
I CAMPOBASSANI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
SINDACATOPOLI
SCANDALO ALLA CISL DI ABRUZZO E MOLISE. AUTO DI LUSSO CON I SOLDI DELLA FORMAZIONE
CAMPOBASSO – 29 giugno 2008 - Venti milioni di euro di fondi pubblici spariti nel nulla. Forse anche di più. Sottratti da un ente di formazione professionale, che avrebbe dovuto aiutare i giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro, e che invece ha sperperato fondi. Ora, lo Ial-Cisl Abruzzo e Molise, è in liquidazione, travolto da un'inchiesta giudiziaria per una montagna di euro della Ue, finita prima nelle casse dell'ente del sindacato e poi scomparsa.
Gli stessi vertici nazionali della Cisl ammettono che quegli ammanchi di bilancio "non trovano giustificazioni" e presentano "gravi responsabilità", come conferma l'amministratore delegato dello Ial nazionale, Graziano Treré. Quando le Fiamme Gialle di Pescara, pochi mesi fa, hanno sequestrato i documenti contabili, hanno scoperto che i soldi della formazione professionale erano stati utilizzati per acquistare auto di lusso (Mercedes), finanziare campagne elettorali, comperare beni per uso personale (come mobili per arredare la casa di alcuni dirigenti).
E tra le carte è spuntato anche un finanziamento al Palermo Calcio (periodo 2000-2002), quando alla presidenza c'era l'ex segretario nazionale della Cisl, Sergio D'Antoni. Una circostanza, quest'ultima, che gli inquirenti comunque stanno ancora verificando.
Spulciando poi negli istituti di credito, sono stati individuati anche tre conti correnti. Uno ufficiale, in cui confluivano i finanziamenti, e altri utilizzati per far uscire somme sotto varie forme.
Il crac ha avuto inizio con la protesta dei docenti e dipendenti, senza stipendio da mesi. Poi, i vertici nazionali hanno proceduto al commissariamento, avviato un'indagine interna e presentato un esposto alla procura in via cautelativa. Ma l'inchiesta giudiziaria era già partita in base alle denunce di corsisti e docenti. Ora, con la chiusura definitiva e la dichiarazione dello stato di insolvenza, sono scattati anche 50 licenziamenti. Non solo: oltre mille e seicento giovani attendono compensi e rimborsi. E chissà quanto ancora dovranno aspettare.
Lo Ial-Cisl, in Italia, conta 194 centri di formazione, con 3.500 dipendenti in 19 strutture regionali e un fatturato consolidato di circa 400 milioni di euro, proveniente in gran parte da fondi pubblici, compresi quelli europei. "In linea con i propri fini statutari" si legge in una nota del sindacato "lo Ial progetta e coordina percorsi integrati di orientamento, formazione ed assistenza all'inserimento lavorativo e nella creazione d'impresa, finalizzati a favorire l'accesso al mondo del lavoro dei giovani e delle categorie svantaggiate".
Invece, in questa vicenda, i lavoratori denunciano di essere stati truffati. "La non corretta tenuta contabile non consente una ricostruzione fedele di quanto avvenuto. Del resto, su questo si concentra l'indagine della magistratura" spiega Pietro Evangelista, commissario liquidatore. L'inchiesta coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, e portata avanti dal pm Antonio Papalia, prosegue con interrogatori e avvisi di garanzia. Sotto esame gli anni tra il 2000 e il 2006. Ora si punta a chiarire quanti soldi per la formazione professionale potrebbero essere finiti ai partiti.
Dalle deposizioni sarebbe emerso lo "strapotere" di cui godevano gli amministratori. "Un dominio su cui nessuno ha controllato" ammette un ex componente dello Ial. E con l'incedere dell'inchiesta, il conto in rosso sale: da poco è emerso un altro ammanco. Solo i contributi non versati all'Inps e le tasse evase ammontano a oltre 10 milioni di euro.
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/inchiesta-cisl/inchiesta-cisl/inchiesta-cisl.html
TASSOPOLI: CARTELLE PAZZE IN MOLISE
Caos nelle verifiche del bollo. «Vogliono che paghiamo doppio»
Anche quest'anno migliaia di 'cartelle pazze' sono arrivate ai molisani chiamati a dimostrare di aver pagato la tassa negli ultimi cinque anni. Tanti gli errori, tra questi il caso di un profesisonista termolese al quale hanno chiesto di pagare per l'auto in affitto e risborsare per il bollo già pagato in Emilia Romagna. di Daniela Fiorilli
CAMPOBASSO 10 GEN. 2008 - Siamo alle solite. Anche quest’anno, puntuale come il Capodanno, è arrivato l’accertamento sul pagamento del bollo, e anche questa volta è il solito sparare alla cieca nel mucchio. Una pioggia di 'cartelle pazze' si è abbattuta su migliaia di cittadini che nelle ultime settimane hanno assediato l'esattoria comunale di Termoli. Ormai ,come fosse una tradizione, gli errori si ripetono e c’è anche per il 2008 l’incredibile storia dell’automobilista perseguitato dalle direttive dell’ufficio regionale alla programmazione.
