NIENTE E' COME APPARE

“La Giunta Vendola dovrebbe sospendere tutti gli atti e le procedure relativi al cofinanziamento per Progetto “Scuola internazionale della gastronomia mediterranea” con sede a Ceglie Messapica, oggetto di attenzione da parte della magistratura per una presunta parentopoli nell’assegnazione di incarichi”.
Lo chiede con un’interrogazione urgente al Presidente della Giunta e agli assessori alla Programmazione e al Mediterraneo, il capogruppo di Forza Italia alla Regione Puglia, Rocco Palese, che aggiunge: “Quel progetto rientra nella Misura 3.2 dell’Asse 3 del Programma Interreg Italia Grecia 2000 – 2006, cofinanziato dalla Regione Puglia.
Da giorni si leggono sulla stampa notizie relative a presunte irregolarità nella scelta di insegnanti e nell’affidamento di consulenze esterne e oggi sempre dalla stampa si apprende che sono stati effettuati interrogatori e sequestri di documenti dalle forze dell’ordine per conto della Magistratura chiamata in causa dalla stessa maggioranza consiliare del Comune di Ceglie Messapica, dopo le circostanziate denunce dei consiglieri dell’opposizione di centrodestra.
Si parla di funzionari comunali componenti del comitato tecnico del Progetto – aggiunge Palese - che avrebbero selezionato insegnanti tra loro parenti e amici e avrebbero affidato consulenze esterne a società di cui gli stessi funzionari risulterebbero soci.
Chiediamo quindi alla Giunta regionale se abbia vigilato sulle modalità di attuazione del progetto, se non intenda intervenire immediatamente posto che son in ballo per un milione e 377mila euro di fondi pubblici tra finanziamenti europei, statali e regionali.
Sembra che siamo dinanzi all’ennesimo caso di lottizzazione e clientela operata dalla sinistra con soldi pubblici.
Crediamo che in attesa della conclusione degli accertamenti giudiziari, in autotutela la Regione dovrebbe sospendere tutti gli atti e le procedure che le competono nell’ambito di questo progetto.
FONTE: COMUNICATO UFFICIO STAMPA CONSIGLIO REGIONALE PUGLIESE
http://www.brundisium.net/notizie/shownotiziaonline.asp?id=18493

Due ex sindaci contro i loro successori. Si tratta dell’ex sindaco Giampiero Rollo di San Pietro Vernotico e di Claudio Pezzuto, ex sindaco di Cellino San Marco, che prendono entrambi posizione contro i successivi sindaci delle rispettive città, Pasquale Rizzo (Udc) di San Pietro Vernotico, e Francesco Cascione (Pdl) di Cellino.
La polemica è scaturita dopo la pubblicazione sulla stampa della richiesta di rinvio a giudizio di alcuni sampietrani da parte della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dai sostituti procuratori del tribunale di Brindisi Milto De Nozza e Alberto Santacatterina, accusati di estorsione, danneggiamento, detenzione illegale di armi, furti, rapine, incendio autovetture e intimidazioni agli allor amministratori Gianpiero Rollo e Sergio Palma, cui furono fatte trovare teste di coniglio mozzate sulla soglia di casa, all’indomani dello svolgimento di un comitato per l’ordine e la sicurezza.
I due sindaci successori, da quanto si evince leggendo la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati, risultano essere difensori di più di uno degli imputati. E per questo l’ex sindaco Gianpiero Rollo è subito intervenuto spiegando che «Rizzo ha sempre sostenuto di aver affermato fin dalla presentazione del suo programma elettorale di essere a favore della legalità e pronto ad intraprendere qualsiasi valida iniziativa di lotta alla criminalità organizzata. Ed invece, in questi giorni è risultato che proprio lui in prima persona difende uno degli arrestati nell’operazione “New Fire”».
«È un fatto gravissimo - sostiene Gianpiero Rollo - anche se ha dichiarato di volersi costituire parte civile. Certo rimanere difensore e costituirsi parte civile è incompatibile: certamente rinuncerà al mandato, con la speranza che non venga affidato a un legale del suo studio. La verità - aggiunge Rollo - è che in città, a parte le dichiarazioni di rito, per più di qualche politico è mancata fino ad ora una vera e perdurante volontà politica di sconfiggere la malavita. A mio modo di vedere, il ruolo di Rizzo è incompatibile - sostiene ancora Rollo - e la doppia veste che il sindaco ha ricoperto sino ad oggi è stata del tutto immorale, anche se ora non difenderà quell’indagato. L’Amministrazione comunale ha certamente subito un danno di immagine ingente. Nel giudizio è bene che facciano vedere le centinaia di articoli di stampa che riportavano le notizie su San Pietro. E poi ci sono tante cose che dovranno essere filtrate nel corso dell’attività dibattimentale».
Sulla stessa lunghezza d’onda la politica cellinese, e per essa l’ex sindaco Claudio Pezzuto, il quale sostiene che «è immorale che il sindaco Cascione difenda più di uno degli imputati dell’operazione “New Fire”, degradando la legalità ad un mero slogan invece di interpretarla sempre come un principio ispiratore dell'azione politica. Spero che rinunci al mandato: se così non fosse spero ancora che non stia assistendo gli indagati attraverso l’istituto del gratuito patrocinio e cioè che sia lo Stato a liquidare il suo compenso, altrimenti avremmo toccato il fondo».
ANTIMAFIA: UNTI DAL SIGNORE O GIOCO DELLE PARTI ???
Mantovano ci ricasca. Egli, come già a Gallipoli si è prodigato ad accusare le comunità locali di collusione mafiosa. Senza citare nè testate, nè nomi, il sottosegretario Alfredo Mantovano il 14 luglio 2010 ha riproposto le accuse di “consenso sociale” alla criminalità, che egli avrebbe colto negli ultimi tempi nel Brindisino. Lo ha già fatto alcuni giorni prima a San Pietro Vernotico sventolando un quotidiano locale (uno solo), che si era occupato dei funerali di Gianluca Saponaro, pregiudicato ucciso il 19 giugno 2010 a Cellino S.Marco. Lo ha rifatto il 14 luglio 2010 a Roma in occasione della presentazione di una ricerca del Cnel sul tema sicurezza.
“C’è un consenso sociale alle realtà criminali che preoccupa, specie quando è enfatizzato dai media”, ha detto Mantovano parlando di alcuni casi che egli ha colto in Puglia, ma soprattutto a Brindisi. A Cellino San Marco infatti, “alcuni giorni fa è stato ucciso un criminale di medio calibro ed al funerale c’era il sindaco e una folla di centinaia di persone e la stampa locale ha definito l’uomo come un benefattore”. Sempre nell’inserto locale di un giornale, ma questa volta di Foggia, ha accusato Mantovano, “è stata poi data grande enfasi alla lettera di un latitante che si presentava come un perseguitato, mentre è stata liquidata in poche righe la riunione tecnica delle forze e dell’ordine e della magistratura a Manfredonia presieduta dal ministro dell’Interno, Maroni”.
