I GENOVESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!


AMMINISTRATOPOLI

LIGURIA: REGIONE SPRECONA

Quando la Corte dei conti ha tentato di mettere sotto controllo i tagli della Regione Liguria, si è trovata davanti alcune voci molto discutibili. Quella delle auto blu a disposizione della giunta e del suo presidente. Nel 2006 sono stati dichiarati 310 mila euro per il noleggio e il leasing delle vetture; 260 mila per carburante e manutenzione: quasi il doppio di quanto previsto.

Certo, in Liguria le prodezze delle auto blu sono leggendarie: dall'intercettazione sull'assessore che l'avrebbe usata per accompagnare a scuola il figlio, al responsabile al Lavoro Enrico Vesco (Pdci) beccato a sfrecciare con autista a 170 orari, fino al governatore Claudio Burlando rimasto senza patente per la guida contromano in autostrada.

http://www.spreconi.it/2008/07/blu-come-burlan.html

GENOVA: COMUNE SLEALE

Il futuro di Mensopoli era già scritto. In una sentenza del Tar passata sotto silenzio, nella quale a novembre dell’anno scorso veniva annullata una delle gare d’appalto per la ristorazione scolastica del Comune di Genova, vinta dalla società veneziana “pigliatutto” Serenissima, il business sul quale voleva mettere le mani l’imprenditore vercellese Roberto Alessio, finito agli arresti a maggio insieme al presunto comitato d’affari e politica composto da Stefano Francesca, ex portavoce dell’attuale sindaco, Claudio Fedrazzoni e Massimo Casagrande, ex consiglieri comunali diessini, e Giuseppe Profiti, ex vice presidente del Galliera ora numero uno del Bambin Gesù di Roma.

Cinque milioni di euro per tre anni di pranzi da cucinare e servire a duemila alunni e insegnanti delle scuole comunali del Centro ovest (il primo di otto munifici lotti). Un servizio assegnato dalla civica amministrazione, sotto la gestione dell’ex sindaco Giuseppe Pericu, secondo il Tribunale amministrativo regionale con un comportamento viziato da una «inescusabile negligenza», accettando una «inammissibile» integrazione ai documenti presentati nel corso della gara. «Non pare esserci alcun dubbio - scrivono i giudici - sulla sussistenza di un comportamento colposo della pubblica amministrazione in quanto non rispettoso delle regole di correttezza e par condicio».

In sostanza la commissione che decise l’aggiudicazione dell’appalto chiuse un occhio nei confronti della Serenissima: avrebbe dovuto escluderla perché i documenti presentati a supporto dell’offerta erano insufficienti, ma non lo fece. Il Tar, che in un primo tempo non concesse la sospensione della gara alla Cir, la società perdente, dopo due anni circa ha annullato tutto, condannando il Comune a un risarcimento in favore dell’azienda penalizzata pari al 5 per cento dell’offerta, vale a dire 250 mila euro. Gli effetti di questa clamorosa sentenza devono ancora completarsi. Il legale della Cir, l’avvocato Eugenio Dalli Cardillo, sta trattando con il Comune l’erogazione di una somma in denaro o l’affidamento del servizio per i prossimi tre anni. La scadenza dell’appalto è prevista per il 31 agosto di quest’anno.

È un appalto simbolo, che si inserisce in un panorama di gare dubbie sulle quali sono in corso processi (come quello sulle mense del Galliera) o inchieste giudiziarie: le gare su tutta la ristorazione scolastica genovese e su quella della Asl 2 savonese, al centro del primo nucleo dell’indagine del sostituto procuratore Francesco Pinto, e quella per le mense dell’ospedale San Martino, l’appalto più grande, 50 milioni di euro l’anno, vinto dalla Serenissima, dopo una gara sulla quale la Procura di Genova ha aperto un fascicolo, contro ignoti, per corruzione.

Lo stesso pm Pinto ha allacciato contatti con diverse procure del Nord Italia, impegnate in indagini analoghe, e in particolare con Pavia, dove l’ex consulente del sindaco Stefano Francesca ha lavorato per qualche anno e dove il magistrato nei giorni scorsi avrebbe incontrato i colleghi inquirenti.

