I GRAVINESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!


POLIZIOTTOPOLI

P.M. LUPO: LA POLIZIA HA DEPISTATO

BARI – 18 ott. 2008 -  Le accuse sono contenute nella richiesta di archiviazione del procedimento presentata dal pm due giorni fa nei confronti del padre dei bambini, Filippo Pappalardi. Nel provvedimento, di cui oggi sono pubblicati stralci sui giornali locali, si parla tra l’altro di «pesante ombra sull'operato della polizia giudiziaria (Squadra mobile ndr) delegata per le indagini».

Il magistrato accusa la polizia di avere posticipato di oltre due mesi (dal 17 giugno al 19 agosto 2006) la data di un verbale di audizione del padre che riferiva particolari sul luogo in cui i figli erano stati visti l’ultima volta. Secondo il pm, poiché questa audizione fu fondamentale per la formulazione dell’accusa nei confronti dell’uomo, il cambio di data lo avrebbe indotto in errore.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_PROV_01.asp?IDNotizia=213742&IDCategoria=292

200 EURO PER NON ELEVARE UNA MULTA: IN MANETTE 2 POLIZIOTTI

GRAVINA – 8 SETTEMBRE 2008 - Con l’accusa di concussione due agenti della polizia di stato in servizio presso il commissariato di Gravina in Puglia sono finiti agli arresti domiciliari per 15 giorni, su disposizione del gip Romanazzi. I fatti risalgono al 16 agosto scorso.

I due avrebbero fermato un automobilista di Gravina contestandogli la guida senza cintura e la mancata revisione dell’auto e prospettandogli una multa di 450 euro e il sequestro della vettura.

Per evitare la sanzione l'uomo avrebbe dato agli agenti 200 euro. Poi li ha denunciati.

http://www.telenorba.it/home/news_det.php?nid=7404


SINISTRI TRUFFA

GRAVINA IN PUGLIA: TRUFFA FALSI INCIDENTI

BARI – 2 APRILE 2008 - LA BELLEZZA DI 450 FALSI INCIDENTI ORGANIZZATI SOLO NEGLI ULTIMI DUE ANNI DA DODICI AVVOCATI CON L'AIUTO DI UN MEDICO DEL PRONTO SOCCORSO, TUTTI DI GRAVINA IN PUGLIA. UNA TRUFFA PER CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO A DANNO DEL FONDO NAZIONALE VITTIME DELLA STRADA, SULLA QUALE SI SONO CONCENTRATE LE ATTENZIONI DELLA PROCURA DI BARI.

L'INCHIESTA, APERTA DAL SOSTITUTO PROCURATORE FRANCESCO BRETONE, VEDE L'ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DELLE TREDICI PERSONE SOSPETTATE DI AVER MESSO A SEGNO LA TRUFFA. A QUANTO SI E' APPRESO, I PEDONI SI PRESENTAVANO AL PRONTO SOCCORSO DICHIARANDO DI ESSERE STATI INVESTITI DA UN PIRATA DELLA STRADA. ALLE PRESUNTE VITTIME VENIVANO DATI DAL MEDICO ALCUNI GIORNI DI GUARIGIONE E, SECONDO QUANTO IPOTIZZATO DALLA PROCURA, VENIVA LORO CONSIGLIATO L'ACQUISTO DI UN COLLARE CERVICALE DAL NEGOZIO DI ARTICOLI SANITARI GESTITO DALLA MOGLIE DELLO STESSO MEDICO.

NELL'AMBITO DEGLI ACCERTAMENTI, I CARABINIERI DELLA SEZIONE DI POLIZIA GIUDIZIARIA DEL TRIBUNALE DI BARI HANNO EFFETTUATI PERQUISIZIONI NEGLI STUDI DEGLI AVVOCATI E SEQUESTRATO 450 PRATICHE E 30 HARD DISK.

http://www.telenorba.it/home/news_det.php?nid=5504


CICCIO E TORE, MORTI PER L'ALTRUI INCAPACITA' ???

INEFFICIENZA DELLE RICERCHE E PREGIUDIZIO GIUDIZIARIO

«ADDIO CICCIO E SALVATORE, ADDIO PICCOLI ANGELI»

Sono le parole scritte dal padre Filippo Pappalardi e lette da un nipote nella cattedrale di Gravina in Puglia al termine dei funerali dei suoi figli, Francesco e Salvatore. I due bambini vennero trovati morti in una cisterna sotterranea il 25 febbraio scorso.