Poi il sottosegretario ha citato il caso di una recente seduta dell’assemblea consiliare di Brindisi dove – secondo lui - “un consiglio comunale è stato interrotto dai costruttori di case abusive che protestavano contro le ordinanze di abbattimento e di nuovo la stampa locale ha dato ampio spazio alle ragioni degli abusivi”. Ma dovrebbe trattarsi dei proprietari di ville del villaggio di Acque Chiare nei confronti dei quali non vi sono ordinanze di demolizione, nè tanto meno sentenze già pronunciate.
“Non voglio – ha precisato il sottosegretario – alimentare polemiche contro la stampa, anche perchè questi fatti riguardano prevalentemente fogli locali, ma credo che tutti debbano fare la propria parte contro la criminalità”. Le polemiche non mancheranno. Il sindaco di Cellino ha già risposto recentemente, spiegando che non intende anteporre la politica alla sua missione di avvocato penalista e al diritto-dovere di difesa sancito dalla Costituzione.
''C'e' un consenso sociale alle realtà criminali che preoccupa, specie quando è enfatizzato dai media”. Lo ha detto il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, il 14 luglio 2010, nel corso della presentazione di una ricerca del Cnel sulla sicurezza.
Mantovano ha quindi citato alcuni casi concreti registrati in Puglia. A Cellino San Marco (Brindisi), ha spiegato, “alcuni giorni fa è stato ucciso un criminale di medio calibro ed al funerale c'era il sindaco e una folla di centinaia di persone e la stampa locale ha definito l’uomo come un benefattore”.
Sempre nell’inserto locale di un giornale, ha proseguito, “è stata poi data grande enfasi alla lettera di un latitante, che si presentava come un perseguitato, mentre è stata liquidata in poche righe la riunione tecnica delle forze e dell’ordine e della magistratura a Manfredonia (Foggia) presieduta dal ministro dell’Interno Maroni”. Infine, ha rilevato, “recentemente a Brindisi un consiglio comunale è stato interrotto dai costruttori di case abusive che protestavano contro le ordinanze di abbattimento e di nuovo la stampa locale ha dato ampio spazio alle ragioni degli abusivi”.
“Non voglio – ha concluso il sottosegretario – alimentare polemiche contro la stampa, anche perchè questi fatti riguardano prevalentemente fogli locali, ma credo che tutti debbano fare la propria parte contro la criminalità”.
Pur non citando la Gazzetta del Mezzogiorno nel riferimento all'articolo sulla lettera del latitante (Libergolis) il sottosegretario alludeva proprio alla Gazzetta del Mezzogiorno, giornale che il 12 luglio 2010, nell'edizione di Foggia, ha pubblicato (dopo averla ricevuta via posta) la lettera con la quale il boss del Gargano supericercato esponeva la sua posizione ovviamente innocentista. Probabilmente al sottosegretario non è stato mostrato il resto delle pagine nelle quali la Gazzetta - dopo aver assolto al suo dovere di informare sulle posizioni espresse da Libergolis - ribadiva tutte le accuse contro il latitante, le documentava con atti giudiziari e ne sollecitava la cattura.
Il sottosegretario Alfredo Mantovano spara di nuovo a zero sul presunto consenso sociale alle realtà criminali nel Brindisino, e qualcuno si arrabbierà, come i proprietari delle ville di Acque Chiare di fronte alla frase «recentemente a Brindisi un consiglio comunale è stato interrotto dai costruttori di case abusive, che protestavano contro le ordinanze di abbattimento e di nuovo la stampa locale ha dato ampio spazio alle ragioni degli abusivi». La stampa locale è tutt’altro che entusiasta del passaggio in cui si afferma che «c’è un consenso sociale alle realtà criminali che preoccupa, specie quando è enfatizzato dai media». E il sindaco richiamato in causa, Francesco Cascione di Cellino San Marco, non può che ripetere al «Corriere del Mezzogiorno» che lui «non difende il reato ma la persona», e che «in base all’articolo 24 della Costituzione sul diritto alla difesa, deve garantire ai propri assistiti il massimo sino al terzo grado». La nuova esternazione del viceministro all’Interno - l’occasione è la presentazione a Roma di una ricerca del Cnel sulla sicurezza - segue quella a San Pietro Vernotico, quando agitò appunto un quotidiano locale (l’unico) che, descrivendo i funerali di Gianluca Saponaro, pregiudicato ucciso in un agguato il 19 giugno 2010, avrebbe messo in risalto la personalità positiva della vittima.
E per l’avvocato «e poi sindaco» Cascione non si tratta altro che di un appendice ad una querelle che lo aveva già coinvolto - erano stati i media a sollevare la questione - a proposito della scelta di accettare la difesa di alcuni degli imputati del processo per le intimidazioni e gli attentati agli amministratori comunali della vicina San Pietro Vernotico, tra i quali l’ex collega (di carica) Giampiero Rollo. In quella circostanza Cascione disse «questa è soprattutto la storia degli avvocati che intendono il loro mestiere come i libri insegnano che si debba intenderlo: e cioè come si intende il mestiere del chirurgo, che presta la propria opera senza guardare alle qualità morali del malato». E oggi ribadisce tutto, ma sottolineando che «se ci saranno casi in cui le due missioni, quella di penalista e quella di primo cittadino, saranno incompatibili, farò un passo indietro». E la faccenda della partecipazione ai funerali di Saponaro? «Non esiste. Mi trovavo da un tabaccaio nei pressi della chiesa per acquistare marche da bollo. Sono sempre stato il legale di quella famiglia, e quando mi hanno visto mi sono avvicinato per porgere le condoglianze. Tutto qui».
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=342100&IDCategoria=1
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=350357&IDCategoria=1
FRANCAVILLA
FONTANA
INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SUI PARLAMENTARI LOCALI
Illustre Ministro della Giustizia,
tenga conto che dal 10 aprile 2001 ad oggi ho interpellato il suo Ministero per ben 22 volte, ricevendo in cambio solo assordante silenzio, eccetto che per una volta vi è stata adesione alle mie segnalazioni attinenti il concorso forense truccato, ma a cui non si è posto rimedio.
Consideri che in risposta alla interrogazione parlamentare presentata al suo Dicastero dal Senatore Euprepio Curto di Alleanza Nazionale, membro della Commissione Antimafia e Giustizia, si accusavano infondate le mie lamentele circa gli insabbiamenti attuati dalle Procure dei Distretti di Corte d’Appello di Bari, Lecce e Potenza, per una sola archiviazione pretestuosa adottata dai magistrati di Potenza nei confronti dei loro colleghi Tarantini, senza aver tenuto conto dei tanti procedimenti penali a carico delle suddette Procure, debitamente provati, i quali non sono stati, ancora, archiviati.
