
I BOLOGNESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
STRANIEROPOLI IN EMILIA ROMAGNA.
Bologna, 3 novembre 2007 - Ventidue romeni, accampati con una tendopoli in via dell'Ospedale a Bologna, dietro all'Ospedale Maggiore, sono stati sgombrati dalla polizia e portati in questura per dei controlli. Gli immigrati saranno prima identificati e poi verrà valutata la loro destinazione. Si tratta di 15 uomini, tra cui un minore, e di 7 donne. All'operazione hanno partecipato cinque volanti, per un totale di 10 agenti.
Dopo alcuni controlli, la polizia ha proposto l'espulsione per sette immigrati, di cui due donne. A questo punto la decisione spetta al prefetto. Si tratta di romeni che, avendo precedenti penali, sono stati accompagnati in questura per ulteriori controlli.
Diversa la sorte per altri 15 connazionali che, essendo incensurati, hanno dovuto lasciare gli alloggi di fortuna in cui vivevano, alle spalle dell'ospedale Maggiore, ma senza alcun provvedimento.
Nel pomeriggio gli agenti hanno controllato altri accampamenti abusivi alle Roveri, nella zona industriale della citta': in particolare gli alloggi in via dell'Elettricista e in via della Cooperazione, dove pero' non sono state trovate persone.
IL QUESTORE: CONTROLLI A TUTTO CAMPO
Non solo sgomberi, le forze di polizia bolognesi ora riprendono in mano le vecchie carte e cercano i gli stranieri comunitari con precedenti penali che prima di oggi non potevano essere espulsi. "Stiamo spulciando dagli archivi le posizioni delle persone con precedenti penali che possono essere espulse", spiega il questore di Bologna Francesco Cirillo, stamane a margine della conferenza stampa di presentazione delle opere d'arte recuperate dai Carabinieri.
Mentre la Questura rende noto lo sgombero di stamattina, il questore conferma che sia "questa mattina che oggi pomeriggio proseguono i controlli esterni ed interni, nei campi nomadi, ma anche in varie zone della citta'". Sotto l'occhio della polizia, ora che il nuovo decreto permette l'espulsione dei cittadini comunitari che hanno commesso dei reati, ci sono i rom, i cittadini dell'Unione europea "ma non solo loro- conclude il questore- anche e come sempre anche i criminali extracomunitari e anche italiani".
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/bologna/2007/11/04/45320-sgomberati_immigrati_romeni.shtml
BOLOGNA, 22 APRILE 2006 - Gli inquirenti stanno lavorando alacremente per cercare di dare un volto ai nomadi che, dal racconto di una giovane madre, avrebbero tentato di rapirle la figlia di 4 mesi. Le indagini sono dirette anche ai pronto soccorso dove uno dei due zingari avrebbe potuto farsi medicare dopo aver ricevuto un morso dal cane della donna.
Lei, 22 anni, è certa: i due uomini che l’hanno aggredita volevano la bambina. Uno dei due sconosciuti ha afferrata per le gambe la piccola mentre la mamma la tratteneva disperatamente contro il proprio petto. Solo l’intervento del cane Tyson, che ha azzannato a un polpaccio l’aggressore, ha riscritto il finale di una storia che era destinata a finire male.(…)
http://qn.quotidiano.net/archivio_art.php?art=http://qn.quotidiano.net/2006/04/23/pages/artI5412582.html
AFFITTOPOLI A BOLOGNA
Bologna - Centonove proprietari, su 125 che hanno risposto a un apposito questionario, spacciavano per rurale un fabbricato che in realtà non lo era per un'evasione dell'Irpef superiore ai 3,3 milioni di euro e 330.000 euro dell'Ici. C'era poi chi subaffittava in nero un appartamento a otto studenti universitari guadagnando circa 9.000 euro l'anno che ovviamente non ha mai dichiarato per un reddito nascosto al Fisco di circa 64.000 euro.
Sono alcune delle anomalie emerse dopo i controlli della Guardia di Finanza di Bologna per contrastare gli affitti in nero e l'evasione delle imposte con l'escamotage delle abitazioni rurali nel capoluogo emiliano.
Controlli svolti in accordo con il Comune e l'Università di Bologna.
10 OTTOBRE 2007
http://www.bologna2000.com/modules.php?name=News&file=article&sid=62765
da il Resto del Carlino del 4 giugno ’07
IL CARO CASA. Affitti in nero: controlli incrociati. Il 48% dei contratti è irregolare.
