foto antonio  1.jpgDenuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, calunnia o pazzia le accuse le provo con inchieste testuali tematiche e territoriali. Per chi non ha voglia di leggere ci sono i filmati tematici sul 1° canale, sul 2° canale, sul 3° canale Youtube. Non sono propalazioni o convinzioni personali. Le fonti autorevoli sono indicate.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro.

 Dr Antonio Giangrande  

 

presidente@controtuttelemafie.it

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INCHIESTE IN TESTO: TEMA - TERRITORIO

 

 

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ABOLIZIONE DEI CONCORSI TRUCCATI E LIBERALIZZAZIONE DELLE PROFESSIONI

WEB TV: TELE WEB ITALIA

animated gifNEWS: RASSEGNA STAMPA - CONTROVOCE - NOTIZIE VERE DAL POPOLO - NOTIZIE SENZA CENSURA   

 

GLI ALESSANDRINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!

di Antonio Giangrande

(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).  

LA MAFIA DEI COLLAUDI TRUCCATI

 


Alessandria è un comune piemontese dalla storia di tutto rispetto e nodo nevralgico di interscambio importantissimo per Torino, Milano e Genova, collocandosi esattamente nel centro del triangolo immaginario che unisce i tre capoluoghi di provincia. Oggi la città non ha più i soldi per offrire i servizi ai suoi quasi 100 mila cittadini. E' il primo capoluogo di provincia a non avere i fondi per ripagare i creditori e gli stipendi dei dipendenti pubblici. Alessandria, nel comune fallito è una banca a pagare i dipendenti pubblici, scrive Nicolò Sapellani su “Il Fatto Quotidiano”.

La Banca di Legnano retribuirà i lavoratori delle municipalizzate. Ma chi accede alla linea di credito deve aprire un conto presso i suoi sportelli e in caso di insolvenza dell'amministrazione saranno loro a dover ripagare, dopo sei mesi, con tanto di interessi, i fondi ricevuti. Volete gli stipendi? Prendeteli in prestito. Ad Alessandria i circa 500 dipendenti delle municipalizzate Atm (trasporti), Amiu (rifiuti) e Aspal (pluri-servizi) sono da questo mese senza retribuzione, ma hanno ricevuto una (discutibile) proposta: ottenere un finanziamento a titolo di anticipo della buste paga, accollandosi il rischio di insolvibilità dell’ente comunale. Il neo sindaco Rita Rossa (Pd), infatti ha annunciato di aver trovato una soluzione per tamponare la mancanza di liquidità del Comune, il cui fallimento è stato certificato il 12 giugno scorso dalla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti. La Banca di Legnano si è offerta di “finanziare” il 90 per cento della media delle ultime tre mensilità ad ogni lavoratore, per il prossimo bimestre e con possibilità di proroga di ulteriori 30 giorni. A due condizioni: la prima è che chi accede alla linea di credito apra un conto presso i suoi sportelli (a costo e tasso zero), la seconda è che, nel caso non arrivassero i soldi dal Comune, saranno gli stessi dipendenti a dover ripagare, dopo sei mesi, con tanto di interessi, i fondi ricevuti. Nel primo semestre, invece, i prestiti saranno a tasso zero. Contrari alla proposta i dipendenti di Amiu e Aspal che sono in stato di agitazione. Se le loro richieste di dilazionare i pagamenti, inoltrate questo sabato al presidente del Consiglio Mario Monti, non saranno ascoltate, non sanno come pagare le municipalizzate e queste, i lavoratori. Dalle casse, hanno spiegato dal Comune, “escono dai 103 ai 105 milioni di euro all’anno (di cui 40 vanno alle municipalizzate) ma ne entrano solo 87. Entro ottobre dovremo presentare un’ipotesi di pareggio di bilancio, tagliando 24 milioni. Così è impossibile andare avanti”. Fino a ieri l’amministrazione ha potuto contare su un escamotage, con la tesoreria cittadina che ha anticipato 300mila euro ad ognuna delle società controllate. Ad una in particolare, quella che ha in gestione i rifiuti, pesantemente indebitata con Barclays per 9 milioni di euro, l’amministrazione ha sempre approvato il versamento straordinario per “ragioni di pubblica sicurezza”. Operazione che ora i giudici contabili hanno espressamente vietato a causa del dissesto finanziario. Questo è uno dei primi effetti del fallimento del Comune. Il dissesto è stato imputato a Piercarlo Fabbio (Pdl), ex sindaco rinviato a giudizio con l’accusa di aver “truccato” il bilancio consuntivo 2010 per rispettare il patto di stabilità. Con lui dovranno rispondere di falso in bilancio, abuso d’ufficio e truffa ai danni dello Stato anche l’ex assessore Luciano Vandone e l’ex ragioniere capo, Carlo Alberto Ravazzano. Resta da capire perché la Banca di Legnano abbia accettato di rinunciare agli interessi sui prestiti offerti ai dipendenti delle municipalizzate alessandrine. Alcuni siti di informazione hanno indicato come possibile “suggeritore” dell’operazione Ezio Guerci, marito del primo cittadino, che oltre ad essere un esperto di dinamiche del lavoro è consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, fusa con la Legnano, e azionista della controllata Bpm.