La Serenissima vinse la ristorazione delle scuole comunali del Centro ovest al termine di una gara condotta dalla civica amministrazione «con un modus operandi illegittimo». I documenti che le aziende concorrenti dovevano presentare, pena l’esclusione, erano sostanzialmente tre: la prova della disponibilità di un centro cottura e di un centro per lo smistamento dei pasti, in grado di consegnarli in un massimo di 40 minuti, e due autocertificazioni relative alla capacità produttiva e di conservazione in fresco delle derrate. L’autocertificazione fornita dalla società vincitrice, dice il Tar, «è risultata insufficiente in quanto non è specificata la capacità giornaliera di predisposizione di pasti a crudo, né l’indicazione di tale capacità risulta dalla planimetria allegata». In base alle regole del gioco doveva essere esclusa subito. Il bando non prevedeva «valutazioni discrezionale». Invece la documentazione, che in realtà era incompleta, fu definita «non sufficientemente dettagliata», facendo una eccezione favorevole alla Serenissima.

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/07/03/1101604954217-genova-comune-sleale.shtml


ABORTI CLANDESTINI

LO SCANDALO DEGLI ABORTI CLANDESTINI DELLA GENOVA-BENE

Hanno quasi tutte quarant’anni, che è l’età del successo e del lavoro, donne in carriera, figlie di un mondo che non sanno nemmeno più dove corre, dove ci porta, dove finisce. A sfogliare le vite delle otto signore accusate del «delitto di cui all’articolo 19 della legge 194 per essersi sottoposte a interruzione volontaria della gravidanza», come recitano gli avvisi di garanzia, alla fine si scopre un mondo così normale da conoscerlo già da sempre, da entrarci dentro come in una casa che ti appartiene, a occhi chiusi. Genova è questa cosa qui, questa finestra affacciata sull’Italia di tutti i giorni, sulle migliaia di aborti, e sulle migliaia di amori, sulle storie di donne, dolci e banali, ciniche e terribili.

C’è la signora con la casa a Nervi, magari a Sant’Ilario o nel parco sul mare, quella che va nella clinica esclusiva di villa Serena, mille euro e via, c’è quella che fa l’amministratore delegato in un albergo, quella che lavora in uno studio professionale abbastanza famoso. Molte sono single, separate, molte non possono compromettere il loro lavoro, il loro stato. Ma Genova alla fine di questo reality non sarà quello che abbiamo voluto? Una dice: «Ero rimasta incinta proprio mentre finiva una relazione durata molto a lungo. Non volevo quella maternità, perché lui non c’era più, e poi per me, il lavoro, gli spostamenti, la mia vita». Un’altra: «Al dottore ho detto che avevo bisogno di discrezione. Ero incinta dopo una relazione extraconiugale. Sarebbe stata la fine della mia famiglia. Niente ospedale. Lui mi ha detto: lo possiamo fare qui, non ci saranno problemi». E’ una città che corre, che non può permettersi di far sapere agli altri il suo segreto più normale: quello del peccato.

C’è la moglie di un imprenditore, quella di un libero professionista, la donna separata e quella che ha tradito il marito. In questo spaccato molto anonimo e un po’ perbenista della Genova bene, ci dovrebbe essere anche una minorenne, perché se no le intercettazioni sarebbero illegali, essendo la pena per il reato inferiore agli otto anni. Invece la più giovane ha 30 anni. Dall’altra parte c’è una signora minuta, di capelli scuri, così carina e così severa, stessa estrazione sociale e stessa età delle imputate, donna come loro, il magistrato Sabrina Monteverde, figlia di Lino Monteverde, già presidente del Tribunale di sorveglianza, autore di libri famosi, «uomo di grande equilibrio e grande umanità», come gli riconosce anche l’avvocato Silvio Romanelli. La figlia, nel suo lavoro, è molto determinata, persino dura, specchio moderno di questa Genova che negli anni ha forse perso un po’ del suo signorile benessere, non certa sua rigidità interiore. Sabrina Monteverde era il sostituto procuratore dell’incidente ferroviario di Campo Morone, Genova, scontro fra treni del 2001, senza morti e feriti gravi, per colpa di qualcuno che doveva azionare dei freni e non lo fece, e lei, come racconta sempre Romanelli, processò lo stesso tutta la dirigenza perché in teoria dovevano controllare che qualcun’altro tirasse i freni. Anche se il reato è da 51 euro lei va avanti, impietosa. Questo è il suo lavoro.

