
I CAGLIARITANI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
AMMINISTRATOPOLI
TANGENTOPOLI SARDA
CAGLIARI – 16 LUGLIO 2008 - Era uno dei processi-simbolo della stagione degli scandali (quello più clamoroso è legato alle spregiudicate operazioni finanziarie di lady-Fideuram, Gabriella Ranno, con decine di ex assessori, politici, presidenti e direttori di enti coinvolti) della Regione da bere e da rubare, dove tutto si comprava e si vendeva, gli appalti sotto accusa, le delibere miliardarie, un vortice di vicende politico-penali che hanno segnato i cinque anni di malgoverno e malaffare del centrodestra in viale Trento e in amministrazioni comunali come quelle di Quartu e Capoterra. Con pesanti coinvolgimenti di imprenditori e tecnici, personaggi notissimi, contigui alla politica e dirigenti regionali e comunali: diversi provenienti o militanti nel centrosinistra. Si è conclusa con la stangata di 15 condanne (e sette assoluzioni, inclusa quella di Graziano Milia, che resta tuttavia coinvolto in altri procedimenti) il processo in primo grado che vedeva come principale imputato l'architetto Lucio Pani, quartese, già Ds (genero di un noto esponente della Quercia) poi adottato da uomini di Forza Italia, promosso all'incarico delicatissimo di direttore del'Ufficio regionale tutela del paesaggio: ruolo-chiave per la concessione dei “lasciapassare” per interventi urbanistici in zone turistiche.
Per l'accusa, Pani (sono stati condannati con lui anche la moglie Simonetta Birardi, figlia di un ex , stimatissimo segretario regionale e parlamentare del Pci-Ds e il nipote Mauro Pani) rilasciava concessioni edilizia in sanatoria, organizzava a tavolino imbrogli strategici ottenendo gratuitamente per sé e la famiglia terreni comunali a Quartu (era allora sindaco Graziano Milia), riusciva ad avere finanziamenti pubblici non dovuti, concedeva autorizzazioni urbanistiche illegittime: favori pesanti a politici, imprenditori e tecnici che l'avrebbero ricambiato in forme tangibili, alcune venute alla luce, altre probabilmente restate al coperto dell'indagine giudiziaria. Un quadro corruttorio riassunto dal pm Daniele Caria in un'affermazione molto cogente: Pani ha “asservito per anni una importante funzione pubblica ai propri interessi” e a quelli di complici e beneficati a largo spettro.
A Pani, il Tribunale presieduto da Francesco Sette, giudici a latere Giovanni Massidda e Ornella Anedda) ha inflitto la pena più severa: sette anni e mezzo di reclusione (il Pm Daniele Caria ne aveva chiesti nove). Tre anni e mezzo di carcere sono stati irrogati all'ing. Alessandro Casu, già a capo dell'Ufficio tecnico-urbanistica di Quartu. Il primo è stato ritenuto colpevole di truffa, corruzione, falso ideologico e abuso d'ufficio, mentre Casu è stato ritenuto responsabile di abuso d'ufficio e falso ideologico.
La sentenza chiude in primo grado un processo durato oltre due anni in cui erano stati rinviate a giudizio ventidue persone tra amministratori pubblici, dirigenti e funzionari, imprenditori e tecnici per una serie di sistematiche, gravi irregolarità nella concessione di licenze edilizie nel periodo compreso dal 2002 al 2006. Il Pm aveva chiesto la condanna di 20 degli imputati e due assoluzioni (per il dirigente regionale Ruggero Carta e il tecnico del Servizio tutela paesaggio Alessandro Cogoni). Pani aveva permesso la costruzione di un complesso edilizio abusivo nella pregiatissima località di Baccu Mandara (Torre delle stelle) e autorizzato un altro complesso abusivo, il Maramura a Capoterra. Per sé e la famiglia aveva avuto dal Comune di Quartu (con importanti sponsor) un grande terreno al Margine Rosso su cui ha realizzato un grande complesso sportivo-ricreativo, con relative modifiche (avallate da Casu) al tracciato per il collettore fognario di Is Molentargius. Il sistema Regione-Quartu-Capoterra imperniato soprattutto su Lucio Pani e Sandro Casu ma coinvolgente anche il nipote del primo, si era esteso - grazie a protezioni sempre più ramificate, con coperture imprenditoriali e nell'informazione locale (significativa anche se penalmente non rilevante una intercettazione dell'architetto con Sergio Zuncheddu, editore dell'Unione Sarda e pare anche suo parente, ed altre con Giorgio Mazzella e diversi altri impresari e amministratori) - a macchia d'olio potendo contare su complicità importanti. Come quella di Antonio Monni, direttore generale di servizi alla Regione e comproprietario del villaggio abusivo di Baccu Mandara) e Giovanni Antonio Erbì, dipendente regionale che “copriva” le assenze dall'ufficio di Pani (impegnatissimo negli affari personali, familiari e degli amici), timbrando il cartellino con il tesserino di Pani. Tra gli assolti, come detto, Graziano Milia, attualmente Presidente della Provincia (il Pm aveva chiesto un anno di reclusione) per l'assegnazione a Pani dei terreni su cui aveva costruito il centro sportivo: secondo il Tribunale il fatto non costituisce reato. Ma oltre i profili penali, il processo ha svelato un intreccio fangoso tra politici, amministratori pubblici, impresari e imprenditori turistici che stendeva i suoi tentacoli dalla Regione governata dal centrodestra ai Comuni di Quartu, Capoterra e forse altri. A conferma di un quadro di abusi, malversazioni e imbrogli che ha funzionato per anni indisturbato, nel clima di corruzione diffuso e impudente che ha dominato per molti anni alcune gestioni regionali e, a cascata, quelle di numerosi comuni.