Il vescovo di Gravina in Puglia, Mario Paciello, nell'omelia: «L'infanzia sia protetta»

GRAVINA – 9 APRILE 2008 - «Addio Ciccio, addio Salvatore». Comincia così una lettera che Filippo Pappalardi ha scritto rivolgendosi ai suoi figli scomparsi, letta in cattedrale da un nipote del papà dei fratellini.

«Nei tristi giorni del buio della detenzione – ha scritto Pappalardi – un solo pensiero mi confortava: avrei potuto ancora rivedervi, stringervi, vi immaginavo in un paese lontano correre sereni verso casa. Sapevo che sareste tornati, aspettavo quel momento. Poi un bambino cadde in una cisterna. Michelino precipita lungo un cunicolo buio con lo stesso dolore di Ciccio. Grida aiuto, gli amici chiamano i soccorsi che arrivano e Michelino si salva. Starà bene. Ciccio e Salvatore hanno gridato per ore, ma nessuno ha potuto ascoltarli. Le loro grida mi tormentano, le urla di dolore di Ciccio e la disperazione del piccolo Salvatore osservare impotente spegnersi suo fratello nel buio freddo di una cisterna, lontani dalla luce della notte e sperare, pregare, implorare aiuto per lunghe, lunghissime ore che qualcuno si accorgesse che in fondo a quel pozzo un bambino lottava con la fame, il freddo, la sete, la paura, l’angoscia. Interminabili momenti di atroce dolore».

«Addio Ciccio – conclude la lettera – addio Salvatore. Addio piccoli angeli che in fondo al buio hanno visto la luce di una nuova vita. Angeli che con il loro spirito hanno chiamato un altro bambino, salvando lui e me, che resto un uomo solo che può continuare a vivere libero nel ricordo di tanti giorni felici vissuti insieme. Addio piccoli angeli. Il vostro papà».

L'uomo non era in condizione di leggere quelle parole: ha pianto per quasi tutta la durata del rito funebre, disperandosi. Sempre piangendo a dirotto e urlando i nomi dei figli, Ciccio e Salvatore, Filippo Pappalardi ha baciato e toccato le bare dei due bambini che sono state trasportate fuori dalla chiesa per il loro ultimo viaggio.

Il vescovo di Gravina in Puglia, Mario Paciello, nell'omelia: «L'infanzia sia protetta»

«Tanti potenziali Ciccio e Tore, cioè ragazzi che, usciti di casa corrono rischi e pericoli di cui non sono coscienti, ce ne sono stati, e ce ne saranno nelle nostre città. Non voglio strumentalizzare la morte dei fratellini, per lanciare anatemi; ma non dobbiamo permettere che la morte di Ciccio e Tore, lasci il mondo come si trova». Lo ha detto il vescovo di Gravina in Puglia, Mario Paciello, nell’omelia dei funerali di Ciccio e Tore Pappalardi.

«Ciò che è avvenuto il 5 giugno 2006 e tutti gli altri episodi di cronaca che hanno riempito giornali e trasmissioni in questi anni, sono avvenuti per nostro insegnamento; devono farci capire in quale baratro si trova il mondo oggi; quanto siamo caduti in basso, non i gravinesi, ma la società, la cultura laicista che azzera i valori essenziali della natura umana e legalizza il disvalore della vita e della famiglia, la totale disattenzione ai bambini come soggetti di diritto di nascere e di scegliere -ha detto Paciello- Davanti alle bare di Ciccio e Tore è facile dire: “Siamo tutti responsabili”. Dobbiamo ripetercelo e non dimenticarlo dopo questo momento, quando saremo chiamati da una presa di coscienza personale e comunitaria, a creare tutte le condizioni possibili perchè siano evitati certi epiloghi tragici, per offrire disponibilità, impegno, mezzi, per promuovere luoghi di incontro, occasioni di aggregazione». Il vescovo ha fatto appello a tutte le istituzioni, le agenzie educative, le comunità parrocchiali «a prendere atto delle rispettive responsabilità in ordine alla tutela e alla cura dei minori».

«Tutti possiamo fare molto di più per i fanciulli e gli adolescenti», ha aggiunto.