Così, almeno all’apparenza, c’è un po’ di Genova contro, in questo ritratto dal sapore antico, persino scontato, così conservatore, così bigotto. Lo stesso Ermanno Rossi, il ginecologo che ha preferito togliersi la vita piuttosto che affrontare lo scandalo, «è sempre stato una persona molto attenta alla forma», come lo descrive la sua segretaria Simona Oddino, «sempre ben vestito, sempre così impeccabile, perché non voleva presentarsi male davanti alle sue pazienti». In questo mondo ovattato, quello che appare ha la stessa importanza di quello che è, i trumeau barocchi di Villa Serena, ad Albaro, il mobile Luigi XVI dell’anticamera di Romanelli, e gli «abiti perfetti» del ginecologo, tutto così bello da vedere, e così lontano. La neuropsichiatra Susy de Martini sostiene che «come in tutte le città che hanno un grande passato e che diventano provinciali, a Genova il senso di appartenenza è più forte, come la paura di venire emarginati. Questa è una città molto severa, molto tradizionalista, divisa in caste». La verità è che Genova è come questa storia, un po’ bigotta e un po’ puttana, comunque vera. C’è un mondo che è fatto così, che corre via senza più tempo di fermarsi, da una parte e dall’altra, come un fiume che si incrocia. E’ giusto cercarne la colpa?

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200803articoli/31004girata.asp


CONCORSI SANITARI TRUCCATI

NOMINE SANITARIE TRUCCATE

GENOVA - 7 gen. 2008 -  La Procura di Genova ha aperto un’inchiesta sui concorsi “sospetti” per i posti da dirigente medico e amministrativo della Asl di San Martino e dell’ospedale San Paolo di Savona che negli ultimi anni sarebbero stati assegnati a raccomandati per vie politiche o massoniche. Il fascicolo è stato assegnato al pm Francesco Pinto, che ha già ordinato di acquisire gli atti relativi ai concorsi.

L’inchiesta dovrà fare luce sulle presunte sponsorizzazioni politiche che avrebbero premiato medici vicini al centrosinistra o con la tessera di partito.

La denuncia era stata fatta pubblicamente il 14 dicembre da Edoardo Berti Riboli, presidente della Società ligure di chirurgia, nell’Aula Magna di Clinica chirurgica, e ad innescare la polemica in Regione ci aveva pensato Franco Orsi, presidente del consiglio regionale ed esponente di Forza Italia. Anche i giornali avevano avviato inchieste costellate da capitoli di presunta malasanità.

I rappresentanti del centrodestra avevano chiamato in causa il presidente della Regione Claudio Burlando, l’assessore regionale Claudio Montaldo e il neo direttore dell’Agenzia regionale per la sanità, Franco Bonanni. In particolare, è stata investita di critiche la gestione della Asl 2 da parte di Bonanni che in due anni, secondo il centrodestra, avrebbe nominato diversi primari del San Paolo non solo sulla valutazione delle loro capacità professionali, ma anche perché a vario titolo impegnati politicamente nel centrosinistra. Le critiche non avevano risparmiato neppure il presidente della Provincia di Savona, Marco Bertolotto, accusato da Berti Riboli di essere diventato primario al Santa Corona dopo stato eletto a Palazzo Nervi, mantenendo entrambi gli incarichi.

