di Antonio Giangrande
(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).

ANDRIA
Truffa al sistema sanitario
Oltre 400 persone tutte residenti nella provincia di Barletta – Andria – Trani sono destinatarie di decreti di condanna e sanzioni pecuniarie emesse dal Gip di Trani per avere dichiarato un falso reddito al fine di ottenere l'esenzione del ticket sanitario.
Si tratta di 442 persone che erano state denunciate per truffa e falso ideologico e che sono state condannate al pagamento di una multa di 5.000 euro ciascuno.
ASSENTEISMO ALL’INPS DI ANDRIA
I dipendenti svolgevano diverse attività personali durante il loro orario di lavoro, che nulla avevano a che fare con il loro ruolo di impiegati pubblici.
Alcuni pulivano la propria autovettura, altri facevano la spesa, altri ancora pranzavano a casa propria, il tutto durante l’orario di lavoro: i presunti assenteisti sono 19 dipendenti della sede subprovinciale di Andria dell’Inps, in via Guido Rossa, che la polizia ha denunciato alla procura di Trani per truffa aggravata in danno dello Stato.
I comportamenti illeciti degli impiegati sono stati a lungo seguiti e documentati dagli agenti del commissariato di Andria, che su questo hanno indagato a lungo. Dopo aver raccolto «elementi probatori certi», hanno denunciato gli assenteisti alla magistratura.
L’attività investigativa, diretta dal sostituto procuratore di Trani Carmela Bruna Manganelli, è stata avviata nel mese di febbraio di quest’anno e ha fatto emergere questa situazione di «diffusa illegalità» nella sede di Andria dell’Inps.
Dipendenti denunciati – è stato accertato – svolgevano diverse attività personali durante il loro orario di lavoro, che nulla avevano a che fare con il loro ruolo di dipendenti pubblici. Molti di loro ricorrevano all’espediente della cessione del proprio badge a colleghi compiacenti perchè timbrassero la loro presenza mentre ancora non erano in servizio. Favore che veniva poi ricambiato.
http://www.videoandria.com/showitem.asp?id=1293

BARLETTA
Contro ogni nostro principio si riporta la notizia, nonostante non vi sia stata condanna definitiva. Lo si fa affinchè il lettore possa equiparare questa situazione ad altre analoghe di sua conoscenza esistenti in questo od altri territori, che però non sono state perseguite penalmente. Della serie: Figli e figliastri. Abuso edilizio e il progettista è... il sindaco di ANTONELLO NORSCIA su “La Gazzetta del Mezzogiorno”.
«Nella fase di progettazione l’ingegner Nicola Maffei, a fronte del divieto previsto dal piano regolatore generale, che vietava l’edificazione di nuove costruzioni, prospettava falsamente, asseverando nelle relative perizie, l’esistenza di un fabbricato in rovina di cui ne chiedeva la ristrutturazione edilizia». Sarebbe questo, secondo il sostituto procuratore della Repubblica di Trani Antonio Savasta, uno dei passaggi chiave per la lottizzazione abusiva, che si baserebbe sul falso ideologico, di un’area prospiciente la riviera di Ponente di Barletta dove erano in corso i lavori per la costruzione di una nuova sala ricevimenti con annessa piscina ed altre amenità. La notizia potrebbe passare sotto traccia (è il caso di dire) se non fosse che l’ing. Nicola Maffei è anche il sindaco di Barletta. L’inchiesta però lo coinvolge nella sua qualità di ingegnere-progettista. La sua relazione, tacciata però di falso ideologico, avrebbe consentito, insieme ad altri elementi e grazie alle condotte di altri 9 indagati, l’iter amministrativo sfociato in un permesso a costruire connotato, secondo gli investigatori e gli inquirenti, da illeciti. Perciò ieri la Guardia di Finanza e la Polizia Municipale di Barletta hanno eseguito il decreto preventivo d’urgenza del pm Savasta, che nei prossimi giorni passerà all’esame del gip per il giudizio di convalida. L’area è, dunque, finita sotto i sigilli. In pratica si sarebbe costruito sul falso presupposto di una costruzione preesistente e dunque solo da ristrutturare. «L’escamotage – è scritto nel decreto di sequestro - è stato quello di utilizzare la vecchia recinzione, ormai quasi completamente demolita, e far risultare l’area da essa perimetrata come area di sedime di un intero fabbricato, ottenendo così una nuova enorme volumetria non corrispondente a quella originariamente sviluppata da piccoli fabbricati». Il pm ipotizza una «lottizzazione illecita ed abusiva con alterazione e compromissione dello stato reale dei luoghi ponendo in essere artifizi al fine di fa risultare cartolarmente preesistenze edilizie inesistenti e giustificanti