
GLI ALESSANDRINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
COLLAUDI TRUFFA
Gruppo Consiliare Alleanza Nazionale
Torino, 10 marzo 2008
Al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte
Avv. Davide Gariglio
Sede
INTERROGAZIONE
a risposta orale in Aula, ai sensi dell’articolo 18, comma 4, dello Statuto e dell’articolo 89 del Regolamento interno.
Oggetto: Situazione Ditta Autotrasporti Massone.
Premesso che
· Carlo Massone, 56 anni, autotrasportatore di frazione Crebini, a Castelletto d'Orba dopo oltre 20 anni di processi, ricorsi, interpellanze, proteste eclatanti (nel luglio del 1998 si incatenò davanti al tribunale di Alessandria) si ritrova oggi privato dei mezzi di lavoro posti sotto sequestro senza apparente motivo dall’ autorità giudiziaria.
Considerato che
· La vicenda iniziò nel 1983 quando Massone acquistò un camion con gru, cestello e piattaforma aerea per un valore di 200 milioni di lire. All'apparenza i mezzi erano in regola perché forniti di documentazione delle varie Motorizzazioni competenti.
Constatato che
· Massone denunciò la concessionaria di Ovada che gli aveva venduto il camion, quindi comprò altri mezzi, con il medesimo scandaloso risultato Il lunghissimo iter giudiziario si è concluso nel ‘99 con un'archiviazione e un risarcimento di appena 100 milioni di lire molto poco in confronto al mezzo miliardo di vecchie lire che il Massone ha dovuto spendere per pagare i mezzi e le spese giudiziarie, senza contare gli introiti mancati per il lavoro non svolto,
I sottoscritti Consiglieri Interrogano Il Presidente della Giunta Regionale e gli Assessori competenti per conoscere:
- Quali provvedimenti è in potere la Regione Piemonte di attuare per risolvere questa disastrosa situazione;
- Come intende agire la Regione Piemonte per perseguire tale obbiettivo.
Marco Botta (PRIMO FIRMATARIO)
William Casoni
Roberto Boniperti
Agostino Ghiglia
Gian Luca Vignale
http://www.consiglioregionale.piemonte.it/interint/jsp/AttoSelezionato.jsp?ATTO=82147
http://www.consiglioregionale.piemonte.it/interint/servlet/documentExtractor
Allegato B
Seduta n. 238 dell'8/11/2007 : TRASPORTI
FIANO. - Al Ministro dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nel 1989 l'autotrasportatore Carlo Massone residente in Frazione Crebini 37 - Castelletto d'Orba (Alessandria) acquistò un camion usato tipo Fiat 170/35 B targato AL 359341, ribaltabile su tre lati con gru e piattaforma aerea a due posti, pagandolo oltre 100 milioni;
come da attestazione rilasciata dal concessionario Iveco Plura spa di Ovada (Alessandria), il mezzo in questione risultava regolarmente collaudato in tutte le sue parti, completo di attestazioni rilasciate dalla motorizzazione e dall'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) e pertanto pronto per essere utilizzato su strada;
il signor Carlo Massone, prima di utilizzare il mezzo in questione, richiese ed ottenne dalla motorizzazione e dalla USL di Alessandria una verifica preventiva straordinaria che, in seguito, diede esito negativo, e cioè si rivelò che il mezzo presentava una serie di anomalie tecniche e strumentali tali da renderlo inutilizzabile, in totale contrasto con le norme di prevenzione e di sicurezza sul lavoro;
a seguito di ciò, il signor Carlo Massone non solo fu costretto a rinunciare al camion appena acquistato, ma venne altresì indagato - gli fu attribuita la responsabilità di averlo manomesso e modificato - e successivamente assolto, avendo dimostrato di non aver mai impiegato il mezzo per alcun lavoro e di non averlo mai ritirato dalla concessionaria se non il giorno prefissato per la revisione straordinaria;
dai documenti in possesso del signor Massone risulterebbe che la data di emissione della fattura quietanzata rilasciata dalla ditta Iveco Plura S.p.A. - 7 settembre 1989 - è in netta e curiosa contraddizione con quella citata nella notifica rilasciata (a richiesta del signor Massone, proprietario del mezzo) dal Compartimento della Polizia stradale, sezione di Alessandria, secondo cui «Visti gli atti d'ufficio si dichiara che la carta di circolazione relativa all'autocarro targato AL 359341 è gravata dal decreto di sequestro n. 616/88/A emesso dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Bergamo il 14 marzo 1988 e che in ordine alla stessa sono in corso ricerche da parte di questo ufficio al fine di rintracciarla e sequestrarla» (Alessandria, 3 maggio 1990, n. 326, rep. 240 PG);