Franco Orsi ha più specificatamente indicato quei medici, poi beneficiari delle promozioni, inclusi su uno dei discussi manifesti elettorali di Burlando. Un manifesto ben visibile (con scritto “Medici per Burlando”) apparso fra l’altro durante le scorse elezioni regionali in via Paleocapa a Savona. Vi compaiono: Franco Bonanni, prima nominato direttore generale della Asl 2, poi dell’Agenzia della Sanità; Rodolfo Tassara, diventato capo dipartimento di Medicina a indirizzo Emato-Oncologico all’ospedale di Savona; il sindaco di Albissola, Lionello Parodi, elevato a primario di Medicina Interna per le cure intermedie; Vincenzo Ingravaglieri, promosso primario di una day surgery al “San Paolo” di Savona; Massimo Marabotto, diventato vice primario, cioè capo di una struttura semplice di Chirurgia Vascolare sempre al San Paolo; Egidio Di Pede, nominato vice primario al San Paolo, di una struttura semplice dipartimentale, in Medicina Interna.

L’assessore alla salute, Claudio Montaldo, in consiglio aveva abbozzato una difesa: “È del tutto casuale l’orientamento politico dei primari. In questo Paese per fortuna si possono ricoprire incarichi importanti anche avendo un orientamento politico manifesto. Userò tutti gli strumenti perché si possa dare la massima trasparenza possibile”. A verificare se vi sia stata o meno una gestione politica irregolare della sanità regionale ora ci penserà la magistratura.

http://www.ivg.it/2008/01/07/sanita-la-procura-di-genova-apre-uninchiesta/


MALASANITA'

OPERATA AL FEMORE INVECE CHE AL GINOCCHIO

Genova - 8 gennaio 2008 - Era stata ricoverata per essere sottoposta ad un intervento al ginocchio destro. Quando si è risvegliata dopo l’operazione si è invece accorta di essere stata operata sì, però al femore. È successo a una donna di 76 anni, abitante a Ne, nel levante genovese. F.C., queste le iniziali della paziente, per questo “disguido” ha citato in giudizio l’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. La prima udienza del processo, in cui l’anziana sarà assistita da Luca Diana di Chiavari e Carlo Verda di Albenga, si terrà di fronte al Tribunale civile ingauno nel prossimo mese di marzo. Tutta la vicenda si è dipanata a partire dal settembre del 2006.

La donna era affetta da una grave patologia al ginocchio e doveva farsi ricostruire urgentemente una cartilagine. Dal Tigullio è stata indirizzata nell’ospedale specializzato di Pietra Ligure, dove è stata sottoposta a intervento chirurgico. Quando si è svegliata dopo l’operazione, però, la paziente ha scoperto che anziché essere operata al ginocchio l’intervento chirurgico aveva riguardato l’anca: i dottori le avevano sostituito la testa del femore anziché intervenire sull’articolazione del ginocchio.

A quel punto è stata ovviamente decisa una nuova operazione e i medici del nosocomio di Pietra Ligure hanno eseguito un secondo intervento, quello di cui la donna aveva in effetti bisogno per rinforzare il ginocchio. Ma, naturalmente, una volta dimessa dal Santa Corona la signora si è rivolta a un legale per chiedere un risarcimento. La cifra del rimborso, però, non è ancora stata quantificata dai suoi legali.

«La mia assistita ha subito due interventi ravvicinati e ha dovuto sopportare due anestesie totali che, anche in relazione all’età, hanno prodotto gravi conseguenze sul suo stato fisico e psichico» spiega l’avvocato Luca Diana, argomentando le motivazioni su cui si fonda la richiesta di risarcimento. Secondo una perizia medico legale - eseguita dal medico chiavarese Armando Mannucci - la donna avrebbe riportato come conseguenza del doppio intervento un’invalidità del quaranta per cento. Ora toccherà a giudici ingauni giudicare il caso.

Sempre che, prima del giorno in cui è fissato il dibattimento davanti ai giudici, il Santa Corona non decida di trovare una transazione extra giudiziale con l’anziana di Ne, proprio come ha fatto l’Asl4 chiavarese nei giorni scorsi. Il caso era quello di un bambino, anch’egli reso invalido al quaranta per cento per le conseguenze di una manovra errata durante il parto, avvenuto nel 2001.