una nuova attività edificatoria vietata nell’area d’intervento». Ma l’inchiesta vede coinvolte anche figure istituzionali: Francesco Gianferrini, dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Barletta, Michele Fiorella, funzionario comunale istruttore della pratica culminata nel permesso a costruire n.759/2006 ed in una variante seguita da altri progettisti; il delegato del Demanio Antonio Morelli giacchè l’area era oggetto di concessione demaniale. Completano l’elenco degli indagati: Maria Pestillo e Luigi Troso, entrambi di Margherita di Savoia, quali progettisti della variante; Lorenzo Fruscio, barlettano, anch’egli progettista della variante e direttore dei lavori sino a marzo 2010; Salvatore Calò, legale rappresentante della società esecutrice dei lavori Sami Srl; Ruggiero Calò, amministratore unico della Nuova Cla Srl, titolare della concessione demaniale e del permesso a costruire a seguito di cessione d’azienda; Vito Pepe, di Bari, geometra incaricato di pubblico servizio. L’inchiesta, a seconda delle presunte rispettive responsabilità, contempla anche i reati di falso materiale, abuso d’ufficio, truffa. Tra le esigenze cautelari a base del sequestro il pm ha ritenuto che «l’intera attività edilizia in via completamento costituisce in ogni caso un vulnus al territorio rappresentando il risultato di una illegittima violazione degli strumenti urbanistici vigenti».
Da “La Repubblica”, che cita una notizia de “Il Corriere della Sera”. Il sindaco di Barletta, Nicola Maffei, e' indagato dalla Procura della Repubblica di Trani nell'ambito di una inchiesta su una presunta lottizzazione abusiva sul lungomare di Ponente. Lo scrivono alcuni quotidiani regionali. Il primo cittadino avrebbe commesso il reato di falso ideologico nella sua veste di ingegnere e perito. In pratica avrebbe dato l'ok alla ristrutturazione di un rudere adibito a deposito che ora si sta trasformando in un moderno e ampio ristorante con piscina. ''La struttura, non ancora ultimata - scrive il Corriere del Mezzogiorno – è stata sequestrata da polizia municipale e finanza''. Insieme al sindaco Maffei sono indagate altre nove persone tra tecnici comunali, privati e due imprenditori. Sotto accusa due perizie del 2003 e il 2004 quando Maffei non era sindaco ''che - continua il Corriere - attesterebbero l'esistenza di un fabbricato in rovina di 280 metri quadrati ma secondo le indagini della procura i metri quadri effettivi delle costruzioni preesistenti sarebbero stati meno di cento e peraltro si tratterebbe di manufatti abusivi, mai sanati o condonati. Inoltre, sarebbero stati aggirati anche i divieti del Piano regolatore di Barletta, che non permette nuove edificazioni lungo la fascia costiera, ma solo ristrutturazioni di edifici già esistenti''.
Da “Il Quotidiano italiano”: E’ l’ora delle audizioni presso la Procura di Trani per gli amministratori comunali coinvolti nella vicenda della lottizzazione, giudicata abusiva dal Tar, di un’area di oltre 4 mila mq in agro di Montaltino. Nel corso della settimana sono stati ascoltati dal sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Savasta, alcuni consiglieri comunali che votarono la delibera di approvazione del progetto edilizio, nell’agosto del 2009. Toccherà anche al sindaco Nicola Maffei comparire in Procura per essere interrogato. Tutti vengono ascoltati in qualità di “persone informate sui fatti”. Dopo il sequestro dell’area interessata dal presunto abuso edilizio, su cui era in costruzione un villaggio residenziale di ben 184 villette e annessi servizi, disposto a fine novembre, procedono dunque le indagini della magistratura. In particolare, risulta che il pm voglia chiarire adesso soprattutto un aspetto, cioè “i legami tra lo studio professionale incaricato dagli originari proprietari dei fondi, la società Il Borgo srl e la compagine amministrativa, compreso il rapporto di parentela tra il legale rappresentante della società, l’architetto Sabino Carpagnano, e il proprio fratello consigliere comunale (il medico Antonio Carpagnano) e altri eventuali amministratori coinvolti”. Questo aspetto della vicenda è stato fin dall’inizio negato con decisione dai Carpagnano, tanto che, respingendo ogni sospetto, all’indomani della trasmissione degli atti dal Tar alla Procura di Trani, il dottor Antonio Carpagnano si è dimesso dalla carica di vicesindaco che ricopriva. Mentre proseguono gli accertamenti penali, sul fronte amministrativo il Comune di Barletta ha impugnato la sentenza di annullamento del Tar dinanzi al Consiglio di Stato.
