MAGISTROPOLI IN PIEMONTE
Dott. Cuva, il P.M. dei sassi dal Cavalcavia.
“Un giorno quel bambino giudicherà gli uomini" diceva sempre la nonna del Dott. Cuva. Una predizione difficilmente realizzabile, all'apparenza, per un ragazzino cresciuto in una tranquilla cittadina. Ma il piccolo Cuva era incredibilmente bravo nel risolvere in breve tempo le marachelle dei compagni di giochi. E aveva un sogno: poter giudicare da grande ogni sorta di mariuolo anche quelli provenienti dai cavalcavia. Con l'andar degli anni la nonna non perse mai occasione di incoraggiare l'interesse che il nipote dimostrava per la giustizia, e come aveva predetto, si iscrisse davvero alla facoltà di giurisprudenza.
Al momento della laurea del giovin signore, lei era già malata di cuore. Ma fu immensamente orgogliosa quando il Dott. Cuva diventò Procuratore della Repubblica a Tortona, e appese la nomina del nipote sopra il letto con tutti gli onori.
Qualche tempo dopo, il Dott. Cuva, stava interrogando il suo primo inquisito, un imponente esemplare di 136 chilogrammi proveniente dalle langhe piemontesi. Si chiedeva cosa avrebbe detto la nonna vedendolo intimorire un bestione simile. Immaginava il suo viso rugoso incresparsi in un ampio sorriso mentre le ricordava con quale furbizia risolveva le marachelle giovanili. Quando sarebbe andato a trovarla quella sera, le avrebbe parlato del nuovo inquisito. Squillò il telefono. Rispose il segretario. “Dott. Cuva” disse poi “era suo padre. Temo ci siano brutte notizie. Sua nonna se n'è appena andata”.
Il senso di vuoto che lo colse alla morte della nonna lo avrebbe accompagnato per anni. Ma coll'andar del tempo capì che la nonna gli aveva trasmesso una bellissima eredità: la curiosità e la passione per la giustizia, e la convinzione che l'intelligenza e l'immaginazione fossero due dei più validi strumenti giudiziari per risolvere ogni causa. I suoi insegnamenti lo avrebbero guidato nelle decisioni più importanti della sua carriera, fino a quando Paolo Liguori, direttore del telegiornale di “Italia 1” non lo mandò fuori di testa.
In tutte le sue avventure giudiziarie, la nonna era il suo mentore, la sua compagna di cospirazioni. Lui e lei facevano un bel duo; più che un'alleata, la nonna era un'insegnante ingegnosa e meravigliosa. Uno dei principi che gli inculcò, e che ancora oggi segue, è che a ogni problema, per arduo che sia, esiste una soluzione. Come ad esempio manomettere i nastri degli interrogatori per continuare a tenere la gente in carcere. Tutti conoscono l'inchiesta dei sassi dal cavalcavia di Tortona, inchiesta che ha dato notorietà al Procuratore della Repubblica di Tortona dott. Aldo Cuva e che trovo inutile riproporre. Conosciamo come è andata a finire, per lo meno la prima parte. Prima parte che ha decretato il fallimento della giustizia e dell'uomo che l'ha amministrata in quel di Tortona. Il dott. Cuva è stato sospeso e indagato. Interrogato non ha avuto difficoltà ad ammettere i suoi errori. Lo stress e i mass-media gli hanno giocato un brutto tiro come quello che lui ha fatto ai suoi inquisiti, con la differenza che Lui non va in galera, ma alla Corte d'Appello di Genova a fare il Consigliere del reparto addetto alle registrazioni.
Il piano del dott. Cuva è stato veramente diabolico e incivile, pur di raggiungere il suo scopo non avrebbe esitato a chiedere l'ergastolo per tutti gli inquisiti. Ma per fortuna non ha retto psicologicamente, alle prime avvisaglie di raffreddore ha cominciato ad agitarsi follemente contro chi l'ha smascherato, senza capire che non era un gioco ma una questione di vita o di morte.
È mia convinzione che, nei resoconti pubblicati finora, alcuni importantissimi elementi non sono affiorati alla luce del sole. E l'intera vicenda non è così nobile, esemplare e trionfale come all'inizio fu raccontata. La verità abbonda d'intrighi, d'imbrogli, di menzogne, di speranze svanite e di dispiaceri.
Un nuovo Procuratore della Repubblica ha continuato l'inchiesta dei sassi di Tortona chiedendo il rinvio a giudizio di una parte degli inquisiti e prosciogliendone altri. Quindi ha riconosciuto la validità della prima parte dell'inchiesta condotta dal dott. Cuva. Invece di continuarla, non sarebbe stato più giusto iniziare tutto da capo?
Sig. Procuratore, se Lei si trovasse davanti un bel piatto di spaghetti alla carbonara e dopo la prima forchettata si accorgesse che insieme agli spaghetti ci sono una decina di scarafaggi, cosa farebbe? Toglierebbe gli scarafaggi e continuerebbe a mangiare come se niente fosse accaduto o butterebbe via tutto? In questo caso ha buttato gli spaghetti e si è tenuto gli scarafaggi. Un colpo al cerchio e uno alla botte, mentre l'etica comportamentale è rimasta con gli scarafaggi.
Qualcuno ha detto: il dott. Cuva ha sbagliato in buona fede. Anche sua nonna.
Di Vago Rovina
http://www.lagrandepromessa.it/1998/DK570.htm
4 ottobre 2003 - DUE ARRESTI NELL'INCHIESTA SUL CASO AIAZZONE "Il Corriere della sera"
"Tangenti al giudice".
La denuncia partita dalla moglie
MILANO - Una mazzetta da 30 milioni di vecchie lire all'allora presidente del Tribunale di Biella, Mario Conzo, per aggiustare la causa sul fallimento della Aiazzone spa fa finire in carcere il titolare della società, Francesco Franceschini, che è anche presidente di Euromercato di Calenzano, e il suo commercialista Annibale Viscomi.
Ex consigliere comunale Dc a Prato, da poco dimessosi da Fi, molto conosciuto in Toscana il nome di Viscomi era nelle liste della P2. Solo indagato il giudice che, dopo aver confessato, mesi fa è andato in pensione. È stata la moglie di Conzo a far scattare l'inchiesta con una denuncia alla Procura di Biella dopo aver rotto con il marito.
L'indagine è passata per competenza ai pm milanesi Corrado Carnevali e Maurizio Romanelli e ieri le squadre giudiziarie di Gdf e polizia hanno arrestato Franceschini e Viscomi. La tangente fu pagata il 3 gennaio 2002 da Viscomi, ma l'intervento di una collega impedì a Conzo di influire sulla causa. Solo a luglio il magistrato raccontò alla moglie di aver versato 20 milioni sul suo conto e di aver gettato il resto nella spazzatura.
Confessò dopo che i pm di Milano lo convocarono per un'altra indagine in cui lui era vittima di un tentativo di corruzione. "Era estremamente spaventato - ha detto la donna - perché temeva per la vicenda relativa ad Aiazzone. Piangendo, mi ha riferito che aveva preso la mazzetta". Un anno dopo ha ripetuto tutto agli ex colleghi. Giuseppe Guastella
http://www.almanaccodeimisteri.info/p2ottobre2003.htm