E’ quanto emerge dalla prima tranche della campagna indetta da Guardia di Finanza, Comune e Università. Dei 720 studenti a cui e’ stato recapitato il questionario, solo 520 hanno risposto e di questi sono irregolari il 48%.
Bologna, 4 giugno 2007 - Meno della metà degli studenti fuori sede, il 48%, ha un contratto d’affitto in regola; e tra gli altri, almeno il 26% è in "nero", o perché il contratto non è stato registrato o perché il proprietario non ha reso noti i redditi nella propria dichiarazione. E’ quanto emerge dalla prima tranche dei controlli incrociati tra la Guardia di Finanza, il Comune e l’Università di Bologna, che oggi hanno lanciato la campagna informativa per la regolarizzazione degli affitti con un manuale, "Affitti in nero, convenienza zero", da distribuire anche tra gli studenti. Ma i tre enti contano sull’effetto-deterrente dei primi controlli, compiuti sulla platea potenziale di 12.500 fuorisede individuati in città.
Dei 720 studenti a cui è stato recapitato il questionario dei finanzieri, solo 520 hanno risposto; agli altri 200, se non invieranno i dati, arriverà una sanzione da 258 a 2.065 euro. Ma anche tra i 520 che hanno inviato la risposta alla Finanza, solo il 48% e’ risultato in regola.
In "nero" sono risultate 135 situazioni, ma altri 86 casi (gli studenti dichiarano di avere un contratto di comodato) verranno approfonditi perchè giudicati poco convincenti. Un altro 9% degli studenti ha invece dichiarato di essere proprietario dell’alloggio mentre con speranza si guarda il 2%, una decina di persone, che ha provveduto subito a regolarizzare il contratto. "Faccio molto affidamento su questo inizio, che avrà anche un effetto deterrenza- spiega il sindaco Sergio Cofferati, alla conferenza stampa tenuta in Comune- l’obiettivo è la regolarizzazione per intero del mondo del ’nero’". Per il primo cittadino quelli emersi "sono numeri molto significativi, non un sondaggio ma numeri che offrono uno spaccato attendibile".
Tra l’altro, gli studenti hanno dimostrato spesso di non conoscere le norme. "Il 69% hanno telefonato o sono venuti da noi- spiega il comandante provinciale della Gdf, il colonnello Pietro Burla- non solo per sapere come dovevano compilare il questionario, ma anche per sapere com’è la normativa". Ma gli accertamenti "incrociati" non riguardano solo gli studenti universitari in collaborazione con Palazzo Poggi che in questo caso ha messo a disposizione i domicili dichiarati dagli universitari fuori sede. Nel mirino del Comune ci sono anche affitti in genere.
"Abbiamo individuato 200
soggetti di cui sappiamo già che non hanno un contratto d’affitto", annuncia
l’assessore alla Casa Virginio Merola.
http://passepartout-bologna.blogspot.com/2007/06/affitti-in-nero-bologna-il-48-dei.html
MALASANITA' A BOLOGNA
AL SANT'ORSOLA DI BOLOGNA: Tubo dimenticato nell'addome di una paziente di Vignola.
La donna, 75 anni, ha trascorso dieci mesi di inferno in preda a forti dolori. Poi, con un secondo intervento eseguito al Policlinico di Modena, le hanno rimosso il corpo estraneo. Ora un primario è accusato di lesioni colpose.
Bologna, 11 febbraio 2008 - le hanno dimenticato un tubicino nell’addome dopo averla operata all’intestino. Tanto che la donna, una 75enne di Vignola, ha passato dieci mesi di inferno, in preda a forti dolori, fino a quando non le hanno estratto il corpo estraneo con un secondo intervento, eseguito però al Policlinico di Modena. La vicenda è accaduta all’ospedale Sant’Orsola di Bologna e ora il direttore del reparto di chirurgia generale, professor Gilberto Poggioli, deve rispondere davanti al giudice di pace del reato di lesioni colpose. La prima udienza si è svolta nei giorni scorsi e il processo è stato aggiornato a settembre. Intanto la vittima del presunto errore medico, una pensionata che abita con il marito e la figlia, si dice "amareggiata per il trattamento del Policlinico bolognese".