Proprio alla vigilia della sentenza da parte del Tribunale civile di Chiavari, l’Azienda sanitaria ha deciso di chiudere il contenzioso e risarcire il danno al bambino e alla sua famiglia con un’offerta di cinquecentomila euro. Il piccolo, infatti, era rimasto gravemente offeso al braccio destro e per questo motivo ha dovuto subire due interventi e continua a sottoporsi alla fisioterapia.

http://www.ilsecoloxix.it/levante/view.php?DIR=/levante/documenti/2008/01/07/&CODE=bcff0d74-bd44-11dc-93b9-0003badbebe4

Genova – 3 MAGGIO 2005 -  arrestato un primario Valbonesi dirige da 20 anni il Centro trasfusionale del San Martino. Altri 5 in manette

Assieme al sangue scorrevano le tangenti, dal 1999.

E il sistema si è «infettato». Fino a che la circolazione (delle tangenti) si è bloccata.

Con l’intervento dei carabinieri, al termine di un’operazione battezzata, guarda caso, «Dirty blood», sangue sporco: sei gli arresti eccellenti, dato che nell’inchiesta sono coinvolti un illustre primario di uno dei più grandi ospedali italiani, il san Martino di Genova (1.700 posti letto, 5 mila dipendenti, 35 padiglioni su un’area di 400 mila metri quadrati) e diverse società biomediche multinazionali, quali Haemonetics, Chiron, Fresenius.

Il primario è Mauro Valbonesi, 65 anni, milanese, responsabile dal primo maggio 1985 del Centro Trasfusionale del San Martino: è accusato di «corruzione e di turbativa di pubblici incanti». Assieme a lui sono finiti in carcere (a Roma) Giuseppe Trudu, e (ad Anzio) Fabio De Rubeis, rispettivamente direttore generale e amministratore delegato della Haemonetics.

Gli arresti domiciliari, invece, sono stati concessi a Donatella Benucci, rappresentante della Chiron Italia, Paolo Dell’Era, della Dideco, e Gerardo Bassoli, della Fresenius. Per l’amministratore delegato di una società tedesca, la B. Braun Carex spa, Folkerts Gerdes, c’è il divieto di permanenza in Italia.

Per usare le parole del maggiore dei carabinieri, Nicola Mangialavori, che ha effettuato le indagini, dirette dai magistrati Francesco Pinto e Mario Romeo Morisani, il «protagonista eccellente dell’inchiesta è il professor Mauro Valbonesi» nel cui comportamento, quale Commissario Tecnico, (addetto agli acquisti) «sarebbe stata riscontrata una particolare e benevola attribuzione di punteggi qualitativi assegnati ad esclusivo favore di determinate aziende. Si tratta di una breccia aperta nell’intricato mondo degli appalti e delle forniture sanitarie».

In parole povere: per la fornitura di reagenti per l’Hiv e Hcv o di macchine necessarie alla lavorazione del sangue o di separatori cellulari, il primario avrebbe concordato le caratteristiche tecniche del capitolato d’appalto ora con la Benucci ora con il Dell’Era ora con il Bassoli o con la Braun Carex.

I responsabili della Haemonetics, invece, il professore li avrebbe incontrati in un ristorante del Levante genovese, dove i tre - secondo il tenente Salvatore Lutzu - «parlavano della fornitura di kits destinati alla raccolta di cellule staminali, con la massima disinvoltura. Anche perché ignoravano di essere ascoltati dalle microspie piazzate sul tavolo dal nostro giovane maresciallo Alessandro Cognata, che si era avvicinato spacciandosi per zingaro venditore di rose!».

A incastrare il primario sarebbe stato proprio il ritrovamento nella sede svizzera della Haemonetics di riscontri di pagamenti versati alla banca Ubs di Lugano per fittizie consulenze scientifiche (18-20 mila euro annui). Nella sede italiana sono invece state trovate 23 email in inglese sotto la voce «Valbonesi contract». Una, a firma di Fabio De Rubeis, è indirizzata a un suo dirigente: «Questa per chiederti il rinnovo di contratto di consulenza al dott. Valbonesi.