Pensi che il sottosegretario alla giustizia, On. Luigi Vitali, su una tv locale mi ha inibito pubblicamente di alluvionarlo con le segnalazioni di malagiustizia, anziché rispondermi e/o adottare i rimedi come la legge gli impone.
Contempli che ben oltre 13.000 esposti penali sono stati insabbiati dalle preposte autorità italiane, senza che sia conseguita l’obbligatoria azione penale, o l’obbligato perseguimento per calunnia nei miei confronti, ovvero l’accusa di mitomania, nonostante che alcuni di essi contenessero l’accusa di associazione mafiosa per alcuni avvocati e magistrati.
http://www.trcb.it/index.php?art=523
IL SINDACO DI FASANO E UN PARLAMENTARE PUGLIESE I CORROTTI DI 'ITALIAN JOB'?
Il Gruppo consiliare del Partito Democratico ha presentato al Sindaco di Fasano, cittadina del Brindisino, un’interpellanza, per sapere se quanto è stato rappresentato dalla trasmissione televisiva Italian Job di Paolo Calabresi, mandata in onda ieri sera, 17 FEBBRAIO 2008 su La 7, è riferibile al Sindaco di Fasano.
La trasmissione ha rappresentato la vicenda di un sedicente uomo d’affari russo che per aprire nuovi casinò in Italia si preoccupa di contattare un Sindaco del sud (anche attraverso un intermediario) e un parlamentare della Repubblica, i quali si dichiarano disponibili (ognuno per la propria competenza) a favorirlo in cambio di apposita “provvigione”.
Dal filmato paiono visionabili luoghi “familiari” (stanza del Sindaco e qualche strada cittadina), che farebbero dedurre che il Sindaco di “una cittadina del sud” coinvolto nel programma televisivo è il Sindaco di Fasano.
Ne deriva che la vicenda filmata, sia pur interamente organizzata in messinscena, rischia di restituire un’immagine desolante della politica, in generale, e di quella cittadina in particolare, capace altresì di descrivere (quantomeno) una chiara propensione all’esercizio illegale delle funzioni pubbliche.
Sulla base di quanto detto- come si legge in una nota del Gruppo- abbiamo ritenuto di presentare un’interpellanza per ottenere urgente informativa, utile auspicabilmente a smentire la ricostruzione, così come purtroppo sembra apparire.
Inoltre: sulla base del filmato e degli elementi induttivi che esso reca, pare di comprendere anche l’identità del parlamentare coinvolto nella vicenda, che allo stato si cela perché determinata – come detto – per mera induzione, nonostante possa risultare individuata sulla base di indizi precisi e concordanti.
Infine: lo scopo dell’iniziativa consiste nel sapere, auspicando (si ripete) che così non sia, se il Sindaco di Fasano è tra i protagonisti del servizio giornalistico, e nel caso così fosse, chi è il parlamentare coinvolto nella vicenda e chi è l’intermediario che pare interloquire in nome e per conto del Sindaco.
Considerata la gravità della vicenda abbiamo ritenuto di chiedere al Presidente del Consiglio comunale la convocazione straordinaria e d’urgenza dell’assemblea municipale.
Lello di Bari, sindaco di Fasano, non smentisce e non conferma. 'Ho saputo stamattina di questa vicenda e di un mio eventuale coinvolgimento, ma al momento non sono in grado di affermare nulla. Posso solo dire che appena farò rientro in giornata a Fasano vedrò il video e saprò dirvi se sono io la persona coinvolta. Ho avuto contatti con tanti imprenditori, sia italiani che stranieri, ma non ricordo se si trattava di russi e soprattutto se abbiamo parlato di casinò. In caso affermativo non potrò che aver detto che la città di Fasano è interessata ad ospitare un casinò e potrò anche aver creato dei contatti, ma ovviamente nulla di più".
CURTO (AN): «IL SENATORE SONO IO MA NON HO CHIESTO SOLDI»
Il senatore di An Euprepio Curto ammette di essere il parlamentare coinvolto nella vicenda rivelata da La7: un sedicente uomo di affari russo che propone al sindaco di Fasano e, appunto, a un parlamentare, di creare le condizioni perché in Italia si aprano nuovi casinò in cambio di soldi. «Ho preso solo atto di un interesse imprenditoriale per il territorio brindisino — spiega Curto —. Non ho chiesto soldi né attivato percorsi preferenziali. Altre letture sono strumentali»
UN APPELLO DAI SENATORI A LA 7:" FATE QUEL NOME"
"Nel programma Italian Job un sindaco di un paese del sud Italia, un intemediario e un senatore promettono l'impegno a cambiare la legge che impedisce in Italia di aprire case da gioco in cambio di soldi all'autore del programma Paolo Calabresi travestito da boss di una società russa che gestisce casinò". E' quanto dichiarano i senatori Esterino Montino (Pd), Loredana De Petris (Verdi) e Tommaso Sodano (Prc).
"Il programma ha svelato la richiesta esplicita da parte di un senatore della Repubblica di una tangente da centinaia di migliaia di euro - proseguono i parlamentari - Appare incomprensibile, e al limite della diffamazione dell'intero Senato della Repubblica, la scelta degli autori del programma di oscurare i volti dei protagonisti, di camuffarne le voci e di coprire con dei bip le sigle dei partiti coinvolti".
"Come senatori - concludono - sentiamo il dovere civile di chiedere che autori del programma e rete televisiva facciano fino in fondo il proprio dovere denunciando pubblicamente quel senatore con nome, cognome e partito di appartenenza. Il principio di responsabilità è sempre individuale. Non vorremmo che una pagina di inchiesta giornalistica si trasformasse in una qualunquistica e troppo generica denuncia".
http://www.jamma.it/articolo.asp?id=14116
CLAMOROSO.
Hanno fondato la “Compensa”, un’azienda per realizzare impianti energetici. Ma dove?
Avversari politici, soci nell’industria: Vitali e Ammaturo sono in affare. di Gianmarco di Napoli "Senzacolonne".
Chiamarla “Ricompensa”in questo clima di sospetti e illazioni sarebbe stato ambiguamente provocatorio. E così l’hanno battezzata più semplicemente “Compensa”, termine che suona più armoniosamente di compromesso, la compensazione si attua allorché tra le parti esistono reciproci debiti e crediti che si elidono a vicenda.