Per un giro di tangenti nella sede di Barletta dell’Agenzia delle Entrate un’operazione è in corso da parte dei militari della guardia di finanza che stanno eseguendo ordinanze di custodia cautelare nei confronti di otto funzionari e dipendenti degli uffici fiscali. I reati contestati - a quanto si è appreso – sono, a vario titolo, di concussione, millantato credito, truffa e rivelazione di segreto d’ufficio.
Gli arresti di oggi fanno seguito alla scoperta – avvenuta nella primavera 2010 – della corruzione di un funzionario della sede barlettana dell’Agenzia compiuta da parte di un commercialista: in quella circostanza al funzionario corrotto furono versati oltre 12.000 euro perchè mitigasse gli esiti di una verifica fiscale nei confronti di un imprenditore, cliente del commercialista. Funzionario e commercialista vennero arrestati nel maggio 2010.
Barletta, emettevano certificati di morte per agevolare pompe funebri: indagati.
Avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati a 16 persone da militari del Gico di Bari della Guardia di Finanza. Le persone indagate sono medici, operatori sanitari della Asl, responsabili di imprese funebri, ma anche una guardia giurata e due volontari del tribunale dei diritti del malato.
Sarebbero tutti coinvolti in un giro nell’ambito del quale si sarebbe giunti, per esempio, a certificare anzitempo alcuni decessi di persone ricoverate per favorire alcune agenzie funebri rispetto ad altre. Sarebbe emerso dalle indagini della guardia di finanza, coordinate dal pm della procura di Trani Giuseppe Maralfa.
Le indagini furono avviate all’indomani di un decesso avvenuto nel 2005, decesso certificato quando, appunto, era ancora in vita la donna ricoverata in ospedale alla quale il certificato si riferiva.
Ma non è la sola anomalia cittadina. La compravendita dei voti va quasi in diretta tv col servizio mandato in onda mercoledì scorso dalle «Iene» su Italiauno e la città reagisce come al solito: più silenzi che voci. Perché, mai forse come in questi casi, il silenzio è d’oro, anzi, di platino. E una parola sarà pure insufficiente ma due fin troppe.
Così quasi nessuno parla, tranne sparute eccezioni.
Dice Fabio Lattanzio, animatore dell’associazione Fraternità per il diritto alla casa e candidato alle scorse regionali per la lista vendoliana di Sinistra, ecologia e libertà: «A mio avviso - sottolinea - c’è un legame tra il servizio delle Iene del 14 aprile 2010 sulla compravendita in nero delle case a Barletta e questo ulteriore sulla compravendita dei voti alle scorse regionali. C’è un legame ben definito tra il nero nel settore nell'edilizia e la compravedita dei voti: così la città sceglie ed incorona la sua classe dirigente. Le fila vengono mosse da apparati importanti del mondo dell'edilizia, ma con ciò non intendo solo i costruttori, ma un ampio prezzo dell'affare immobiliare che si ispira a queste logiche. La politica cittadina è inquinata da una logica clientelare e servile».
«Durante la campagna elettorale - aggiunge Lattanzio - ho ricevuto più volte contatti da vari esponenti del mondo della politica cittadina, che m'invitavano a cambiare atteggiamento nei confronti dei costruttori: in cambio avrei potuto godere di sostegno economico per la mia campagna elettorale. Ho annotato tutti questi incontri, messaggi e queste telefonate: presto completerò la relazione che voglio inviare alla Procura della Repubblica ed alla Guardia di Finanza, ad integrazione della denuncia depositata lo scorso anno dopo il servizio delle “Iene”. Quella denuncia l’ho presentata ipotizzando l’evasione fiscale ma soprattutto l’estorsione. Nel video si vede fin troppo bene: si chiedono soldi in nero, in mancanza, niente casa. Sono certo che una parte di quei soldi finisce per finanziare le campagna elettorali della classe politica barlettana, per mantenere in piedi un vero e proprio sistema di potere. Ho più volte invitato con appelli pubblici gli imprenditori a denunciare, nel caso in cui fossero vittime della classe politica della città. Ho solo ricevuto dei chiari messaggi a cambiare atteggiamento, perché così avrei potuto godere del contributo economico di alcuni di essi per la mia campagna elettorale. Cosa che naturalmente non ho accettato in passato, né intendo accettare in futuro».