Siamo vicini a vendere nel suo centro mezzo miliardo per anno e stiamo negoziando altri 50 milioni di attrezzature. E’ strategico questo contatto». In un’intercettazione, Valbonesi afferma: «Ho un conticino in Svizzera, modesto... Tutti noi abbiamo fatto qualche consulenza che non era proprio perfetta... ». Queste frasi Valbonesi le scambiò con una collega, commentando la notizia del suicidio di Francesco Mercuriali, ex primario del Niguarda di Milano arrestato il 29 settembre scorso e uccisosi il 4 ottobre.

Già allora era stato fatto il nome di Mauro Valbonesi che finì subito sotto inchiesta a Genova. Ieri mattina all’alba ha aperto la porta ai carabinieri; ha solo fatto notare che si tratta di un equivoco e che tutto sarà chiarito molto presto. In tal caso l’ex primario farà bene a chiarire anche un episodio minore, ma sgradevole. Verso Natale, Valbonesi si compra una vettura. Chiama Gerardo Bassoli, direttore commerciale della Fresenius Italia. Gli dice «il regalino di Natale mi è già arrivato... primo e benvenuto... speriamo in una lunga serie... La macchina ha un interno di pelle di negro, perché è nera... Se fosse stata quella pelle crema, era di bianco, o di cinesino, ma questa qui è proprio di negro negro».

Il Gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, Elena Daloiso, fa notare che non si è potuto accertare se si tratti di «remunerazione irregolare». Ma al di là del buon gusto, la coincidenza è sospetta: la Fresenius si era appena aggiudicata un appalto. l’Inchiesta Bis Costantino Muscau La scheda GLI ARRESTI Mauro Valbonesi, primario di Immunoematologia del San Martino di Genova, è stato arrestato ieri per corruzione e turbativa d’asta. In manette anche Fabio De Rubeis (amministratore) e Giuseppe Trudu (direttore) della Haemonetics Italia L’INCHIESTA Valbonesi avrebbe «aiutato» alcune società farmaceutiche ad aggiudicarsi le gare d’appalto per la fornitura di materiale sanitario e di apparecchiature per il trattamento del sangue.

http://www.asl.bergamo.it/portale/rassegnastampa.nsf/10d259a1ad3d23fac1256b1b003b4ba2/0f260460c6e1c01ac1256ff600240db2?OpenDocument


INSABBIAMENTI

IL CAPO DELLA MOBILE DI GENOVA CLAUDIO SANFILIPPO E' STATO TRASFERITO A PARMA

GENOVA - 9 NOV. 2007 - Il trasferimento sarà operativo ufficialmente dal 19 novembre, ma la notizia è trapelata già oggi. Il capo della Squadra Mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, lascerà il capoluogo ligure, destinato a Parma, dove sarà vicequestore vicario. Ancora non si sa chi prenderà il suo posto. Nell'estate scorsa fu protagonista di una polemica con il Pm Zucca della Procura di Genova, dopo l'omicidio di Maria Antonietta Multari. La ragazza, infatti, era stata uccisa a Sanremo da Luca Delfino, di cui Sanfilippo aveva chiesto l'arresto per l'omicidio di Luciana Biggi, ma per il Pm non c'erano le prove necessarie.

http://www.ligurianotizie.it/news.php?news_id=29586


POLIZIOTTOPOLI

GENOVA, LE IENE IN QUESTURA

GENOVA 29/10/2007 ore 18:31 – LE IENE 8 NOVEMBRE 2007

Tratti percorsi contromano e svolte non consentite. Sono le immagini che ritraggono le manovre di alcune volanti della questura di Genova presentate oggi in questura da una troupe delle Iene, la trasmissione televisiva di Italia 1. I filmati sono stati girati in giorni diversi, sollecitati dalle segnalazioni di alcuni cittadini. La troupe delle Iene ha incontrato la funzionaria Emanuela Sozzi, sottolineando le violazioni, che ha garantito che la situazione verrà analizzata.