“Compensa” è il nome di una società che ha visto la luce nel mese di novembre dello scorso anno con sede a Francavilla Fontana e che sta cercando di inserirsi nel mercato di produzione di energia. Nulla di anomalo, a parte la suggestiva denominazione, se non fosse che scorrendo l’elenco dei soci si leggono due nomi che in questo periodo dovrebbero essere agli antipodi, schierati su scranni opposti del Consiglio Comunale, divisi da interpretazioni sul modo di fare politica e capaci persino di divergenti giudizi sulla pubblica moralità.
Il primo personaggio è l’onorevole Luigi Vitali, ex sottosegretario del governo Berlusconi, membro della diarchia che da anni monopolizza l’Amministrazione comunale di Francavilla.
Il secondo non è il senatore Euprepio Curto, l’altro diarca del paese, bensì – udite udite – l’ex sindaco democristiano Cosimo Ammaturo, detto Mimmo, di fatto leader dell’opposizione più polemica e determinata in Consiglio comunale.
La società a responsabilità limitata “Compensa”, con sede legale a Francavilla in piazza Matteotti 8, è stata costituita il 16 novembre 2007 e undici giorni dopo è stata iscritta nel registro delle imprese di Brindisi.
L’oggetto sociale, ossia le attività che la srl potrà svolgere, è la promozione e commercializzazione di strutture in grado di ridurre le emissioni che alterano il clima e l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica. La società inoltre si propone di utilizzare fonti energetiche rinnovabili e di acquistare crediti di emissioni da impianti energetici e da interventi forestali.
Il capitale sociale dichiarato è di 100mila euro suddivise con le seguenti quote: Francesco Lippolis 22 per cento; Luigi Vitali 23 per cento; Cesare Epifani 12 per cento; Andrea Leonardo Occhilupo 10 per cento; Giambattista Selvaggi 10 per cento; Cosimo Ammaturo 10 per cento; Michele De Benedictis 3 per cento. Il 10 per cento restante è di proprietà della Esperia Srl, una società con sede a Milano e che si occupa di consulenza e assistenza tecnica alle aziende che producono energia. Presidente della Esperia è Filippo Giusto, un imprenditore di Varazze.
Ritornando alla “Compensa”, presidente del Consiglio d’amministrazione è stato nominato Francesco Lippolis mentre Cosimo Ammaturo è uno dei consiglieri. Voci di popolo (o di palazzo), perché come ha spiegato di recente Ammaturo “a Francavilla i cittadini si autogovernano”, vorrebbero che la società abbia intenzione di presentare al Comune (se non lo ha addirittura già fatto) un progetto per la realizzazione di un impianto energetico alimentato con i rifiuti, ossia un termovalorizzatore. Un progetto la cui approvazione transita per numerosi uffici, buona parte dei quali comunali, nonché necessita di ulteriori autorizzazioni dagli enti più svariati.
Appare dunque decisamente poco probabile che una società costituita da due consiglieri comunali decida di avventurarsi in una operazione imprenditoriale il cui successo dipenda proprio da quello stesso Comune. E quindi è molto più verosimile che la società intenda operare altrove, quantomeno in un’altra regione. In verità, né Vitali né tantomeno Ammaturo sono imprenditori. Il primo avvocato penalista, il secondo ingegnere. E dunque questa accoppiata, già politicamente sorprendente, lo è ancor di più nelle nuove dimensioni industriali.
Entrambi, del resto in questo periodo, erano impegnate in rispettive campagne moralizzatrici apparentemente contrapposte. Vitali di recente avevo proprio attaccato gli imprenditori, prima accusandoli di voler fare politica invece che il loro mestiere e poi di essere manipolati dai soliti “noti”, pure loro imprenditori, capaci di accaparrarsi i lavori più importanti lasciando agli altri le briciole. E mentre sparava a zero contro gli imprenditori che si impicciavano di politica, zitto zitto l’onorevole varcava lui il Rubiconde scegliendo di inserirsi in un’operazione mica di poco conto come può essere quella della realizzazione di un impianto che produce energia.
Un avvocato politico che fa l’industriale, una scelta coraggiosa. Negli stessi giorni, l’ingegner Ammaturo sbraitava contro il malcostume dell’Amministrazione comunale, chiedendo di ripristinare “le regole nella città abbandonata per assicurarsi il rispetto dei cittadini”. E via con accuse di scarsa trasparenza alla maggioranza che proprio in Vitali vede uno dei due leader. Il suo socio Vitali.
Insomma, checchè la “Compensa Srl” abbia intenzione di costruire, perché è ovvio che è stata creata con finalità imprenditoriali, essa è destinata ad alimentare quelle polemiche che in città sono ormai all’ordine del giorno. E a confondere ancora di più le acque nell’infuocato clima preelettorale. I soci in affare sono anche soci in politica? In una città nella quale l’opposizione ha sempre avuto poca voce in capitolo due sono le cose: o questa storia farà schiarire le ugole al centrosinistra o finirà nelle solita stanza. Di Compensazione.
http://lachiazzafrancavillese.blogspot.com/2008/02/vizi-privatipubbliche-virt.html
http://www.brindisipolitik.com/
TG NORBA DEL 17 FEB. 2008
Il giornale La Stampa il 1 aprile 2008 pubblica una notizia sconcertante. Sono stati indagati a Potenza due P.M. e un tenente dei carabinieri che avrebbero fatto un "accordo segreto" per denunciare la Forleo: "Così le diamo una lezione". E con questo "solo fine concordavano" di denunciarla pianificando il testo, i tempi e le modalità della denuncia.
Su questa ipotesi di reato sta investigando il pm di Potenza, Cristina Correale, che ha iscritto nel registro degli indagati due pm, Alberto Santacatterina e Antonio Negro, e il tenente dei carabinieri Pasquale Ferrari.
La vicenda risale all’agosto 2007 e s’incardina nelle indagini sulle minacce ricevute, dai genitori del gip di Milano, Clementina Forleo, poco prima della loro morte, avvenuta il 25 agosto 2005 per incidente stradale.
La Forleo denunciò le minacce e furono avviate indagini che, però, avrebbero subito ritardi e omissioni.
Omissioni – relative alla mancata acquisizione di alcuni tabulati telefonici – che la Forleo aveva denunciato alla Procura della Repubblica di Brindisi.
E non solo. Il gip di Milano, questa estate, ribadì le accuse dinanzi al Csm.
Di lì a poco fu querelata dall’ufficiale dei carabinieri. Sosteneva che la Forleo, al telefono, gli aveva detto: «Dovrebbe vergognarsi di indossare la divisa».
Ed è proprio su questa denuncia, che il pm di Potenza, Cristina Correale, punta il dito: i due pm e l’ufficiale dei carabinieri – scrive il pm – «al solo fine di “dare una lezione” alla dottoressa Forleo», «concordavano tra loro il testo di una denuncia», «esponendo una versione dei fatti diversa da quanto sarebbe accaduto nella conversazione telefonica».