«I papà e le mamme diano il loro tempo libero ai figli; seguano da vicino le loro esperienze e il loro cammino di fede; si prendano cura dei piccoli negli oratori, nelle associazioni, nelle parrocchie - ha continuato Paciello - Tutti coloro che hanno attrezzature sportive imitino il Seminario Diocesano che ha messo a disposizione il campo di calcetto per i ragazzi della città. Gli amministratori regionali e locali, incoraggino la buona volontà, la creatività progettuale e gli sforzi di privati, associazioni e parrocchie, sfoltendo gli iter burocratici per la realizzazione di progetti per la gioventù. Non basta piangere i morti, se sul piano amministrativo, etico, culturale, economico, non si fa nulla perchè certi eventi drammatici e luttuosi non si verifichino». Per il vescovo «non è uno spreco, nè una spesa secondaria, per una comunità civile, favorire la realizzazione e l’uso di strutture sportive, luoghi di aggregazione, spazi attrezzati e custoditi per attività ludiche, ginniche, artistiche, culturali, educative».

«Tra le tante risposte alla mia lettera - ha detto il vescovo - un gruppo di quinta elementare mi ha scritto: “Le Istituzioni non pensano molto a noi ragazzi. Gli adulti non sentono il nostro grido di aiuto e fanno finta che non esistiamo”. Esaminiamoci tutti per verificare quanto questo pesante giudizio ci interpella».

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=199403&IDCategoria=1

SCRITTE SUI MURI: LO STATO HA AMMAZZATO CICCIO E TORE

GRAVINA IN PUGLIA (BARI) – 28 FEB. 2008 – «Lo Stato ha ammazzato Ciccio e Tore»: è una delle scritte che sono state fatte nelle ultime ore su muri di Gravina in Puglia, evidentemente in polemica con le modalità con cui sono state condotte le ricerche dei due fratellini. Ricerche che hanno trascurato quel pozzo annesso alla vecchia casa in via Giovanni Consolazione, nel quale sono morti i due fratellini.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.asp?IDCategoria=273&IDNotizia=195449

E ORA CHIEDETE SCUSA !!!!

IL PM AL CSM: "VOLEVO SCARCERARE PAPPALARDO, MA IL CAPO DISSE NO..."

Roma - 3 giugno 2008 - "Forti contrasti" e "conflitti accentuati" nella gestione delle ultime fasi dell'inchiesta sui fratellini di Gravina, Ciccio e Tore Pappalardi. Le audizioni al Csm del procuratore capo di Bari Emilio Marzano e del pm Antonino Lupo, titolare dell'indagine, confermerebbero quanto giàcircolato nelle scorse settimane, ossia il sorgere di opinioni del tutto diverse tra il capo della Procura e del sostituto su come continuare l'inchiesta. Il pm Lupo, secondo quanto si è appreso al termine delle audizioni, avvenute questa mattina davanti alla Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli, avrebbe voluto, subito dopo il ritrovamento dei cadaveri dei due fratellini, la pronta scarcerazione di Filippo Pappalardi, il padre finito in cella con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Il pm, però, avrebbe incontrato le resistenze del procuratore, la cui intenzione era quella di continuare il lavoro seguendo la linea più dura. Era stato proprio il pm Lupo ad inviare un esposto al Csm, lamentando il comportamento del capo della Procura, il quale, pur non essendo formalmente assegnatario dell'indagine sui bambini di Gravina, aveva delegato ad altri sostituti o alla squadra mobile l'adempimento di alcuni atti. (AGI) -

http://www.agi.it/cronaca/notizie/200806031604-cro-rt11217-art.html

"Arresto Pappalardi fu illegittimo". Lo dice la Cassazione, ora risarcimento

GRAVINA - 28 MAGGIO 2008 - E' stata illegittima l'ordinanza di custodia cautelare, emessa dalla Procura di Bari, nei confronti di Filippo Pappalardi. Lo ha deciso la Cassazione stabilendo che il papà dei due fratellini Ciccio e Tore, scomparsi a Gravina il 5 giugno 2006 e ritrovati morti in una cisterna dopo 20 mesi, non andava arrestato. Adesso la difesa di Pappalardi punta a presentare allo Stato la richiesta di risarcimento danni da ingiusta detenzione.

Arrestato il 27 novembre 2007, ai domiciliari dall'11 marzo 2008, in libertà definitiva il 4 aprile scorso: è durata in tutto 130 giorni la detenzione di Filippo Pappalardi. Ora la Cassazione ha stabilito che quell'arresto non andava fatto. Una sentenza senza rinvio, che annulla sia l'ordinanza di custodia cautelare in carcere del 26 novembre 2007, sia la decisione del Tribunale del riesame di Bari che aveva confermato quel provvedimento il 13 febbraio 2008. La prima sezione penale della Suprema Corte ha dichiarato "illegittima" l'ordinanza firmata dal gip del tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis e richiesta dal procuratore Emilio Marzano e dal pm Antonino Lupo.