Compravendita di voti? «Se il gravissimo episodio registrato in tv si è verificato realmente a Barletta, ciò andrebbe, non solo a riscontrare quanto da me e dalla Stella Mele denunciato lo scorso anno, ma addirittura sarebbe rafforzativo di quella denuncia e collegabile alla stessa, visto che il venditore di voti si lamenta che nella scorsa competizione il candidato avrebbe pagato il doppio di quanto promesso e l'acquirente dei voti replica con affermazioni del tipo "questa volta è diverso"».
Così Michele Cianci, avvocato penalista, alle scorse provinciali candidato per la lista Udc. «Da quanto mi risulta - aggiunge l’avvocato - credo che l'indagine incardinata a seguito della mia denuncia sia stata robustamente riscontrata dal lavoro certosino svolto dalla Compagnia dei Carabinieri di Barletta. Pertanto, sono convinto che le forze dell'ordine avranno modo di fornire alla Procura della Repubblica tutto il materiale necessario per un approfondimento della vicenda». E poi: «Devo però aggiungere che a Barletta non esistono solo candidati o capofila sostenitori che sfruttano l'indigenza della gente per acquistare i voti e sostenere i propri interessi nell'ambito delle pubbliche amministrazioni, ma vi sono ed è bene sottolinearlo anche candidati seri e cittadini che esprimono la propria preferenza elettorale per l'interesse ed il bene comune».
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=224643&IDCategoria=1

TRANI
A Trani se ne parla da settimane, se non da mesi. Sin da quando in piena estate durante un incontro in Sardegna, «lei» ha lanciato una borsa contro di «lui», mandandolo in ospedale. Un rapporto difficile quello tra due magistrati, un uomo e una donna, che litigano da mesi, lanciandosi reciproche, pesanti, accuse.
Dalle parole i due sono passati prima ai fatti, poi alle carte bollate. Una vicenda, quella tra un magistrato in servizio a Trani e un altro che in passato ha prestato servizio nell’ufficio tranese, finita così davanti alla Procura di Lecce, competente ad indagare su reati che sarebbero stati commessi da magistrati in servizio nel distretto di Corte d’Appello di Bari, e anche davanti al Csm.
Dalle denunce per stalking e lesioni che dopo l’estate si sono scambiati è nato un fascicolo in cui tutti e due, per reati diversi, risultano indagati e persone offese. Proprio ieri è stato disposto un accertamento tecnico preventivo, un atto irripetibile sui cinque telefoni cellulari sequestrati a lei a metà settembre e sul computer portatile sequestrato a lui. Lì ci sarebbero le fonti di prova dei rispettivi sms. Entrambi si accusano reciprocamente di avere subìto dall’altro telefonate ripetute, sms continui, in qualche caso persino inviati, a mo’ di molestia trasversale, ad alcuni parenti.
La Procura di Lecce ha conferito l’incarico ad un consulente. Al vaglio della magistratura leccese, le reciproche accuse che i magistrati si stanno lanciando da tempo. E c’è chi parla di alcuni video, qualcuno persino a luci rosse, che sarebbero finiti agli atti dell’inchiesta. Ma si tratta in questo caso solo di una indiscrezione. Una delle tante che circolano sulla vicenda a Trani, dove, da settimane, non solo negli ambienti giudiziari, non si parla d’altro.
La vicenda del tutto personale, ma da tempo divenuta di dominio pubblico, è finita anche davanti al Csm. Il comportamento della dottoressa era stato considerato talmente grave dal Procuratore generale presso la corte di Cassazione al punto da chiederne la sospensione del magistrato tranese dalle funzioni e dallo stipendio. La sezione disciplinare dell’organo di autogoverno dei magistrati ha ritenuto il provvedimento cautelare troppo severo. Per questo ha disposto nei suoi confronti la misura meno grave del trasferimento ad un altro ufficio, a Matera, fuori dal distretto di Corte d’Appello di Bari.