COLLAUDI TRUFFA

Collaudopoli: preg.mo Presidente  AVV:  ANTONIO GIANGRANDE le mando l'interrogazione parlamentare aggiornata con la risposta evasiva del Ministero, in quanto il collaudo avvenuto a Cuneo non era solo scaduto, ma era falso. E ciò lo dico con documenti alla mano. Sia la motorizzazione, che la ASL, ARPA e il CTU del Tribunale di Alessandria  hanno dichiarato  la declaratoria di non usabilità del camion con gru e piattaforma. A riscontro della risposta mi chiedo come abbia fatto il camion a circolare prima di essere venduto al Carlo Massone con timbri “regolare” senza verifica e poi come si possa addebitare il tutto all’usura successiva del camion gru se ciò non può essere avvenuto in quanto si è imposto il fermo per due anni. Carlo Massone

Interrogazione con richiesta di risposta scritta P-001164/2012

alla Commissione

Articolo 117 del regolamento

Oreste Rossi (EFD)

Oggetto:      Direttiva 2007/46/CE: rilascio false certificazioni di omologazione comunitaria di veicoli.

La vicenda giudiziaria di un autotrasportatore italiano, rimasto vittima di una truffa sulla regolarità delle attestazioni rilasciate dalle autorità competenti sui collaudi di omologazione dei veicoli industriali, rischia di diventare un caso europeo. Al centro della vicenda, infatti, vi è stata una serie di comportamenti omissivi e collusivi da parte di pubblici funzionari, nella fase di rilascio delle necessarie certificazioni.

Lo svolgimento a norma di legge delle trasformazioni dei veicoli e dei relativi collaudi, come pure la veridicità di conformità delle carte di circolazione rilasciate, andrebbero coordinati con indagini effettive presso gli uffici provinciali del Dipartimento dei trasporti terrestri, al fine di garantire e salvaguardare la sicurezza stradale.

Considerando che le procedure di omologazione comunitarie sono obbligatorie e sostituiscono le procedure nazionali, chiedo alla Commissione:

1.    di riferire sulla corretta applicazione della direttiva 2007/46/CE, recepita in Italia con decreto ministeriale 28.4.2008 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 162 del 12 luglio 2008 – Suppl. ordinario n. 167);

2.    se intenda procedere all'accertamento del rispetto della suddetta direttiva in materia di collaudi e omologazioni di veicoli industriali, presso le competenti autorità nazionali di omologazione, al fine di evitare che pubblici funzionari rilascino certificati sulla base di documenti di conformità rilasciati dagli allestitori, senza effettuare verifiche tecniche rigorose sui mezzi.

LA RISPOSTA SCONTATA DI UN ITALIANO ALL’ESTERO. ISTITUZIONI ESTERE CHE COME LE ISTITUZIONI ITALIANE SONO FINANZIATE DAI CITTADINI VITTIME DI UN MALO MODO DI AMMINISTRARE LE COSE PUBBLICHE.

IT P-001164/2012

Risposta di Antonio Tajani a nome della Commissione (9.3.2012)

La direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 settembre 2007, che istituisce un quadro per l’omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli, è stata recepita correttamente nella legislazione italiana.

Gli Stati membri sono tenuti a garantire che la loro legislazione nazionale, che recepisce la legislazione dell'UE, sia correttamente applicata da tutte le autorità e organismi nazionali. Peraltro, la Commissione potrebbe intervenire ove fosse accertata un'inosservanza sistematica di tale legislazione da parte delle autorità nazionali competenti. In merito, la Commissione non è a conoscenza di alcuna situazione del genere in Italia.

Di conseguenza, in base alle informazioni di cui dispone, la Commissione non intende indagare in merito alla suddetta direttiva.

Atto Camera.

