I CROTONESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!


AMMINISTRATOPOLI

Condanna per corruzione ex Presidente Provincia Talarico

CROTONE – 12 OTT. 2006 - Condannato l’ex presidente della Provincia di Crotone, Carmine Talarico, a tre anni e otto mesi di reclusione, per corruzione e truffa. Con questa sentenza il Tribunale penale di Crotone ( presidente Maria Luisa Mingrone, a latere Gloria Gori e Maria Rosaria Di Girolamo) ha concluso il processo a carico dell’ex presidente Talarico, 54 anni, e dell’imprenditore ed editore della tv locale Rti Donato De Pietro, 53 anni.

Ai due la pena è stata condonata nella misura di tre anni, per effetto del recente indulto. Il Tribunale, inoltre, ha assolto Talarico, difeso dall’avv. Franco Laratta, dai reati di peculato, di falsità ideologica, ed ha dichiarato di non doversi procedere per abuso di ufficio perché lo stesso reato è estinto per prescrizione.

Il 16 novembre dell’anno scorso il pm Pier Paolo Bruni aveva chiesto per gli imputati sei condanne per complessivi 14 anni e 8 mesi di reclusione. In particolare, il pm Bruni aveva chiesto la condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione  ciascuno per Carmine Talarico e Donato De Pietro, a 2 anni per l’ex dirigente scolastico dell’Ipsia Aldo Santopietro, difeso dall’avv.Francesco Gallo, e per l’architetto Gaetano Cerminara, difeso dall’avv. Diodato Scalfaro, a 1 anno e 6 mesi per Paolo Polimeni, collaboratore dell’imprenditore De Pietro, a 2 mesi di reclusione per l’architetto Antonio Leone dirigente della Provincia.

Le accuse ipotizzavano una presunta vicenda di tangenti che, secondo il pubblico ministero, l’imprenditore Donato De Pietro, tra l’ottobre 1997 ed il febbraio 1999, avrebbe versato a Carmine Talarico, all’epoca presidente della Provincia, per favorire l’acquisto, da parte dell’ente, di un immobile di proprietà della Drug srl (riconducibile a De Pietro) da adibire a sede di una scuola superiore.

Nel corso del processo sono stati contestati a Talarico i reati di corruzione, truffa, falso ideologico e peculato, in quanto, secondo l’accusa, il Talarico avrebbe ricevuto da De Pietro circa 100 milioni delle vecchie lire, per mezzo di contanti, assegni e libretti al portatore, finalizzati all’acquisto, da parte della Provincia, di uno stabile da adibire a sede distaccata dell’Ipsia, edificio che non sarebbe stato idoneo per una scuola. 

L’imprenditore Donato De Pietro, difeso dagli avvocati Carlo Federico Grosso e Francesco Verri, è stato assolto dal reato di falsità ideologica, per non aver commesso il fatto, mentre sono state applicate le pene accessorie per Talarico e De Pietro di interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e di incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per due anni. 

Il Tribunale ha assolto da ogni accusa Paolo Polimeni, 43 anni, difeso dagli avvocati Vincenzo Cardone e Michele Ambrosio, mentre l’architetto Gaetano Cerminara, 49 anni, assolto dalle accuse di truffa e falso, è stato dichiarato colpevole di falsità ideologica ed è stato condannato ad un anno di reclusione, pena condonata. 

L’ex dirigente scolastico Aldo Santopietro è stato assolto dalle accuse di corruzione e falso e dal reato di truffa, ma è stato dichiarato colpevole per falso in atto pubblico e per questo è stato condannato ad otto mesi, pena condonata.

Il dirigente della Provincia Antonio Leone, difeso dagli avvocati Maria Grazia Scola e Attilio Scola, è stato invece condannato per falso e truffa a due anni e sei mesi di reclusione, pena interamente condonata, ed ha ricevuto la pena accessoria dell’incapacità di contrattare per un anno con la pubblica amministrazione.

Il Tribunale, infine, ha condannato Talarico, De Pietro e Leone al risarcimento dei danni in favore della parte civile, da liquidarsi in separato giudizio, ed al risarcimento delle spese sostenute dalla parte civile, rappresentata dall’avv. Leo Sulla.

Gli avvocati Laratta, Grosso e Verri, in una dichiarazione congiunta, hanno subito annunciato che non appena il Tribunale avrà depositato le motivazioni della sentenza, si metteranno al lavoro per presentare ricorso alla Corte d’Appello.

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