uscita di Termoli (Campobasso);
nell'operazione della D.D.A. risultano coinvolti dipendenti della ditta Adanti di Bologna, in quanto aggiudicataria della commessa, nonché di altre imprese sub-appaltatrici e fornitrici, sia del gruppo riconducibile alla famiglia Patriciello, sia quello dei Garofalo di Petilia Policastro (Crotone);
tra gli indagati della ditta Adanti risulta esserci il capo cantiere, Massimo Zullo (attualmente agli arresti domiciliari), e, successivamente, la DDA emetteva altri tre avvisi di garanzia nei confronti di un altro dirigente della ditta Adanti, di un dipendente di una delle ditte sub-appaltatrici e di un rappresentante delle Forze dell'ordine;
le motivazioni che hanno indotto l'autorità giudiziaria a sequestrare il cantiere della variante di Venafro sarebbero: 1) l'utilizzo di materiale assolutamente scadente conglobando nel cemento utilizzato, anche terra e pezzi di legno; 2) nel preconfezionare false fatture d'acquisto di un dato tipo di cemento dal momento che non era mai stato acquistato quello che avrebbero dovuto utilizzare, salvo procurarsene pochi sacchi al solo scopo di confezionare i saggi da inviare al controllo; 3) nell'utilizzo di un cemento per tipologia, qualità e quantità assolutamente diverso da quello prescritto in contratto; 4) nel ricorrere a modalità operative pregiudizievoli alla futura stabilità dell'opera, in particolare provvedendosi a simulare la presenza di un terreno di appoggio sufficientemente solido per la gettata di alcuni pali, predisponendo nottetempo apposite camicie in cemento armato tali da simulare, nella giornata successiva, il raggiungimento di un punto di appoggio solido oppure, in altri casi, nel gettare il palo senza aver trovato un terreno di appoggio adatto; 5) nell'utilizzare in talune occasioni pali normali quando occorrevano pali sonici; 6) nell'utilizzare materiali inidonei tanto che i pochi saggi regolari riportavano valori drammaticamente inferiori al dovuto, al punto che solo a mezzo di un illecito accordo con la ditta Geolab di San Vittore che doveva effettuare la valutazione dei saggi, di riuscivano ad ottenere certificazioni attestanti la bontà dell'opera; 7) nel fare in modo che i saggi fossero dirottati nei punti in cui minore era stata la frode, ma soprattutto, nel predisporre a parte il materiale da presentare come campione di saggio; 8) nel sostituire, almeno in un caso, il materiale dei saggi prelevati da personale dell'ANAS, con materiale appositamente preconfezionato in modo da dare risultati idonei al controllo;
vi sarebbe il coinvolgimento di alcuni appartenenti alle forze dell'ordine in servizio presso il tribunale di Isernia con l'ipotesi di reato di corruzione, concussione e rivelazione del segreto d'ufficio;
tra gli indagati dalla D.D.A. risulta esserci il comandante della Guardia forestale di Venafro, Antonio Varone (la cui moglie è attualmente impiegata presso la clinica Neuromed di Pozzilli di proprietà dei fratelli Patriciello), il quale in una conversazione telefonica con il capo cantiere della Adanti, Massimo Zullo, mostrava disappunto per aver dovuto sequestrare una cava dei Patriciello, promettendo di riaprirla nel giro di pochi giorni;
tra gli indagati risulta esserci il luogotenente presso la procura generale di Isernia appartenente all'Arma dei carabinieri, maresciallo Giuseppe Guerriero, con l'accusa di concussione e rivelazione di segreti d'ufficio. Il ruolo del maresciallo sarebbe stato quello di carpire informazioni sulle indagini della procura della Repubblica di Isernia o di aggiustare vicende processuali così come riportato da notizie di stampa dalle quali si evince che: «Guerriero rivela un notevole grado di confidenza con Aldo Patriciello, al punto di alzare la voce perché l'ex vice presidente non si mostra del tutto disponibile alle sue richieste»;
il maresciallo Guerriero da notizie di stampa risulta proprietario di una grande villa con piscina ubicata sulle colline di Venafro. Nei lavori di costruzione della villa il maresciallo risulta aver ricevuto in dono dalla ditta Adanti degli alberi di ulivo espiantati dai cantieri della variante di Venafro e risulta, altresì, che il maresciallo abbia utilizzato materiali e macchinari che provenivano dai cantieri stessi;
