
I BERGAMASCHI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI?!?
EVASOPOLI
FUNZIONARIO AGENZIA DELLE ENTRATE AIUTA GLI EVASORI
Frode al Fisco da 90 milioni. Quattro persone già in cella
BERGAMO – 17 aprile 2008 - Una commercialista 43enne di Romano di Lombardia,, due suoi ex collaboratori (un 58enne di Romano e un 61enne di Castelli Calepio), un 44enne rappresentante legale di alcune imprese edili con sede a Fontanella, due cittadini polacchi (una donna di 42 anni e un uomo di 43 anni). Sono i destinatari delle sei ordinanze di custodia cautelare in carcere - quattro delle quali già eseguite - emesse nell'ambito dell'inchiesta della Gdf di Treviglio per una presunta frode fiscale nel settore edile che avrebbe sottratto alle casse dell'erario circa 13 milioni di euro.
In totale gli indagati sono oltre 50: fra loro anche un funzionario dell'Ufficio Entrate di Chiari per un caso di corruzione: l'uomo è stato sospeso dall'esercizio pubblico per due mesi.
Fra i reati contestati anche l'associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e alla truffa aggravata. Il giro di fatture false scoperto ammonterebbe a 90 milioni di euro, con compensazioni indebite dell'Iva per 13 milioni. Il denaro ricavato dalla truffa sarebbe stato trasferito in Liechtenstein.
Sono 56 le aziende, per lo più con la sede nella bassa bergamasca, coinvolte nell'inchiesta: secondo l'accusa, l'ingegnoso sistema funzionava con la costituzione di società edilizie di comodo. Al termine dei lavori le aziende prestanome - intestate perlopiù ai cittadini polacchi, che ricevevano uno stipendio per far finta di nulla - emettevano fattura consentendo alla committente da un lato di portare in deduzione il costo del personale e dall'altro di detrarre quell'Iva di cui non avrebbe potuto usufruire eseguendo i lavori in proprio. Si veniva così a realizzare un consistente credito Iva utilizzato per compensare altri debiti, senza versare nulla.
http://www.eco.bg.it/EcoOnLine/CRONACA/2008/04/17_Frode.shtml
MAFIOPOLI
PESENTI, AD DI ITALCEMENTI, INDAGATO IN SICILIA: "HA FAVORITO LA MAFIA"
BERGAMO – 13 GIUGNO 2008 - L'amministratore delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, è indagato dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta. Le accuse sono concorso in riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, aggravati dall'articolo 7, cioè dall'avere avvantaggiato la mafia.
L'ad del gruppo cementiero bergamasco è coinvolto nell'inchiesta sulla Calcestruzzi spa, società che fa parte del gruppo Italcementi e che è stata sequestrata nei mesi scorsi perchè accusata di infiltrazioni mafiose e di aver fornito alle imprese cemento di qualità inferiore a quello previsto nei capitolati d'appalto. Pesenti è anche accusato di truffa, frode nelle pubbliche forniture e inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Anche per questi reati i magistrati contestano l'aggravante di avere agevolato la mafia.
La difesa di alcuni indagati coinvolti nell'inchiesta sulla Calcestruzzi spa - fra cui Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania, arrestato a gennaio, e Mario Colombini, l'ex ad di Calcestruzzi - aveva richiesto al gup un incidente probatorio. Proprio da questa richiesta è emersa l'indagine a carico di Pesenti. I legali di Pesenti definiscono l'avviso di garanzia "un atto dovuto per lo svolgimento dell'incidente probatorio". Le tesi dell'accusa, secondo il difensore di Italcementi Alberto Alessandri, suscitano "sconcerto e stupore". "Non sono ipotizzabili - afferma Alessandri - fatti specifici, come invece vorrebbe la procura di Caltanissetta, a carico di Italcementi e del suo consigliere delegato, anche per il fatto che Carlo Pesenti non ha mai svolto ruoli diretti in Calcestruzzi". "Riteniamo opportuno - aggiungono i difensori di Pesenti - che la magistratura faccia al più presto chiarezza, e siamo certi che la correttezza dei comportamenti dell'amministratore delegato sarà dimostrata al di là di qualsiasi dubbio".
L'inchiesta - coordinata dal procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, dall'aggiunto Renato Di Natale e dal sostituto della Dda Nicolò Marino - si basa in parte sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, fra i quali Salvatore Paterna, ex dipendente dell'azienda, arrestato e condannato per mafia nei mesi scorsi. Anche l'Italcementi spa è stata iscritta nel registro degli indagati per "responsabilità amministrative". L'accusa per cui è indagata è concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall'avere agevolato la mafia.