TUTTO comincia agli inizi del 2005: la signora è affetta da un tumore e si rende necessario eseguire un’operazione all’intestino. L’intervento di anastomosi colo-rettale viene eseguito in laparoscopia il 7 febbraio: dell’equipe chirurgica fanno parte Poggioli e altri tre medici (due chirurghi e un anestesista). Ma non tutto fila liscio: come accertato dal perito della Procura di Bologna, dai medici "viene accidentalmente lasciato un tratto di catetere nella fossa iliaca destra", vicino all’inguine.
LA PRESENZA del corpo estraneo genera ovviamente una reazione infiammatoria, che provoca forti dolori alla paziente. La quale, dopo essere stata dimessa il 15 febbraio, passa un’estate d’inferno e alla fine è costretta a tornare in ospedale per fare esami che chiariscano la causa dei dolori. Si rivolge ancora con fiducia al Sant’Orsola: prima una Tac (il 13 settembre) e poi due ecografie (14 e 24 ottobre) non lasciano dubbi a riguardo: un tubicino di sette-otto centimetri di lunghezza e cinque millimetri di diametro è presente nell’addome. Inevitabile, a quel punto, il secondo intervento per togliere il catetere. L’operazione viene eseguita in un altro ospedale senza problemi il 12 dicembre 2005.
TERMINATA la convalescenza, la donna, assistita dagli avvocati Luca Sirotti e Novella Rossettini, sporge querela contro il Sant’Orsola. L’inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto Luigi Persico, che affida la perizia al dottor Tudini. Il quale conclude: "Si ravvisa un comportamento colposo in termini di negligenza in capo all’operatore che tecnicamente realizzò l’intervento. Nel referto non si fa menzione di quale degli appartenenti all’equipe chirurgica abbia svolto tale ruolo". La Procura cita a giudizio per lesioni colpose ("alla paziente è derivata una malattia con durata compresa fra 15 e 20 giorni", senza danni permanenti) il professor Poggioli. Dopo alcuni tentativi di trovare un accordo le parti non si sono accordate e ora il processo è aggiornato a ottobre.
"QUEL tubicino non è stato dimenticato dal professor Poggioli — dice il suo legale, avvocato Andrea Martinelli —, il quale ha eseguito l’intervento in maniera corretta. Il tubicino è stato appositamente lasciato, in quanto serviva per il drenaggio. Quando, qualche giorno dopo, si è trattato di estrarlo, accidentalmente ne è rimasta un piccola parte sotto pelle. Ma della rimozione non si è occupato ovviamente il professor Poggioli. E lo dimostreremo".
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/modena/2008/02/11/64107-tubo_dimenticato_nell_addome.shtml
Bologna, 27 settembre 2007 - Una donna bolognese di 54 anni è morta oggi al policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna dopo che, due giorni fa, era stata sottoposta ad un intervento di asportazione di un rene durante il quale alla paziente erano state attribuite per errore le immagini radiologiche digitali di un'altra paziente, con la stesso cognome, sottoposta al medesimo esame (Uro-Tac).
A dare la notizia un comunicato dell'Ufficio stampa dell' azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna. L'azienda ha segnalato il fatto alla Procura che ha già aperto un fascicolo, affidato al Pm di turno Francesco Caleca. Nel comunicato, in cui si parla di '' drammatico errore '', la Direzione aziendale esprime ''profondo rincrescimento per quanto è accaduto '' e '' rinnova ai familiari della signora il proprio cordoglio per il dolore che li ha colpiti ''.
Secondo la ricostruzione fatta nel comunicato '' il chirurgo, quando l'intervento era già in fase avanzata e non più reversibile, ha rilevato una forte discrepanza con l'immagine ed il referto radiologico, sulla base del quale era stata formulata l'indicazione all'intervento. L'intervento è stato portato a termine. La paziente stessa ed i suoi familiari erano stati informati dai professionisti su quanto accaduto. Improvvisamente questa mattina la paziente è deceduta ''.
L'Azienda, oltre a segnalare il fatto alla Procura ('' con la quale collabora per l'espletamento delle indagini ''), ha contestualmente avviato ''un'indagine interna per una puntuale ricostruzione dei fatti, per l'individuazione delle responsabilità e per l'attivazione dei conseguenti provvedimenti disciplinari ''. La Direzione aziendale sta valutando '' l'opportunità di assumere provvedimenti cautelativi urgenti ''. E' stato espresso anche l'impegno ''di revisionare il sistema e le procedure che gestiscono le immagini radiologiche digitali ponendosi l'obiettivo di ridurre ulteriormente il rischio di errori umani, ciò al fine di prevenire il ripetersi di tali drammatici errori ''.