Interrogazione a risposta scritta 4-03144

presentata da AURELIO SALVATORE MISITI mercoledì 27 maggio 2009, seduta n.183

Interrogazione a risposta scritta 4-02736

presentata da AURELIO SALVATORE MISITI giovedì 2 aprile 2009, seduta n. 158

Interrogazione a risposta in Commissione 5-00893

presentata da AURELIO SALVATORE MISITI mercoledì 28 gennaio 2009, seduta n. 122


MISITI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:

l'autotrasportatore Carlo Massone residente a Castelletto d'Orbia (Alessandria) è stato coinvolto in una gravissima vicenda che ha compromesso la sua stabilità economica e quella dell'omonima azienda di trasporti;

tale vicenda ha avuto inizio con l'acquisto di 6 automezzi con gru effettuati in epoche diverse (dal 1983 al 1996), tutti apparentemente pronti per essere utilizzati su strada ma poi risultati con documentazione irregolare a seguito di verifiche disposte dallo stesso Massone;

il caso più famoso e più documentato, già oggetto dell'interrogazione 4-05578 dell'8 novembre 2007 alla Camera dei Deputati e della 4-01468 del 7 marzo 2007 al Senato, è quello che riguarda un veicolo Fiat 170/35B. Tale mezzo all'acquisto risultava regolarmente collaudato in tutte le sue parti, completo di attestazioni rilasciate dalla Motorizzazione e dall'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro). Successivamente, dopo la richiesta dello stesso sig. Massone per la verifica della veridicità della documentazione, si ebbe esito negativo da parte della Motorizzazione e della Asl di Alessandria. Il mezzo presentò una serie di anomalie tecniche e strumentali tali da renderlo inutilizzabile;

nel procedimento penale riguardante i fatti esposti e nei confronti dello stesso sig. Massone, egli veniva accusato di aver dolosamente manomesso e modificato le caratteristiche tecniche del mezzo. Tale procedimento si è concluso con una sentenza dell'8 giugno 1999 del Tribunale di Alessandria dove la concessionaria Plura, venditrice del veicolo, è stata condannata ad un risarcimento danni pari a circa 100 milioni del vecchio conio;

in molti altri casi, comunque, dopo l'acquisto presso concessionarie e rivenditori, gli autocarri con gru e piattaforma aerea sono risultati tutti con documenti di revisione e collaudo falsi rilasciate dalle Motorizzazioni civili e dall'Ispesl;

aldilà delle ripercussioni della vicenda in ambito giudiziario, da questa esperienza risulta l'esistenza di gravi irregolarità nelle operazioni di collaudo. Questo è solo il caso più eclatante, ad onta delle forti perdite economiche subite dopo queste tristi esperienze che hanno addirittura portato il sig. Massone a minacciare il suicidio su diversi organi di stampa;

è chiaro che se le esperienze del sig. Massone si verificassero in tutto il territorio italiano ci troveremmo di fronte ad un problema grave che non metterebbe in discussione soltanto la stabilità economica delle aziende operanti nel settore dei trasporti, ma anche la sicurezza di tutti i mezzi che circolano sulle strade italiane, con le conseguenze che ne deriverebbero -:

se il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti non ritenga opportuno effettuare delle efficaci indagini presso gli Uffici provinciali del Dipartimento dei Trasporti terrestri al fine di verificare lo svolgimento a norma di legge delle trasformazioni dei veicoli e dei relativi collaudi.(4-03144)

RISPOSTA

Atto Camera.

Risposta scritta pubblicata martedì 21 luglio 2009 nell'allegato B della seduta n. 205

All'Interrogazione 4-03144 presentata da AURELIO SALVATORE MISITI

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.

Le procedure adottate dagli uffici periferici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per «garantire lo svolgimento a norma di legge delle trasformazioni dei veicoli e dei relativi collaudi, e la veridicità e la conformità delle carte di circolazione rilasciate» sono esposte nel codice della strada (decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, articoli 75 e seguenti), nel regolamento di esecuzione del codice della strada (decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495) ed in numerose circolari ministeriali che pongono riferimento ai tanti e diversi tipi di allestimenti. Allorché, come nel caso di specie, trattasi della modifica di un veicolo già immatricolato, elemento univoco delle suddette procedure è la presentazione all'ufficio periferico del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (di norma quello territorialmente competente per la sede dell'allestitore) di una domanda corredata della carta di circolazione, della descrizione delle modifiche apportate e relativi allegati grafici, delle copie dei certificati attestanti l'origine dei componenti utilizzati per l'allestimento e di eventuale ulteriore documentazione specifica del singolo allestimento. La domanda viene esaminata dall'ufficio che, ove nulla osti, autorizza il collaudo. Nel corso di tale operazione si prende atto della corrispondenza del veicolo a quanto riportato nella documentazione, avuto riguardo alle modifiche. Viene infine compilato il «certificato di approvazione» i cui dati saranno stampati sulla carta di circolazione.