"LA CALCESTRUZZI FAVORIVA LA MAFIA". ARRESTATO L'AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA SOCIETA' BERGAMASCA
Mario Colombini è accusato di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazioni fittizie
BERGAMO – 30 GENNAIO 2008 - Con l'accusa di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizie di beni, è finito in manette l'amministratore delegato della Calcestruzzi spa, Mario Colombini, 62 anni. A Colmbini viene contestata l'aggravante di avere agevolato l'attività di Cosa nostra. Inoltre il gip del tribunale di Caltanissetta ha ordinato il sequestro dell'azienda. Un provvedimento che riguarda beni materiali e immobili, il capitale sociale e le strutture informatiche in uso dalla società. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro.
Colombini è stato arrestato stamani nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza in provincia di Milano. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania della Calcestruzzi spa, che nei mesi scorsi lo aveva sospeso; dell'ex dipendente della società bergamasca, Francesco Librizzi, che era capo area per la Sicilia e di Giuseppe Giovanni Laurino, ex dipendente, anche lui capo area per la Sicilia. Sono accusati di truffa e inadempimento di contratti di pubbliche forniture, con l'aggravante di aver agevolato Cosa nostra.
Secondo gli inquirenti, la Calcestruzzi avrebbe proceduto, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, alla creazione di fondi neri, "da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia". L'azienda avrebbe fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quella richiesta dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. Questo sistema, per gli inquirenti, sarebbe stata "una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali".
Lo scorso 23 dicembre il gruppo Italicementi, che controlla la Calcestruzzi, aveva individuato alcune irregolarità decidendo di sospendere l’attività nell'isola. Ora l'azienda conferma piena collaborazione alla magistratura. E' stato formato un comitato di tre saggi (Pierluigi Vigna, Giovanni Fiandaca e Donato Masciandaro) che elaboreranno un codice operativo di garanzia.
http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/calcestruzzi-sicilia/ad-arresto/ad-arresto.html
CARABINIEROPOLI
BERGAMO - 6 luglio 2007 - Carabinieri e vigili indagati. Si è abbattuta un'autentica bufera sull'Arma dei carabinieri in provincia di Bergamo: otto militari, tra cui il comandante della Compagnia di Treviglio sono finiti nei guai perchè accusati a vario titolo di peculato, ricettazione, associazione a delinquere, violenza e favoreggiamento. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bergamo ha emesso oggi undici provvedimenti restrittivi, di cui tre ordinanze di custodia cautelare in carcere per una serie di episodi che risalgono all'inizio del 2007 e che vedono coinvolti anche due vigili urbani di Cortenuova (Bergamo) e uno studente bergamasco.
L'INCHIESTA - Le indagini sono partite dalla denuncia di un carabiniere e sono state condotte in collaborazione con i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura. Secondo le accuse, le undici persone si sarebbero rese responsabili di otto episodi di violenza a carico perlopiù di cittadini extracomunitari. Gli indagati, con indosso la divisa d'ordinanza, viaggiavano a bordo di un'auto con targa rubata, preferibilmente il venerdì sera, e organizzavano posti di blocco con perquisizioni e sequestri abusivi di telefoni cellulari, droga e denaro. In alcuni casi carabinieri e vigili urbani si sarebbero resi responsabili anche di aggressioni e pestaggi. Tra coloro che sono finiti nei guai c'è anche il comandante della compagnia di Treviglio, Massimiliano Pani; per lui il giudice per le indagini preliminari ha chiesto il divieto di dimora in provincia di Bergamo. Il reato contestatogli è di intimidazione nei confronti di due carabinieri che avrebbero manifestato la volontà di denunciare i fatti di cui erano a conoscenza. Uno di loro ha poi presentato una denuncia, l'altro ha deposto come testimone. In carcere sono così finiti due carabinieri e un vigile urbano; arresti domiciliari, invece, per un altro carabiniere e un altro agente. I tre militari sono stati immediatamente sospesi dal servizio a tempo indeterminato.
TRASFERIMENTI - Sei i divieti di dimora, dei quali quattro in provincia di Bergamo. I carabinieri raggiunti da questo provvedimento saranno invece trasferiti in un'altra sede, fuori dalla provincia di Bergamo. «Aspettiamo con fiducia lo sviluppo delle indagini - ha commentato in serata il comandante provinciale dei Carabinieri, Benedetto Lauretti -. La nostra preoccupazione è ora di garantire la continuità della sicurezza nella zona della Bassa Bergamasca, provvedendo ad inviare altri carabinieri al posto di coloro che sono stati raggiunti dai provvedimenti restrittivi».