Pappalardi era stato arrestato dalla Squadra mobile con le accuse pesantissime di sequestro di persona, duplice omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Secondo la ricostruzione della polizia, Pappalardi avrebbe ucciso i suoi due figli mentre li puniva perché avevano disobbedito: la situazione gli sarebbe sfuggita di mano e poi avrebbe occultato i cadaveri. Trasferito in carcere, Pappalardi vi è rimasto fino all'11 marzo scorso quando il gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi dispose per lui gli arresti domiciliari, derubricando le imputazioni iniziali in 'abbandono di minori seguito da morte'. Due settimane prima, il 25 febbraio, i poveri resti di Ciccio e Tore erano stati ritrovati casualmente e la successiva autopsia aveva accertato preliminarmente che non c'erano segni di violenza.

Il 4 aprile scorso sempre il gip Romanazzi aveva 'liberato' definitivamente Pappalardi. Il papà dei fratellini era in aula ed ha ascoltato anche la requisitoria del sostituto procuratore generale della Cassazione Vincenzo Geraci, che aveva chiesto di rigettare il ricorso del legale di Pappalardi, l'avv.Angela Aliani, ritenendo legittimo l'arresto operato a novembre, e ben motivate e "non contraddittorie" le due ordinanze oggetto del ricorso. "Una secca bocciatura dell'operato della procura di Bari e soprattutto del Tribunale del riesame": così Aliani ha commentato la decisione della Cassazione. "Finalmente - ha aggiunto - c'è stato un autorevole controllo, quello dei supremi giudici, su chi doveva controllare la correttezza degli atti giudiziari e invece ha solo puntato l'indice contro un uomo innocente, al quale ora si restituisce pienamente la dignità". Adesso la difesa di Pappalardi punta a presentare allo Stato la richiesta di risarcimento danni da ingiusta detenzione. "La Cassazione ci ha aperto la strada", ha detto l'avvocato Alian.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo415420.shtml

Gravina in Puglia – 5 aprile 2008 - Filippo Pappalardi è libero.

Per prima cosa, visto che non lo farà il capo dello Stato, né il Consiglio superiore della magistratura, né i pubblici ministeri gli chiediamo scusa noi, da poveri italiani.

Ci scusi signor Pappalardi, se tutti noi per lungo tempo l'abbiamo indicata come assassino.

Il peggiore: uccisore di figli, e prima loro sequestratore e torturatore. Signor Pappalardi, a nostra parziale discolpa diciamo che non le ha creduto nessuno, tranne l'avvocato Angela Aliani e un prete, don Vito Cassese, per questo perseguitato da ogni tipo di autorità (tranne il vescovo).

Abbiamo bevuto come oro colato le accuse senza se e senza ma della procura di Bari e del gip, certissimi loro che non poteva esserci stato incidente perché Gravina non è «in alta montagna». Ha dichiarato il procuratore capo di Bari, Emilio Marzano, il 27 novembre scorso mentre lei veniva portato in cella: «Siamo arrivati alla conclusione che sono morti per mano del padre» dopo «indagini scrupolose e meticolose...............

http://www.libero-news.it/libero/LF_showArticle.jsp?edition=05%2F04%2F2008&topic=4896&idarticle=94228883

GRAVINA/ DA MOSTRO A INNOCENTE, STORIE DI CALVARI

Ora tocca a Pappalardi, che sembra l'ultima vittima non colpevole.

Roma, 4 apr. 2008 (Apcom) - Un mostro. No, innocente. La vicenda di Filippo Pappalardi, subito accusato dell'omicidio dei due figli Ciccio e Tore, a Gravina, poi scagionato dall'evidenza delle scoperte degli investigatori fino alla revoca oggi degli arresti domiciliari, è solo l'ultimo di tanti casi che in Italia hanno visto protagonisti genitori presunti pedofili o assassini, spesso vittime di gogna mediatica e invece poi rivelati dalle indagini non colpevoli.