Per quanto consta i fatti riferibili all'interrogazione in esame si riepiloga quanto segue.

Il veicolo Fiat 170 Nc 35B targato AL359341 «nasce» con carrozzeria cassone centine e telone ed è immatricolato il 9 febbraio 1978. Detto autocarro è stato allestito a cura della s.p.a. Plura con cassone ribaltabile trilaterale e gru idraulica e, a richiesta di quest'ultima, in data 11 luglio 1989 è stato sottoposto a visita e prova presso l'ufficio periferico di Cuneo di questo Ministro che ha rilasciato il certificato di approvazione n. 02CN234680 a seguito dell'esito favorevole delle prescritte verifiche.

Nel settembre del 1989 il signor Massone ha acquistato il suddetto autocarro e all'atto della consegna da parte della ditta esecutrice dei lavori egli ha rilevato difetti strutturali e funzionali.

In data 4 marzo 1991, il veicolo è stato sottoposto presso l'Ufficio periferico di Alessandria del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a visita, prescritta dalla normativa (circolare 1242/4382 del 23 maggio 1980), per la conferma del certificato tecnico rilasciato a Cuneo, scaduto per decorrenza temporale. In tale occasione sono stati rilevati una serie di anomalie attribuibili, per la maggior parte, al periodo di inattività del veicolo (circa 2 anni e mezzo) ed è stato chiesto, pertanto, di integrare la documentazione con nuovo relazione tecnica per la verifica delle mensole del ribaltabile. Integrata la documentazione e rilasciato il nulla osta per la nuova visita al veicolo, gli interessati non hanno più ripresentato il veicolo all'ufficio Motorizzazione civile di Alessandria per la relativa regolarizzazione.

Successivamente, in seguito all'azione risarcitoria intrapresa dal signor Massone nei confronti della s.p.a. Plura commercializzatrice del veicolo, lo stesso ottiene nel 1999 dalla Società una somma a risarcimento dei danni subiti.

Attualmente, non si è a conoscenza se al signor Massone spettino risarcimenti oltre quelli già percepiti, trattandosi di contenziosi avviati nei confronti di ditte operanti nel settore dei veicoli usati.

Nessun adempimento è dovuto dall'ufficio periferico di Alessandria di questo Ministero, né risulta instaurato nei confronti di quest'ultimo alcun contenzioso.

Si specifica che la competenza dei collaudatori degli uffici della motorizzazione di questo Ministero è esclusivamente limitata alla verifica dimensionale e ponderale degli allestimenti in relazione alle masse massime ammissibili a vuoto e a carico sugli assi dei veicoli mentre le operazioni di collaudo e certificazione delle gru idrauliche sono esperite da altro ente. Pertanto le cause della problematica rilevata concernente il signor Massone non sono assolutamente riconducibili sotto alcun profilo e per alcun verso al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

ALTRE INTERROGAZIONI

Gruppo Consiliare Alleanza Nazionale

Torino, 10 marzo 2008

Al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte

Avv. Davide Gariglio

Sede

INTERROGAZIONE

a risposta orale in Aula, ai sensi dell’articolo 18, comma 4, dello Statuto e dell’articolo 89 del Regolamento interno.

Oggetto: Situazione Ditta Autotrasporti Massone.

Premesso che

·  Carlo Massone, 56 anni, autotrasportatore di frazione Crebini, a Castelletto d'Orba dopo oltre 20 anni di processi, ricorsi, interpellanze, proteste eclatanti (nel luglio del 1998 si incatenò davanti al tribunale di Alessandria) si ritrova oggi privato dei mezzi di lavoro posti sotto sequestro senza apparente motivo dall’ autorità giudiziaria.

Considerato che

·  La vicenda iniziò nel 1983 quando Massone acquistò un camion con gru, cestello e piattaforma aerea per un valore di 200 milioni di lire. All'apparenza i mezzi erano in regola perché forniti di documentazione delle varie Motorizzazioni competenti.