Per ora lontano da Trani, poi si vedrà nel merito.
Da “Il Giornale”. Ristorante di Sassari. Luglio 2011. Scena, atto primo: un alto magistrato della città e un ispettore del ministero della Giustizia, già in servizio a Trani, degustano un piatto di pesce quando nel locale irrompe una donna che non sembra aver voglia di pranzare. È abbastanza su di giri, decisa a farsi giustizia di un qualche torto subito da uno dei due commensali. Il tempo di individuare il tavolo giusto e la borsa della signora finisce violentemente in faccia allo 007 di via Arenula, che crolla a terra, semisvenuto, una maschera di sangue. Seguono insulti e accuse. La toga padrona di casa prova a separare l'aggredito dall'aggressore. Intervengono i camerieri, mentre un cliente seduto vicino chiama l'ambulanza perchè l'ispettore è conciato male. La rissa finisce lì: la signora, soddisfatta, se ne va. L'ispettore finisce immediatamente sotto i ferri dell'ospedale cittadino: 17 punti di sutura e interventi di chirurgia plastica a ricomporre il viso. Così, almeno, la racconta la vittima dell'aggressione in un esposto in procura e al Csm.
Lecce, atto secondo. Scena: di lì a poco l'aggredito prende carta e penna e denuncia l'aggressore, una signora magistrato di Trani, con la quale già da tempo è in attrito per varie questioni legate a complicati rapporti personali. L'esposto è dettagliato e agghiacciante. Le accuse sono incredibili quanto allucinanti. La procura leccese, competente sui magistrati del distretto tranese, apre immediatamente un fascicolo, altrettanto fa il Consiglio superiore della magistratura. Lei reagisce denunciando lui per stalking dando così vita a un altro fascicolo e non si capisce più se sia solo lei indagata, se lo sia anche lui, e se entrambi ricoprano pure la figura di parti offese. Un casino. Un groviglio di accuse via sms, mail, telefonate, piazzate sotto casa, urla, schiaffi, liti furibonde, danneggiamenti di auto, addirittura un video, per non parlare delle minacce di morte a familiari e parenti. Per capire chi abbia cominciato prima e/o continuato poi, i pm di Lecce dispongono una perizia tecnica affidata a un consulente esperto di telefonia e computer chiamato a riesumare la memoria dei 5 telefonini sequestrati a lei e del pc sequestrato a lui. La procura, intanto, interroga lei e interroga lui. A lui vengono fatti vedere documenti e chieste delucidazioni su alcuni fatti gravi: l'esistenza di filmini a luci rosse, alcune decisioni favorevoli adottate dal magistrato donna nei confronti di persone da lei conosciute, l'acquisto di autovetture e di case, i rapporti con uomini dell'Arma. Esce fuori di tutto, e tanto di più. Uno spaccato indescrivibile della realtà tranese che ruota intorno al tribunale. Anche storie pruriginose, oltre che di ripicche e di vendette con altri appartenenti all'ordine giudiziario, con avvocati, ufficiali dei carabinieri. Il Csm, caso rarissimo nella sua storia, si muove alla velocità della luce. La donna ha chiesto, invano, di essere spostata a Lucera. Il procuratore generale presso la Cassazione ha invece sollecitato il provvedimento della sospensione dalla funzione e dallo stipendio tanto sarebbe grave, a suo avviso, il comportamento tenuto dal magistrato di Trani. Addirittura si vocifera di un intervento del Quirinale. Alla fine la sezione disciplinare di Palazzo dei Marescialli reputa la richiesta del pg esagerata, ma prende comunque una decisione dura, senza se e senza ma: trasferimento d'urgenza, immediato, per la signora magistrato da Trani a Matera. Ma non è tutto. Sullo sfondo, stando alle carte depositate, vi sarebbe anche una traccia che porterebbe a retroscena inquietanti sulla genesi dell'inchiesta della procura di Trani nei confronti di Berlusconi, quella nota come Agcom-Minzolini, sulle pressioni per bloccare la trasmissione televisiva di Michele Santoro, Annozero. Protagonista indiretta, anche qui, la signora in toga e un altro magistrato col quale la donna avrebbe avuto rapporti diventati col tempo più che conflittuali.