E’ quella del signor Mario, professionista termolese, proprietario di una sola auto che ha in dotazione il figlio e - in veste di dirigente di una società finanziaria che fa capo a Bologna - locatario di altre cinque vetture. A lui sono arrivati due inverosimili richieste di pagamento. La prima riguarda una delle auto che ha in affitto: «Ho una società finanziaria che ha la sua sede principale in Emilia Romagna, le auto della nostra impresa sono state prese in affitto dalla ‘Europe Car’ dalla sede centrale della società e sono coperte da un full leasing. Ora il bollo è una tassa di proprietà, come tutti sanno, eppure a me hanno chiesto di sborsare 140 euro».
Lei però è il locatario dell’auto e quindi il suo nome non dovrebbe neanche risultare negli archivi della Regione alla voce proprietari di auto?
«Appunto, non ho idea di che tipo di indagine abbiano fatto per risalire a me».
Ma il bollo dell’auto che ha in affidamento è stato pagato?
«Certo, ma in Emilia Romagna perché è lì che l’auto è stata presa in affitto dalla società»
E lo ha spiegato ai dipendenti dell’esattoria comunale?
«Certo, ma il problema è che ogni volta che ti presenti allo sportello per spiegare le tue ragioni ti si rivolgono come a una sorta di delinquente, partendo dal presupposto che non hai pagato e quindi che sei un evasore che prova a farla franca».
Ma a lei è successo di peggio che dover dare solo qualche spiegazione per il bollo dell’auto della società?
«Sì, è successo anche per l’auto che ho intestata a me, ma che utilizza mio figlio. Mi hanno chiesto di sborsare soldi che non devo».
Anche in questo caso le hanno chiesto di pagare due volte?
«Praticamente sì. Mio figlio studia a Bologna e dunque è andato lì in una tabaccheria a pagare il bollo, immaginando che, riconosciuto che l’intestatario dell’auto è molisano, i soldi sarebbero arrivati nella sua regione».
E invece?
«Pur avendo portato il bollo pagato e quindi avendo dimostrato di essere in regola, mi hanno chiesto di ripagare di nuovo e poi presentare una domanda per il rimborso della doppia spesa».
Ci spieghi meglio: pur avendole dato ragione le hanno chiesto altri 140 euro?
«E’ così. Ho provato a spiegare che magari potevano sbrigarsela tramite ufficio, ma loro non ne hanno voluto sapere. Devo ripagare».
Nei due anni trascorsi si erano già registrate richieste di pagamento per auto vendute, rottamate e finanche radiate dal registro della Motorizzazione, ma nonostante le promesse in base alle quali opportuni controlli sarebbero stati eseguiti per verificare la legittimità delle richieste di pagamento, la situazione appare sempre la stessa. E così la rabbia delle migliaia di molisani chiamati a dimostrare il pagamento dei bolli pregressi, cioè di quelli degli ultimi cinque anni, cresce. Furibondi sono soprattutto quelli che dopo i primi tre anni hanno gettato i cedolini che oggi gli avrebbero potuto permettere di dimostrare la loro regolarità, convinti che gli accertamenti non sarebbero potuti risalire a tanti anni fa.
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=3774
NOTAIOPOLI IN MOLISE
TERMOLI (CB) 18 GEN 2008 - Hanno ritardato le esecuzioni immobiliari inadempiute per un ventennio dal Tribunale costiero e sono finiti in un'indagine della Procura della Repubblica di Larino prima e, ieri l'altro, davanti al giudice per le indagini preliminari Roberto Veneziano del foro frentano. Protagonisti della vicenda, ancora tutta da chiarire, i notai di Termoli. E' toccato anche all'attuale Sindaco, Vincenzo Greco, notaio della città, finire insieme ai suoi colleghi, davanti al gip frentano che, a conclusione dell'udienza preliminare svoltasi a Larino, ha deciso per il rinvio a giudizio di tutti e cinque i professionisti.
Sul loro "capo" è piombata l'accusa di ritardo in atti di ufficio. Dunque anche per il primo cittadino termolese che negli ultimi mesi ha dato il via come amministratore ad una serie di azioni legali amministrative e non solo, è toccato fare i conti con la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Larino. Lui però, ieri l'altro, non era presente al primo piano del Palazzo di Giustizia frentano mentre alcuni suoi colleghi hanno preferito non mancare all'appuntamento con il giudice Roberto Veneziano.
Durante l’attesa i presenti, assistiti da vari penalisti di Termoli, erano piuttosto fiduciosi di poter chiarire subito l'accaduto ed invece, contrariamente a qualche aspettativa, il gip ha ritenuto di rinviarli a giudizio.