http://www.primocanale.it/news.php?id=23285

GENOVA - 13 GIUGNO 2007 - "Sembrava una macelleria messicana": è con queste parole che Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 del 2001 a Genova vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, descrive quello che vide al momento dell'irruzione nella scuola Diaz. Una descrizione ben diversa da quella che Fournier, uno dei 28 poliziotti imputati per la vicenda, fornì inizialmente. "Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza", ha confessato oggi in aula a Genova, rispondendo alle domande del pm Francesco Cardona Albini.

Nelle dichiarazioni rese inizialmente da Fournier ai pubblici ministeri Zucca e Cardona Albini, il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto.

"Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana".

"Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: 'basta basta' e cacciai via i poliziotti che picchiavano", ha raccontato ancora Fournier.

Sollecitato dalle domande del Pm Cardona Albini, ha aggiunto: "Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze".

Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sé una cassetta di pronto soccorso. "Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo".

Fournier però ha anche cercato di ridimensionare in parte le responsabilità dei poliziotti: "Sicuramente nella scuola c'erano persone che hanno fatto resistenza, issato barricate, per cui non mi sento di dare la patente di santità a tutti gli occupanti dell'istituto". "Non posso escludere in modo assoluto che qualche agente del mio reparto abbia picchiato", ha detto ancora.

In merito poi all'episodio del vice questore Troiani, il poliziotto che avrebbe portato le due bottiglie molotov nella scuola, come prova a carico dei 93 no global, poi arrestati, Fournier ha raccontato di aver visto il collega vicino alla camionetta con addosso il casco del Reparto Mobile di Roma. "Casco e cinturone del nostro reparto - ha spiegato - erano stati distribuiti in occasione del G8 anche ad altri reparti mobili".

http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/cronaca/g8-genova/g8-genova/g8-genova.html

GENOVA - 13 GIUGNO 2007 - Sugli incidenti accaduti a Genova in occasione del G8 è arrivata un'ammissione importante: «Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza». È questa la testimonianza resa da Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 a Genova vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e oggi uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. In aula, Fournier ha fornito infatti una nuova versione su quello che aveva visto nella scuola al momento della sua irruzione: non manifestanti già feriti a terra, ma veri e propri pestaggi ancora in atto.

«I POLIZIOTTI HANNO INFIERITO» - «Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto Fournier - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana». Nelle dichiarazioni invece rese precedentemente dal poliziotto ai pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto. «Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: "basta basta" e cacciai via i poliziotti che picchiavano».

«HO DETTO DI CHIAMARE LE AMBULANZE» - Fournier, sollecitato dalle domande del Pm Francesco Cardona Albini ha aggiunto: «Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze». Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sé una cassetta di pronto soccorso. «Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo».

«HA SBAGLIATO A TACERE» - «Il dottor Michelangelo Forrnier - scrive in un comunicato il Comitato Verità e Giustizia per Genova - ha sbagliato a tacere per sei anni su quello che ha visto dentro la scuola Diaz. Proprio lo "spirito di appartenenza" avrebbe dovuto spingerlo a raccontare tutto e subito. Solo così avrebbe servito nel migliore dei modi, con lealtà e responsabilità, lo stato di cui è funzionario. Ad ogni modo, sia pure in ritardo, ha raccontato ciò che ha visto, confermando le testimonianze di decine di persone. Il dottor Fournier ha parlato di "macelleria messicana". L'attuale ministro degli Esteri, nel 2001, parlò di "notte cilena". Si ricorre all'esotismo, ma siamo di fronte a una "perquisizione all'italiana" che ha macchiato la credibilità della polizia e dello stato. A questo punto chiediamo: il capo della polizia non ha niente da dire? Il ministro degli Interni farà finta di nulla anche stavolta? Il parlamento continuerà a tenere in un cassetto la legge sulla commissione d'inchiesta?