Secondo l’accusa, i due pm, «inducevano il tenente Ferrari a sporgere la querela» e «stabilivano che la denuncia avrebbe dovuto essere presentata nel periodo feriale», ovvero nel periodo in cui era di turno il pm Negro, «per far sì che il predetto (Negro, ndr) venisse designato titolare del procedimento».
Ma le accuse vanno anche oltre.
E confermano quanto aveva affermato la Forleo in
merito all’acquisizione dei tabulati: «Santacatterina e Ferrari – scrive la pm
Cristina Correale – indebitamente omettevano di curare l’effettiva acquisizione
dei tabulati telefonici».
Infine, nella richiesta di archiviazione, il pm Santacatterina, «attestava
falsamente» sia di «aver acquisito ed esaminato» alcuni tabulati telefonici, sia
che «non sarebbero emerse telefonate utili alle indagini».
In merito alla vicenda, la gip di Milano, disse in tv, durante la trasmissione Annozero: «Sono stata vittima di tentativi di delegittimazione e discredito da parte di soggetti istituzionali, che non appartengono al mio ufficio, e anche da appartenenti alle forze dell’ordine».
I delitti contestati dalla Procura della Repubblica di Potenza agli indagati, ai quali è stato notificato un invito a comparire che vale anche come informazione di garanzia, sono:
- nei confronti dei magistrati Alberto Sattacaterina e Antonio Negro e dell’ufficiale dei carabinieri Pasquale Ferrari, quello di abuso d’ufficio in concorso fra loro, in danno di Clementina Forleo;
- nei confronti del magistrato Alberto Sattacaterina e del tenente Pasquale Ferrari, quello di omissione di atti d’ufficio;
- nei confronti del magistrato Alberto Sattacaterina, quello di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.
Il tempo, dice il proverbio, è galantuomo. E aiuta a distinguere i galantuomini dai mascalzoni.
Da un anno due galantuomini, Clementina Forleo e Luigi De Magistris, vengono attaccati, perseguitati, infangati da una campagna politico-mediatica che avrebbe stroncato un bisonte. Ma non si sono lasciati abbattere. Hanno risposto colpo su colpo nelle «sedi competenti». Ora in quelle sedi la verità comincia a emergere. A Salerno, dove De Magistris ha denunciato i superiori per le fughe di notizie che poi venivano attribuite a lui, le indagini sarebbero a buon punto: non è lontano il giorno in cui chi l’ha condannato al Csm dovrà vergognarsi e chiedergli scusa. E da Potenza giungono notizie analoghe sul cosiddetto «caso Forleo».
La Procura lucana, cui si era rivolta la gip di Milano, ipotizza un complotto architettato contro di lei da due pm e da un tenente dei Carabinieri di Brindisi. Nella primavera-estate del 2005, mentre Clementina intercetta lo sgovernatore Fazio e i furbetti a colloquio con i loro protettori politici, i suoi genitori vengono minacciati di morte con telefonate (o semplici squilli notturni) e lettere anonime, poi si vedono incendiare la tenuta agricola e la villa in campagna, infine perdono la vita in un incidente d’auto. Senza ipotizzare l’incidente doloso (alla guida c’era suo marito, salvo per un pelo), la Forleo ha denunciato da tempo alla Procura di Brindisi gli inquietanti episodi che l’hanno preceduto. Per scoprire chi ne siano gli autori, occorreva acquisire i tabulati telefonici non solo dei genitori della giudice, ma anche dei numeri chiamanti e soprattutto mettere sotto controllo il telefono di casa dei minacciati (gli squilli, non attivando il traffico commerciale, nei tabulati non risultano).
Ma il pm Alberto Santacatterina chiede ai carabinieri solo i tabulati, senza intercettazioni. E quelli fanno ancora meno: si limitano ad acquisire i tabulati di casa Forleo, non quelli fondamentali - delle chiamate in entrata. Lei chiama il tenente Pasquale Ferrari - lo stesso incaricato della sua tutela in Puglia - per sollecitarlo a fare il suo dovere. Telefonata burrascosa («si vergogni di indossare la divisa», avrebbe detto la giudice), che l’ufficiale segnala al procuratore di Brindisi, dottor Giannuzzi. Questi però l’archivia subito a «modello 45» (notizie non costituenti reato): un innocuo sfogo personale e nulla più. Intanto la Procura ha chiesto pure l’archiviazione sulle minacce ai genitori. Il gip però respinge la richiesta, ordinando indagini più approfondite. Che però non vengono fatte e il caso finisce definitivamente in archivio. Così si comincia a dire che Clementina, avendo denunciato ad Annozero «tentativi di delegittimazione da soggetti istituzionali e forze dell’ordine», è una pazza visionaria: s’è perfino inventata le minacce ai genitori. Il Csm, per la gioia di un Parlamento ancora sotto choc per l’ordinanza Unipol-Antonveneta, apre una pratica per trasferirla: per avere screditato integerrimi colleghi e ufficiali «con accuse infondate».
In realtà erano fondatissime, ma qualcuno ha fatto in modo di ridicolizzarle. È, appunto, il presunto complotto su cui lavora la Procura di Potenza, orchestrato «al solo fine di dare una lezione» alla Forleo. Occhio alle date. L’8 giugno 2007 il procuratore Giannuzzi archivia il caso della telefonata al tenente. Il 20 luglio la gip chiede alle Camere di poter usare le intercettazioni sulle scalate anche contro alcuni politici e finisce nella bufera. Il 14 agosto, mentre Giannuzzi è in ferie, il tenente Ferrari presenta una denuncia scritta contro la Forleo, ancora per la telefonata: guardacaso, proprio quand’è di turno per le questioni urgenti (per quelle ordinarie bisogna attendere la ripresa autunnale) il pm Antonino Negro, amico dell’ufficiale e del pm Santacatterina.
I tre, sempre secondo la Procura di Potenza, «concordano tra loro il testo della denuncia» e la data della presentazione per gestirla con le proprie mani e “dare una lezione” a Clementina, «esponendo una versione diversa da quanto sarebbe realmente accaduto nella conversazione telefonica tra Forleo e Ferrari». Negro, di turno proprio quel giorno, apre il fascicolo e se lo intesta. Ma non potrebbe: l’affare non è urgente. E poi dovrebbe avvertire il capo, che ha già archiviato il caso. Fortuna che la Forleo, in vacanza in Puglia, si arma di registratore, cerca di capire cosa le stanno facendo e scopre la tresca, subito denunciata a Potenza e al Csm. A quel punto pare che Ferrari si dica disposto a ritirare la denuncia.