Constatato che

·  Massone denunciò la concessionaria di Ovada che gli aveva venduto il camion, quindi comprò altri mezzi, con il medesimo scandaloso risultato Il lunghissimo iter giudiziario si è concluso nel ‘99 con un'archiviazione e un risarcimento di appena 100 milioni di lire molto poco in confronto al mezzo miliardo di vecchie lire che il Massone ha dovuto spendere per pagare i mezzi e le spese giudiziarie, senza contare gli introiti mancati per il lavoro non svolto,

I sottoscritti Consiglieri Interrogano Il Presidente della Giunta Regionale e gli Assessori competenti per conoscere:

- Quali provvedimenti è in potere la Regione Piemonte di attuare per risolvere questa disastrosa situazione;

- Come intende agire la Regione Piemonte per perseguire tale obbiettivo.

Marco Botta (PRIMO FIRMATARIO)

William Casoni

Roberto Boniperti

Agostino Ghiglia

Gian Luca Vignale

Allegato B

Seduta n. 238 dell'8/11/2007 : TRASPORTI

FIANO. - Al Ministro dei trasporti. - Per sapere - premesso che:

nel 1989 l'autotrasportatore Carlo Massone residente in Frazione Crebini 37 - Castelletto d'Orba (Alessandria) acquistò un camion usato tipo Fiat 170/35 B targato AL 359341, ribaltabile su tre lati con gru e piattaforma aerea a due posti, pagandolo oltre 100 milioni;

come da attestazione rilasciata dal concessionario Iveco Plura spa di Ovada (Alessandria), il mezzo in questione risultava regolarmente collaudato in tutte le sue parti, completo di attestazioni rilasciate dalla motorizzazione e dall'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) e pertanto pronto per essere utilizzato su strada;

il signor Carlo Massone, prima di utilizzare il mezzo in questione, richiese ed ottenne dalla motorizzazione e dalla USL di Alessandria una verifica preventiva straordinaria che, in seguito, diede esito negativo, e cioè si rivelò che il mezzo presentava una serie di anomalie tecniche e strumentali tali da renderlo inutilizzabile, in totale contrasto con le norme di prevenzione e di sicurezza sul lavoro;

a seguito di ciò, il signor Carlo Massone non solo fu costretto a rinunciare al camion appena acquistato, ma venne altresì indagato - gli fu attribuita la responsabilità di averlo manomesso e modificato - e successivamente assolto, avendo dimostrato di non aver mai impiegato il mezzo per alcun lavoro e di non averlo mai ritirato dalla concessionaria se non il giorno prefissato per la revisione straordinaria;

dai documenti in possesso del signor Massone risulterebbe che la data di emissione della fattura quietanzata rilasciata dalla ditta Iveco Plura S.p.A. - 7 settembre 1989 - è in netta e curiosa contraddizione con quella citata nella notifica rilasciata (a richiesta del signor Massone, proprietario del mezzo) dal Compartimento della Polizia stradale, sezione di Alessandria, secondo cui «Visti gli atti d'ufficio si dichiara che la carta di circolazione relativa all'autocarro targato AL 359341 è gravata dal decreto di sequestro n. 616/88/A emesso dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Bergamo il 14 marzo 1988 e che in ordine alla stessa sono in corso ricerche da parte di questo ufficio al fine di rintracciarla e sequestrarla» (Alessandria, 3 maggio 1990, n. 326, rep. 240 PG);

successivamente, il medesimo Compartimento della Polizia stradale, sezione di Alessandria, rispondeva alla Procura della Repubblica presso la Pretura circondariale di Alessandria - in ordine alla denuncia sporta dal signor Massone - «Fa seguito alla denuncia sporta da Massone Carlo, in atti generalizzato, trasmessa con nota prot. n. del 4 maggio 1990 in ordine alla quale si sciolgono parte delle riserve espresse. Si comunica che negli elenchi forniti dalla motorizzazione civile e dei trasporti in concessione di Cuneo, relativi ai collaudi effettuati negli anni 1989-1990 presso la ditta Delia, non c'è traccia di quello afferente al certificato di approvazione rilasciato per l'autocarro targato AL 359341» (Alessandria, 16 giugno 1990, n. 600, rep. 240 PG);

quanto sopra esposto ha prodotto ripercussioni gravissime alle economie della ditta del signor Carlo Massone, al punto da indurlo - pur di non rimanere senza lavoro e con un mezzo sequestrato ed improduttivo - ad acquistarne altri, con il medesimo triste e scandaloso risultato;

ad oggi il signor Carlo Massone, pur avendo interpellato parlamentari e Ministri ed aver interessato anche la Procura della Repubblica di Genova poiché nessuna risposta o indennizzo sono pervenuti dalle autorità di Alessandria e comunque da tutte quelle interessate nella vicenda, è ancora in attesa che si faccia chiarezza e che la sua pratica approdi a giusta conclusione;