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA - «La testimonianza resa da Michelangelo Fournier è l'ennesima conferma della necessità di istituire quella commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova, prevista nel programma di governo dell'Unione e che il centrodestra, nella precedente legislatura, ha sempre negato». Lo afferma il vice presidente della Camera e parlamentare della Sd, Carlo Leoni, commentando la deposizione di oggi presso il tribunale penale di Genova.

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/06_Giugno/13/g8_genova_questore.shtml

ALTRI INVESTIGATORI FINISCONO NEL MIRINO.

GENOVA - 9 FEB. 2007 - «HAI MANGIATO il panino?». È questa una delle telefonate che, insieme al corposo dossier di intercettazioni raccolto per mesi dalla Guardia di finanza, ha messo nei guai un altro poliziotto della Narcotici, indagato per spaccio, che potrebbe essere ascoltato nelle prossime ore al palazzo di giustizia genovese.

E le indiscrezioni circolate nelle ultime ore in procura - l'inchiesta è condotta dal sostituto procuratore Vittorio Ranieri Miniati - fanno capire che il numero degli investigatori accusati di aver ceduto stupefacenti potrebbe salire ancora di un'unità. «Hai mangiato il panino?»è insomma una frase in codice come le centinaia che i militari delle Fiamme Gialle hanno ascoltato per settimane prima di procedere al fermo di Gianni Sivolella e Andrea Percudani.

In particolare, c'è un passaggio dei colloqui fra i due nel corso dei quali uno dice «Lo sappiamo che se parla Mario (Iudica, il pregiudicato cui hanno ceduto lo stupefacente) siamo dentro». E poi resta da capire, precisamente, da dove proveniva la cocaina venduta dagli ispettori. Si tratta infatti di un prodotto "particolare", estremamente puro, alla cui analisi è stato destinato un perito nominato dal pm Miniati. È probabile che la fornitura arrivasse dalla Spagna, ma su questo fronte verranno condotti nuovi accertamenti nei prossimi giorni.

http://www.ilsecoloxix.it/images/0spaziovuoto.gif

http://www.adunanza.net/forum/archive/index.php/t-42938.html 

Italia. Genova. Arrestati due poliziotti, vendevano cocaina

GENOVA 4 FEB. 2007 - Due ispettori di polizia, in servizio presso la squadra narcotici della Squadra Mobile di Genova, sono stati fermati dalla Guardia di finanza con l'accusa di spaccio di droga e peculato.

La prima accusa riguarda la cessione di un chilo di cocaina, del valore di circa 70000 euro, ad un pregiudicato genovese. Il peculato deriva dall'ipotesi che i due si siano appropriati di tre pc portatili sequestrati ad un cittadino romeno durante una operazione di polizia.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, i due ispettori, dei quali non sono state rese note le generalità, avrebbero concordato con il pregiudicato la cessione a rate della partita di cocaina: la prima parte della somma, 5000 euro, doveva essere consegnata nei pressi del centro commerciale della Fiumara.

Nei giorni precedenti, però, i militari della Finanza avrebbero intercettato il pregiudicato, già sospettato da tempo di essere nel giro del traffico di stupefacenti, e lo avrebbero interrogato, scoprendo così i contatti con gli ispettori di polizia.

All'appuntamento fissato si sono così presentati i finanzieri che hanno bloccato uno dei due ispettori. L'altro è stato raggiunto nel suo ufficio nella questura di Genova. Ora i due si trovano rinchiusi uno nel carcere di Pontedecimo e l'altro in quello d Chiavari. Saranno interrogati nelle prossime ore dal Gip Lucia Vignale per la convalida del fermo.

L'accusa di peculato riguarda l'appropriazione di tre pc portatili. Nel corso di una operazione, i due ispettori avrebbero sequestrato ad un cittadino romeno tre pc, ma nel verbale di sequestro avrebbero parlato di 16 macchinari sequestrati. Durante le perquisizioni negli alloggi e negli uffici dei due poliziotti sono stati trovati 2 dei tre pc: uno in casa di un ispettore, l'altro nell'ufficio del secondo.

da: http://www.droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=15992


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