Attorno al personaggio-chiave della vicenda" (Lucio Pani gestiva da faccendiere lo strategico ufficio, alimentando mille rapporti con amministratori e imprenditori d'alto bordo intercettati nelle conversazioni con lui) ruotava un mondo politico-affaristico che ha imperversato impunito, nonostante tante segnalazioni rimaste senza esito grazie alle protezioni e gli interessi coinvolti.
Lo stesso brodo di cultura che ha prodotto lo scandalo Fideuram e la torbida vicenda del Cisi di Giuliano Guida (è attesa a breve la sentenza nei confronti dell'ex segretario dell'assessore Pietro Pittalis, poi passato con Giorgio Oppi e fatto arrivare irresponsabilmente perfino fra le persone ammesse nella cerchia dell'ignaro Francesco Cossiga) e di molte altre storie di corruzione e malversazione, con incriminazioni e rinvii a giudizio di un ex presidente della Regione (Italo Masala), numerosi ex assessori , piccoli e grandi boiardi regionali di una stagione mai vista alla Regione.
Una Tangentopoli sarda sminuzzata in molti processi e che andrebbe ricostruita nella sua variegata interezza per ricavarne un quadro fosco ma illuminante. Ha coinvolto in vari campi e con l'uso spregiudicato di soldi e poteri regionali e comunali, decine di esponenti dei partiti di centrodestra con legami anche nel centrosinistra. Parliamo degli anni di governo (presidenti Mauro Pili, succeduto a Mariolino Floris, e Italo Masala), all'ombra dei quali si è consumata un'eclisse della moralità e della legalità senza precedenti nella storia autonomistica. Rimossa ora dagli esponenti delle forze politiche che oggi tuonano come verginelle, fingendo di essere stati all'oscuro o politicamente estranei a un sistema gravissimo gestito da loro sodali, colleghi e amici stretti. Talmente ramificato che da ultimo hanno coinvolto perfino l'ottuagenario Raffaele Garzia, ex presidente di tutto e infine della Fiera: rinviato a giudizio per uso illegale del fondo Tfr dell'ente fieristico (come all'Arst e in altri enti dello scandalo Fideuram: principale imputato l'ex assessore forzista Andrea Pirastu, compagno della Ranno, con decine di altri esponenti di spicco), premiato da amici e successori appena qualche mese fa. Per anzianità e merito. La risposta ”politica” al rinvio a giudizio disposto poco prima. L'anti-giustizia se ne frega e va in direzione opposta, quando si toccano antichi e recenti rappresentanti della casta sarda. A volte pagano, come dimostra la sentenza del tribunale di Cagliari, ma non sempre e a distanza di anni, rimanendo comunque nel tuorlo del potere extra e super-legem.
http://www.altravoce.net/2008/07/16/tangentopoli.html
CONCORSI ACCADEMICI TRUCCATI
COMMISSIONI D'ESAME PILOTATI: UNA CONDANNA, 3 RINVII A GIUDIZIO
CAGLIARI - 15 GIU. 2006 - La "farsa" dei concorsi universitari e le commissioni "pilotate" per «formalizzare» il nome del docente vincitore «stabilito prima delle prove a prescindere dal merito dei candidati». È lo scenario fotografato dall´inchiesta del sostituto procuratore Giancarlo Amato che ha portato a una condanna, patteggiata ad alcuni mesi di reclusione e a tre rinvii a giudizio nei confronti di quattro "intoccabili" accademici che hanno sempre respinto le accuse dichiarandosi innocenti.
Così davanti al gip Renato Laviola è comparso anche il professor Giovanni Dolci, titolare della cattedra di Malattie odontostomatologiche alla facoltà di Medicina e Chirurgia alla Sapienza, ritenuto «istigatore» del concorso truccato. I reati contestati variano dall´abuso d´ufficio al falso e riguardano il concorso bandito, nel giugno 2003, per un posto da professore associato presso la clinica odontoiatrica dell´università di Cagliari.
Ma le indagini dei Nas oltre ai presunti illeciti legati, al singolo concorso poi annullato, si sono soprattutto concentrate sulle complicità tra i docenti che facevano parte della commissione d´esame.
L´inchiesta del pm Amato è scattata dalla denuncia di un docente che dopo essere stato nominato nella commissione d´esame si è ribellato «al sistema di pressioni» per controllare gli incarichi universitari. Ma non solo. Il docente, assistito dall´avvocato Giorgio Robiony, si è armato di un registratore ed ha "intercettato" le conversazioni tra i membri della commissione d´esame mentre si accordavano su come privilegiare un candidato a scapito di altri. Le registrazioni sono state fondamentali per la Procura che ritiene il professor Dolci «istigatore dei componenti della commissione giudicatrice» accusati di aver agito «in violazione al principio di legalità, dell´imparzialità del giudizio e l´adozione dei meccanismi di selezione oggettivi e trasparenti idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali dei concorrenti».
I docenti indagati avrebbero procurato a uno dei esaminati un «ingiusto vantaggio patrimoniale» in quanto la scelta degli idonei «sarebbe stata ispirata prima dello svolgimento delle prove selettive dal professore Dolci sulla base di segnalazioni personali che prescindevano da qualsiasi valutazione del merito dei concorrenti».
Nella richiesta di rinvio a giudizio, il pm Amato contesta anche il reato di falso in quanto due verbali contenenti i «giudizi» espressi dalla commissione: «Giudizi, meramente formali, finalizzati a consacrare l´esito già concordato prima delle prove».
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Universit%C3%A0,%20i%20concorsi%20truccati/1307727