da più di dieci anni lo stesso Carlo Massone sta combattendo una battaglia di sensibilizzazione volta a far emergere la verità sul suo personale caso e su fatti di analoga gravità che metterebbero in discussione l'intero apparato preposto alla certificazione di idoneità ad operare dei mezzi industriali coinvolgendo ingegneri e pubblici ufficiali funzionari dello Stato;

il 9 marzo 1999, nella XIII Legislatura, il senatore Bornacin presentò in merito una specifica interpellanza parlamentare, la 2-00767, cui però non fu data risposta, e in data 7 marzo 2007 il senatore Martinat ha ripresentato l'interrogazione n. 4-01468 -:

se non si reputi opportuno e doveroso attivarsi con estrema urgenza per fare chiarezza su di una vicenda così delicata e di sconcertante gravità, sollecitando il riesame della pratica e verificando, secondo quanto denunciato, la regolarità delle attestazioni rilasciate dalle autorità competenti in ordine ai collaudi di omologazione dei veicoli industriali al fine di definire responsabilità ed eventuali comportamenti omissivi da parte di pubblici funzionari;

che cosa intenda fare il Governo per garantire che, in materia di collaudi ed omologazioni di veicoli industriali, venga rispettato scrupolosamente il dettato legislativo e si eviti pertanto che pubblici funzionari rilascino certificati di omologazione e di collaudo su veicoli industriali sulla base di documenti di conformità rilasciati dagli allestitori senza effettuare verifiche tecniche rigorose sui mezzi, come prevede la normativa vigente;

se non si reputi di altrettanto sconcertante gravità che veicoli industriali certificati e collaudati al momento dell'acquisto risultino poi, ancor prima di essere utilizzati (come in questo caso e grazie soprattutto alla scrupolosità dell'acquirente), non in regola e vengano avanzati sospetti solo sull'autotrasportatore anziché considerare anche le responsabilità delle Motorizzazioni civili, dell'Ispesl e dei concessionari;

se non si reputi doveroso promuovere una verifica per accertare che i funzionari pubblici deputati alla certificazione di collaudo e di omologazione dei veicoli industriali della Motorizzazione civile ed Ispesl procedano attenendosi scrupolosamente a quanto previsto dalla legge in materia e non vengano adottati metodi del tutto estranei alla corretta condotta delle ispezioni. (4-05578)

INTERROGAZIONE SCRITTA AL PARLAMENTO EUROPEO

ON. MARIO BORGHEZIO

18/04/2007 - Emissione di certificati di omologazione falsi da parte delle Motorizzazioni Civili italiane.

Premesso che:

Nel 1983 il Sig. Carlo Massone, autotrasportatore indipendente di Castelletto d'Orba (AL), acquistò, presso una concessionaria di Ovada (AL), vari automezzi tra cui un camion con gru, cestello e piattaforma aerea per un valore di 200 milioni di lire.

Gli autoveicoli erano apparentemente in regola essendo forniti di documentazione delle varie Motorizzazioni competenti.

Ad un successivo controllo, la documentazione d'abilitazione tecnica risultò falsa causando il divieto di utilizzare gli autoveicoli in questione e provocando in tal modo un enorme danno all'attività del Sig. Carlo Massone, il quale iniziò un lunghissimo iter giudiziario che ebbe fine solo nel 1999 con l'archiviazione ed un risarcimento parziale di 100 milioni.

La Commissione è a conoscenza della diffusione presso molte Motorizzazioni Civili italiane di pratiche illegali, come l'emissione di certificati di omologazione falsi?

Non ritiene di intervenire per porre fine a questa "collaudopoli" che vede come vittime principali i piccoli autotrasportatori indipendenti?

Non ritiene che la vicenda del Sig. Massone ed il diniego sostanziale di giustizia siano indegne e contrarie ai principi fondamentali dello Stato di diritto, sui quali si basa l'Unione Europea?