All'ufficialità della notizia dell'inchiesta e del provvedimento del Csm corrisponde l'ufficiosità del vortice di pettegolezzi che da mesi tiene banco negli uffici giudiziari di Trani e Lecce, per non dire dei commenti increduli al Csm a Roma. Gossip allo stato puro alimentato dalle voci sull'esistenza di esposti anonimi con gravi notizie di reato snocciolate con dovizia di particolari, video a luci rosse girati col telefonino, lettere, appunti, memorie, diari. Siamo all'inizio della «guerra dei Roses» fra toghe, all'inizio della verità dell'inchiesta che voleva colpire Berlusconi attraverso Minzolini e l'Agcom.
Allucinante da “Il Giornale”: Grave imbarazzo al Csm, dove è arrivata sul tavolo del Consiglio una querelle tra magistrati che fa tremare le Procure. L'ex gip di Trani Maria Grazia Caserta è stata trasferita dal CSM disposto dal C.S.M., in data 20.10.2011, dalla cittadina pugliese a Pisticci, in provincia di Matera, per «carenza di equilibrio». L'accusa? Aver perseguitato per anni un suo amante, ex gip di Trani a sua volta, Michele Nardi. Minacce, un'aggressione, inseguimenti e sms violenti che avrebbero potuto costarle il posto e la carriera. La vicenda privata, però, si intreccia parzialmente con l'inchiesta sulle presunte pressioni di Berlusconi sull'Agcom per fermare Santoro. Secondo Nardi, infatti, la gip disse «Berlusconi è un dittatore, lo faranno cadere» e avrebbe mentito ai carabinieri sulla fuga di notizie legata all'intercettazione del Cavaliere. La donna però nega tutto: «Quel messaggio è falso, mai detto nulla in proposito». E anche il pm Ruggiero respinge le accuse di fuga di notizie.
Due magistrati che si denunciano a vicenda per ragioni strettamente personali (Michele Nardi e Maria Grazia Caserta) e che finiscono in un fascicolo alla procura di Lecce. Una di loro (Caserta) che viene trasferita a Matera dal Consiglio superiore magistratura. In mezzo una storia di carte bollate e accuse che diventa un caso nel tribunale di Trani dove i due giudici lavorano o hanno lavorato. Proprio per questo motivo il Csm, dopo una richiesta esplicita dello stesso giudice, ha deciso di trasferire il magistrato in Basilicata per evitare ogni ulteriore motivo di dissidio. Agli atti del Consiglio, così come a quelli di Lecce che indaga per competenza, è finita infatti tutta una serie di esposti anonimi contro il magistrato, esposti che per il momento non hanno trovato riscontri. Alcune denunce sono state però presentate direttamente da Nardi, ex gip a Trani e poi all' ispettorato del ministero. Denunce che devono essere ancora esaminate: è possibile quindi che la storia non sia ancora finita.
LIBERTA' D'INFORMAZIONE E SEGRETO ISTRUTTORIO: OSSIA, SPUTTANARE I CITTADINI CON IMPUNITA'.
«Pm di Trani spifferò di Minzolini e Del Noce» Ecco le intercettazioni.
La giornalista che chiama l’ufficiale della finanza, l’ufficiale che passa il telefono a un magistrato. Il tenente colonnello Salvatore Paglino poi è stato ai domiciliari. E nelle 86 pagine della richiesta con cui i pm Teresa Iodice e Giuseppe Dentamaro lo avrebbero voluto mandare in carcere, è riportata l’intercettazione che chiama in causa Michele Ruggiero, il pm che a Trani ha seguito l’inchiesta in cui era indagato Silvio Berlusconi.
La
telefonata, dunque. È il 17 dicembre 2009, giorno in
cui in procura a Trani si svolge l’audizione del
direttore del Tg1 Augusto Minzolini e del direttore
di Rai1 Fabrizio del Noce. L’inchiesta riguarda le
carte di credito Amex, che porterà Trani a indagare
sulle presunte pressioni di Berlusconi per far
chiudere AnnoZero. Alle 18,57, la giornalista chiama
sul cellulare Paglino.
GIORNALISTA: «Ma avete finito?»
PAGLINO: «Sì abbiamo finito, abbiamo finito».
G: «Ah, ok, mi sono detta bah, mi sembrava un po’
lungo... impossibile che sono ancora là». (...)
P: «Tutto a posto, vuole parlare con il dottore?».
G: «Sì sì se è libero... Prima non ha risposto».