oltre al maresciallo Guerriero risultano indagati altri tre militari appartenenti all'Arma dei carabinieri e altri tre appartenenti alla Polizia stradale;
prestano servizio presso la Compagnia dei carabinieri di Venafro circa 100 militari di cui 20 risultano avere mogli o figli impiegati presso aziende del gruppo Patriciello;
da notizie di stampa si evince che l'attuale procuratore della Repubblica di Isernia, dottor Antonio La Venuta, nel corso di una conversazione telefonica invitava Aldo Patriciello nella sua villa di San Gregorio Matese (Caserta) e nel corso della medesima conversazione il Procuratore La Venuta mostrava familiarità nei confronti di Aldo Patriciello dandogli del tu. Il colloquio avveniva mentre Aldo Patriciello era oggetto di indagine;
il dottor Antonio La Venuta nel 1996 è stato candidato alle elezioni politiche per la Camera dei deputati nelle liste di Forza Italia, risultando non eletto;
l'accusa più grave rivolta ad Aldo Patriciello e ai suoi fratelli, sarebbe quella di aver avuto rapporti con la cosca 'ndranghetistica Garofalo di Petilia Policastro, coinvolta in occasione della campagna elettorale di Aldo Patriciello per il rinnovo del Parlamento europeo avvenuto nel 2004;
tra gli impiegati del gruppo Patriciello, risulterebbe tale Antonio Curcio, appartenente alla cosca dei Garofalo il quale è gravato da numerosi precedenti penali, con l'incarico di ragioniere;
da notizie di stampa parrebbe che: «il clan 'ndranghetistico dei Garofalo si è impegnato direttamente e fattivamente nella campagna elettorale in favore di Aldo Patriciello» -:
quali valutazioni dia il Governo dei fatti suesposti;
se il Governo non ritenga opportuno intervenire presso l'ANAS affinché sia avviato un monitoraggio del cantiere della variante di Venafro, al fine di individuare e, successivamente rimuovere le irregolarità citate in premessa;
se corrisponde al vero che il comandante della Guardia forestale di Venafro, Antonio Varone, sia attualmente in servizio e, in caso affermativo, se non si ritenga opportuno sollevarlo dall'incarico o sospenderlo in via precauzionale, al fine di consentire all'autorità giudiziaria di definire in maniera certa le presunte responsabilità penali;
se corrisponda al vero che il maresciallo Giuseppe Guerriero sia attualmente in servizio presso la Procura Generale di Isernia e, in caso affermativo, se non si ritenga opportuno sollevarlo dall'incarico che ricopre;
se il Ministro interrogato non ritenga sussistenti gli elementi per promuovere azione disciplinare contro il procuratore di Isernia, dottor Antonio La Venuta, dall'ufficio dal medesimo ricoperto a fronte della gravità dei fatti di cui si sarebbe reso protagonista;
se il Ministro della giustizia non intenda avviare una ispezione ministeriale presso la procura della Repubblica di Isernia;
quali iniziative il Governo intenda adottare per riportare il territorio di Isernia in un'orbita di legalità.(4-12655)
http://www.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/btestiatti/4-12655.htm
SANITOPOLI
CONDANNATO IL PRIMARIO DI CHIRURGIA
ISERNIA – 13 NOV. 2007 - Cristiano Huscher, il primario del reparto di chirurgia dell'ospedale Veneziale di Isernia, è stato condannato a cinque anni di reclusione per il reato di omicidio colposo. La condanna si riferisce alla morte di due donne, che furono operate dal chirurgo presso l'ospedale San Giovanni. Tuttavia le indagini hanno riguardato una quindicina di casi, tutti elencati con dovizia di particolari nella denuncia di un medico del San Giovanni, Vittorio Avantifiori, aiuto primario al San Giovanni, in quarta divisione.
E’ stato lui a dare il via all’indagine con una denuncia dettagliatissima del suo avvocato, Alberto De Chiara, depositata dopo aver operato per diciotto mesi gomito a gomito con Huscher.
Nel documento, l’aiuto primario Avantifiori elenca i casi di quattordici pazienti operati per malattie gravissime (quasi sempre per tumori) che non erano evidenziate dalle analisi.
In alcuni casi, i pazienti sono deceduti alcune settimane dopo l’operazione, come il signor Francesco B., al quale è stato asportato per un sospetto tumore il pancreas, la milza, parte del fegato e tutto il colon. Successivamente l’esame istologico ha confermato l’esistenza di una neopalsia solo nella regione gastrica. Poche settimane dopo, Francesco B. è deceduto.