Ma lei tira diritto e chiede al Pg di Brindisi di avocare l’inchiesta a Negro. Il quale, per tutta risposta, chiude le indagini a tempo di record e la rinvia a giudizio per minacce al tenente. Ora sulla strana triangolazione Ferraro-Negro-Santacatterina sta facendo luce il pm di Potenza Cristina Correale che, nell’invito a comparire inviato per interrogarli, li accusa di abuso d’ufficio (e Santacatterina anche di falso). Quale abuso? Presentando la denuncia «in periodo feriale, nella settimana in cui era di turno il dr. Negro per far sì che il predetto venisse designato titolare del procedimento in violazione delle tabelle in vigore in ufficio, veniva arrecato intenzionalmente a Forleo un danno ingiusto». Cioè l’apertura di un processo per un fatto già archiviato. Altro danno: le indagini lacunose sulle minacce ai genitori.
Lì Santacatterina e Ferrari «indebitamente omettevano di curare l’effettiva acquisizione dei tabulati», anche se poi il pm, nel chiedere l’archiviazione del caso, «attestava falsamente» di averli «acquisiti ed esaminati» e di non aver trovato «telefonate utili alle indagini» (ipotesi di falso). Un bel quadretto che, se confermato dalle indagini, costringerà un bel po’ di politici, giornalisti, magistrati, alte e basse cariche istituzionali a chiedere scusa alla Forleo. E magari a vergognarsi. Sempreché le scuse e la vergogna, nel frattempo, non siano cadute in prescrizione.
http://www.comincialitalia.net/interna.asp?id_tipologia=3&id_articolo=6085
Francavilla Fontana, in Comune mogli e figli dei potenti. Nell'ultimo concorso 22 assunti su 27 avevano lo sponsor. La città dei raccomandati: posto garantito per i parenti
La città dei raccomandati è grassa e pigra. Ricca, tredici sportelli bancari, ma dolente. Gli abitanti sono dediti al commercio, un migliaio le imprese registrate, molte di esse assai floride. Ritmo lumbard, con poco tempo da lasciare allo svago. L'unico albergo risente del clima, i giovani trovano altrove i momenti di piacere. Francavilla Fontana, trentaseimila abitanti in cima al Salento, fino a un mese fa contava i soldi e andava presto a letto. Poi, sotto Natale, è accaduto l'imprevedibile: un maxiconcorso comunale ha raccolto figli, nipoti, fidanzati e mogli della gente che in città conta e li ha sistemati negli uffici del meraviglioso palazzo municipale. Su 27 posti, ventidue sono andati a loro.
Una prova nepotistica monumentale. Grandiosissima. I cittadini hanno iniziato ad eccitarsi: da un mese si va a dormire più tardi, si tengono comizi in piazza anche se piove, le tipografie fanno affari d'oro. Il municipio è sempre affollato di gente. Sono arrivate pure le Iene, quelli della tv che fanno incazzare Sgarbi.
Un impiegato s'è accucciato sotto la scrivania, un secondo è ruzzolato per le scale pur di seminare la telecamera di Mediaset. Persino Vincenzo Della Corte, pacioso e accondiscendente sindaco rianimatore (è anestesista), è rimasto stupito dalle gesta della sua giunta. "Abbiamo chiamato un viceprefetto a presiedere il concorso...". Forse non è bastato. "Forse abbiamo esagerato". Allora si copre il capo di cenere? "Ho già iniziato". Bisogna dire che lei però non ha parenti in lizza, almeno questo: "Visto? Nessuno, proprio nessuno".
I giornali per resocontare l'accaduto hanno dovuto catalogare i vincitori per linea parentale. Fidanzate, poi mogli, poi figli, cugini, nipoti. Hanno iniziato dalla f. F come fidanzate: Monica, neo vigile urbano, sta con il figlio di Achille Palumbo, dirigente di Forza Italia. Luisa, istruttore amministrativo, fa le coccole al figlio dell'assessore Galliano (Forza Italia). Giancarlo - un altro amministrativo nuovo di zecca - è fidanzato con la figlia del ragioniere capo. Antonio, neoassunto, cinge le spalle della nipote del senatore Euprepio Curto, autorevole figura cittadina. S'è però ragionato a lungo su questa categoria: gli amori possono finire, l'esecrazione generale può trarre fondamento da un bacio? Figli e nipoti, mogli e mariti - hanno replicato i denuncianti - sono vincoli non sbianchettabili all'anagrafe! Allora, via con la sezione mogli (due): Rita, consorte del comandante dei vigili, è la nuova economa; una seconda Rita, sposata con un consigliere comunale di An, è stata chiamata ad altro ufficio. Invece i figli, notoriamente piezz 'e core, compongono la parte più nutrita del nuovo organigramma municipale. Alfonso, erede del vicesindaco, va a fare il geometra; Adelaide, figlia di un geometra prossimo alla pensione, è stata chiamata nello stesso dipartimento. Umberto, il cui papà è impiegato, farà il vigile urbano. Stesso destino del piccolo Emanuele: la mamma lavora nell'ufficio tecnico. Mirko, amministrativo, ha il babbo consigliere comunale, capogruppo di Forza Italia; Vincenzo è figlio di uno storico militante dell'Msi e a Francavilla Alleanza nazionale è forza egemone e di governo. Chi non avesse perso la pazienza e il filo, sappia che la lista affronta, per ultima, la categoria "nipoti". Il senatore Curto (An), senza nemmeno che lo volesse, se n'è ritrovati tre in gara. Due hanno vinto: Giampiero e Marzia. Un terzo è in lista d'attesa. La vicesegretaria comunale ha soltanto una nipote sulla quale contare in municipio: Ignazia.
L'aria già elettrica della città - in millecinquecento hanno inutilmente partecipato al concorso - si è galvanizzata da una nota finale del dirigente dei servizi finanziari del Comune che al sindaco ha riferito per iscritto: "Si evidenzia che la maggiore spesa per l'anno 2003 e successivi può essere finanziata mediante revisione di imposte e tasse da applicarsi con i bilanci pluriennali nonché con la riduzione di altra spesa corrente consolidata". "Nuove tasse per i raccomandati - ha gridato la gracilissima opposizione guidata da un diessino, Alfredo Iaia (anagramma: ai ai) - l'Ici raddoppierà, servono 340 mila euro in più per pagare i figli di lor signori!".
Le piazze sono tornate a riempirsi, i giovani - invece che andare a ballare ad Ostuni - hanno iniziato a scrivere alla procura della Repubblica. Chi ricordava di aver partecipato al concorso senza nemmeno esibire un documento per accedervi; chi di aver visto telefonini squillare e parecchio funzionare, chi testimoniare di test rifatti alla fine della prova in un magnifico caos fieristico.