Il primo caso clamoroso fu quello di Lanfranco Schillaci. Insegnante di matematica a Limbiate, vicino a Milano, nell'aprile 1989 divenne un 'mostro da prima pagina': aveva portato la figlia Miriam di 2 anni all'ospedale Niguarda perché perdeva sangue, accusato di abusi e pedofilia anche dai vicini di casa, si vide allontanare la bambina dal Tribunale dei minori fino a quando, poche settimane dopo, i medici dell'ospedale decretarono che Miriam perdeva sangue perché affetta da teratoma sacro-coccigeo. Un cancro al retto che la portò alla morte il 3 giugno dello stesso anno. Anche l'allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, chiese pubblicamente scusa all'insegnante per "le ingiuste sofferenze che la terrena limitatezza delle attività dello Stato vi ha così crudelmente inferto".

Nel settembre 1996 un tassista milanese di 45 anni, Marino, sulla base delle consulenze di psicologi e periti che poi si rivelarono incompetenti, fu accusato di abusi sessuali nei confronti della figlia di tre anni: il Tribunale dei minori del capoluogo lombardo prima decide per un allontanamento cautelativo dalla famiglia della piccola, poi riaffida la piccola ai genitori. Nel frattempo la separazione con la moglie, infine l'assoluzione.

Nello stesso anno un pensionato di 61 anni viene condannato in primo grado a sette anni e tre mesi di reclusione per presunti abusi sessuali e maltrattamenti nei confronti delle nipotine di 7 e 3 anni: queste si rivelarono poi 'suggestionate' dalle convinzioni a priori dei periti e dopo 18 mesi di carcere, nel 2001, il pensionato è stato assolto.

Alla fine degli anni '90 don Giorgio Govoni, parroco di S.Giorgio, chiesetta di Modena, è accusato di essere responsabile, con altri, di abusi nei confronti di 13 bambini tra i quattro mesi e i 13 anni negli anni 1996-1997 e 1998: si parla addirittura di un giro di pedofilia perpetrata nei cimiteri. Don Giorgio fu scagionato sia dalla sentenza in primo grado che dalla Corte d'Appello di Bologna, ma non fece in tempo a sentire la riabilitazione dei giudici perché morì, si dice di crepacuore per le accuse.

Ancora. A Torino, nel 2000, il professor P., insegnante di musica in una scuola media della città, viene indagato per violenza sessuale nei confronti di due alunni. Il professore fu prosciolto due anni dopo: i ragazzi si erano inventati tutto.

Nel 2001 è la volta di un altro caso clamoroso. Paola Mantovani, 44 anni, accusa alcuni albanesi di aver fatto irruzione nella villa di famiglia e di aver ucciso il figlio Matteo, bambino autistico di 14 anni. La donna però viene subito coinvolta nelle indagini, accusata dell'omicidio, infine è assolta nel 2006.

Nel luglio 2004, a Brescia, due suore che si erano sempre dette innocenti vengono assolte in secondo grado con formula piena "perché il fatto non sussiste" dall'accusa di aver commesso, tra il 1999 e il 2000, abusi sessuali nei confronti di otto bambini che frequentavano la scuola materna di un paese vicino Bergamo. Sempre a Brescia, nel 2007, dopo due anni di indagini e 120 udienze, vengono assolti dall'accusa di pedofilia e abusi sessuali nei confronti di alunni della scuola materna Sorelli sei maestre, un bidello e un sacerdote: "Il fatto non sussiste".

Nel gennaio 2005, ancora a Brescia, la Corte di appello scagiona definitivamente Giuseppe R., 48 anni, accusato di aver molestato sessualmente nel 1997 il figlio di due anni e mezzo. Oltre il danno la beffa: nonostante la verità raggiunta nel frattempo il bambino era stato dato in adozione alla mamma e al suo nuovo compagno.

Nel giugno 2005, questa volta a Bologna, un pakistano di 28 anni lascia il carcere dopo un anno di detenzione per abusi sessuali nei confronti di una bambina di 11 anni poi rivelatisi inesistenti. Due mesi più tardi Elena Romani, un'hostess di Vercelli, è accusata di omicidio preterintenzionale nei confronti della piccola Matilda, la figlia di 22 mesi. Il tribunale di Novara la scagiona. Il processo ora è in appello.

Qualche mese dopo, è il febbraio 2006, don Giorgio Carli, parroco della chiesa di Don Bosco a Bolzano, accusato di violenze sessuali nei confronti di una sua parrocchiana che all'epoca dei fatti era minorenne, viene assolto e abbandona la detenzione dopo tre anni.