Dunque, i cinque dovranno affrontare il procedimento giudiziario il cui avvio è previsto per il prossimo 28 maggio. Alcuni dei penalisti di fiducia dei notai locali sottolineano l’incongruenza della questione. Ovvero il ritardo ventennale del tribunale negli adempimenti legati alle esecuzioni immobiliari finite per questo motivo tra gli atti notarili per poi chiedere il giudizio a carico dei professionisti a causa di ritardi che, seppur provati a livello documentale, provenivano già da situazioni di grande caos e disagio.
http://www.mytermoli.com/dblog/articolo.asp?articolo=6394
INCARICHI A SOCIETA' DOVE LAVORA FIGLIO: INDAGATO IORIO
(AGI) - Campobasso, 18 gen. 2008 - Il presidente della Regione Molise, Michele Iorio, è indagato dalla procura della Repubblica di Campobasso per concussione e abuso d'ufficio. La vicenda giudiziaria si riferisce alle consulenze date dalla Giunta regionale alla società Bain & Company Italy per l'Autostrada del Molise e il Piano sanitario regionale. Alle dipendenze della società ci sarebbe anche il figlio del presidente della Regione, assunto prima con un contratto a tempo determinato e poi in maniera stabile.
Il legale di Iorio, Arturo Messere, conferma la conclusione delle indagini, avvenuta poco prima di Natale, ma riferisce che non vi sono ancora state richieste di rinvio a giudizio. (AGI)
http://www.agi.it/campobasso/notizie/200801180952-cro-r012040-art.html
MALAGIUSTIZIA IN MOLISE
Nuova giornata di follia in Tribunale. Arrestato De Rosa
Il responsabile dell’ufficio notifiche si rifiuta per il secondo giorno di recapitare le 316 cartelle esattoriali del Comune. Il presidente del Tribunale gli ordina: “Il lavoro va fatto immediatamente”. Lui si oppone e alla fine viene mandato agli arresti domiciliari. Il bilancio del Comune è a rischio, l’opposizione attacca: “gravi colpe dell’Amministrazione”.
Termoli. 20 DIC. 2007 - La bagarre di mercoledì nel tribunale di Termoli, giovedì diventa una babilonia. Per il secondo giorno consecutivo Giovanni De Rosa, responsabile dell’ufficio notifiche nella sede giudiziaria di via De Gasperi, si rifiuta di eseguire le 316 ingiunzioni di pagamento per conto del Comune, relative a tributi evasi (Ici e Tarsu) negli anni tra il 2002 e il 2007 per un ammontare complessivo di oltre tre milioni di euro. Per il secondo giorno consecutivo intervengono i carabinieri della Compagnia adriatica, coordinati dal capitano Fabio Muscatelli. Ma questa volta succede un fatto ben più grave: De Rosa, secondo quanto riferito dagli inquirenti, si ostina nel suo inamovibile diniego contro il parere del presidente del Tribunale frentano.
E la denuncia per ‘omissione d’atti d’ufficio’ a suo carico sfocia in arresto. Nel pomeriggio il dipendente pubblico viene infatti mandato agli arresti domiciliari con l’accusa di ‘interruzione di pubblico servizio’.
Sono le tre del pomeriggio, e la giornata ha ormai raggiunto picchi di esasperazione e caos che stridono fortemente con il recital su San Francesco messo in scena dai bambini della scuola elementare di via Stati Uniti in Sala Consiliare. Proprio mentre i piccoli scolari eseguono perfettamente i canti di gioia sotto l’abile regia della maestra, nella caserma dell’Arma di via Martiri della Resistenza il responsabile dell’ufficio notifiche sostiene che gli ufficiali giudiziari di Termoli quelle 316 ingiunzioni non le possono notificare.
Manca il personale, metà degli impiegati sono in malattia, siamo sotto Natale e si accumulano le raccomandate timbrate e le esecuzioni.
Dall’altra parte il Comune di Termoli elenca le sue ragioni: le notifiche devono essere necessariamente inoltrate entro il 31 dicembre, perchè quella somma, frutto di tributi evasi negli anni pregressi, è indispensabile per chiudere il bilancio in pareggio. «Il Municipio non dispone di personale con funzioni di ufficiali giudiziari, e quindi non ci sono alternative.». Nella grande confusione che si crea, la mediazione tentata dal coordinatore dei Vigili Urbani Rocco Giacintucci e la disponibilità a coadiuvare il recapito delle cartelle affoga nei ripetuti «no» della controparte. A quel punto, come prevede la prassi, ci si rivolge al presidente del Tribunale di Larino, l’organismo di riferimento. Il quale fa sapere, e in forma scritta, che «gli ufficiali giudiziari sono obbligati a notificare le ingiunzioni». L’urgenza è motivata con il grave danno erariale che si verrebbe a creare qualora le raccomandate non dovessero partire.