TORTONA

MALAGIUSTIZIA

Due ore bastano a chiudere il caso: l'ex procuratore di Tortona Aldo Cuva, difeso dagli avvocati Giulio Bianchi e Sergio Badellino, il pm Giovanna Ichino e il gip Luisa Savoia concordano, fra le 10 e mezzogiorno, che un anno e dieci mesi saldano il conto con la giustizia del magistrato che indagò sui sassi dal cavalcavia di Tortona, accusato di falso e violenza privata. Cuva, precipitato dalle stelle alle stalle per aver catturato la (presunta) banda del cavalcavia che uccise Maria Letizia Berdini e pasticciato con le prove per incastrarla, lascia il settimo piano del Palazzo di Giustizia di Milano e ogni ambizione. Ha riconosciuto d'aver manipolato nastri e verbali, di aver indotto due impiegate a manomettere le prove di interrogatori un po' troppo serrati, ma la collega che lo accusa accetta di cancellare un'aggravante: quella di aver spinto Loredana Vezzaro, l'ex supertestimone, a calunniare se stessa e i suoi amici. Il ritocco al capo d'imputazione richiede la presenza in aula dell'ex procuratore. Cuva passa sotto le forche caudine delle telecamere e beve fino in fondo la coppa del disonore. Ammette le frasi pesanti che aveva gridato in faccia alla Vezzaro, nelle furiose notti di gennaio del '97, quando nel tribunale di Tortona si moltiplicavano arresti e interrogatori: "Pupetta non m'imbrogli. Sbatto dentro anche tua madre". E i saltafossi a Sandro Furlan, allora fidanzato di Loredana, per convincerlo a confermare le traballanti confessioni della ragazza. Gli pareva che non ci fosse altro modo per dimostrare la sua certezza: sul cavalcavia di Tortona, la notte della morte di Letizia Berdini, c'erano una dozzina di sassaioli. I testimoni a difesa, che fornivano alibi di ferro ad alcuni degli imputati, finirono incriminati per falsa testimonianza. Ma neanche questo bastò a proteggere l'impalcatura dell'accusa dai colpi di continue rivelazioni e ritrattazioni. Cuva convinse due giovani impiegate del tribunale a "limare" un po' le trascrizioni degli interrogatori, a modificare i passaggi discutibili e le due ragazze, le sorelle Melissa e Giuditta Saltari, hanno patteggiato una pena di quattro mesi per concorso in falso. Nel luglio 1998, Cuva ha presentato le sue dimissioni al Consiglio superiore della magistratura, bloccando così il procedimento disciplinare avviato a suo carico.

Più dei 22 mesi patteggiati, più dei milioni che dovrà pagare alle parti civili, cioè i suoi ex imputati, gli costa il silenzio. Aldo Cuva, il pm dei sassi, ammette i suoi torti e sa che c’è poco da aggiungere alla sentenza che seppellisce 28 anni di carriera in magistratura. "Ho passato un anno terribile, il primo anniversario di tutta questa storia cade proprio tra pochi giorni, il 10 ottobre. Ma adesso è davvero finita, la partita è chiusa. Ho lasciato la magistratura, ho patteggiato la sanzione che chiude questo processo. E’ stata una mia scelta, per ritrovare la tranquillità che avevo perso fin dall'inizio dell'inchiesta sull'omicidio di Maria Letizia Berdini. Nessuno sa quel che passai in quei giorni, sotto la pressione di giornali e tivù che conducevano indagini parallele". Patteggiando, ha comunque ammesso di aver sbagliato. "E’ da gentiluomini saper riconoscere i propri errori. Se ho peccato, è stato per avvicinarmi il più possibile alla verità". Non è un peccato grave falsificare verbali? " E’ stato un errore umano. Per eccesso di zelo. Ho perso la ragione, per un'ora. E’ accaduto un giorno, tra le due e le tre del pomeriggio: è stato un gesto irrazionale, ma non era dettato da interesse personale". E terrorizzare i testimoni? "Adesso chiunque può valutare gli abusi e gli eccessi che mi sono stati attribuiti. Io credevo e continuo a credere che sia legittimo contestare a un testimone le false dichiarazioni e rappresentargli le conseguenze penali della sua condotta". Ha seguito il processo per Marta Russo? Vede analogie tra la sua vicenda e il caso dell'interrogatorio alla Alletto? "Certo che ce ne sono. In tutti e due i casi si grida allo scandalo per l'atteggiamento del pm che, nel sottoporre a esame un teste apparentemente falso, gli prospetta le conseguenze penali previste dalla legge per chi mente sotto l'obbligo di dire la verità". Però lì è intervenuto Prodi: ritiene di essere stato lasciato solo, a differenza dei suoi colleghi romani? "E’ una provocazione a cui preferisco non rispondere e tento di resistere pur dovendo ammettere che è opportuna". E’ in discussione il ruolo del pm? "Certo. Mi chiedo infatti se in un processo così delicato come l'indagine per un omicidio, in mancanza di testimoni e in un ambiente omertoso..." Come quello della Sapienza di Roma? "Parlo del caso mio, di Tortona. Mi chiedo se in una inchiesta indiziaria così delicata e complessa, il pubblico ministero potesse comportarsi in maniera diversa da me, di fronte a un testimone che continuo a considerare falso e perseverante nella falsità. Me lo chiedo e basta, senza accusare nessuno". A che cosa servirebbe attaccare i pm? "Non ho una risposta certa e assoluta. Ma mi sembra evidente che certe iniziative sono legate a un particolare momento storico e devono essere sempre rapportate alle scelte di politica criminale". Politica criminale? "Mi spiego. Il processo si risolve in un concorso d'interessi, quello pubblico, della collettività, che mira alla propria tutela, e quello del singolo che mira a garantirne la difesa. L'ago della bilancia si sposta in un senso o nell'altro a seconda dei momenti storici e delle finalità che si vogliono perseguire. A me pare che adesso si sia persa di vista la tutela della collettività, ipergarantendo l'interesse dell'imputato. Sarebbe meglio trovare un punto di equilibrio". Che cosa dirà se la Corte d'assise di Alessandria dovesse condannare i sette imputati della sassaiola dal cavalcavia di Tortona e confermare quindi le conclusioni della sua inchiesta? "Io non dirò niente, spero che saranno gli altri a ricordarsi di me. Io posso soltanto tacere, adesso. E pagare, forse anche troppo, le conseguenze di un momento di irrazionalità". Che cosa farà? "Non so. Aspetto che il Csm accolga le mie dimissioni dalla magistratura. Coltiverò i miei hobby. Ne ho diritto, dopo una vita di lavoro".