Arriva marzo, l'Italia è scossa dalla vicenda del piccolo Tommaso Onofri, il piccolo di 18 mesi malato di epilessia rapito a Casalbaroncolo, vicino Parma. Nei primi giorni delle indagini finisce nel registro degli indagati il padre del bambino, Paolo Onofri: gli investigatori scoprono nel pc dell'uomo centinaia di file pedopornografici. Giornali e tv lo accusano. Alcune settimane dopo il tragico epilogo: il piccolo Tommaso è stato ucciso dai rapitori la sera stessa in cui fu portato via dalla sua casa.

Infine il caso di Rignano Flaminio, piccolo paese alle porte di Roma. Nell'aprile 2007 sei persone (tre maestre, una bidella e due personaggi esterni alla scuola) vengono arrestate per violenza sessuale reiterata su bambini della scuola materna Olga Rovere, minacce, percosse, sequestro di persona, produzione e commercio di materiale pedo-pornografico. I giornali parlano di "orchi" e di "asilo degli orrori", ma già nel giro di pochi giorni, però, le prove e testimonianze contro i sei traballano e si invita alla prudenza. Il 10 maggio il Tribunale del riesame di Roma decreta la scarcerazione per tutti gli arrestati per "mancanza di gravi indizi". In ottobre, poi, la Cassazione evidenzia contro i sospettati "elementi ma non indizi gravi".

http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/04_aprile/04/gravina_da_mostro_a_innocente_storie_di_calvari_clamorosi-scheda,14466225.html

http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/04_aprile/04/gravina%20%20da%20mostro%20a%20innocente%20%20storie%20di%20calvari%20clamorosi%20-2-,14466230.html

L'ITALIA DEL PREGIUDIZIO di Piero Ostellino

BARI - 28 FEB. 2008 - Ora che i corpi di Salvatore e Francesco Pappalardi sono stati trovati in un pozzo, dove nessuno era andato a cercarli, emerge un volto della nostra giustizia penale a dir poco discutibile.

Da un lato, il padre dei due bambini, Filippo Pappalardi, in carcere perché indiziato, sulla base solo di un’intercettazione ambientale e della fragile testimonianza (tardiva) di un bambino, di averli uccisi. Inoltre un' inchiesta che ha cercato Salvatore e Francesco nelle grotte di Matera, nelle campagne delle Murge, persino in Romania, lungo le piste delle sette sataniche e del traffico di organi.

Dall'altro, il casuale ritrovamento dei loro corpi in un pozzo nel centro di Gravina, non lontano dalla piazza dove erano stati visti l'ultima volta.

Da un lato, dunque, il volto di una giustizia metafisica, che cerca aprioristicamente la verità attraverso la speculazione intellettuale e gli indizi, anche i più inverosimili, costruiti nel laboratorio della mente inquirente.

Dall’altra, la scoperta casuale dei corpi dei due bambini morti, ma per fame e per freddo, nella profondità di un pozzo.  Qui non è in discussione la colpevolezza o l'innocenza del Pappalardi.

Sono in discussione un pregiudizio giudiziario e la stretta correlazione fra il sistema giudiziario e quello mediatico che sta diventando tale da rendere sempre più difficile capire dove finisca l'uno e incominci l'altro e viceversa.

http://www.corriere.it/editoriali/08_febbraio_28/ostellino_italia_pregiudizio_2c0fea56-e5c4-11dc-ab61-0003ba99c667.shtml

IL RACCONTO DEGLI AMICI

BARI – 28 FEB. 2008 - "Ciccio e Tore giocavano sempre con noi là dentro. Nella masseria ci sfidavamo tirando pietre. Scendere lì sotto era una prova di coraggio". Sono questi i racconti raccolti da “La Stampa” degli amichetti di Ciccio e Tore, i due bambini di Gravina scomparsi nel 2006 ed i cui corpicini sono stati ritrovati, qualche giorno fa, sul fondo di una cisterna all'interno di una masseria.

"Li prendevamo in giro, perché ci sembravano poco coraggiosi" ricorda Marco, che oggi ha 16 anni.

"Perché non scendete mai nella masseria delle cento stanze?" veniva detto a Ciccio e Tore. Ed è la foto di gruppo in un interno dei ragazzi di strada nella provincia d'Italia. Come dimostra pure il racconto del ragazzino di 11 anni che ha salvato Michele, il bambino caduto lunedì vicino ai cadaveri dei due fratelli. Lui, riferisce ancora il quotidiano torinese, dice che si era calato laggiù "con altri due amici. Eravamo finiti lì perché avevamo visto che c'erano quattro ragazzi, Michele e dei suoi compagni. Loro hanno cominciato a tirarci delle pietre e noi abbiamo risposto".