Ma nemmeno il parere del presidente di Tribunale riesce a scalfire il muro. De Rosa ribadisce il diniego, e i carabinieri, che nel frattempo hanno avviato un’indagine specifica sulla misteriosa vicenda, chiedono e ottengono l’arresto. Anzi: gli arresti domiciliari, come decide il Gip nelle ore successive. Con conseguenze problematiche per l’impiegato, prima fra tutte la sospensione cautelare dall’ufficio. Domani – venerdì, terzo giorno dello strano caso termolese – il settore Finanze del Comune di Termoli ci proverà ancora una volta. E se i dipendenti dell’ufficio notifiche si rifiuteranno anche loro di adempiere al compito, è plausibile ipotizzare nuovi arresti per l’identica motivazione: interruzione di pubblico servizio.
Intanto in Comune il clima è incandescente. Il vicesindaco Monaco, che ha seguito da vicino questa storia e che «sono due giorni che non riesco nemmeno a tirare il fiato», alza le mani: «Non so spiegarmi il perchè di questo rifiuto così netto. E’ una storia misteriosa anche per me». Una storia sulla quale adesso s’indaga. I carabinieri di Termoli questa mattina – giovedì – hanno restituito i registri sequestrati ieri (erano gli originali, perchè l’ufficio di De Rosa non aveva copie conformi) perché altrimenti l’ufficio sarebbe rimasto chiuso. I primi atti sono stati già inviati alla Procura della Repubblica, e si va avanti nel tentativo di capire le ragioni che hanno esasperato a tal punto la situazione.
L’amministrazione di Vincenzo Greco, d’altra parte, ha assolutamente bisogno di far partire le notifiche, altrimenti non può ascrivere i tre milioni al bilancio. «L’importante è che partano, se anche dovessero arrivare a casa dei contribuenti oltre la scadenza del 31 dicembre non sarà un problema. C’è in merito anche una sentenza della Cassazione» dichiara Antonio Morelli, assessore al Bilancio e avvocato. Questa la ragione per cui si sta valutando di organizzare in fretta e furia un corso di formazione. Trenta ore di corso al termine del quale verrà rilasciato un attestato in base al quale i dipendenti del Comune potranno avere funzioni da ufficiali giudiziari, e notificare direttamente le ingiunzioni di pagamento. Ma i giorni sono pochi, e la formazione è complicata. Non è detto che si possa fare in tempo.
L’opposizione consiliare insorge. Domani – venerdì – è stata organizzata dai gruppi di minoranza una conferenza per i giornalisti nella quale «verranno esplicitati i gravi rischi di dissesto finanziario corsi dal Comune per non aver adempiuto con adeguata tempistica alla notifica delle ingiunzioni, riservandosi di farlo nell’ultima decade dell’anno, nel tentativo artato di mettere a bilancio i tre milioni di euro con cui cercare di tappare i buchi di un bilancio di previsione quanto più inverosimile rispetto alle previsioni di entrata del documento approvato nella scorsa primavera». Il consigliere di Alleanza per le Libertà Tony Spezzano chiarisce la sua posizione, condivisa da molti altri esponenti di minoranza: «Il Comune di Termoli si è ricordato tardi di far partire le notifiche, e adesso pretende che i funzionari facciano tutto a tempo di record. Ma 316 ingiunzioni sono tante, e richiedono tempo».
Dall’altra parte, la replica: «Se invece di perdere otto ore con i carabinieri tra ieri e oggi si fossero fatte le notifiche, adesso staremmo tutti a posto...»
Veleni, accuse reciproche. In mezzo c’è il bilancio, ed è questo che attaccherà la minoranza. «Un bilancio che ha bisogno di chiudere con i tributi evasi negli anni precedenti è traballante. Vuol dire che stiamo messi male». E ancora, Spezzano riflette a voce alta: «Ma possibile che per risolvere qualsiasi cosa debbano arrivare le forze dell’ordine? E non una semplice pattuglia, ma il comandante in persona...». Non sa ancora dell’arresto di Giovanni De Rosa, e di come è finita la folle giornata di Termoli.
http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=3753
CAMPOBASSO - 2 NOV. 2006 - Stanno suscitando non poco clamore anche in Molise le dodici richieste di rinvio a giudizio inoltrate dal Pm presso la Procura di Bari, Marco Di Napoli, sul caso La Rana, procuratore generale presso la corte d’Appello di Campobasso.
Si tratta di una complessa vicenda inerenti gli ombreggi sul litorale abruzzese che, dal 2003 ad oggi, ha finito con coinvolgere un centinaio di persone. Politici e imprenditori, magistrati ed avvocati, esponenti delle forze dell’ordine e professionisti, sentiti a vario titolo dagli inquirenti che nel giugno del 2005 hanno depositato gli atti a conclusione delle indagini sull’ex Pm vastese Antonio La Rana ora sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Campobasso.
Indagini in cui hanno avuto un ruolo primario le intercettazioni telefoniche.