(gli investigatori annotano: Si sente Paglino
che chiama il dottore e gli passa il telefono)
RUGGIERO: «Ehi (nome della giornalista».
G: «Pronto?».
R: «Ciao dimmi».
G: «No niente volevo sapere se era tutto a posto
(...). È stato contento l’ultimo?».
R: «Tutti contenti sono stati... (...) Quelli quando
vengono a Trani, vedono la Cattedrale, vedono le
bellezze di qua, vedono le... diciamo così, le
maniere diciamo così, gentili, garbate, serie di
come facciamo le indagini e quindi sai...».
G: «Ho capito, ma l’ultimo lo hai, come dire...
incontrato tu o non lo hai incontrato, perché agli
altri non li hai degnati di uno sguardo, mi è parso
di... o quasi».
R: « L’ultimo l’ho incontrato io... sì... sì».
G: «Ah, anche l’ultimo sì... ah, diciamo che hanno
parlato con la Finanza, ho scritto che hanno parlato
con la Finanza... ».
R: «Sì, sì hai fatto bene».
Il giorno dopo, annotano gli inquirenti, la giornalista scrive un articolo in cui si dice che in procura sono stati ascoltati Minzolini e Del Noce. Un resoconto dello stesso tenore, per la cronaca, è stato pubblicato su quasi tutti i quotidiani italiani. A Paglino la procura contesta pure la fuga di notizie che ha portato alla pubblicazione, sul «Corriere», dei verbali di Gianpaolo Tarantini. In questo caso, però, i riscontri sono di tipo diverso: le giornaliste del «Corriere » hanno pubblicato i verbali integrali, di cui sembrano aver ottenuto una copia di lavoro in formato elettronico.
«Dalla
lettura degli articoli era emerso che i giornalisti
avevano avuto il possesso di una copia degli
interrogatori, in quanto, non solo negli articoli è
dato trovare la riproduzione pedissequa delle stesse
parole e frasi, ma anche quella di alcuni errori
grammaticali come “della mia relazioni personali”,
“una serie richieste vantate”».
Nell’articolo del 10 settembre 2009, scrivono ancora
i pm, sul «Corriere» il verbale che inizia con
«Conosco Enrico Intini da circa un anno...» viene
datato al 27 luglio, «data nella quale il Tarantini
non ha reso alcun interrogatorio». Le giornaliste,
insomma, hanno riportato «l’errore presente solo nel
file che, però, veniva corretto a penna sul
documento ufficiale dove veniva indicata la data
esatta del 28 luglio». Per questo la procura
ipotizza anche il reato di accesso abusivo a sistemi
informatici: qualcuno, dicono i pm, si è introdotto
nei server della Finanza per copiare i file
contenenti l’interrogatorio.
ASSENTEISMO AL COMUNE, 38 AVVISI DI GARANZIA. 38 DIPENDENTI TRUFFALDINI AL COMUNE DI TRANI.
Lo ha scoperto la Procura della Repubblica a seguito del blitz di un anno fa quando i finanzieri fecero irruzione negli uffici municipali e scoprirono che cinque dipendenti benché risultassero presenti erano di fatto assenti dal lavoro.
Nei confronti dei cinque venne chiesta l'interdizione che il gip negò. Non si può far pagare ai dipendenti, scrisse il gip nell'ordinanza, una colpa che è dell'amministrazione. Se il comune controllasse meglio, gli assenteisti non ci sarebbero.
La motivazione non convinse il pm Savasta, che andò avanti nell'inchiesta che si è conclusa proprio in questi giorni con l'invio di 38 avvisi di conclusione ad altrettanti dipendenti del comune di Trani. Le indagini più approfondite hanno quindi consentito di accertare che gli assenteisti non erano solo i cinque scoperti in flagrante, ma molti di più. E non solo.
Dagli accertamenti è venuto fuori che alcuni di essi non solo non andavano in ufficio, ma percepivano pure lo straordinario, grazie alla complicità di alcuni uscieri che timbravano il cartellino al posto loro. Le prove raccolte dalla guardia di finanza sono schiaccianti. I dipendenti assenteisti sono stati tutti filmati mentre svolgevano altre attività, o erano in tutt'altro posto, mentre risultavano presenti in ufficio.
Dovranno rispondere di truffa aggravata e continuata.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=342227&IDCategoria=1
http://www.telenorba.it/home/news_det.php?nid=6335