Dice che ha visto Michele scappare, salire su per i gradini, e poi all'improvviso "è caduto e s'è messo a gridare". Michele intanto è già tornato a scuola, adesso, e gli hanno fatto le feste. Capelli castano scuri corti, una frangetta sulla fronte, secco e nemmeno troppo piccolo per i suoi 11 anni.

Spiega che sapevano tutti del pozzo e dei rischi che si correvano nella vecchia casa, ma che lo facevano tutti da sempre: "Anche Francesco e Salvatore li ho visti che entravano lì. Ma alla polizia non mi hanno dato retta" riporta ancora il giornale diretto da Giulio Anselmi.

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2008/02/28/68173-procura_fuggivano_padre.shtml

GRAVINA DI PUGLIA (Bari), 27 febbraio 2008«Perchè non li hanno mai cercati in quella casa?». La domanda ad alta voce di Filippo Pappalardi riecheggia nella cella della sezione detenuti protetti del carcere di Velletri, dove è rinchiuso da una settimana, dopo quasi tre mesi trascorsi in quello di Bari.

Il questore Vincenzo Speranza, che solo recentemente è stato trasferito da Reggio Calabria e non ha preso parte alle fasi cruciali dell’inchiesta, sostiene che le ricerche sono state fatte anche lì, «ma era impossibile trovarli, perché nessuno poteva immaginare che nel sottosuolo di quella vecchia costruzione potesse esserci una stanza tanto grande».

Chi abita nei dintorni lo smentisce. «Qui non è mai venuto nessuno a cercare Ciccio e Tore».
Tanto la procura barese pare in affanno, nel puntellare il castello accusatorio nei confronti di un padre incolpato dell’uccisione dei suoi figli, nel modo barbaro che solo il ritrovamento dei pietosi resti dei bambini ha evidenziato, tanto più Pappalardi ribadisce la propria estraneità. E aleggia il dubbio che la vicenda di Gravina possa fare una terza vittima.

http://qn.quotidiano.net/2008/02/27/67629-pap_cercati_ovunque_perch.shtml

Sul muro del pozzo di Gravina segni delle unghie dei fratellini.

BARI – 27 FEB. 2008 - Francesco e Salvatore Pappalardi sono sopravvissuti al massimo 24 ore, forse anche meno. E' quanto emerge da un primo esame dei corpi.

Salvatore ha una frattura alla gamba sinistra, mentre Francesco, il più grande, almeno esternamente non presenta segni di fratture. Domani sui due corpi saranno effettuate le radiografie, poi inizierà la vera autopsia. Per gli esiti però bisognerà attendere - fa sapere il medico legale - un mese.

Inoltre, secondo l'avvocato di Filippo Pappalardi, padre dei due fratellini, "i due  bambini sono caduti di giorno, prima Ciccio, Tore che è andato giù nel tentativo di soccorrerlo". Secondo il legale i piccoli hanno cercato disperatamente di uscire dalla cisterna: "Sul muro ci sono segni di unghiate".

Il labirinto delle indagini 
Ora tutti si chiedono se davvero allora si era fatto di tutto per ritrovarli. I cani addestrati erano arrivati, persino dalla lontana Liguria, in quei maledetti giorni, però tutto era stato inutile, di Salvatore e Ciccio nemmeno l'ombra.

Testimonianze 
Il pozzo dove sono stati ritrovati i resti è vicino alla zona in cui i due bambini erano spariti. Un testimone che lavorava, all'epoca dei fatti, nel vicino campo sportivo ha dichiarato, come aveva fatto sempre in precedenza, anche agli investigatori, di aver visto Ciccio e Tore nella zona, che è poco distante da via Mininni, dove si trova il pozzo, e da dove i due fratellini sono spariti.

Ipotesi
Allora perché il pozzo non è stato ispezionato?

Chiesta la scarcerazione del padre
Filippo Pappalardi è in carcere dallo scorso novembre, quando è stato arrestato con l'accusa di aver ucciso e occultato i cadaveri dei suoi due figli, Francesco e Salvatore.

"Adesso capiranno che non sono stato io. L'ho sempre detto che non c'entravo nulla.

http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=79013

Il questore conferma: in quel casolare c´era stata la ricerca di Ciccio e Tore, ma in superficie.

Il luogo è’ lontano cinquecento metri, non di più’, dalla piazza del centro storico.

Gravina, nessun controllo nel pozzo. "Solo un faro dall´alto". Il medico: in 40 anni mai una scena così.