Conversazioni e mezze frasi che hanno concorso in modo decisivo alla formulazione dei capi d’imputazione, in prevalenza il favoreggiamento, a carico degli indagati. Una vicenda intricata, ricostruita in duecento pagine dal Pm […]
MALASANITA' IN MOLISE
11 ARRESTI, DECAPITATA LA ASL DI TERMOLI. COINVOLTI NOMI ECCELLENTI
CAMPOBASSO – 2 FEB. 2006 - Associazione a delinquere finalizzata alla concussione, truffa aggravata, peculato, falso, abuso d'ufficio, pratica dell'aborto clandestino e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: sono questi i reati contestati a 24 persone a vario titolo coinvolte in una maxi-operazione condotta dai carabinieri in tre province: Campobasso, Isernia e Foggia.
Sette persone sono finite in carcere a Campobasso (nella sezione femminile) e a Larino, altre quattro sono ai domiciliari. Tra le persone arrestate nomi eccellenti, tra cui la dottoressa Patrizia De Palma, primario del reparto di ostetricia dell'ospedale S. Timoteo e moglie del sindaco di Termoli e deputato dell'Udc, Remo Di Giandomenico, e il manager della stessa Asl Mario Verrecchia (nella foto), da pochi giorni nominato dalla giunta Iorio direttore della Zona sanitaria del basso Molise, che si trova ai domiciliari.L'inchiesta, avviata dalla Procura della Repubblica di Larino circa due anni fa, ha decapitato i vertici della Asl bassomolisana.
Tra gli arrestati, infatti, figurano funzionari e dirigenti della Azienda sanitaria termolese. Le ordinanze di custodia cautelare hanno colpito anche imprenditori che avevano ed hanno rapporti con le strutture sanitarie pubbliche. I fatti contestati si riferiscono al periodo 2003-2005.
Le posizioni degli arrestati e degli indagati sono diversificate. Non tutti, infatti, rispondono di tutti i reati.
Questi i nomi delle persone a cui è stato notificato l'ordine di custodia cautelare: Patrizia De Palma, 55 anni, primario di Ostetricia al San Timoteo di Termoli; Rosangela De Palma, 39 anni, medico ostetrico, cugina di Patrizia; Mario Verrecchia, 64 anni, direttore Asl di Termoli, ex consigliere e assessore regionale; Franco Mastroberardino, 57 anni, responsabile affari generali della Asl di Termoli; Anna Franco, 60 anni, dipendente della Asl di Termoli come ferrista; Antonio Di Paola, 55 anni, medico nel distretto di Larino; Esterino Policella, 65 anni di Poggio Sannita, imprenditore, gestore di servizi per conto della Asl di Termoli; Maria Laura Tartaglia, 39 anni, ginecologa di Termoli; Ettore Folcando, 28 anni, imprenditore di Foggia; Vincenzo Nuziello, 51 anni, fornitore di apparecchiature sanitarie, di Foggia; Maurizio Galasso, 41 anni, imprenditore di Foggia. Ai domiciliari si trovano Verrecchia, Rosangela De Palma, Mastroberardino e Tartaglia, tutti gli altri si trovano in carcere.
Nell'inchiesta risultano coinvolti in qualità di indagati anche alcuni esponenti politici regionali, tutti del centrodestra.
Si parla di almeno due inquilini di Palazzo Moffa, che avrebbero avuto in questa legislatura anche incarichi assessorili. Secondo altre indiscrezioni i politici di livello regionale coinvolti nell'inchiesta sarebbero quattro.
In serata il Tg3 Molise ha parlato del coinvolgimento nell'inchiesta del consigliere regionale Luigi Velardi dell'Udc, dimessosi da poco dalla carica di assessore regionale alla sanità ricoperta per poche settimane. Sarebbero coinvolti anche un congiunto di Mario Verrecchia, il comandante dei vigili urbani di Termoli e due carabinieri, che avrebbero informato alcuni degli indagati su alcuni aspetti dell'inchiesta.
Non tutti gli arrestati e gli indagati sono molisani.
Infatti perquisizioni, provvedimenti cautelari e avvisi di garanzia riguardano anche persone che operano presso gli ospedali pugliesi di Torremaggiore, dove la dottoressa Patrizia De Palma ha lavorato prima di vincere il concorso da primario al San Timoteo, e San Severo. Altri arresti e perquisizioni sono stati effettuati in provincia di Isernia. Tra i centri interessati lo stesso capoluogo di provincia pentra, Agnone e Poggio Sannita. Sarebbero due le circostanze che avrebbero dato avvio a questa clamorosa inchiesta.
Il primo episodio è quello del ritrovamento di un ecografo di proprietà della Asl nello studio privato della dottoressa De Palma. La vicenda, che risale ad un paio di anni fa, ebbe vasta eco sugli organi di informazione nazionale ed ha dato il via ad un procedimento penale che è già in una fase avanzata.