successivamente, il medesimo Compartimento della Polizia stradale, sezione di Alessandria, rispondeva alla Procura della Repubblica presso la Pretura circondariale di Alessandria - in ordine alla denuncia sporta dal signor Massone - «Fa seguito alla denuncia sporta da Massone Carlo, in atti generalizzato, trasmessa con nota prot. n. del 4 maggio 1990 in ordine alla quale si sciolgono parte delle riserve espresse. Si comunica che negli elenchi forniti dalla motorizzazione civile e dei trasporti in concessione di Cuneo, relativi ai collaudi effettuati negli anni 1989-1990 presso la ditta Delia, non c'è traccia di quello afferente al certificato di approvazione rilasciato per l'autocarro targato AL 359341» (Alessandria, 16 giugno 1990, n. 600, rep. 240 PG);
quanto sopra esposto ha prodotto ripercussioni gravissime alle economie della ditta del signor Carlo Massone, al punto da indurlo - pur di non rimanere senza lavoro e con un mezzo sequestrato ed improduttivo - ad acquistarne altri, con il medesimo triste e scandaloso risultato;
ad oggi il signor Carlo Massone, pur avendo interpellato parlamentari e Ministri ed aver interessato anche la Procura della Repubblica di Genova poiché nessuna risposta o indennizzo sono pervenuti dalle autorità di Alessandria e comunque da tutte quelle interessate nella vicenda, è ancora in attesa che si faccia chiarezza e che la sua pratica approdi a giusta conclusione;
da più di dieci anni lo stesso Carlo Massone sta combattendo una battaglia di sensibilizzazione volta a far emergere la verità sul suo personale caso e su fatti di analoga gravità che metterebbero in discussione l'intero apparato preposto alla certificazione di idoneità ad operare dei mezzi industriali coinvolgendo ingegneri e pubblici ufficiali funzionari dello Stato;
il 9 marzo 1999, nella XIII Legislatura, il senatore Bornacin presentò in merito una specifica interpellanza parlamentare, la 2-00767, cui però non fu data risposta, e in data 7 marzo 2007 il senatore Martinat ha ripresentato l'interrogazione n. 4-01468 -:
se non si reputi opportuno e doveroso attivarsi con estrema urgenza per fare chiarezza su di una vicenda così delicata e di sconcertante gravità, sollecitando il riesame della pratica e verificando, secondo quanto denunciato, la regolarità delle attestazioni rilasciate dalle autorità competenti in ordine ai collaudi di omologazione dei veicoli industriali al fine di definire responsabilità ed eventuali comportamenti omissivi da parte di pubblici funzionari;
che cosa intenda fare il Governo per garantire che, in materia di collaudi ed omologazioni di veicoli industriali, venga rispettato scrupolosamente il dettato legislativo e si eviti pertanto che pubblici funzionari rilascino certificati di omologazione e di collaudo su veicoli industriali sulla base di documenti di conformità rilasciati dagli allestitori senza effettuare verifiche tecniche rigorose sui mezzi, come prevede la normativa vigente;
se non si reputi di altrettanto sconcertante gravità che veicoli industriali certificati e collaudati al momento dell'acquisto risultino poi, ancor prima di essere utilizzati (come in questo caso e grazie soprattutto alla scrupolosità dell'acquirente), non in regola e vengano avanzati sospetti solo sull'autotrasportatore anziché considerare anche le responsabilità delle Motorizzazioni civili, dell'Ispesl e dei concessionari;
se non si reputi doveroso promuovere una verifica per accertare che i funzionari pubblici deputati alla certificazione di collaudo e di omologazione dei veicoli industriali della Motorizzazione civile ed Ispesl procedano attenendosi scrupolosamente a quanto previsto dalla legge in materia e non vengano adottati metodi del tutto estranei alla corretta condotta delle ispezioni. (4-05578)
http://www.camera.it/resoconti/resoconto_allegato.asp?idSeduta=238&resoconto=bt55¶m=bt55
INTERROGAZIONE SCRITTA AL PARLAMENTO EUROPEO
ON. MARIO BORGHEZIO
18/04/2007 - Emissione di certificati di omologazione falsi da parte delle Motorizzazioni Civili italiane.