'' Una tragedia di gravità inusitata, che non si sarebbe mai dovuta verificare ''. L' assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia- Romagna, Giovanni Bissoni, ha definito così il caso della signora di 54 morta all'Ospedale S.Orsola-Malpighi di Bologna dopo un intervento basato su esami fatti ad un'altra donna. La Regione ha già istituito una Commissione di indagine e informato il ministro Livia Turco.
http://qn.quotidiano.net/2007/09/27/38687-scambiate_tolgono_rene_sano.shtml
OPERATO, MA ERA SANO
Quando i dottori gli hanno detto: «Il tumore al retto non c'è», lui, 78 anni, non sapeva se tirare un sospiro di sollievo, prendersela con il mondo o credere a un miracolo. Perché nel frattempo " ormai sono passati quasi 11 mesi " si era fatto venti giorni d'ospedale, un bel po' di esami e due operazioni molto complesse in una settimana. Ed era uscito dal Sant'Orsola stomizzato, insomma con il sacchetto. Vuol dire una vita diversa. «Se prima faceva 100 cose, adesso ne fa 70», traducono gli avvocati dello studio legale Bonazzi, che hanno appena inoltrato all'ospedale e all'azienda Usl una richiesta di risarcimento. Richiesta appoggiata da una perizia del professor Vergari, che valuta un trenta per cento di danno biologico per quella che considera «l'ipotesi più verosimile: un errore diagnostico. Errore grave e inescusabile, avendo portato a un intervento chirurgico particolarmente impegnativo assolutamente non necessario per la patologia in atto». Racconta il paziente: «Faccio il commerciante, adesso mi sento a disagio con la gente. Sono stanco e depresso. E la mia vita sessuale è azzerata».
Bartolomei a pag. 3 Dal "Il Resto del Carlino" edizione di Bologna 21 Gennaio 2001 pag. 1
«Si assicura che le indagini interne, di prossima conclusione, consentiranno di fare piena luce sulle cause che possano aver procurato un eventuale errore». Così la direzione del Sant'Orsola Malpighi sul caso del 78enne operato di tumore, stomizzato e infine dimesso dall'ospedale come «sano». Hanno scambiato gli esami o qualcos'altro? Non è ancora chiaro. Intanto il professor Vergari, perito di parte, ritiene «certamente anomala l'ipotedi una potenziale regressione della patologia».
Servizio a pag. 7 Dal "Il Resto del Carlino" edizione di Bologna 23 Gennaio 2001 pag. 1
POLIZIOTTOPOLI A BOLOGNA
SINISTRI TRUFFA A BOLOGNA
BOLOGNA 120 persone rinviate a giudizio, tra cui 30 poliziotti e 2 carabinieri: ma la lista nera si allunga su avvocati, medici e carrozzieri.
Il gioco era semplice: si denunciavano periodicamente sinistri inventati per incassare risarcimenti a catena. Buona la prima: ma il trucco funziona e la cricca persevera fino a quando la città di Bologna salta al secondo posto in Italia (dopo Napoli) per numero di indennizzi automobilistici.
21 APRILE 2007
http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=76997,1,1
IL CASO UNO BIANCA
Una scia di sangue lunga più di sette anni ha terrorizzato un’intera regione come l’Emilia-Romagna. 23 delitti senza movente, una strage strisciante. Rapine da pochi spiccioli per massacrare benzinai, zingari, extracomunitari, carabinieri, impiegati di banca, semplici testimoni. Un eccidio pianificato, una violenza bestiale per un rebus senza soluzione.
Chi sono i poliziotti assassini della Uno bianca? Folli esegeti dello sterminio,
"assassini nati" nostrani o Terminator al servizio di forze occulte? Chi li ha
protetti, chi li ha guidati, chi ha tirato i fili di questi burattini armati
fino ai denti?