Altri elementi che avrebbero fatto partire questa indagine sarebbero emersi nel corso delle indagini condotte nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Giuliana D'Ascenzo, la donna uccisa nella sua casa a Montenero di Bisaccia, omicidio di cui è accusato il marito Pasqualino Cianci e per il quale si sta tenendo il processo in questi giorni. Infatti in alcuni dei reati contestati alle persone indagate viene chiamato in causa direttamente il Cesad, un centro per la diagnostica dei tumori che doveva nascere a Termoli e del quale doveva essere direttore Pasqualino Cianci. Il Cesad in questi ultimi anni ha ottenuto ingenti finanziamenti pubblici ma non avrebbe svolto le attività previste. Il sospetto degli inquirenti è che si tratti di una "scatola vuota" su cui far transitare somme di denaro provenienti da attività illecite.
Dietro il Cesad vi sarebbero importanti esponenti politici. Sarebbe in corso un'altra indagine per stabilire se alcune somme di denaro transitate per il Cesad siano delle tangenti intascate poi da qualche esponente politico. Lavorando su questi elementi gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Arianna Armanini, avrebbero raccolto indizi relativi ad una serie di reati che riguarderebbero anche degli appalti ottenuti da società private nell'ambito delle attività della Asl. Sono state effettuate decine di intercettazioni telefoniche ed ambientali e pedinamenti. Al centro dell'inchiesta anche un traffico di neonati extracomunitari e movimenti di ingenti somme di denaro. In particolare è stato ricostruito il transito di una enorme somma di denaro, circa 130 mila euro, su un conto corrente negli Stati Uniti nella disponibilità di uno dei politici coinvolti.
Soldi che, secondo gli inquirenti, avrebbero una origine quantomeno sospetta, forse legata ad una tangente per la costruzione di un inceneritore nella zona di Termoli. L'operazione, denominata "Black Hole", è stata condotta personalmente dal comandante della COmpagnia dei carabinieri di Termoli, capitano Fabio Muscatelli, il quale, comunque, al momento del blitz si trovava per servizio fuori dall'Italia. Le redini delle operazioni sono state affidate al suo vice, il tenente Forciniti. NOn si escludono ulteriori clamorosi sviluppi con il coinvolgimento di altre persone e di altri nomi eccellenti.
Fonti giornalistiche riferiscono che è indagato anche il sindaco Remo Di Giandomenico che al momento del blitz, scattato all'alba, si trovava a ROma per impegni istituzionali. Appena rientrato in Molise Di Giandomenico ha diffuso una durissima nota nella quale parla di un "teorema politico-giudiziario" che tenderebbe a scardinare gli assetti democratici e delle istituzioni locali e regionali. "Spezzeremo questo teorema", ha affermato Di Giandomenico annunciando che saranno utilizzati tutti gli strumenti consentiti, comprese le indagini di parte, a tutela di chi è stato colpito da accuse così infamanti. E' stata smentita nel tardo pomeriggio un'altra indiscrezione, raccolta e rilanciata dal telegiornale di Telemolise, relativa alla richiesta di autorizzazione alla Camera dei deputati a procedere nei confronti dello stesso Di Giandomenico.
E' stata la stessa Procura frentana a smentire la notizia. Per il momento non c'è alcuna richiesta di autorizzazione a procedere anche se a questo punto si tratterebbe di un atto dovuto, visto che il sindaco di Termoli risulta indagato.
Per la sanità pubblica molisana e per il modello gestionale messo in piedi dall'attuale governo regionale, è un colpo devastante, soprattutto perché la nomina del manager della Asl termolese, Verrecchia è stata fortemente voluta e sostenuta dal presidente della Regione e da tutta la giunta. Verrecchia negli ultimi cinque anni è stato manager della Asl termolese e poi, con l'attuazione della riforma, proprio qualche giorno fa è stato confermato nell'incarico al vertice della Zona sanitaria del basso Molise, che ha sostituito la vecchia Asl.
Si tratta di un uomo di fiducia della giunta regionale e del suo presidente che, infatti, non hanno avuto alcuna esitazione a confermarlo. Tra i vari direttori delle Zone sanitarie Verrecchia è l'unico che aveva il gradimento sia di Forza Italia che dell'Udc. Proprio dalla giunta regionale si attendono ora provvedimenti immediati. Ci sarebbero, infatti, le condizioni per revocare l'incarico a Verrecchia e per nominare immediatamente un nuovo commissario. Alcune organizzazioni sindacali, come la UIL, hanno già chiesto le dimissioni dell'esecutivo guidato da Iorio.
E' già stato allertato il direttore generale della Asl unica, Sergio FLorio che ha annunciato la sospensione dall'incarico, appena saranno notificati all'Asrem i provvedimenti restrittivi, dei funzionari e dei dipendenti della Asl arrestati. Il centrosinistra si appresterebbe a chiedere ufficialmente a Iorio di procedere alla sostituzione di Verrecchia e di chiarire se eventualmente risultino coinvolti e a che titolo componenti dell'attuale giunta regionale o consiglieri regionali.