LE TAPPE DELLA VICENDA:

LA MORTE DI LETIZIA. Il 27 dicembre '96 muore Maria Letizia Berdini, colpita da un sasso lanciato da un cavalcavia vicino a Tortona.

GLI ARRESTI. Il 15 gennaio '97 il pm Cuva chiede 4 fermi per i fratelli Furlan e Paolo Bertocco. Il 20 gennaio '97 davanti a Cuva confessa Loredana Vezzaro, fidanzata con Sandro Furlan: fermati altri 7 membri della banda

LE IRREGOLARITA' NELL'INCHIESTA. Il 14 ottobre '97 Aldo Cuva abbandona l'inchiesta. Il giorno seguente è iscritto nel registro degli indagati: è accusato di aver fatto pressioni sulla Vezzaro per spingerla a confessare, di aver manomesso la bobina della sua confessione e alterato il contenuto di 8 verbali.

IL PATTEGGIAMENTO DELLA PENA. Il 23 settembre 1998 Cuva ha patteggiato la pena a un anno e 10 mesi.

Ecco una cronologia della fasi principali della vicenda dei "sassi dal cavalcavia".

- 27 dicembre 1996: sulla autostrada A/21 che collega Torino a Piacenza, Maria Letizia Berdini muore colpita da uno dei sassi lanciati contro le auto in corsa da un cavalcavia nei pressi di Tortona, in provincia di Alessandria.

- 1 gennaio 1997: Mariarosa Berdini, sorella della vittima, in una lettera aperta ai killer scrive: "Non vi darò più tregua, vi torturero piano piano".

- 14 gennaio 1997: i fratelli Paolo, Sandro e Sergio Furlan vengono fermati.

- 14 ottobre 1997: il procuratore Aldo Cuva, accusato di aver manomesso i verbali di interrogatorio, abbandona l'inchiesta, affidata al procuratore aggiunto di Torino Maurizio Laudi.

- 9 marzo 1998: comincia il processo di primo grado presso la Corte d'Assise di Alessandria.

- 9 luglio 1998: Aldo Cuva si dimette dalla magistratura. Sarà condannato a un anno e dieci mesi per abuso d'ufficio e violenza privata e il Csm lo rimuoverà dall'ordine giudiziario.

- 2 luglio 1999: i quattro fratelli Furlan, Franco, Gabriele, Paolo e Alessandro, e il cugino Paolo Bertocco vengono ritenuti responsabili della morte di Maria Letizia e sono condannati a 27 anni e sei mesi. Assolti Loredana Vezzaro e Roberto Siringo.

- 22 giugno 2000: comincia il processo di secondo grado, con rito abbreviato, prsso la Corte d'Assise d'Appello di Torino.

- 19 luglio 2000:
sentenza d'appello. Assolto Gabriele Furlan. La condanna per gli altri è ridotta a 18 anni e 4 mesi.

http://archiviostorico.corriere.it/1998/settembre/24/Cuva_patteggia_anno_mesi_co_0_98092411641.shtml

http://www.repubblica.it/online/cronaca/tortona/tappe/tappe.html