Una Questura inquinata, quella di Bologna. Una magistratura cittadina ciecamente
lanciata - e con ostinazione degna di miglior causa – sempre e comunque su piste
sbagliate e devianti. 55 innocenti condannati per reati commessi da altri. E in
trasparenza una misteriosa trama di appoggi e coperture. Un altro mistero di
Stato.
http://www.misteriditalia.com/unobianca/
Un gruppo di poliziotti, tre fratelli. Ventiquattro morti, centodue feriti, centotre azioni criminali. Sta dentro queste cifre il bollettino di guerra di sette anni e mezzo di attività criminale della "banda della Uno bianca". A Radio 24, parla Rosanna Zecchi, moglie di Primo Zecchi, una delle vittime della banda Uno Bianca, testimone ucciso dalla banda nell'ottobre del '90. Quello che sentirete é un racconto lucido, preciso, puntuale, denso di rabbia ma mai di rancore.
La storia della Uno Bianca é tragedia e pagina oscura della storia dell'Italia contemporanea, saga familiare e cronaca nera.........
La banda entra in azione nel 1987. Uomini armati, efficienti, decisi, attaccano supermercati, banche, caselli autostradali, distributori di benzina. A Casalecchio sul Reno non rubano niente, un furgone blindato aveva già portato via l'incasso. Uccidono però due carabinieri di 22 anni e feriscono tre persone. Le rapine si succedono una dopo l'altra, almeno una decina e in un'occasione viene colpito il testimone Primo Zecchi. Poi la sparatoria contro due immigrati arabi e l' assalto a un campo di nomadi alla periferia di Bologna. Infine c'é il salto di qualità, l'episodio più sanguinoso e occulto: la strage del Pilastro contro i carabinieri.
Questa é invece la deposizione di Roberto Savi al processo di primo grado davanti alla Corte d'Assise di Bologna proprio sulla strage del Pilastro.
Gli uomini della Uno Bianca sembrano invincibili, le loro azioni fuminee, le vie di fuga sono collaudate ma altri occhi osservano le loro azioni:sono quelli di due sconosciuti poliziotti di Rimini: Luciano Baglioni e Pietro Costanza. Nel novembre del '94 imboccano la pista giusta e si mettono sulle tracce degli assassini. Ripercorrono date e gli orari delle rapine e degli omicidi, controllano i ritratti dei banditi descritti dai testimoni. Ma le indagini ufficiali si concentrano sulla malavita locale o quella catanese d'importazione. Baglioni e Costanza invece conservano un sospetto: gli autori possono essere poliziotti, magari loro stessi colleghi. Sparano troppo bene, conoscono strade e i viottoli. Riescono sempre a fuggire, ad eludere i posti di blocco.
Luciano Baglioni. E' il punto centrale ricostruito anche dalla fiction Uno Bianca che trasmettiamo per gentile connessione della casa di produzione Taodue.
Questa invece non é fiction, é storia vera. E' la mattina del 3 novembre 1994. La svolta. Baglioni e Costanza sono davanti a una banca di San Giustina, in provincia di Rimini. E' un attimo, forse meno di un secondo. Osservano una Uno bianca con la targa talmente sporca da risultare illeggibile. E quindi sospetta. All'interno c'è un uomo alto. Baglioni e Costanza guardano i suoi occhi. Il volto corrisponde all'unica immagine esistente dei killer, quella incisa sul video della telecamera di una delle banche rapinate in precedenza. Ancora non lo sanno, ma davanti a loro c'é Fabio Savi che sta facendo un sopralluogo di fronte a un possibile obiettivo. Inizia la caccia al killer. Lo seguono, lo perdono, lo ritrovano a Torriana mentre sale le scale della sua abitazione, al numero 29 di Piazza della Libertà. Poi se lo vedono sbucare davanti in un bar del paese in un primo, casuale, teso, incontro.
Cinque poliziotti, attrezzati, armati, preparati, senza scrupoli. Con le palette di servizio e i tesserini potevano perfino muoversi lungo le strade della Romagna, senza destare sospetto alcuno. I loro telefoni vengono messi sotto controllo, cominciano i pedinamenti di Fabio Savi. Si scopre chi è a muovere i fili. Il colpo è forte. I Savi vengono catturati insieme ai loro complici. Confessano, poi ritrattano, ma le prove sono talmente schiaccianti ed evidenti da non lasciare dubbi. I Tribunali di Rimini, Pesaro e Bologna li condannano all'ergastolo il 6 marzo 1996.