Tutti ricordano che Aldo Patriciello, quando ha ricevuto l'avviso di garanzia nell'ambito dell'inchiesta "Piedi d'argilla", poco più di un anno fa, si è dimesso dall'incarico di assessore regionale e vicepresidente della giunta. Se qualche assessore attualmente in carica fosse indagato, dovrebbe rassegnare le dimissioni. Lo stesso presidente della Regione ha riunito d'urgenza per domani mattina venerdì l'esecutivo proprio per decidere quali provvedimenti assumere. Da Forza Italia nessun commento.
Gli "azzurri", che in questi giorni anche in Molise non hanno perso occasione per attaccare il centrosinistra per il caso Unipol, su questa storia non dicono nulla. Era già accaduto due anni fa, quando fu arrestato il consigliere regionale forzista Antonino Molinaro, che ricopre attualmente la carica di presidente di commissione in Consiglio regionale. Potrebbero essere il coordinatore regionale azzurro, Ulisse Di Giacomo, o l'ex assessore regionale alla sanità, Gianfranco Vitagliano, o il presidente Iorio in persona a rompere in queste ore il silenzio di Forza Italia.
http://www.altromolise.it/notizia.php?argomento=cronaca&articolo=16985
CONCORSOPOLI IN MOLISE
MOLISE, LA LOTTERIA DEI POSTI PUBBLICI: 2000 CONCORRENTI PER 22 CONTRATTI.
I vincitori scelti per sorteggio
CAMPOBASSO. 20 nov. 2007 -Il posto pubblico adesso si estrae a sorte.
Da un'urna come per il lotto. Accade nel palazzo della Regione Molise, dove per scegliere 22 lavoratori per un contratto a termine, la commissione giudicante è ricorsa ad una estrazione tra duemila nominativi in gara. I sorteggiati per la verità, alla fine, sono stati almeno 44, poi tra questi, si è passati dal giudizio della sorte a quello del merito comparando i vari profili dei "baciati dalla fortuna". E così si è arrivati alla scelta finale.
La Regione Molise, guidata dal governatore forzista Michele Iorio, assicura che il sorteggio si è reso necessario in quanto l'analisi di duemila curricula avrebbe richiesto troppo tempo rispetto alle scadenze del progetto in questione. Ma l'opposizione di centrosinistra, chiede la revoca dell'aggiudicazione della gara e una nuova selezione su "criteri di trasparenza e merito".
A denunciare l'accaduto un consigliere regionale ds, Danilo Leva, che ha presentato una interrogazione su quello che ha definito "l'assurdo criterio di selezione" di 22 posti di lavoro all'interno del progetto culturale "Molise Live" con contratti relativi per lo più, a qualifiche amministrative e legali.
Il sorteggio, è stato effettuato tra duemila nominativi appartenenti ad uno speciale albo di collaboratori (long list), predisposto in precedenza, proprio dall'ente regionale.
Ma veniamo all'incarico in questione. I prescelti si dovranno occupare, si legge nella disposizione dirigenziale dell'ente "del costante monitoraggio di tutte le fasi del progetto, con lo scopo di enucleare possibili elementi di criticità organizzativa o burocratica, e di verificare la correttezza e la celerità delle richieste di procedure di ordinazione e di pagamento di spesa". Il contratto di lavoro per i fortunati prescelti del progetto "Molise Live" ha una durata triennale.
"Sono francamente senza parole - sottolinea il consigliere regionale Danilo Leva - L'accesso alle procedure comparative è un diritto di tutti coloro che hanno legittimamente partecipato alla gara. Trovo stucchevole che la creazione di uno staff di professionisti sia stata affidata alla sorte e non alla valutazione delle professionalità richieste".
Il presidente della commissione (composta per altro da funzionari della Regione), Claudio Locca (dirigente del settore cultura), che ha estratto a sorte i 44 nominativi, difende le scelte dell'ente.
"Ci siamo limitati a recepire una disposizione dirigenziale che imponeva un percorso, quello del sorteggio, e solo dopo della comparazione, e lo abbiamo eseguito, senza analizzare la questione giuridica, non di nostra competenza. La selezione si è svolta circa un mese fa, in commissione. Abbiamo stampato i nominativi dei duemila iscritti all'albo regionale dei collaboratori esterni, ritagliati e inseriti in un'urna. Al momento dell'estrazione erano presenti solo i tre commissari. Non era previsto che il sorteggio fosse pubblico. La metodologia? Inusuale, ma credo dettata dai tempi stretti del progetto".
"Molise Live" costa alle casse pubbliche oltre due milioni di euro ed è finanziato anche dal ministero dei Beni Culturali.
POLIZIOTTOPOLI IN MOLISE
Truffa e riciclaggio: 14 arresti tra Molise e Campania
CAMPOBASSO - 20 NOV. 2007 - 09.32: Associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e alla truffa. Sono le accuse contestate a 14 persone in via d'arresto tra Molise e Campania. Nell'inchiesta sarebbero coinvolti alcuni esponenti delle forze dell'ordine. I provvedimenti sono stati emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Campobasso.