E ancora, ecco il caso di una ragazza, Federica Toninelli, 27 anni: fu operata per un sospetto tumore e subì l’asportazione dell’utero, del colon, di parte dell’intestino, e dei linfonodi dell’aorta e della vena cava. L’esame istologico stabilì che era affetta da leucemia, (Linfoma non Hodgkin) e sulla terapia chirurgica praticata sarebbero sorti non pochi conflitti all’interno dell’equipe operatoria. La ragazza morì quattro mesi dopo.
Alcuni dei quattordici pazienti segnalati da Avantifiori hanno presentato esposti contro Huscher, ma il medico ha sempre sostenuto di aver fatto il massimo per salvarli.
Altri hanno deciso di non rivolgersi alla magistratura, perchè sono convinti che il primario gli abbia comunque salvato la vita.
«Uno dei problemi dell’indagine - si lascia sfuggire un investigatore - è che i pazienti sono gente semplice; pensano che l’operazione subita andava comunque fatta, anzi sono grati al professore per averli operati in ospedale senza fargli pagare nulla. Ma per il reato di lesioni gravissime non è necessario un esposto firmato dalle vittime. La procura può procedere d’ufficio».
Nella denuncia iniziale, ormai depositata agli atti dell’udienza per l’incidente probatorio, si parla senza mezzi termini di «interventi chirurgici ispirati e finalizzati a ben altri interessi, comunque estranei alla tutela della salute e guarigione dei pazienti».
Su quali sarebbero questi interessi, il pm Cervadoro ha attivato un’indagine a parte.
Il dottor Huscher è sponsorizzato da una grande azienda produttrice di apparecchiature che operano in laparoscopia, cioè con bracci meccanici che penetrano nel corpo attraverso minuscoli forellini e sono guidati con una microtelecamera. E molto spesso, in passato, Huscher ha pubblicizzato sulla stampa i successi dei suoi interventi portati a termine con questi macchinari. A questo proposito, il dottor Avantifiori ha consegnato al magistrato alcune fatture dalle quale risulta che il professor Huscher ha ricevuto centinaia di milioni di lire dalla ditta in questione per la sua collaborazione.
http://www.moliseconomy.it/notizia.asp?id=1275
POLIZIOTTOPOLI
A GIUDIZIO PER CORRUZIONE EX QUESTORE CIOFFI
ISERNIA - 15 NOV. 2007 - :AVREBBE RILASCIATO ALL'ISTITUTO DI VIGILANZA "LO ZAFFIRO ISERNIA" UNA LICENZA PER L'APERTURA DI UNA NUOVA SEDE IN CAMBIO DELLA PROMESSA DI ASSUNZIONE PRESSO LO STESSO ISTITUTO DI DUE GIOVANI DA LUI SEGNALATI.
CON L'ACCUSA DI CORRUZIONE E DI RIVELAZIONE DEL SEGRETO D'UFFICIO IL GUP DEL TRIBUNALE DI BARI ANTONIO LOVECCHIO HA RINVIATO A GIUDIZIO L'EX QUESTORE DI ISERNIA, IL NAPOLETANO 66ENNE FRANCESCO CIOFFI.
CON LUI SONO STATI RINVIATI A GIUDIZIO PER CONCORSO IN CORRUZIONE ANCHE IL TITOLARE DELL'ISTITUTO DI VIGILANZA LUIGI ANTONIO ZAPPONE, LA FUNZIONARIA DELLA PREFETTURA DI ISERNIA GIUSEPPINA FERRI E L'IMPIEGATA DELLA STESSA PREFETTURA ANNA MARIA LABBATE.
IL PROCESSO E' FISSATO PER IL 22 FEBBRAIO 2008 DAVANTI AI GIUDICI DELLA PRIMA SEZIONE PENALE DEL TRIBUNALE DI BARI.
L'INCHIESTA E' STATA PORTATA AVANTI DAL PROCURATORE AGGIUNTO PRESSO IL TRIBUINALE DI BARI MARCO DI NAPOLI IN QUANTO UNO DEGLI IMPUTATI ERA ALL'EPOCA GIUDICE ONORARIO IN MOLISE.
http://www.telenorba.it/home/news_det.php?nid=3942