L´inchiesta L´impianto accusatorio è andato materializzandosi dopo avere scartato numerose piste.

Il ritrovamento Il rumore era infernale, la parete spessa un metro e dieci ma nessuno del quartiere si è svegliato.

GRAVINA (BA) – 27 feb. 2008 - No, nessuno prima di ieri si era calato nel pozzo dell´orrore in cima a questo palazzo diroccato tra corso Aldo Moro e via Giovanni Consolazione che ha il colore della ruggine.

Sì, spiega il questore Enzo Speranza, l´antica residenza settecentesca del barone De Gemmis di Terlizzi era stata perlustrata dagli esploratori mobilitati per ritrovare Ciccio e Tore, avevano notato pure quella "bocca" a cui si arriva attraverso una scalinata al terzo piano.

Però, racconta Speranza, «ci eravamo limitati ad illuminarla dall´alto con un faro».

Ma, a circa venticinque metri di profondità, non c´era niente che potesse perfino fare immaginare l´esistenza di due cadaveri. Ecco perché gli investigatori avevano continuato a cercare altrove. Né avevano sospettato che questo tunnel buio e maleodorante largo al massimo centoventi centimetri, poteva essere un nascondiglio "sicuro", lontano cinquecento metri, non di più, dalla piazza del centro storico dove i fratellini erano stati visti per l´ultima volta prima di dissolversi nel nulla.

Col senno di poi è facile mettere insieme la trama di questo che resta ancora un giallo, tanto misterioso quanto macabro. «Mai in quarant´anni di carriera ho visto una scena così agghiacciante» dice Luigi Strada, il medico legale della famiglia Pappalardi. Ma è insopportabile considerare che forse Ciccio e Tore potevano essere addirittura salvati. Per Strada, sarebbero «caduti vivi nella cisterna» e morti, dopo un´agonia interminabile, «di fame, sete, freddo e paura».

In questo caso si sbriciolerebbe la tesi costruita dall´accusa: Filippo Pappalardi non avrebbe ucciso i figli, che sarebbero stati inghiottiti dal pozzo perché erano scivolati accidentalmente e non avevano avuto la possibilità di essere aiutati a rivedere la luce. Giacché nessuno avrebbe potuto ascoltare, dall´esterno, nemmeno un lamento.

L´altra notte quando fanno capolino all´interno della maledetta cisterna - dodici metri sotto il livello stradale - e raggiungono i corpi di Ciccio e Tore, gli infaticabili vigili del fuoco avevano usato martelli pneumatici: il rumore era infernale, la parete da abbattere è spessa un metro e dieci centimetri, però non c´è un solo abitante del quartiere Pineta che si sveglia per il fracasso, dormono tutti sonni tranquilli. E´ la prova che in nessuna maniera i fratellini avrebbero potuto ricevere soccorsi.

Un altro elemento che appare difficile da mettere in dubbio, è il fatto secondo cui il sedicente killer non avrebbe potuto scendere e risalire agevolmente lungo il pozzo-budello dopo essersi liberato addirittura di due salme. Avrebbe, questo sì, potuto farle precipitare dall´imboccatura della fossa. Le vittime, tuttavia, sarebbero state almeno adocchiate dagli speleologi, armati di torcia: ma Ciccio e Tore erano distanti un paio di metri dal punto in cui dovevano essere. Probabilmente, ragionano gli inquirenti, in questi venti mesi la cisterna si era riempita d´acqua piovana, su cui avevano galleggiato le ossa ormai mummificate, che erano state "depositate" in una zona inaccessibile giacché nessuno aveva avvertito la necessità di mettere il naso laggiù.

Ecco perché in queste ore si rincorrono le perplessità, i dubbi. C´è il timore di avere sbagliato qualcosa. Ma, soprattutto, di lasciare in galera un uomo innocente. «Non mi sentirei di escludere una caduta accidentale» allarga le braccia il questore Speranza, che puntualizza: «L´impianto accusatorio è andato materializzandosi dopo avere scartato numerose piste investigative: quella romena, dei pedofili, della stregoneria...».

Comunque la pensiate, quella di Ciccio e Tore è «una morte orribile», come la definisce il procuratore della Repubblica Emilio Marzano. Ma per saperne di più, bisognerà aspettare la fine degli «accertamenti indispensabili» in grado di offrire «una risposta seria». Aspetterà anche Pappalardi: nel carcere di Velletri.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Gravina-nessun-controllo-nel-pozzo/1995587/6


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