Premesso che:
Nel 1983 il Sig. Carlo Massone, autotrasportatore indipendente di Castelletto d'Orba (AL), acquistò, presso una concessionaria di Ovada (AL), vari automezzi tra cui un camion con gru, cestello e piattaforma aerea per un valore di 200 milioni di lire.
Gli autoveicoli erano apparentemente in regola essendo forniti di documentazione delle varie Motorizzazioni competenti.
Ad un successivo controllo, la documentazione d'abilitazione tecnica risultò falsa causando il divieto di utilizzare gli autoveicoli in questione e provocando in tal modo un enorme danno all'attività del Sig. Carlo Massone, il quale iniziò un lunghissimo iter giudiziario che ebbe fine solo nel 1999 con l'archiviazione ed un risarcimento parziale di 100 milioni.
La Commissione è a conoscenza della diffusione presso molte Motorizzazioni Civili italiane di pratiche illegali, come l'emissione di certificati di omologazione falsi?
Non ritiene di intervenire per porre fine a questa "collaudopoli" che vede come vittime principali i piccoli autotrasportatori indipendenti?
Non ritiene che la vicenda del Sig. Massone ed il diniego sostanziale di giustizia siano indegne e contrarie ai principi fondamentali dello Stato di diritto, sui quali si basa l'Unione Europea?
http://www.marioborghezio.org/interrogazioni.htm

TORTONA
DOTT. CUVA, IL PM DEI SASSI DEL CAVALCAVIA.
“Un giorno quel bambino giudicherà gli uomini" diceva sempre la nonna del Dott. Cuva. Una predizione difficilmente realizzabile, all'apparenza, per un ragazzino cresciuto in una tranquilla cittadina. Ma il piccolo Cuva era incredibilmente bravo nel risolvere in breve tempo le marachelle dei compagni di giochi. E aveva un sogno: poter giudicare da grande ogni sorta di mariuolo anche quelli provenienti dai cavalcavia. Con l'andar degli anni la nonna non perse mai occasione di incoraggiare l'interesse che il nipote dimostrava per la giustizia, e come aveva predetto, si iscrisse davvero alla facoltà di giurisprudenza.
Al momento della laurea del giovin signore, lei era già malata di cuore. Ma fu immensamente orgogliosa quando il Dott. Cuva diventò Procuratore della Repubblica a Tortona, e appese la nomina del nipote sopra il letto con tutti gli onori.
Qualche tempo dopo, il Dott. Cuva, stava interrogando il suo primo inquisito, un imponente esemplare di 136 chilogrammi proveniente dalle langhe piemontesi. Si chiedeva cosa avrebbe detto la nonna vedendolo intimorire un bestione simile. Immaginava il suo viso rugoso incresparsi in un ampio sorriso mentre le ricordava con quale furbizia risolveva le marachelle giovanili. Quando sarebbe andato a trovarla quella sera, le avrebbe parlato del nuovo inquisito. Squillò il telefono. Rispose il segretario. “Dott. Cuva” disse poi “era suo padre. Temo ci siano brutte notizie. Sua nonna se n'è appena andata”.