Chi erano veramente i componenti della Uno Bianca? Fanatici razzisti, rapinatori pieni di scrupoli, schegge impazzite di un disegno più complesso? Dopo il terrore scatenato nell'ex isola felice dell'Emilia Romagna tra il 1985 e il 1994, quattro processi con condanne pesantissime, rimangono molti dubbi. La reale motivazione che ha spinto i fratelli Savi e i loro complici è rimasta oscura. Così come le protezioni di cui hanno goduto, forse troppe per dei semplici rapinatori. C'era una mente dietro quella follia sanguinaria? Rosanna Zecchi é la presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della Uno Bianca. Almeno lei ha una risposta plausibile.
http://www2.radio24.ilsole24ore.com/speciali1/speciale_gialloenero20032004_3.htm
24 morti, 102 feriti, 103 azioni criminali: la banda della Uno Bianca (così definita perché utilizzava sempre una autovettura di quel tipo e colore) entrò in azione nel 1987. Tre uomini armati, efficienti e decisi, attaccavano supermercati coop, banche, caselli autostradali, distributori di benzina. Sovente il bottino era misero ma costante è l'utilizzo delle armi da fuoco che feriscono e uccidono benzinai, impiegati di banca, carabinieri, guardie giurate, testimoni, passanti.
Dal 1990 i bersagli diventano anche gli abitanti di campi nomadi (23 dicembre 1990) e gli immigrati nordafricani (18 agosto 1991).
Uno degli episodi più sanguinosi è la strage avvenuta al Pilastro (un quartiere popolare di Bologna). Qui, il 4 gennaio 1991 tre carabinieri in normale servizio di pattuglia vennero ammazzati a sangue freddo dagli uomini della Uno bianca.
I componenti di questa banda erano per la maggior parte poliziotti in servizio a Bologna: Roberto ed Alberto Savi (condannati all'ergastolo), Pietro Gugliotta (condannato a 15 anni) e Marino Occhipinti (ergastolo), Luca Vallicelli fu condannato per fatti marginali e patteggiò la pena. Un altro dei fratelli Savi, Fabio era l'ultimo componente della banda e fu condannato all'ergastolo.
http://www.reti-invisibili.net/unobianca/
INGIUSTIZIA A BOLOGNA
Presidente Avvocato Giangrande,
sintetizzo la mia
tragica odissea giudiziaria, iniziata a Messina nell'ottobre del 1993 e passata
in giudicato dalla Cassazione, il 10 giugno 1997. Il mio, è stato considerato
il 1° caso al mondo e lascio immaginare il grande interesse per lo scoop, basti
immaginare i titoli a caratteri cubitali: DOCENTE DI RELIGIONE DROGAVA E
VIOLENTAVA SUO FIGLIO. Ero molto noto nella mia città per la lotta contro la
mafia... il GIP e il presidente della Corte d'Appello, che mi aveva condannato
ingiustamente, successivamente furono accusati da alcuni pentiti per
associazione di stampo mafioso... Giudici legati alla massoneria deviata, tanto
da fare intervenire personalmente il Presidente della Repubblica Scalfaro e la
notizia fu diffusa dai TG dei media nazionali per diversi giorni. Sottolineo che
ero un teologo e il mio processo fu emotivo ed ideologico. Alcune prove
granitiche e schiaccianti non furono
presentati dalla difesa. Hanno distrutto la mia vita e quella di mio figlio il
quale ripetutamente ha smentito le gravi accuse, specificando che, essendo in età
evolutiva adolescenziale, si ribellava e mal sopportava le mie paterne e docili
correzioni. Mio figlio, incoraggiato da un Sottufficiale dei carabinieri,
giovane e rampante, che gli aveva garantito solo il provvisorio allontanamento
ma non il mio arresto, ingenuamente scrisse di suo pugno una dichiarazione
dettata da altri, in seguito disconosciuta nei contenuti. Ho descritto più
dettagliatamente i fatti in una relazione inviata al Procuratore Generale di
Cassazione Dott. Francesco Favara. Le invierò il materiale che ho a
disposizione e resterò a disposizione per qualsiasi approfondimento e
chiarimento.
Lì
martedì 03/04/2007 19.20
Saluti.