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/05/carabinieri_bergamo
BERGAMO (5 LUGLIO 2007) - Sette carabinieri e due vigili urbani sono stati raggiunti da ordinanze restrittive per almeno otto episodi di violenza a cittadini extracomunitari. Le ordinanze sono state emesse dal gip di Bergamo con le accuse di peculato, ricettazione, associazione a delinquere e violenza.
L'inchiesta era cominciata dopo la denuncia di un carabiniere in servizio alla compagnia di Treviglio, il cui comandante è nell'elenco degli indagati. In carcere sono finiti due carabinieri della stazione di Calcio e un vigile urbano di Cortenuova. Un altro carabiniere (sempre della stazione di Calcio) e un altro agente (Cortenuova) sono invece agli arresti domiciliari. Sei i divieti di dimora, quattro in provincia di Bergamo e due a Calcio.
Gli indagati, secondo l'accusa, viaggiavano in divisa su un'auto con targa rubata, che utilizzavano soprattutto al venerdì sera per organizzare posti di blocco, perquisizioni e sequestri abusivi di telefoni cellulari, droga e denaro. In alcuni casi carabinieri e vigili urbani si sarebbero resi responsabili di aggressioni e pestaggi. Nei guai è finito anche il comandante della Compagnia di Treviglio, Massimiliano Pani. Per lui il giudice per le indagini preliminari ha chiesto il divieto di dimora in provincia di Bergamo. Il reato contestato è di intimidazione nei confronti di due carabinieri che avrebbero manifestato la volontà di denunciare i fatti di cui erano a conoscenza. Entrambi però non si sono lasciati intimorire e uno dei due ha presentato la denuncia, mentre il commilitone ha deposto come testimone.
I carabinieri raggiunti dal divieto di dimora sono stati trasferiti in altra sede. Fiducia nello sviluppo delle indagini è stata espressa da Benedetto Lauretti, comandante provinciale dei carabinieri.
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=4651&sez=HOME_INITALIA
MAGISTROPOLI
RINVIATO A GIUDIZIO IL GIUDICE CONTE
Rinviato, anche, a giudizio il comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri, generale Giampaolo Ganzer.
MILANO - 13 GIUGNO 2005 - Stessa sorte è stata riservata dal giudice di Milano al colonnello Mauro Obinu, ex Ros oggi ufficiale presso i servizi segreti Sisde, e al pubblico ministero bresciano Mario Conte. Insieme ad altri 26 ufficiali e sottufficiali dei carabinieri, sono accusati di associazione a delinquere, traffico di stupefacenti e peculato per presunte irregolarità nell'ambito di alcune operazioni antidroga compiute nei primi anni '90.
Il processo si terrà il prossimo 18 ottobre. Per due imputati minori, il giudice ha già messo sentenza con rito abbreviato. Fiorenzo Vismara è stato condannato a sei anni e otto mesi; Gabriella Casavola sconterà quattro anni di reclusione.
Il comandante dei Ros Giampaolo Ganzer, ha detto di avere "la coscienza a posto". "Affronterò serenamente il giudizio. Non ho intenzione di dimettermi. Se non avessi la coscienza a posto, l'avrei fatto anche prima. Ci penseranno i miei superiori".
I giudici dell'accusa sono convinti di aver messo le mani su una struttura deviata dei carabinieri che ha lavorato indisturbata per quasi sei anni. La conclusione raggiunta dagli inquirenti che una parte consistente dei fondi a disposizione dell'Arma per l'acquisto di stupefacenti al fine di scoprire bande di trafficanti (e si parla di molti miliardi di vecchie lire) sia stata versata direttamente dai Ros nelle casse dei "cartelli" di narcotrafficanti colombiani e libanesi. La droga veniva poi fatta sbarcare in Italia e consegnata - senza nessun controllo - a trafficanti di fiducia in vista dei "blitz" presentati come brillanti operazioni di servizio. Che spesso, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, si concludevano con l'arresto solo dei pesci piccoli e il recupero solo di parte della droga.
Mario Conte, il giudice rinviato a giudizio insieme all'alto ufficiale dei Carabinieri, è sospettato dai colleghi di Milano di aver fornito copertura agli affari illeciti dei Ros quando svolgeva il ruolo di pm a Bergamo (oggi magistrato alla Direzione distrettuale antimafia di Brescia).
Sotto inchiesta anche la gestione economica dei fondi a disposizione dell'Arma. Il Ros - annota in un suo bilancio la Procura - "si appropria di almeno 502 milioni di lire, senza precisarne o documentarne la destinazione".
http://italy.indymedia.org/news/2005/06/811136.php