Il senso di vuoto che lo colse alla morte della nonna lo avrebbe accompagnato per anni. Ma coll'andar del tempo capì che la nonna gli aveva trasmesso una bellissima eredità: la curiosità e la passione per la giustizia, e la convinzione che l'intelligenza e l'immaginazione fossero due dei più validi strumenti giudiziari per risolvere ogni causa. I suoi insegnamenti lo avrebbero guidato nelle decisioni più importanti della sua carriera, fino a quando Paolo Liguori, direttore del telegiornale di “Italia 1” non lo mandò fuori di testa.
In tutte le sue avventure giudiziarie, la nonna era il suo mentore, la sua compagna di cospirazioni. Lui e lei facevano un bel duo; più che un'alleata, la nonna era un'insegnante ingegnosa e meravigliosa. Uno dei principi che gli inculcò, e che ancora oggi segue, è che a ogni problema, per arduo che sia, esiste una soluzione. Come ad esempio manomettere i nastri degli interrogatori per continuare a tenere la gente in carcere. Tutti conoscono l'inchiesta dei sassi dal cavalcavia di Tortona, inchiesta che ha dato notorietà al Procuratore della Repubblica di Tortona dott. Aldo Cuva e che trovo inutile riproporre. Conosciamo come è andata a finire, per lo meno la prima parte. Prima parte che ha decretato il fallimento della giustizia e dell'uomo che l'ha amministrata in quel di Tortona. Il dott. Cuva è stato sospeso e indagato. Interrogato non ha avuto difficoltà ad ammettere i suoi errori. Lo stress e i mass-media gli hanno giocato un brutto tiro come quello che lui ha fatto ai suoi inquisiti, con la differenza che Lui non va in galera, ma alla Corte d'Appello di Genova a fare il Consigliere del reparto addetto alle registrazioni.
Il piano del dott. Cuva è stato veramente diabolico e incivile, pur di raggiungere il suo scopo non avrebbe esitato a chiedere l'ergastolo per tutti gli inquisiti. Ma per fortuna non ha retto psicologicamente, alle prime avvisaglie di raffreddore ha cominciato ad agitarsi follemente contro chi l'ha smascherato, senza capire che non era un gioco ma una questione di vita o di morte.
È mia convinzione che, nei resoconti pubblicati finora, alcuni importantissimi elementi non sono affiorati alla luce del sole. E l'intera vicenda non è così nobile, esemplare e trionfale come all'inizio fu raccontata. La verità abbonda d'intrighi, d'imbrogli, di menzogne, di speranze svanite e di dispiaceri.
Un nuovo Procuratore della Repubblica ha continuato l'inchiesta dei sassi di Tortona chiedendo il rinvio a giudizio di una parte degli inquisiti e prosciogliendone altri. Quindi ha riconosciuto la validità della prima parte dell'inchiesta condotta dal dott. Cuva. Invece di continuarla, non sarebbe stato più giusto iniziare tutto da capo?
Sig. Procuratore, se Lei si trovasse davanti un bel piatto di spaghetti alla carbonara e dopo la prima forchettata si accorgesse che insieme agli spaghetti ci sono una decina di scarafaggi, cosa farebbe? Toglierebbe gli scarafaggi e continuerebbe a mangiare come se niente fosse accaduto o butterebbe via tutto? In questo caso ha buttato gli spaghetti e si è tenuto gli scarafaggi. Un colpo al cerchio e uno alla botte, mentre l'etica comportamentale è rimasta con gli scarafaggi.
Qualcuno ha detto: il dott. Cuva ha sbagliato in buona fede. Anche sua nonna.
Di Vago Rovina
http://www.lagrandepromessa.it/1998/DK570.htm