La Margherita ha scritto al vescovo, e pure il vescovo si è risentito perché il troppo è troppo. Due parroci hanno censurato e pregato Iddio di redimere la città da quei peccati. La maggioranza di centrodestra, che in questa terra brindisina ha numeri da far invidia (65 e oltre la percentuale dei consensi), si è come afflosciata. Francavilla manda in Parlamento due senatori (Curto e Vitali, quest'ultimo di Forza Italia), un consigliere regionale, due assessori provinciali, altri tre consiglieri provinciali. Un esercito oggi colpito, incapace di replicare a dovere. L'opposizione, che conta come il due di briscola, si ritrova al centro dell'attenzione, e vive il suo momento magico al pari di quelle squadrette di provincia in testa alla classifica del campionato. Il capogruppo diessino: "Grandi soddisfazioni stiamo avendo, adesso ci chiamano dai centri vicini: segnalazioni, ricordi, sostegni. Un tam tam meraviglioso". Anche il prefetto ha dovuto aprire un incartamento. Il sindaco ha iniziato la penitenza, e giura che non succederà più e spera che la faccenda finisca qui: "Siamo naturalmente in attesa fiduciosa degli esiti del lavoro della magistratura".
La piazza adesso sta con quegli altri, con i rossi. Mugugni e risate, e grandissimi sberleffi. Testo di un volantino no global: "Euprepio non ti ricordi? Sono tuo figlio". "Gino non ti ricordi? Sono tua figlia". Chi può scava ribaldo nella memoria: Francaidda mea bedda bedda, mi vene cu ni' manteddu e cu ti chiangu. Francavilla mia bella, mi viene da coprirti con un mantello e piangerti.
Antonello Caporale 20 /01/2003
http://www.repubblica.it/online/cronaca/francavilla/francavilla/francavilla.html
ORIA
SI PUO' MORIRE SOL PERCHE' I MAGISTRATI INSABBIANO ?!?!?
Sara Regimenti: "Mio figlio, eroe gentile ucciso a 17 anni"
"Sono la mamma di Joseph De Stradis. Mio figlio, oggi, avrebbe compiuto gli anni e dovevamo fare una festa grandissima per lui. Ma qualcuno gli ha tolto la gioia. E io vorrei tanto fargli gli auguri".
"Joseph era un
ragazzo solare, giocherellone, incapace di provare odio per gli altri". La signora Anna De Stradis non si dà
pace. Dalla sua voce rotta, al telefono da New York, si comprende come la sua
rabbia e il suo dolore siano rimasti gli stessi di quel maledetto 24 aprile
2004. Da quando, cioè, qualcuno le comunicò che Joseph era
stato ucciso. Suo figlio, in realtà, era morto già 3 giorni prima, ma il suo
corpo era stato lasciato sotto la sabbia della spiaggia di Manduria a Oria
(Brindisi) dai suoi assassini. Oggi, sarebbe stato il suo
compleanno, e la signora, gli avrebbe preparato "una grandissima festa. E
invece quei bastardi gli hanno tolto la gioia", spiega ai nostri microfoni.
In una lunga intervista, Anna De Stradis, che vive a New York, ci ha raccontato il dolore di questi lunghissimi mesi, la mancanza di fiducia nella giustizia italiana, che ha insabbiato le denunce penali contro gli assassini, i rapporti che c'erano fra Joseph e i suoi presunti assassini e la vera storia del legame di suo figlio con Simona, la ragazza che lui avrebbe difeso dal suo carnefice, Fullone, già denunciato per violenza sessuale. Denuncia insabbiata. La signora De Stradis ha voluto anche rivolgere un appello a chi giudicherà i presunti assassini di suo figlio. "Meritano la pena più pesante - ha detto ai nostri microfoni - non avrò pace finché non li vedrò in carcere a vita".
La signora De Stradis ha voluto spiegare che tipo di persona era Joseph, un ragazzo "solare, giocherellone", che amava l'Italia perché qui aveva tanti amici, ma anche perché amava la buona cucina: da grande, voleva diventare uno chef. Da quando i suoi si erano separati, era tornato con la madre in America, a New York, ma tornava spessissimo a trovare il padre. Ma soprattutto, sottolinea la mamma, era "una persona senza malizia, che non sapeva provare odio per gli altri. E che non si è accorto fino all'ultimo che le persone che erano con lui sarebbero stati i suoi assassini".
Sara Regimenti da Oria- New York
http://redazione.romaone.it/4daction/web_rubricheRO?codice=64665&a=qp&b=Notizie
CONFRONTA LA TESTIMONIANZA DI SIMONA, LA FIDANZATA SUL CORRIERE DELLA SERA.


OSTUNI
TRUFFA AL SERVIZIO SANITARIO, SCOPERTI 173 'FALSI POVERI'. CHE SI FA PER NON PAGARE IL TICKET
Oltre 1000 ricette per ordinarie analisi di laboratorio celavano false dichiarazioni relative ai redditi dichiarati nel 2005.
Questo il campione su cui hanno lavorato i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Ostuni. 6 mesi di indagini avviate per dare esecuzione ad un Protocollo d’intesa finalizzato al controllo sulla spesa sanitaria. Questo è solo uno degli accordi che rientrano nella Convenzione siglata tra il Comando della Guardia di Finanza di Bari e la Regione per monitorare la spesa pubblica del territorio pugliese.
I controlli hanno interessato tre laboratori di analisi: quello attrezzato nell’ospedale Perrino e due centri privati di Ostuni convenzionati con l’Asl di Brindisi. 173 persone tra ostunesi e brindisini devono rispondere di truffa aggravata ai danni dello Stato e di falso ideologico per aver sottoscritto autocertificazioni di nullatenenza o di essere in possesso di redditi bassi, quel tanto che basta per rientrare nella soglia massima che dà diritto all’esenzione del ticket sanitario.
Alcuni dei “furbetti del quartierino” hanno omesso redditi complessivi per nucleo familiare pari o superiori a 100mila euro. Tra i denunciati all’autorità giudiziaria ci sono anche professionisti, donne e minori. E’ in fase di quantificazione l’ammontare evaso. L’attività delle Fiamme Gialle non finisce qui: ulteriori controlli riguarderanno altri settori sanitari e altre prestazioni mediche.
http://www.pugliatv.com/web/news.asp?id=12377

SAN PANCRAZIO SALENTINO
“HO DECISO DI PAGARE IL PIZZO”.
È disposto a pagare il pizzo a patto che gli restituiscano ciò che gli è stato rubato. A scendere a compromessi con i suoi aguzzini è Giuseppe Cappelli, 58 anni di San Pancrazio Salentino. Dal mese di aprile 2008 ha subito una serie di furti nella villetta che sta costruendo nella periferia del paese. Prima una motozappa, poi mobili antichi, tappeti e piante. Qualche mese fa ha denunciato tutto ai carabinieri che bloccarono i 5 malviventi, ai quali, però, il magistrato non ha convalidato l’arresto. Una volta liberi gli aguzzini avrebbero ricominciato con i furti, pretendendo, tra l’altro, il ritiro della denuncia.