Ignazio Di Pasquale da BOLOGNA
CONCORSI TRUCCATI A BOLOGNA
ESAMI FORENSI TRUCCATI
BOLOGNA – 14 DIC. 2007 - Infuria la polemica dopo la tre giorni di esami per gli aspiranti avvocati svoltasi al Palacongressi di Rimini. Molti praticanti e associazioni hanno segnalato ai commissari d’esame il fatto che alcune tracce dei temi da svolgere erano già state diffuse via internet ancor prima dell’inizio delle prove. Così è successo, secondo la testimonianza di qualcuno, che ci fossero candidati arrivati con il compito già fatto o quasi. Uno scandalo che potrebbe invalidare l’esame.
Tra i 2.400 candidati che hanno partecipato al durissimo esame di abilitazione alla professione di avvocato, nell’ultimo giorno di lavoro la tensione è stata altissima. Un po’ la difficoltà psicologica e fisica dell’esame, un po’ per le notizie sempre più diffuse di brogli e trucchi per scavalcare la prova.
Una tensione talmente alta che si sono registrati anche malori e addirittura una ragazza è stata soccorsa dai sanitari. Del resto per molti dei praticanti che hanno partecipato alle prove si tratta di un’esame fondamentale per il proprio futuro professionale e non solo. Notizie di irregolarità sono arrivate anche da altre città d’Italia in cui si è svolto l’esame, ma ancora non è noto se siano state prese decisioni sulla validità delle prove.
http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=278661&storico=giorno§ion=news/Rimini
TEST TRUCCATI: A BOLOGNA I QUIZ CON L'ALFABETO MUTO. LA MAGISTRATURA INDAGA
Indaga la magistratura sulle prove di ingresso a medicina
BOLOGNA (17 settembre 2007) - Continua ad allargarsi l'inchiesta sui test di ammissione alla facoltà di medicina, questa volta nel mirino della giustizia finisce l'ateneo di Bologna. Ora spetta al procuratore capo Enrico De Nicola e al sostituto Enrico Cieri fare luce su ciò che accadeva nel capoluogo emiliano, dopo che alcuni partecipanti hanno fornito la loro versione dei fatti su come andavano le prove. Ciò che emerge sono le solite buste sigillate e poi riaperte per correggere gli elaborati a tempo scaduto e figure presenti alla prova che con certi candidati assumevano il ruolo del suggeritore. Ma all'Università di Bologna spunta una nuova peculiarità nei metodi adottati per passare la prova: si usava l'alfabeto muto per ottenere le risposte esatte dei quiz.
A dare il via all'inchiesta, riporta il Messaggero, sarebbero state quattro ragazze che nel mese di settembre hanno sostenuto la prova e ora hanno mandato un esposto alla Procura. Nelle carte si parlerebbe di un via-vai molto sospetto di studenti avanti in età che sembravano assumere il ruolo di suggeritori di alcuni candidati. Ora sulla vicenda indaga la magistratura.
http://www.4minuti.it/showPage.php?template=news&id=1263&masterPage=articolo.htm
Bologna - Sono quarantasei gli avvisi di fine indagine inviati dal Pm di Bologna Enrico Cieri nell'inchiesta sui concorsi di medicina dell'Università emiliana che sarebbero stati "pilotati" e sui rapporti anomali tra case farmaceutiche e medici. Richeista di archiviazione per il Rettore Calzolari. Tra i destinatari ci sono anche la preside della facoltà di medicina dell' università di Bologna, Maria Paola Landini,e il direttore del dipartimento di medicina interna e gastroenterologia del capoluogo emiliano, prof.Roberto Corinaldesi.
Sono però cadute accuse di associazione per delinquere e per alcuni fatti di corruzione. Parallelamente ci sono 28 richieste di archiviazione per altrettanti indagati, tra cui il rettore dell'ateneo bolognese Pier Ugo Calzolari.
Nella tranche relativa alle case farmaceutiche sono chiamate in causa come responsabili amministrative per fatti di corruzione due aziende. Per altre cinque imprese farmaceutiche c'è l'uscita dall'inchiesta. Degli 11 concorsi, tenuti in varie università italiane, per quattro c'è stata l'archiviazione. Negli altri sette, quasi tutti di gastroenterologia, uno di igiene, sono state riscontrati - secondo le indagini di Cieri e della Guardia di Finanza - i reati di abuso d'ufficio e falso in atto pubblico.
Bologna 2000
(Data e ora pubblicazione: 15-06-2007 ~ 20:29
http://www.bologna2000.com/modules.php?name=News&file=article&sid=56784