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MOLISE - 14 MAGGIO 2007 - Arrestato il comandante provinciale dei carabinieri di Campobasso, Maurizio Coppola, in servizio nel capoluogo molisano dal 2005, assieme ad altri sette tra carabinieri e poliziotti appartenenti al corpo di polizia giudiziaria della Procura di Larino.
Si tratta dell’ex comandante della polizia municipale di Termoli, Ugo Sciarretta, dei tre carabinieri luogotenente Giovanni Pagano, maresciallo Raffaele Esposto e Luigi Soccio (il primo responsabile della sezione di Polizia giudiziaria dell'Arma presso il tribunale di Larino, gli altri due in servizio presso la Compagnia di Termoli) e dei tre poliziotti Michele Tenaglia, Giancarlo Littera e Orlando Zara in servizio presso la sezione di Polizia giudiziaria di Larino. Arresto anche l’avvocato Ruggero Romanazzi, ex carabiniere.
L’operazione è stata compiuta proprio su ordine della magistratura di Larino. L’accusa è quella di associazione a delinquere finalizzata a truffa, falso e rivelazione di atti d’ufficio. Secondo gli atti dell’inchiesta, coordinata dal pm Nicola Magrone, si era creato, presso la Procura di Larino, un vero e proprio gruppo separato i agenti che gestivano un commercio illegale di informazioni riservate. L’inchiesta è legata alla precedente indagine, denominata “Black Hole”, che lo scorso anno aveva portato all’arresto di diversi dirigenti della sanità molisana per associazione a delinquere. Tali dirigenti, infatti, avrebbero ricevuto il sostegno del nucleo di carabinieri e poliziotti ora finiti in carcere.
Inoltre, uno di questi arrestati, l’avvocato Romanazzi, è uno dei legali di Remo Di Giandomenico, ex sindaco di Termoli e parlamentare dell’Udc finito per qualche mese agli arresti domiciliari proprio nell’ambito dell’inchiesta “Black Hole” della Procura di Larino. Inchiesta che riguardava diversi tentativi di trasferire due ufficiali dell’Arma che stavano indagando sui rapporti tra politica e affari, nell’ambito delle due più importanti inchieste condotte negli ultimi anni in Molise, “Piedi d’argilla” a Venafro e la stessa “Black hole” a Larino e Termoli. Le “pressioni” avrebbero riguardato il comandante della Compagnia di Venafro, tenente Antonio Bandelli, e il suo collega della Compagnia di Termoli.
http://www.pupia.tv/notizie/000600.html
CAMPOBASSO - 14 MAGGIO 2007 - «Un vero e proprio settore separato dall'Autorità giudiziaria, dallo stesso Capo della Polizia e dalla stessa Arma dei Carabinieri e anzi collegato direttamente a uno dei più terribili centri di potere e di malaffare annidatosi nelle istituzioni del Basso Molise»: così, in una nota, il procuratore Nicola Magrone descrive il gruppo che si era costituito nella sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Larino.
I reati contestati agli arrestati sono associazione per delinquere, truffa continuata, falsi in atto pubblico, peculato, rivelazione di segreti d'ufficio. «Una vera e propria lobby» quella scoperta dal secondo filone dell'inchiesta «Black Hole», capace, secondo Magrone, «di far propri interi comparti istituzionali, occupandone i gangli vitali, dalla Asl al Comune di Termoli, ed estendendo le proprie infiltrazioni in variegati settori, dagli appalti alle assunzioni presso enti pubblici».
Gli altri arrestati - oltre al comandante dei Carabinieri di Campobasso Coppola, all'avvocato Romanazzi e all'ex comandante dei vigili urbani di Termoli Sciarretta - sono: Raffaele Esposto, già maresciallo dei Carabinieri della Compagnia di Termoli, e Luigi Soccio, appuntato scelto in servizio presso la stessa compagnia; presso la Procura di Larino operavano poi il luogotenente Giovanni Pagano, responsabile dell'aliquota Carabinieri; Giancarlo Littera, ispettore capo responsabile dell'aliquota Polizia di Stato; Michele Tenaglia e Orlando Zara, rispettivamente sovrintendente e assistente di Polizia, in servizio presso la sezione di Polizia Giudiziaria.
«Un corpo separato e per giunta armato - lo descrive Magrone - costituito all'interno di un organismo di Polizia giudiziaria, non alle dipendenze funzionali, ma contro la Procura, impegnata in indagini e procedimenti di particolarissima rilevanza, autogestito, autoreferenziale, soggetto a un vincolo di solidarietà reciproca, strutturato su scala gerarchica». L'esecuzione delle ordinanze - emesse dal Gip Roberto Veneziano - è stata delegata dal procuratore Magrone all'Arma dei Carabineri e alla Polizia di Stato, si legge nella nota, «a conferma dell'altissima considerazione e fiducia nei loro confronti da parte della Autorità giudiziaria».
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/05_Maggio/14/carabinieri_arrestati.shtml