(Telenorba Video, Pag. 129, 24/10/2008)

SAN PIETRO VERNOTICO
Due ex sindaci contro i loro successori. Si tratta dell’ex sindaco Giampiero Rollo di San Pietro Vernotico e di Claudio Pezzuto, ex sindaco di Cellino San Marco, che prendono entrambi posizione contro i successivi sindaci delle rispettive città, Pasquale Rizzo (Udc) di San Pietro Vernotico, e Francesco Cascione (Pdl) di Cellino.
La polemica è scaturita dopo la pubblicazione sulla stampa della richiesta di rinvio a giudizio di alcuni sampietrani da parte della Direzione distrettuale antimafia di Lecce e dai sostituti procuratori del tribunale di Brindisi Milto De Nozza e Alberto Santacatterina, accusati di estorsione, danneggiamento, detenzione illegale di armi, furti, rapine, incendio autovetture e intimidazioni agli allor amministratori Gianpiero Rollo e Sergio Palma, cui furono fatte trovare teste di coniglio mozzate sulla soglia di casa, all’indomani dello svolgimento di un comitato per l’ordine e la sicurezza.
I due sindaci successori, da quanto si evince leggendo la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati, risultano essere difensori di più di uno degli imputati. E per questo l’ex sindaco Gianpiero Rollo è subito intervenuto spiegando che «Rizzo ha sempre sostenuto di aver affermato fin dalla presentazione del suo programma elettorale di essere a favore della legalità e pronto ad intraprendere qualsiasi valida iniziativa di lotta alla criminalità organizzata. Ed invece, in questi giorni è risultato che proprio lui in prima persona difende uno degli arrestati nell’operazione “New Fire”».
«È un fatto gravissimo - sostiene Gianpiero Rollo - anche se ha dichiarato di volersi costituire parte civile. Certo rimanere difensore e costituirsi parte civile è incompatibile: certamente rinuncerà al mandato, con la speranza che non venga affidato a un legale del suo studio. La verità - aggiunge Rollo - è che in città, a parte le dichiarazioni di rito, per più di qualche politico è mancata fino ad ora una vera e perdurante volontà politica di sconfiggere la malavita. A mio modo di vedere, il ruolo di Rizzo è incompatibile - sostiene ancora Rollo - e la doppia veste che il sindaco ha ricoperto sino ad oggi è stata del tutto immorale, anche se ora non difenderà quell’indagato. L’Amministrazione comunale ha certamente subito un danno di immagine ingente. Nel giudizio è bene che facciano vedere le centinaia di articoli di stampa che riportavano le notizie su San Pietro. E poi ci sono tante cose che dovranno essere filtrate nel corso dell’attività dibattimentale».
Sulla stessa lunghezza d’onda la politica cellinese, e per essa l’ex sindaco Claudio Pezzuto, il quale sostiene che «è immorale che il sindaco Cascione difenda più di uno degli imputati dell’operazione “New Fire”, degradando la legalità ad un mero slogan invece di interpretarla sempre come un principio ispiratore dell'azione politica. Spero che rinunci al mandato: se così non fosse spero ancora che non stia assistendo gli indagati attraverso l’istituto del gratuito patrocinio e cioè che sia lo Stato a liquidare il suo compenso, altrimenti avremmo toccato il fondo».
RICEVEVANO COMPENSI PER PAZIENTI MORTI, 49 MEDICI DENUNCIATI.
Erano 129 le persone ancora iscritte al servizio sanitario nonostante fossero morte da anni. I medici continuavano a ricevere compensi mensili: 5 euro per paziente.
Una truffa al Sistema sanitario nazionale è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi.
Le Fiamme Gialle hanno esaminato la posizione di oltre 450 persone decedute, accertando in 129 casi che erano ancora iscritte al Servizio Sanitario che quindi continuava a erogare compensi mensili ai medici.
In 12 casi si trattava di persone morte da circa vent'anni, in 16 si trattava di persone morte da circa quindici anni, in 46 si trattava di persone morte da circa dieci anni e in 55 casi si trattava di persone morte negli ultimi cinque anni. Singolare la posizione di una persona morta da 5 anni che è risultata consecutivamente assistita da tre medici di famiglia.
L'indagine ha permesso di scoprire che in 70 casi i medici di base che risultavano assistere le persone decedute erano gli stessi che ne avevano certificato il decesso. Complessivamente sono stati denunciati all'Autorità Giudiziaria 19 medici. La posizione di altri 29 professionisti è stata segnalata alla magistratura.
Cinque euro al mese. Questa la tariffa mensile che i medici di base ricevono per ogni iscritto al Servizio sanitario nazionale. I comuni interessati dalle indagini sono una decina a cavallo tra le province di Lecce e Brindisi. I medici denunciati a piede libero sono 19, altri 30 sono indagati.
Le indagini sono durate circa tre mesi. Sono partite dall'incrocio dei dati dell'anagrafe tributaria e dell'anagrafe dei Comuni, nell'ambito di un protocollo sottoscritto con Regione Puglia e Asl per la lotta alle frodi nel settore della sanità.
Partendo dalla verifica di persone morte negli ultimi 20 anni, i militari hanno verificato che in 129 casi i medici di base non avevano provveduto a richiedere la cancellazione del loro nominativo dagli elenchi. Proseguono nel tentativo di accertare se anche in altri comuni delle due province siano stati compiuti reati simili.
98 FALSI BRACCIANTI: 300 MILA EURO DI DANNO ALL'INPS
False assunzioni di braccianti agricoli e indennità assistenziali e previdenziali indebite scoperte dalle fiamme gialle. Denunciato un imprenditore di San Pietro Vernotico, insieme a 98 persone.
La truffa - Un imprenditore agricolo di San Pietro Vernotico è stato denunciato dai militari della Guardia di Finanza di Brindisi che hanno scoperto una truffa ai danni dell’Inps assieme a 98 persone. I finanzieri hanno accertato che l’uomo, dichiarando false assunzioni di braccianti agricoli, avrebbe consentito loro di percepire indebitamente indennità assistenziali e previdenziali per un importo di circa 300mila euro. L’imprenditore, inoltre, attraverso la dichiarazione fittizia di manodopera ha beneficiato di finanziamenti pubblici per oltre 130mila euro, concessi per l’esecuzione di investimenti mai realizzati.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=342100&IDCategoria=1
http://bari.repubblica.it/dettaglio/Visitavano-pazienti-morti-Denunciati-19-medici/1529881?ref=rephp
http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2017&Itemid=60